lunedì 10 agosto 2015

Un piatto di tagliatelle 4

Terminano le considerazioni muratorie alle quali abbiamo dato una veste insolita (ma non estranea).
Ricordiamoci che il lavoro muratorio non si sospende mai ed è intenso anche quando non si lavora in Loggia, anche la sera prima di addormentarsi, anche mentre si guida l'auto, anche - per rimanere in tema estivo - sotto l'ombrellone...



La Scala curva

Anni dopo, ormai uomo adulto, il Nipote ricorderà quei momenti.
Nipote: Feci come mi aveva detto, respirai profondamente. Cercai di allontanare ogni timore.

Primo Scalino: Grammatica Egizia

Nipote: Masticai un grosso boccone di tagliatelle. Chiusi gli occhi, e stesi la testa sul collo, dilatai le narici lasciando che l'aria roteasse dalla gola al naso.

Secondo Scalino: Filosofia Etrusca

Nipote: Ebbi l'impressione che l'impasto e gli ingredienti coagulassero prima di dissolversi, che convergessero prima di espandersi nuovamente. Si strutturavano per poi diventare evanescenti, come se avessero subito una sorta di esplosione.

Terzo Scalino: Geometria Ellenica

Nipote: Una detonazione multipla. E il centro di quell'evento, inaspettato, fu il sapore della carota. Quella radice arancione emerse nuda dentro di me. Il suo profumo di terra umida si rivelò dolce al centro della bocca, alla base del naso, isolato dagli altri. La cosa eccezionale fu percepire quell'aroma come qualcosa di vivo, qualcosa che cresceva e mutava trascinando con sé gli altri odori. Se li portava addosso come registrati in memoria. Tutti. Insieme. Nessun ingrediente agiva nello stesso modo eppure si esaltava con gli altri, comunicava con gli altri, si trasformava con gli altri.

Quarto Scalino: Musica Romanica

Nipote: Il corpo tenero della carota cedeva sotto il peso della lingua e il suo profumo entrava in confidenza con i cubetti solidi del sedano, con la loro consistenza tosta e fibrosa, più resistente alla cottura. Agivano insieme tenendosi per mano, l'una dolce e fredda, l'altro sobrio e pungente. Amplificavano il profumo della terra e della foglia fradicia dopo il temporale. Ebbi un brivido violento. Il sedano poi si aggrappava al bisbiglio tiepido della cipolla come una vela si aggrappa al pennone di una nave in un giorno di bonaccia. Quel refolo di vento portava con sé la densità dell'uovo, semidolce, asciugato e vinto dall'abbraccio amidaceo della farina. Insieme erano un corpo unico. Solido. Attraversai fossi di biancospino e percorsi chilometri di campi arati prima di arrivare al mare. Il sale fece schizzare le papille gustative e il pomodoro articolò quel vento, diventato aspro, dentro l'effluvio grasso della carne macinata. Suadente. Come un valzer.

Quinto Scalino: Poesia Gotica

Nipote: L'odore fruttato dell'olio riusciva a legare la pelle ruvida della tagliatella alla parte più liquida del ragù. Una punteggiatura distratta, un alfabeto poetico capace di saltare dalla lingua al naso per codificare i nuovi sapori, per sceglierli, come una mano quando tasta un frutto per saggiarne la consistenza.

Scena Seconda

Il Nipote è arrivato in cima alla Scala.

In cima alla Scala

Nipote (riflette tra sé e sé, sempre a occhi chiusi): Ho sentito odori nuovi, percepito profumi di terra e farina, di mani sporche di uova e fienili pieni di sole, di usi e costumi e danze e sudore, di lavoro, di braccia forti e sangue di maiale dappertutto. Il sangue di maiale. È sempre festa quando si uccide il maiale. Il suo grido acutissimo ti rimane scolpito nelle orecchie per giorni. Già, è stato il grido del maiale a farmi vedere la vacca, agonizzante, lontana, bianca, come i petali dell'albicocco che quando tira il vento paiono neve.

Il 1° Sorvegliante

Lì, in cima alla Scala, sta il 1° Sorvegliante. Per entrare nella Camera di Mezzo ed essere pagato il Compagno deve dare la Parola di Passo.
Notaio Franconi (con il tono tipico dell'adulto verso il piccolo che – ritiene – non è ancora in grado di sapere): Allora figliolo. Dimmi il tuo voto.
Nipote (aprendo lentamente gli occhi, madido di sudore, quasi non consapevole del lavoro svolto): Otto.
Notaio Franconi (sorridendo, con aria di superiorità): Non era un dieci?
Breve pausa.
Notaio Franconi (con la sicumera del 1° Sorvegliante che crede di aver colto in castagna il Compagno di Mestiere pivellino – “Non ricorda la Parola, non verrà pagato. Così imparerà!”, immagina divertito): Il voto è otto? Troppo sale? Troppo cotte?
Nipote (ormai consapevole della serietà del lavoro svolto): No, troppo porco.
Notaio Franconi (con tono improvvisamente serio): Troppo porco!?!
Nipote (con la sicurezza di chi ha compiuto il proprio lavoro e chiede il giusto salario): Troppo porco. Il porco ha rotto l'equilibrio e ha ucciso la vacca.
Notaio Franconi (in piena confusione panica, mostrando l'errore dei Maestri della Loggia ad averlo chiamato a quella Dignità di 1° Sorvegliante): Ucciso la vacca!?!
Nipote (ormai certo di avere pronunciato la Parola giusta per la Camera di Mezzo): La carne del maiale ha esaltato gli odori forti ma ha soffocato quelli delicati. La vacca ha tentato di emergere ma il grasso del porco le ha teso una trappola mortale.

Conclusione: la Loggia giusta e perfetta

Il notaio Franconi esce dalla nostra storia: il suo compito è esaurito e da attore protagonista si trasforma in evanescente comparsa.
Il 1° Sorvegliante, ormai smascherato della sua insipienza, incapace di ammettere di non sapere, fa una smorfia come quella che fanno quei maestri quando, dopo avere trasmesso un sapere, si rendono conto che l'allievo ha appreso in un istante quella conoscenza che a loro è costata la fatica di una vita. L'ha fatta sua. In un attimo. Tutta insieme. Superandola.
L'allievo ha ucciso il maestro.
Il maestro non sopporta di essere superato da un pivellino. Il maestro, questo falso maestro, svanisce e non comparirà mai più.
L'allievo entra a pieno titolo nella Camera di Mezzo.
(fine
***
Ricordo che la serie "Tagliatella" di post è una lettura personale e tendenziosa del capitolo "Il senso dell'unità e dell'equilibrio: il notaio Franconi" da Lo Zen della tagliatella romagnola di Marco Galizzi (Soc. Editrice “Il Ponte Vecchio”, 2011, Cesena). 
Chiamo la lettura personale e tendenziosa perché leggere significa sempre "appropriarsi" di ciò che l'autore propone e sviluppare ciò che la pagina scritta ha stimolato.

Nessun commento: