mercoledì 19 agosto 2015

Il Massone che ride 1

Avete notato che in Loggia non si ride mai?


Non si può passare dall'una all’altra Colonna, non ci si può intrattenere in questioni di religione e di politica. Altrove si consiglia il neofita a non presentarsi in Loggia se si è in disaccordo con un Fratello per non disturbare l’armonia dei Lavori.


Insomma si consiglia / prescrive al nuovo Fratello la serietà di comportamento, la serietà di partecipazione ai lavori, avendone già accertato (almeno simbolicamente) la serietà delle intenzioni.


Insomma il Massone deve essere serio, tanto serio che più serio non si può.

Già, serio. Serio e non serioso. O no?


Serio. Si dice di persona che affronta la vita e i suoi problemi con coscienza dei propri diritti, doveri e compiti. Oppure: che non ride, accigliato; preoccupato. Oppure: grave; importante.


Serioso. Serio con affettazione, cioè artificiosa ostentazione nel parlare e nel comportarsi.


Essere seri ed essere seriosi sono atteggiamenti diversi. E molti minus habentes forse per ignoranza, forse per incapacità, forse per insipienza non sanno distinguerli, e credono che l’esser seri debba per forza di cose mostrarsi con il comportamento, con il vestire: insomma con il mostrarsi. E questo porta a certi atteggiamenti superficiali in Loggia. Li porta a insistere sul dovere della frequenza, sul dovere di stare composti, sul dovere di ascoltare.


No, no. Abbiamo l’obbligo di frequenza? Certo. Dobbiamo obbedire al dovere della presenza? Certo.


Ma il dovere di esserci deriva dal piacere di stare assieme con i Fratelli, proprio con quelli e magari non con altri. Capita a volte in certe Logge che vi sia qualche fratello (iniziale volutamente minuscola) che non ha ben compreso il senso della partecipazione. E succede così che la sua partecipazione è sempre disarmonica, magari polemica e puntigliosa. E succede per contrasto che quelle Tornate alle quali non c’è diventano armoniche per tutti gli altri, che non sono disturbati dalla pedanteria bizzosa dell’assente.


Sicuramente quel fratello è persona che non sa ridere e forse nemmeno sorridere. Oh, sì, certo, lo vediamo ridere, vediamo che spesso il suo volto si atteggia a sorrisi. Ma è un ridere poco sano, quasi nervoso e cerebrale. Non è il ridere aperto dell’uomo in armonia con gli altri.


Dobbiamo indossare un abito nero perché l’uniformità dei colori è importante nel lavoro di Loggia?


Io sono convinto che l’uniformità dei colori sia importante, anche se magari sul nero avrei qualcosa da dire (ricordo un Fratello di spessore sostenere: Io sono martinista e come martinista mi rifiuto di vestirmi di nero). Non c’è sul presunto obbligo del nero nessun motivo “muratorio” se non una consuetudine registrata all’articolo 20 del Regolamento (che, tra l’altro, all’epoca del mio ingresso parlava di “abito scuro da passeggio (sic!)”, indicando chiaramente la classe sociale cui ci si rivolgeva).


Il “serioso” è superficiale, artificiale, epidermico, esteriore, non di rado affettato. E, soprattutto, in Loggia non ride mai.


Già, ridere...


Ma si può ridere in Loggia aperta?


Veramente il rituale, nessun rituale, prevede che durante i lavori si possa ridere.

E perché mai?


C’è una relazione tra il lavoro rituale e il ridere?
(continua)

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