venerdì 28 agosto 2015

Arrivo e partenza 3

Continua l'avventura del nostro amico Ulisse, il profano, cioè il Candidato alla Libera Muratoria.
E' ancora nel Gabinetto di Riflessione, viaggio indispensabile per essere affiliato ad una Loggia nelle Massonerie latine (non mi piace chiamarla iniziazione perché mi pare termine troppo presuntuoso), ed è un viaggio che si sta rivelando una vera e propria avventura...

I mostri

Ulisse-2 sorrise : “ Ecco come sei: tutta superficie e niente sedimento. È per questo che fatichi a comprendere, anzi – spesso – rifiuti di comprendere. Se tu fossi un po’ meno rigido e un po’ più aperto al mondo ti renderesti conto che quel capolavoro tanto citato quanto incompreso che è il Libro di Giobbe ci dà profondi suggerimenti”.

“E dài! Suggerimenti? Profondi quanto?”.

“Smettila di far finta di essere ottuso. Pensa al Leviatano, pensa a Behemot. 
Dove sono questi mostri se non nelle profondità del tuo mare interno? E quale pesce inghiottì Giona se non uno del suo mare? Sì, tu lo vedi questo mare, tante volte ti sei incamminato sulla sua spiaggia, ti sei bagnato i piedi sulla sua battigia. Sì, hai ammirato gli uccelli marini volteggiarvi sulla superficie, qualche pesce guizzar fuori per un piccolo balzo. Ma nelle profondità di quel mare cosa c’è? Non ti ci sei mai avventurato, perché non puoi. A che serve una guida all’uomo se non a guidarlo nel suo mare e permettere che ne esca non tanto vivo quanto integro?”.

Ulisse tacque. Riconobbe che si era lasciato prendere un po’ la mano da quella situazione anomala e della quale non poteva incolpare che se stesso. Riconobbe quindi che il suo numero 2 non aveva avuto tutti i torti nel redarguirlo in così malo modo. Provava quasi una specie di repulsione per quella specie di doppio che sapeva sempre cosa lui doveva o non doveva fare. E si domandò se anche gli altri uomini avessero quella saccente presenza. Saccente? No, onestamente non poteva chiamarla saccente, ma invadente e ingombrante sì. E sgradevole, pure.

Sembrava quasi che lo invitasse ad approfittare di quella inaspettata situazione nella quale altri l’avevano posto e lui non si era opposto col dovuto rigore. E invece avrebbe dovuto opporsi, visto che dal XXI secolo era stato gettato in pieno Medioevo!

“No. Stai calmo. Approfittane. Non ti capiterà mai più una occasione così” sussurrava invece Ulisse-2.

Insomma il suo alter ego lo stava invitando ad accettare in sé la presenza di regioni proibite dove mostri arcaici razzolavano nell'oscurità e nel fango primitivo.

Ulisse, poco convinto, ribatté. “È scritto: tu non poserai l'occhio su di loro. E’... insomma... sì..., poco igienico stuzzicare e rimestare quei fondi fangosi e far salire alla superficie le bolle velenose appiccicate al fondale. Non fu detto: lasciate che i morti seppelliscano i morti?”.

“Non dire sciocchezze – osservò Ulisse-2 – e non barare con me. Vuoi che ti dica di tutte le volte che hai cercato di combattere i tuoi mostri?”

Ulisse non lo voleva ammettere con lui, ma aveva ragione. 

Già, affrontare i propri mostri. Fosse una cosa facile. Era certo più semplice far finta di averli affrontati e coprire il tutto.

A volte invidiava i chirurghi: afferravano affilati bisturi e... zac! Un taglio netto e il marcio è tolto.

Purtroppo qui il bisturi serviva a poco...

(continua)

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