lunedì 24 agosto 2015

Il Massone che ride 6

Concludiamo le riflessioni sul ridere in Loggia.


La nostra Massoneria invece vuole essere aperta, gioiosa, allegra. E’ già tanto difficile e scomodo rimestare nell'interiore mare nostrum! Almeno facciamolo con gioia e allegria, sperando di buttar via un po’ delle nostre scorie (e, tanto per restare in tema, alla parola scorie sostituite quella più realistica, anche se più volgare!).

Sì, è vero. A volte si ride per nascondere le proprie paure. A volte si ride per imbarazzo. A volte si ride per deridere. A volte si ride per ridere...

Ma a noi questo ridere non interessa. Noi invece desideriamo che il Massone rida in Loggia.

Il motivo è molto semplice, va ben oltre il valore terapeutico della risata, va ben oltre il buonumore e lo star bene.

Ricordate gli studi scolastici? Ricordate quel è funesto a chi nasce il dì natale?

Ho sempre visto nella chiusa del Pastore errante leopardiano l’altra faccia della medaglia occidentale, opposta e contraria al fondante versetto della Genesi: Ed Elohim disse: Sia la luce. E la luce fu.

La luce elohimica e il dì natale leopardiano sono gli estremi paletti della civiltà occidentale, veri e propri landmark spirituali entro i quali tutta la spiritualità occidentale ha preso forma (perché anche l’ateismo può scorrere nel gran fiume della spiritualità come pure certa fede può esserne esclusa).

Spiega il poeta:
Nasce l'uomo a fatica, / ed è rischio di morte il nascimento.
Prova pena e tormento / per prima cosa.

Certo, è vero, il primo atto del bimbo appena uscito dal grembo materno è un gran pianto, disperato, non proprio liberatorio. Ma dopo quel momento di smarrimento, dopo che il neo-nato ha iniziato ad adattarsi alla perdita del suo mondo calmo e tranquillo, caldo e circoscritto, allora ride; prima con la mamma, poi con le persone vicine. E poi ride..., spesso..., frequentemente.

Forse avere vicino figure rassicuranti lo fa sentire al sicuro da quel mondo il cui primo impatto deve essere stato drammatico se non traumatico, e ride per un inconscio senso di scampato pericolo.

Forse avere vicino figure rassicuranti lo fa sentire appunto al sicuro, semplicemente al sicuro, protetto da pericoli che non conosce ma teme, e ride per il senso di benessere che avverte.

Forse avere vicino figure rassicuranti lo fa sentire al sicuro permettendogli di incominciare un percorso di integrazione nel nuovo mondo, e ride soddisfatto per il lavoro che lui ha svolto.

Forse avere vicino figure rassicuranti lo fa sentire semplicemente felice anche se ha abbandonato il mondo che conosceva, e ride... semplicemente ride... come se salutasse gli angioletti con i quali fino a poco prima stava giocando.

Il bimbo ride. Il bambino cresciuto ride. Ma... crescendo... crescendo... si ride sempre di meno. L’adulto ride poco. Spesso ride male o addirittura deride. A volte sorride. E raramente ride di se stesso.

Però l’adulto che ride in un certo senso si avvicina al bambino, allo spirito del bimbo, non ancora differenziato in questo nostro mondo.

E allora il Massone deve tornare a ridere come un bimbo. 

Perché ridere come un bimbo significa avvicinarsi a quel mondo che abbiamo abbandonato e del quale abbiamo nostalgia.

Ridere come un bimbo significa ritornare a giocare con gli angioletti.

Ridere come un bimbo significa riappropriarsi della serietà e concentrazione del bimbo che gioca.

Ridere come un bimbo significa impegnarsi nel lavoro di Loggia come il bimbo si impegna nel gioco.

Ridere come un bimbo significa capire che la Loggia è il mondo e il lavoro dei Massoni in Loggia è il grande girotondo della vita.

(fine)

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