La nostra Massoneria invece vuole
essere aperta, gioiosa, allegra. E’ già tanto difficile e scomodo
rimestare nell'interiore mare nostrum! Almeno facciamolo con gioia
e allegria, sperando di buttar via un po’ delle nostre scorie (e,
tanto per restare in tema, alla parola scorie sostituite quella più
realistica, anche se più volgare!).
Sì, è vero. A volte si ride per
nascondere le proprie paure. A volte si ride per imbarazzo. A volte
si ride per deridere. A volte si ride per ridere...
Ma a noi questo ridere non interessa.
Noi invece desideriamo che il Massone rida in Loggia.
Il motivo è molto semplice, va ben
oltre il valore terapeutico della risata, va ben oltre il buonumore e
lo star bene.
Ricordate gli studi scolastici?
Ricordate quel è funesto
a chi nasce il dì natale?
Ho sempre visto nella chiusa del
Pastore errante leopardiano l’altra faccia della medaglia
occidentale, opposta e contraria al fondante versetto della Genesi:
Ed Elohim disse: Sia la luce. E la luce fu.
La luce elohimica e il dì natale
leopardiano sono gli estremi paletti della civiltà occidentale, veri
e propri landmark spirituali entro i quali tutta la spiritualità
occidentale ha preso forma (perché anche l’ateismo può scorrere
nel gran fiume della spiritualità come pure certa fede può esserne
esclusa).
Spiega il poeta:
Nasce
l'uomo a fatica, / ed è rischio di morte il nascimento.
Prova
pena e tormento / per prima cosa.
Certo, è vero, il primo atto del bimbo
appena uscito dal grembo materno è un gran pianto, disperato, non
proprio liberatorio. Ma dopo quel momento di smarrimento, dopo che il
neo-nato ha iniziato ad adattarsi alla perdita del suo mondo calmo e
tranquillo, caldo e circoscritto, allora ride; prima con la mamma,
poi con le persone vicine. E poi ride..., spesso..., frequentemente.
Forse avere vicino figure rassicuranti
lo fa sentire al sicuro da quel mondo il cui primo impatto deve
essere stato drammatico se non traumatico, e ride per un inconscio
senso di scampato pericolo.
Forse avere vicino figure rassicuranti
lo fa sentire appunto al sicuro, semplicemente al sicuro, protetto da pericoli che non conosce ma teme, e ride
per il senso di benessere che avverte.
Forse avere vicino figure rassicuranti
lo fa sentire al sicuro permettendogli di incominciare un percorso
di integrazione nel nuovo mondo, e ride soddisfatto per il lavoro che
lui ha svolto.
Forse avere vicino figure rassicuranti
lo fa sentire semplicemente felice anche se ha abbandonato il
mondo che conosceva, e ride... semplicemente ride... come se
salutasse gli angioletti con i quali fino a poco prima stava
giocando.
Il bimbo ride. Il bambino cresciuto
ride. Ma... crescendo... crescendo... si ride sempre di meno.
L’adulto ride poco. Spesso ride male o addirittura deride. A volte
sorride. E raramente ride di se stesso.
Però l’adulto che ride in un certo
senso si avvicina al bambino, allo spirito del bimbo, non ancora
differenziato in questo nostro mondo.
E allora il Massone deve tornare a
ridere come un bimbo.
Perché ridere come un bimbo significa
avvicinarsi a quel mondo che abbiamo abbandonato e del quale abbiamo
nostalgia.
Ridere come un bimbo significa
ritornare a giocare con gli angioletti.
Ridere come un bimbo significa
riappropriarsi della serietà e concentrazione del bimbo che gioca.
Ridere come un bimbo significa
impegnarsi nel lavoro di Loggia come il bimbo si impegna nel gioco.
Ridere come un bimbo significa capire
che la Loggia è il mondo e il lavoro dei Massoni in Loggia è il
grande girotondo della vita.
(fine)
Nessun commento:
Posta un commento