Per comprendere la cristiana
proibizione del ridere bisogna andare indietro nel tempo, proprio
alle origini del cristianesimo. Quei primi cristiani, e
conseguentemente i Padri della Chiesa, nella necessità di
distinguersi dagli altri (cioè pagani ed ebrei) misero in rilievo le
differenze. Così Paolo spiega esser venuti meno l’obbligo della
circoncisione e le prescrizioni sui cibi. Così si insiste sulla
differenza con le credenze e gli atteggiamenti pagani. Si insiste sul
giudizio divino sul nostro comportamento dopo la morte e quindi si
introduce l’idea che tutta la vita terrena non sia altro che
preparazione alla vita divina.
Vengono rigettati i piaceri della
carne, non solo gli eccessi. Vengono rifiutati i piaceri della tavola
e del sesso, viene respinta una visione della vita che non sia
strettamente finalizzata al dopo morte.
Non è mia intenzione esaminare quel
tipo “triste” di vita, ma dobbiamo pur riconoscere che tali
concezioni, esaltate e sottolineate nei secoli successivi, hanno
influenzato il cristianesimo, e conseguentemente il mondo
occidentale, dei secoli seguenti e, sotto sotto, persino fino ad
oggi.
Esempi ne possiamo trovare numerosi.
Qui mi limito ad accennarne a due.
Uno. La Regola di san Benedetto.
Capitolo IV: - Quae sunt instrumenta
bonorum operum. Punto 54: verba vana aut risui apta non loqui:
non ridere spesso e in maniera smodata.
Non si parla del ridere in chiesa, ma il
pio monaco non riderà troppo spesso e smodatamente.
Due. Nel 1729 un fra' Gaetano Maria da
Bergamo, cappuccino (quindi francescano!), darà alle stampe una
specie di manuale per predicatori (L'uomo
Apostolico istruito nella sua vocazione al Pulpito1)
dove scrive:
Non si trova Santo Padre, né
alcun Teologo, che faccia lecito il ridere nella Chiesa, che è la
Casa d’Iddio; ed a leggere tutti i Quaresimali, ne’ quali vi è
la Predica della Riverenza alle Chiese, si troverà, che altrimenti
declamati contra coloro, che stanno a ridere in Chiesa, come se
fossero in Piazza.
Vien da lontano, appunto, questa
proibizione, che ancora oggi è molto seguita, con tutte le
variazioni e sfumature.
Risus abundat in ore stultorum.
Versione del latino volgare di un paio di passi del commediografo
Menando (III – IV secolo a. C.). Viene condannato l’eccessivo
riso, quello inopportuno per il contesto in cui esplode la risata
(appunto inopportuna). Possiamo pensar la frase come rappresentativa
di una classe di proverbi che dal francese Plus on est de fous
plus on rit va all’italiano I matti si conoscono dal molto
ridere al portoghese Muito
riso è sinal de pouco siso, al
tedesco, che non cito perché non conosco il tedesco, e ritorna
all’italiano Chi ride senza perché o è pazzo o ce l'ha
con me.2
Però non è condanna del ridere, ma
del ridere inopportuno.
E qui il massone potrebbe ribattere:
Appunto, è inopportuno ridere in Loggia.
Questo massone è contro il ridere, non
solo contro il ridere inopportuno.
Mentre la tradizione ebraica, per
bocca del Rabbi di Lublino, insegna che si può, si deve ridere,
specie mentre si piange, perché il solo pianto porta alla
disperazione e il solo riso rende sciocchi e fa perdere il timor di
Dio.
Dunque: ridiamo. Meglio: sorridiamo.
NOTE
1 In google.books (consultato il 24/07/15).
2
Cfr. Tosi, Sulla genesi di alcuni proverbi, in
https://www.academia.edu (consultata il 31/07/15).
(continua)
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