venerdì 21 agosto 2015

Il Massone che ride 3

(segue dal post precedente)


Per inquadrare la situazione ricordiamoci che gli incontri (quelle che noi chiamiamo tornate) erano tenuti in taverne e osterie, pardon pub. Non c’erano gli arredi ai quali noi siamo abituati, ma solo alcuni oggetti simbolici. La Loggia lavorava quindi a tavola e possiamo immaginare (non esistono documenti certi) che ci fossero sospensioni frequenti per mangiare o bere.


Viene ribadito l'obbligo di non occuparsi di cose ridicole o scherzose mentre la Loggia è impegnata in altre serie e solenni e si permette (a lavori chiusi): Potete divertirvi con innocente allegria, trattandovi l'un l'altro a vostro talento, ma evitando ogni eccesso.


Dunque non ci si deve occupare di cose ridicole e scherzose mentre la Loggia lavora su cose serie. Allora evidentemente si possono trattare cose leggere quando la Loggia non è impegnata in cose serie. E comunque si devono evitare eccessi di ogni genere.


Ecco, mi pare che per quei nostri padri fondatori fosse importante mantenere un’atmosfera di armonia cordiale, disponibile all’impegno ma anche capace di vivere in serenità momenti “leggeri” (e nei momenti leggeri darsi alla gioia).


E’ una disposizione di vera e propria letizia francescana. Secondo Francesco d’Assisi l’armonia del vivere è fondamentale: armonia del proprio corpo con lo spirito, armonia del proprio essere con la natura, armonia dell’un fratello con l’altro fratello.


Vivere in armonia significa imbrigliare il proprio ego, vedere nell’altro non un avversario, vero o presunto, da sopraffare, ma un complemento di sé. E il riso allora scaturisce dalla gioia di stare assieme. E assieme allora si può costruire. Perché i nostri incontri sono sempre finalizzati a costruire qualcosa, altrimenti si riducono a meeting profani, mondani e superficiali, magari anche, Dio non voglia, rissosi.


Ma il massone, un certo tipo di massone, non solo non ride in Loggia aperta: non ne vuole proprio sapere.


Ma perché? gli obietti.


Non ti può rispondere Perché no; allora ti dice che noi dobbiamo essere seri e il discorso termina con la solita osservazione: Anche in chiesa non si ride.


Già, il massone, fierissimo laico, quando non sa che pesci pigliare si attacca alla chiesa cattolica che di solito fieramente ignora (anche se non ne dice più peste e corna, perché l’anticlericalismo è ormai fuori moda).


E’ vero, in chiesa non si ride. Alt, un momento. In chiesa si può anche ridere e manifestare la propria gioia: non è raro accompagnare le cerimonie religiose con canti di giubilo e di gioia. Ricordiamoci che giubilo (da jùbilum = il gridare per gioia) indica una gioia ineffabile che non si può esprimere a parole, ma di tale intensità che non permette di tacere.1 E spesso questo gridare ha origine da personali e intime esperienze religiose.


NOTA

 


1 Non confondiamo giubilo con giubileo, che deriva invece dall’ebraico jobel = montone e per traslato corno, appunto lo strumento che produceva il suono con il quale veniva dato inizio ogni cinquantesimo anno al giubileo. (Cfr. http://www.etimo.it, consultato il 30/07/15)

(continua)

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