01 gennaio 2010

8.3 Massone Perfetto o Real Noachita

Il Candidato, per sopravvivere al Grande Mabbùl, chiede di essere accolto nell’Arca, elevandosi fino al terzo piano, dimora della Clemenza Divina. Rivive quindi la storia di Noach, il giusto, padre delle generazioni, che accolse nell’Arca le coppie di tutte le creature viventi (in cui era il soffio vegetale) per ripopolare il grande Tempio della natura primordiale. Il diluvio durò quaranta giorni e sommerse tutta la terra (tutti i monti più alti rimasero coperti, ma l’Arca navigava sulla superficie delle acque) fino a che il vecchio soffio vitale, profanato e gemente, fu estirpato dalla terra: Quando il vecchio soffio vitale, profanato e gemente, fu immerso dalle acque ed estirpato dalla terra, l’Iddio Vivente si ricordò di Noach e di tutte le creature che erano con lui nell’Arca. Fece passare un vento sulla terra e le acque si calmarono; le fonti dell’abisso e le cateratte del cielo si chiusero, e l’Arca si posò sui monti di Ararat.

Dopo quaranta giorni Noach mandò fuori il corvo, che uscì andando e tornando perché le acque non si erano ancora ritirate. Mandò poi la colomba, che tornò non trovando un luogo per posarsi.

Dopo sette giorni Noach rimandò fuori la colomba, che ritornò a sera con un ramo di ulivo nel becco: le acque si stavano ritirando.

Dopo altri sette giorni Noach rimandò la colomba che non fece più ritorno. Uscì allora dall’Arca assieme alla propria famiglia e all’assemblea dei Viventi.

Nel cielo compare l’Arcobaleno, segno del Patto di Dio con tutti i Viventi.

Osservo che - per quanto è a mia conoscenza - è l'unico grado muratorio nel quale il recipiendario non presta giuramenti o promesse (solenni o no).

8.2.1 Leggenda del Grado

La leggenda viene sintetizzata dal Venerabile Patriarca al neofita: la luce della Conoscenza, incontrata nel grado precedente, deve essere seguita dall’opera di costruzione di una Sublime Realtà.

Vi abbiamo presentato i princìpi essenziali del Tempio Simbolico Primordiale, collocato dapprima nel Giardino di Dio e poi nella Terra dei Viventi. Le sue Verità crescono come Alberi Sacri intorno al Tempio Noachita, con la forte stabilità della Quercia, la verticale determinazione del Cedro, l’amabilità della Vite, la fruttuosità del Fico, l’abbondanza dell’Olivo e la purezza del Giglio.

Anche il Tempio di Salomone fu edificato con il legno di tre alberi pregiati, e le sue pareti, all’interno come all’esterno, vennero decorate con le loro immagini, mentre sulle colonne vennero scolpiti gigli e melograne, l’insieme formando, in tal guisa, il simbolo dell’Eden, patria e meta di ogni Noachita.

Nella vostra condotta, all’interno come all’esterno di questo Tempio, procurate di rispettare i modelli che vi abbiamo offerto e di edificare il vostro carattere conseguentemente; il nome di questo grado vi ricordi che la luce della conoscenza (che avete incontrato nel grado precedente) deve essere seguita dall’opera di costruzione di una Sublime Realtà. Vivete rettamente nei confronti di Dio e della Creazione, e fate della vostra dimora terrestre un Tempio di delizie nel quale adorerete perpetuamente l’Onnipotente, la cui maestà ha per trono il cielo stellato e per sgabello la terra verde.

Tenete in alta considerazione i misteri di questo grado; essi alludono alle meraviglie dell’Universo e ne rivelano il carattere sublime per mezzo di simboli trasmessi da generazione a generazione. Che nessuna parola, in questo grado, resti inascoltata, che nessun simbolo passi inosservato dinanzi ai vostri occhi; assimilatene piuttosto le lezioni, e uscendo da qui portate incise nel centro di voi stesso le vestigia del più antico di tutti i culti, praticato dagli Antichi Padri, invincibile ed immortale, poiché sgorgante dal Cuore della Natura Primordiale.

31 dicembre 2009

8.2 Massone Sublime

Il Candidato entra dalla porta del Nord e viene condotto attraverso il Labirinto. Gli viene ricordata la caduta di Helel e la desolazione nella città dopo la scomparsa della letizia.

Il Venerabile Patriarca ricorda la Muratoria del Legno, risalente a Noach, che con il legno costruì l’Arca dell’Alleanza tra l’Eterno e i Viventi.

