sabato 8 agosto 2015

Un piatto di tagliatelle 3

Si cominciano ad individuare i contatti tra la degustazione e il lavoro muratorio. Del resto la massoneria non è quel metodo di lavoro che permette di capire ciò che si fa? e quindi non c'è bisogno di "andar lontano" per "fare massoneria"?

La Scala Dritta

Il Notaio Franconi prende il tovagliolo, avvoltola un angolo al collo della camicia e lentamente appoggia entrambi gli avambracci sul bordo del tavolo. Chiude gli occhi. Immobile. In silenzio.

Primo Scalino: la Bellezza

Notaio Franconi. Pare meditare davanti alla zuppiera e riflettere intensamente. Inspira il profumo della nuvola calda, dolciastra e pungente, qualcosa di vivo che sembra parlare alle sue orecchie una lingua agli altri incomprensibile.
Nipote. Guarda un po' intimorito. Poi comincia a mangiare, cercando di non disturbare lo stato di estasi nel quale il notaio pare essersi immerso.
Notaio Franconi (dopo alcuni istanti di raccoglimento): Le tagliatelle sono un'esigenza dell'anima, profondamente intima. Ogni sapore vive insieme agli altri. L'approccio ad un solo sapore ci dà una percezione parziale, monca. Ogni sapore è parte di un equilibrio più grande. Certo esiste singolarmente ma è con gli altri che si confronta, è con gli altri che dialoga, si deprime o si esalta. È un coro. Un gigantesco coro di voci acute e grevi, voci che cantano all'unisono. E' il coro che canta alla Bellezza.

Secondo Scalino: la Forza

Notaio Franconi: Non puoi masticare le tagliatelle a quel modo. Non sei una capra.
Nipote (sempre più intimorito): Le tagliatelle?
Nipote. E' immobile, come paralizzato. Guarda il notaio senza deglutire.
Notaio Franconi (prende lentamente la forchetta, arrotola la pasta e l'annusa prima di metterla in bocca): Dobbiamo imparare a sentire.
Le tagliatelle hanno uno scheletro fatto di uova e farina, quando le mastichi non puoi ridurle in poltiglia. Le uccidi, le soffochi, le rendi inutili. E' lo scheletro che dà origine alla Forza.

Terzo Scalino: la Sapienza

Nipote. Manda giù il boccone che aveva lasciato a metà. Le tagliatelle non perfettamente sminuzzate urtano dolcemente contro faringe e glottide, scendono per l'esofago, attivano sensi dei quali non ha mai sospettato l'esistenza. Percepisce il peso della farina, la sua gravità, la consistenza della grana, il suo scheletro. E' la prima volta che gli succede.
E' questa la Sapienza? la capacità di unire ma anche distinguere, di sapere ma anche non sapere, di conoscere ma anche non conoscere?

Breve pausa

Notaio Franconi: Facciamo un gioco. Dai un voto. Alle tagliatelle dico. Da uno a dieci.
(Poi con tono che vorrebbe essere paterno, ma risulta paternalistico): Prima di iniziare, ricordati che l'attesa è tutto. Cosa ti aspetti da un piatto di tagliatelle?
Nipote. Resta in silenzio.
Notaio Franconi (si risponde da solo, con tono compiaciuto): Ti aspetti il mare e la montagna, figliolo; ti aspetti le vacche bianche sopra le colline verdi. Ti aspetti il maiale impertinente libero nell'aia, il pomodoro acido che punge e l'odore loquace degli orti argillosi. Ti aspetti il grano come oro fino e il vento e il suono della cavèja cantarena. E uomini forti ti aspetti, e sangue e lacrime e sudore. Ti aspetti il cuore della Romagna e la sua immensa ospitalità.
Alcuni istanti di silenzio.
Notaio Franconi (con tono professorale): Ora concentrati. Non pensare, lascia emergere i sapori, fai in modo che si rivelino gli equilibri, lascia comparire le immagini.
(continua)

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