01 novembre 2016

L'ultimo cantastorie

La settimana scorsa la mia Loggia ha passato due Apprendisti a Compagno. Al termine del Rito i due nuovi Compagni sono stati salutati da una "Tavola collettiva".

Segretario. Nelle nostre campagne la vita scorreva lenta, legata ai ritmi antichi del sole e della luna, e delle stagioni: aro, semino, curo, raccolgo.
Vita dura, fatica tanta, mangiare sano sì, ma poco. Oggi viviamo nell’abbondanza, che magari è solo povertà dell’essenziale. Cerchiamo il naturale, il biologico, abbiamo inventato le mortadelle vegane perché... fanno bene. A quei tempi si accontentavano di mangiare, e mangiare quel che c’era, quando c’era. Se no.... beh!... pace. Non c’era la televisione, non c’era nemmeno la radio. Pochi i giornali, e solo per chi sapeva leggere. Ma c’erano i favolisti, che giravano paesi e mercati a raccontare, i fulesta, insomma i cantastorie.

Oratore. Per seguire i cantastorie “marinava” la scuola. Il maestro lo sapeva e si divertiva il giorno dopo, come un’interrogazione, a fargli ripetere le storie che aveva ascoltato.
Lorenzo riusciva a trasmettere ai compagni l’ilarità o il pianto, a seconda dei casi.
Quando poteva, scappava sulla piazza del mercato e riusciva ad intrufolarsi, passando fra le gambe della gente, sino a raggiungere il cantastorie. A volte diventava protagonista, quando il narratore, per toccare il cuore degli ascoltatori con la storia di un povero orfanello abbandonato, chiamava Lorenzo a fargli da spalla. Al centro dell’attenzione, Lorenzo si sentiva a suo agio.

1° Sorvegliante. Qualcuno batte da Apprendista alla porta del Tempio...

2° Sorvegliante. ...Chiede di passare dalla Perpendicolare alla Livella...

1° Sorvegliante. ...Ha tre anni...

2° Sorvegliante. ...Ha compiuto dodici fatiche...

Maestro Venerabile. Ditemi il suo nome.

1° Sorvegliante. Ercole, figlio di Giove.

2° Sorvegliante. Cerca Deianira, figlia del dio Dioniso.

Maestro Venerabile. Entrate, figlio di Giove. Entrate e fermatevi lì, proprio lì, tra le due colonne. Boaz e Jachin. Conoscete già Boaz: siete voi. Ed è ora tempo di volgersi a Jachin, non solo la Forza, ma anche la Solidità.

Segretario. Da solidus = consistente, compatto.

Maestro Venerabile. Boaz e Jachin assieme significano la stabilità.

Segretario. Da stabilis = fermo, immobile. Di casa, terreno, podere. Il Signore ha detto: In stabilità fonderò la mia casa perché duri in eterno.

Maestro Venerabile. Ma una casa non può essere solo forte e stabile. La casa non serve solo a te, o forte compagno: devi abitarla con una compagna. E allora non puoi abitare in un bunker che neanche le bombe possono distruggere. Saresti un meschino.
La casa deve essere anche bella, adatta alla compagna, adatta a viverci. La casa va adornata, come il Maestro adornò le due colonne con capitelli e ornamenti vari.

1° Sorvegliante. Che la Forza renda saldi – dice l’uomo prudente e pratico.

2° Sorvegliante. Che la Bellezza irradi e compia – suggerisce l’uomo ispirato.

Oratore. Dopo aver fatto il garzone in diverse botteghe, a quindici anni, aveva deciso di dedicarsi a quella attività. Aveva iniziato, andando di sera, in bicicletta, nelle case dei contadini, usando per l’accompagnamento una vecchia chitarra. Non lo pagavano, ma qualche volta riusciva a racimolare un galletto, qualche uovo, un po’ di farina. Erano poca cosa, ma lui si accontentava, perché quel mestiere lo divertiva.

1° Sorvegliante. Ercole uccide il leone di Nemea strangolandolo a mani nude. La Forza ha vinto.

2° Sorvegliante. Ercole abbatte il toro di Creta. La Forza ha vinto.