E in questo grado,- dice il Venerabile Patriarca - dopo aver rivissuto l’immenso dramma dell’inizio dei tempi, dramma che ancora segna il cammino dei Viventi, voi vi apprestate ad edificare nuovamente l’Arca, poiché perenne è la minaccia delle Acque della Morte e perenne dev’essere la rigenerazione del Noachita.
Costruite dunque un’Arca ampia e stabile come la dimora dell’Eterno, accogliete in essa, senza esclusioni, tutti i Viventi, per condurli nella Sublime Terra dell’Armonia.


Il Candidato si impegna alla costruzione dell’Arca Universale e ad affrontare al giusto tempo il viaggio verso la Sublime Terra dell’Armonia. Vivida e trasparente è in lui la memoria dell’Eden: lavorando alla costruzione dell’Arca nei boschi e nella campagna, tra il profumo flagrante degli olivi, dei cedri, dei cipressi, delle rose e dei gigli in ogni istante ha avvertito la Divina Presenza.

8.1.1 Leggenda del Grado

Gli uomini di Egitto, basandosi sulla legge di analogia, consideravano luoghi, pietre, piante e animali corrispondenti a differenti qualità Divine. I figli di Israele tradussero la legge di analogia nel Libro Sacro.

I Padri Antichi veneravano l’Eterno nei boschi e giardini (intelligenza e saggezza) ed ogni pianta era il simbolo di un aspetto del Bene e del Vero. L’Eden era simbolo della purezza e della ricchezza che la Virtù porta in sé. La Verità Infinita è come un fiume che nessuno può attraversare; al momento di entrare nella mente umana si divide e delimita, analogicamente al Fiume della Vita che si quadripartisce nella Terra Sacra.

Dapprima la Verità entra nella regione più intima ed elevata, poi discende spontaneamente ai livelli intermedi ed inferiori, fino a coprire l’intero uomo, collegandolo all’Oceano della Divina Manifestazione. Nel rito dei quattro guadi - insegna il Venerabile Patriarca - voi avete percorso a ritroso il cammino della Verità Infinita, risalendo dalle caviglie del Fondamento ai ginocchi del Movimento e attraversando poi le anche della Sensazione per giungere alla base del capo, ove risiede il Principio della Coscienza.

Il mondo esterno è simbolo del mondo interiore. Come la Legge Divina regnava sulla Natura, così ora regna sul Massone Illuminato.

8.1 Massone Illuminato

Il recipiendario viene accolto con la proclamazione che il Maestro dei Liberi Muratori è il Supremo Patriarca dei Mondi, intendendo come tale chi sovrintende al Grande Tempio della Natura Primordiale (appunto la natura pre-noetica): l’Arca Noachita infatti rappresenta il Grande Tempio della Natura Primordiale, il solo modello degno della imitazione dei Liberi Muratori.

Il candidato compie a ritroso, guidato dalla Stella Vespertina, il cammino dall’Abisso all’Eden di Luce, da Settentrione (l’oscurità, perno del cammino di Luce sempre nascosto alla vista), a Occidente (stazione del tramonto), a Meridione (apice della potenza luminosa) fino a Oriente, l’Alba Orientale che racchiude in sé la Tenebra, il Tramonto e lo splendore Diurno.

All’Ara riceve la Luce dell’Eden e la diffonde attraverso i tre punti cardinali attraversati.

Contempla inoltre il Nome Ineffabile Fiammeggiante. In esso stanno il Padre, la Madre, la loro perpetua congiunzione e la Matrice Universale delle Forme Viventi, cioè al di là della identificazione con princìpi religiosi (che a mio parere limiterebbero l’universalità del simbolo) riconosce la centralità di un Principio entro il quale sono comprese tutte le possibilità. Il camminatore nel suo cammino non può avanzare alla cieca, ma ha bisogno di una guida (la stella) non tanto per seguire quanto per possedere un orientamento interno (attenzione: guida, non luce! - guida interna, non esterna!) che gli permetta di non perdere la via oppure di ritrovarla in caso di diversioni.

Il recipiendario stipula il triplice patto stabilito con l’Eterno (tenere sacro il Nome Ineffabile e seguire i Comandamenti), con i Viventi (rispettare l’Armonia della Natura Primordiale) e con se stesso (verità, fedeltà e giustizia).

