mercoledì 12 agosto 2015

Buio 2

Un pianeta lontano

Siamo su un lontano pianeta, talmente lontano che non ha nemmeno senso chiederci: quanto? dove? in quale direzione?

Se è lecito utilizzare termini della storia umana per descrivere lontane situazioni, potremmo parlare del Far-West della nostra Galassia. Ma non tanto per immaginarci un pianeta con banditi, sceriffi, pellerossa e l’immancabile eroe solitario, quanto per indicare una zona lontana, ma lontana lontana come nel XIX secolo poteva essere immaginato il lontano Ovest degli Stati Uniti (che tra l’altro non erano ancora stati uniti), quanto per pensare alla lontananza, lontananza talmente lontana che quella sì per noi è inimmaginabile1.


Dunque, questo pianeta ha una caratteristica astronomica “strana”: ha sei soli. Cioè il pianete ruota attorno ad un sole che fa parte di un complesso sistema di sei soli che praticamente fanno sì che non ci sia nessuna parte della sua superficie nell’oscurità della notte: è il pianeta del lungo, interminabile giorno.


Un lungo giorno e sei soli onnipresenti. Dal nostro punto di vista potrebbe essere anche piacevole: una lunga giornata, un clima continuamente mite. Non ci sarebbe bisogno di illuminazione durante la notte perché non ci sarebbe notte; non ci sarebbe bisogno di riscaldare durante l’inverno perché non ci sarebbe inverno.


Bello, vero? Bah. Un unico problema: l’uomo terrestre non è fatto per un mondo così. Problema serio. Noi siamo adattati ad un mondo nel quale periodicamente c’è luce e buio, c’è caldo e freddo. Il nostro ciclo biologico è impostato proprio sulle alternanze, la mancanza delle quali può sovvertirlo.2


In quel lontano pianeta come sarebbero gli abitanti? Quale ciclo biologico sarebbe alla loro base?


Non è dato saperlo. Noi possiamo solo immaginare che il Padreterno o la Natura o il Caso (nomi diversi per indicare la stessa cosa) abbiano individuato per loro un ciclo opportuno oppure non ne abbiano impostato nessuno, per cui quegli esseri viventi sarebbero a-ciclici.


Sarebbe questa una differenza essenziale con noi: noi immersi (o imprigionati?) in un ferreo ciclo biologico e quelli liberi dal ferreo nostro ciclo (o imprigionati dalla sua mancanza? O imprigionati in qualcos’altro?).

Oppure... oppure... E’ proprio necessaria la presenza di un ciclo biologico?

Non commettiamo l’errore di supporre che le forme di (eventuale) vita presenti nell’universo debbano essere necessariamente basate su uno schema analogo a quello terrestre: sarebbe un orgoglioso antropocentrismo ingiustificato come ingiustificato è il remissivo relativismo. Viviamo nel mondo del relativo e ciò che ci appare come standard generalmente valido non è che validità entro l’ambito uomo: altrove nulla vieta possano esserci standard diversi, senza per questo venir meno alle idee generali.

NOTE

1 Ma non si dimentichi il “pensare strano”: a volte le lontananze più lontane “coincidono”.



2 Come in effetti succede a chi soggiorna per molti giorni in grotte profonde dove non riesce a percepire l’alternanza giorno notte. In quelle situazioni il ciclo biologico (il termine scientifico è circadiano) viene alterato, allungandosi di qualche ora: ma sempre le funzioni biologiche mantengono il ritmo armonico di crescita fino a un massimo quindi decrescita fino a un minimo, mostrando l’impronta di base del periodo di attività (giorno) seguito dal periodo di riposo (notte).
(continua)

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