Un pianeta lontano
Siamo su un lontano pianeta, talmente
lontano che non ha nemmeno senso chiederci: quanto? dove? in quale
direzione?
Se è lecito utilizzare termini della
storia umana per descrivere lontane situazioni, potremmo parlare del
Far-West della nostra Galassia. Ma non tanto per immaginarci un
pianeta con banditi, sceriffi, pellerossa e l’immancabile eroe
solitario, quanto per indicare una zona lontana, ma lontana lontana
come nel XIX secolo poteva essere immaginato il lontano Ovest degli
Stati Uniti (che tra l’altro non erano ancora stati uniti), quanto
per pensare alla lontananza, lontananza talmente lontana che quella
sì per noi è inimmaginabile1.
Dunque, questo pianeta ha una
caratteristica astronomica “strana”: ha sei soli. Cioè il
pianete ruota attorno ad un sole che fa parte di un complesso sistema
di sei soli che praticamente fanno sì che non ci sia nessuna parte
della sua superficie nell’oscurità della notte: è il pianeta del
lungo, interminabile giorno.
Un lungo giorno e sei soli
onnipresenti. Dal nostro punto di vista potrebbe essere anche
piacevole: una lunga giornata, un clima continuamente mite. Non ci
sarebbe bisogno di illuminazione durante la notte perché non ci
sarebbe notte; non ci sarebbe bisogno di riscaldare durante l’inverno
perché non ci sarebbe inverno.
Bello, vero? Bah. Un unico problema:
l’uomo terrestre non è fatto per un mondo così. Problema serio.
Noi siamo adattati ad un mondo nel quale periodicamente c’è luce e
buio, c’è caldo e freddo. Il nostro ciclo biologico è impostato
proprio sulle alternanze, la mancanza delle quali può sovvertirlo.2
In quel lontano pianeta come sarebbero
gli abitanti? Quale ciclo biologico sarebbe alla loro base?
Non è dato saperlo. Noi possiamo solo
immaginare che il Padreterno o la Natura o il Caso (nomi diversi per
indicare la stessa cosa) abbiano individuato per loro un ciclo
opportuno oppure non ne abbiano impostato nessuno, per cui quegli
esseri viventi sarebbero a-ciclici.
Sarebbe questa una differenza
essenziale con noi: noi immersi (o imprigionati?) in un ferreo ciclo
biologico e quelli liberi dal ferreo nostro ciclo (o imprigionati
dalla sua mancanza? O imprigionati in qualcos’altro?).
Oppure... oppure... E’
proprio necessaria la presenza di un ciclo biologico?
Non commettiamo l’errore
di supporre che le forme di (eventuale) vita presenti nell’universo
debbano essere necessariamente basate su uno schema analogo a quello
terrestre: sarebbe un orgoglioso antropocentrismo ingiustificato come
ingiustificato è il remissivo relativismo. Viviamo nel mondo del
relativo e ciò che ci appare come standard generalmente valido non è
che validità entro l’ambito uomo: altrove nulla vieta possano
esserci standard diversi, senza per questo venir meno alle idee
generali.
NOTE
1 Ma
non si dimentichi il “pensare strano”: a volte le lontananze
più lontane “coincidono”.
2 Come
in effetti succede a chi soggiorna per molti giorni in grotte
profonde dove non riesce a percepire l’alternanza giorno notte. In
quelle situazioni il ciclo biologico (il termine scientifico è
circadiano) viene alterato, allungandosi di qualche ora: ma sempre
le funzioni biologiche mantengono il ritmo armonico di crescita fino
a un massimo quindi decrescita fino a un minimo, mostrando
l’impronta di base del periodo di attività (giorno) seguito dal
periodo di riposo (notte).
(continua)
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