Ritorna il motivo del Patto, alla base dell’esistenza di popoli (e religioni: l’ebraismo). Il patto giuridicamente è un contratto tra due persone (i contraenti) che appunto per il fatto stesso di “patteggiare” si riconoscono uguali o almeno di pari dignità. Se nella religione può essere una concessione dall’alto (la divinità che si degna di “abbassarsi” patteggiando con chi ha creato come l’adulto si rivolge al bimbo promettendo un premio in cambio di un comportamento educato) il camminatore si pone in un’ottica diversa: l’uomo riconosce un altro da sé (l'altro contraente del patto) e si impegna. Nel corso del cammino riconoscerà che fondamentalmente il patto è un triplice accordo con se stesso.

In virtù del patto può rivivere la Festa delle Capanne al termine del raccolto,antica festività ebraica durante la quale ognuno viveva per sette giorni in una capanna di frasche, che si era costruito, senza l’ausilio di utensili di metallo, come memoriale della Grande Opera divina, cioè come preparazione all’entrata nella Terra dell’Eden, la Terra dei Quattro Fiumi, all’angolo nord-est, il luogo della sorgente più elevata del mondo: Qui abitarono i nostri Antenati... Punto di intersezione tra la Luce e le Tenebre. Il neofita vive il rito dei quattro guadi: nel primo guado l’acqua giunge alle caviglie, nel secondo alle ginocchia, nel terzo alle anche, ma nel quarto alla base del capo, impedendo il passaggio e interrompendo il cammino.

30 dicembre 2009

8 La Massoneria del legno

Accanto alla massoneria della pietra si trovano una massoneria del legno e una massoneria del ferro, in accordo col ritmo ternario che pervade l’universo.
[Il ritmo ternario è pure indicato dalle tre figure nella direzione dei lavori muratori (il Venerabile e i due Sorveglianti nell’Ordine, i tre Principali nel sistema dell’Arco Reale, ecc.)].

Se riflettiamo sulle tecniche costruttive tradizionali, immediatamente risalta la presenza, accanto alla pietra ed ai materiali connessi, del legno e del ferro: legno non solo per impalcature ma anche come componente essenziale della costruzione (travi di sostegno e copertura, travetti, ecc.) e ferro come elemento denotante per esteso i metalli in genere (in primis grappe di sostegno e di “chiusura” delle pietre, ecc.).

Nulla ho da dire sulla massoneria del ferro (sulla quale comunque rifletto da parecchio tempo) se non che non è praticata [sporadiche notizie si trovano nella Nuova Enciclopedia Massonica di Moramarco, Reggio Emilia, 1989,v. 1, p. 317].

Invece è simbolicamente interessante la massoneria del legno, che risulta complementare a quella della pietra: dopo aver incontrato Hiram il massone conosce Noè (o Noach). In Italia la Massoneria del legno nell'ambito del Grande Oriente è “praticata" nell'Antico Rito Noachita.

Il maestro massone che bussa alla porta dell’Arca rappresenta come Massone Illuminato l’uomo degno e qualificato alla ricerca dell’armonia universale: il ricercatore che sente tutto il disagio della propria situazione particolare.

Come Massone Sublime si impegna alla costruzione dell’Arca dell’Alleanza, cioè si impegna in prima persone alla costruzione dei mezzi per raggiungere ciò che cerca.

Come Massone Perfetto rivive l’archetipo di Noach il giusto, che costruisce l’Arca, seguendo quel comando interiore al quale non ci si può sottrarre, naviga sulle acque del diluvio, assiste al volo del corvo e ai voli della colomba, il primo – provvisorio - e il secondo - definitivo – durante il quale la colomba supera l’orizzonte e non ritorna più indietro.

Diventa quindi contraente del Patto tra i viventi e l’Altrove e sente imperativa la partecipazione alla vita, ma al contempo sentendosene fondamentalmente distaccato nella imperturbabilità del saggio. Non considera la vita fisica un valore da difendere a tutti i costi, ma riesce ad inquadrarla in una visione più ampia. Come contraente del patto non parteggia per nessuna fede o ideologia, nella convinzione che in tutti esiste un sia pur minimo collegamento con l’universale, indicato dalla colomba pronta a spiccare il grande volo. Questa una prima grande lezione da mettere in pratica.

Certo, l'uomo sente un “io devo” imperativo e forse non tutti lo sentiamo con la stessa intensità. Ma i princìpi ai quali si deve ispirare l’uomo debbono essere calibrati secondo la regola aurea del non fare agli altri ciò che non vuoi che gli altri facciano a te. Prendere come ispirazione la figura di Noè, contraente, a nome di tutti gli uomini, del Patto con l’Eterno significa riconoscere princìpi superiori alla realtà individuale o alle singole realtà collettive. Significa assumere regole generali che possano informarsi sì alle singole tradizioni, ma che da queste possano e debbano distaccarsene, se non altro per permettere che esse non si combattano o distruggano a vicenda ma possano coesistere armonicamente.

