Per
inquadrare la situazione ricordiamoci che gli incontri (quelle che
noi chiamiamo tornate) erano tenuti in taverne e osterie, pardon
pub.
Non c’erano gli arredi ai quali noi siamo abituati, ma solo alcuni
oggetti simbolici. La Loggia lavorava quindi a tavola e possiamo
immaginare (non esistono documenti certi) che ci fossero sospensioni
frequenti per mangiare o bere.
Viene ribadito
l'obbligo di non occuparsi di cose ridicole o scherzose mentre la
Loggia è impegnata in altre serie e solenni e si permette (a lavori
chiusi): Potete divertirvi con innocente allegria, trattandovi
l'un l'altro a vostro talento, ma evitando ogni eccesso.
Dunque non ci si deve occupare di cose
ridicole e scherzose mentre la Loggia lavora su cose serie. Allora
evidentemente si possono trattare cose leggere quando la Loggia non è
impegnata in cose serie. E comunque si devono evitare eccessi di ogni
genere.
Ecco, mi pare che per quei nostri padri
fondatori fosse importante mantenere un’atmosfera di armonia
cordiale, disponibile all’impegno ma anche capace di vivere in
serenità momenti “leggeri” (e nei momenti leggeri darsi alla
gioia).
E’ una disposizione di vera e propria
letizia francescana. Secondo Francesco d’Assisi l’armonia del
vivere è fondamentale: armonia del proprio corpo con lo spirito,
armonia del proprio essere con la natura, armonia dell’un fratello
con l’altro fratello.
Vivere in armonia significa imbrigliare
il proprio ego, vedere nell’altro non un avversario, vero o
presunto, da sopraffare, ma un complemento di sé. E il riso allora
scaturisce dalla gioia di stare assieme. E assieme allora si può
costruire. Perché i nostri incontri sono sempre finalizzati a
costruire qualcosa, altrimenti si riducono a meeting profani, mondani
e superficiali, magari anche, Dio non voglia, rissosi.
Ma il massone, un certo tipo di
massone, non solo non ride in Loggia aperta: non ne vuole proprio
sapere.
Ma perché? gli obietti.
Non ti può rispondere Perché no;
allora ti dice che noi dobbiamo essere seri e il discorso termina con
la solita osservazione: Anche in chiesa non si ride.
Già, il massone, fierissimo laico,
quando non sa che pesci pigliare si attacca alla chiesa cattolica che
di solito fieramente ignora (anche se non ne dice più peste e corna,
perché l’anticlericalismo è ormai fuori moda).
E’ vero, in chiesa non si ride. Alt,
un momento. In chiesa si può anche ridere e manifestare la propria
gioia: non è raro accompagnare le cerimonie religiose con canti di
giubilo e di gioia. Ricordiamoci che giubilo (da jùbilum = il
gridare per gioia) indica una gioia ineffabile che non si può
esprimere a parole, ma di tale intensità che non permette di
tacere.1
E spesso questo gridare ha origine da personali e intime esperienze
religiose.
NOTA
1 Non confondiamo giubilo con giubileo, che deriva invece
dall’ebraico jobel = montone e per traslato corno, appunto
lo strumento che produceva il suono con il quale veniva dato inizio
ogni cinquantesimo anno al giubileo. (Cfr. http://www.etimo.it,
consultato il 30/07/15)
(continua)
Nessun commento:
Posta un commento