7.2.1 Osservazioni

Al di là di invocazioni alla divinità (il Grande Architetto inteso come la generalizzazione del concetto di Dio nelle singole chiese cristiane ed ebrea) l’insegnamento fondamentale credo stia nella preparazione lungimirante alla riscoperta della Parola nel caso della sua probabile futura perdita (ammesso che si sia un tempo posseduta e poi persa la parola).
Innanzi tutto il fatto sconcertante (solo sconcertante?) che sia l’unica camera muratoria (almeno per quanto a mia conoscenza) dove un nuovo ingresso implica necessariamente la morte (sì, la morte mediante esecuzione sommaria!) di un adepto: dunque: il camminatore infingardo è destinato a perdersi (Attenzione! Il prossimo a morire potresti essere proprio te).

Il sistema criptico invita il massone a lavorare all'interno di se stesso.

Come procede il lavoro? Qui sta il difficile. Non esiste il perfetto manuale per il massone.

L’indicazione di Hiram Abif è chiarissima: Se morrò (…) la Parola Sacra sarà sepolta qui, dentro noi.

La Parola non è perduta, ma è in noi, e davanti alla morte, alla prospettiva della nostra morte fisica, non è possibile barare, tanto meno barare con noi stessi: la Parola è qui e la troveremo se saremo sinceri e obiettivi con noi stessi, se cioè sapremo compiere quell’esame introspettivo (da non confondersi con l'esame di coscienza tipico di un atteggiamento devozionale) che ci permetterà di raggiungerla. Il grado stesso ci indica che la Parola non è perduta, ma è solamente nascosta e alla portata di chi saprà cercare. Ancora una volta ci rendiamo conto che le Parole ritrovate nei gradi precedenti sono solo Parole Sostitutive e quella della quale siamo alla ricerca è la Nostra Parola Sacra!

Gli antichi ebrei resero fondamentale la Parola facendola scaturire da Dio. Noi, oggi, dobbiamo considerarla altrettanto importante cercando di farla scaturire da noi stessi. Non perché Dio l’ha nascosta in noi, ma perché noi siamo Dio. Dio è l’unica grande creazione umana da quando il primo nostro antenato alzò gli occhi al cielo e iniziò quel lungo cammino che lo portò da ominide a homo, da homo a homo sapiens e via via dovrà far avanzare noi sulla via verso l’homo deus, punto di incontro tra homo e deus.

Allora come ci potremo incamminare?

Non dobbiamo andare dove ci porta il vento, ma coscientemente cominciare ad eliminare la nostra zavorra.

Chi non si sente invaso da una sorta di delirio di onnipotenza quando si mette al volante della propria auto? Bene, questo delirio di onnipotenza deve essere cambiato, trasmutato in consapevolezza di raggiungere la meta.

Chi di noi non prova invidia, timore, orgoglio?
Bene, invidia, timore, orgoglio devono essere eliminati e cambiati nella perseveranza e nella fermezza del proprio impegno, consapevoli della difficoltà del lavoro (l’orgoglio è l’ultimo vizio che si riesce a trasmutare, perché spesso si maschera in legittima soddisfazione per il lavoro compiuto).

E’ un lavoro solo concettualmente collettivo. La Camera criptica non è un cantiere, ma una camera di riflessione. Possiamo certo riflettere insieme sulle leggi che regolano la costruzione e che nelle camere precedenti abbiamo solo applicato. Qui dobbiamo capirle e capendole applicarle su noi, sul nostro ego, sul nostro io.
Non dimentichiamo l’esecuzione sommaria del fratello venuto meno ai propri compiti il cui posto noi abbiamo preso. Anzi, noi siamo entrati proprio perché quello è stato giustiziato.

Grande responsabilità per il recipiendario, che qui viene messo a un duro confronto con la propria coscienza. Impegno enorme, perché il compagno giustiziato è la nostra personalità, la nostra profanità che ancora sopravvive malgrado l’iter percorso da chi bussa alla porta della Cripta.

Il rituale dice: il vecchio sa che sta per morire, il saggio sa che morirà… Ma il saggio sa anche che la morte non è la meta, ma solo una tappa.
Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.