1° Sorvegliante. Ercole pulisce le stalle di re Augia.

Maestro Venerabile. Ma come? La Forza prende forse il badile per togliere il letame?

1° Sorvegliante. No, Maestro Venerabile, fallirebbe.

Maestro Venerabile. Sì, certo. Interviene la Bellezza.

1° Sorvegliante. La Bellezza con l’aiuto della Forza devia il corso dei fiumi, pulendo tutto. La Forza e la Bellezza insieme vincono.

2° Sorvegliante. Ercole porta a re Euristeo i pomi delle Esperidi.

Maestro Venerabile. Ma come? La Forza entra nel giardino delle Esperidi?

2° Sorvegliante. No, Maestro Venerabile, ne verrebbe scacciata.

Maestro Venerabile. Sì, certo. Interviene la Bellezza.

2° Sorvegliante. La Bellezza cerca l’aiuto di Atlante per ottenere i pomi. La Bellezza libera Ercole dal peso della volta stellata e rimette al suo posto l’ingenuo Atlante. La Forza e la Bellezza insieme vincono.

Oratore. Aveva sposato Gorina, una ragazza semplice ed allegra, che aveva scelto di vivere con lui quella vita, fatta di stenti, ma piena di tanta libertà.

Segretario. Ercole ha trovato la sua Deianira. Durante un viaggio debbono attraversare un fiume in piena. Il centauro Nesso, il traghettatore, cerca di rapire Deianira, ma viene ucciso da una freccia di Ercole, freccia micidiale, dalla punta intrisa del sangue dell’Idra di Lerna. Nesso morente convince Deianira a raccogliere il suo sangue: sarebbe stato un potente filtro d’amore e avrebbe distolto Ercole da altre donne.

Oratore. Erano nati tre figli. Dalla motoretta erano passati all’utilitaria; dalla chitarra alla fisarmonica, dai “pianeti” ai dischi e alle musicassette, ma i proventi erano sempre scarsi.

1° Sorvegliante. Il salario è il grano del nutrimento, il vino del ristoro e l'olio della gioia.

Segretario. Deianira temendo l’ amore di Ercole per Iole gli fa indossare una veste intrisa del sangue di Nesso. Ma quel sangue è avvelenato e consuma la carne di Ercole. Fatta approntare una pira funebre Ercole vi si pone sopra e la fa accendere.

Oratore. Gorina era morta. I figli avevano preso altre strade. Solo, vecchio, avvilito, ma sempre innamorato del suo lavoro, Lorenzo si trascinava stancamente ancora sulle piazze.

2° Sorvegliante. I gioielli del mestiere sono un orecchio attento per ascoltare, una lingua per istruire e un petto fedele per conservare i misteri.

Oratore. L’ultimo cantastorie stava morendo, tra l’indifferenza generale.

Segretario. Ercole è sulla pira. La pira sta bruciando. Il fuoco consuma il corpo di Ercole. E il padre Giove lo prende e lo porta sull’Olimpo.

Maestro Venerabile. Rispettabili Maestri, fate entrare il Compagno, ma che resti presso la porta per essere interrogato. Non osi guardare l’Oriente...

Segretario. Il Compagno, finalmente Compagno, bussa alla porta della Camera di Mezzo.



Post scriptum. La parte letta dall’Oratore è il racconto L’Ultimo Cantastorie di Mario Vespignani, poeta e scrittore forlivese. Il racconto mi ha ispirato una lettura tendenziosa e “nostra”, certo estranea (forse) alle intenzioni dell’autore, un vecchio socialista romagnolo, che iniziò a lavorare come camionista e terminò come addetto stampa del Comune di Forlì, un galantuomo d’altri tempi.

31 ottobre 2016

Grande Architetto e... dintorni 7


Considerazioni finali

Il rituale prescrive il divieto di parlare di politica e di religione. 

Certamente legittima la prescrizione di non trattare argomenti che possono dividere e sicuramente è rigoroso indicare quali non sono (non debbono essere) gli obiettivi del lavoro muratorio.

Ma è tuttavia opportuna l’occasione di specificarne il senso. Nei miei ricordi di vita muratoria c’è l’intervento di un fratello: in una camera rituale a lavori aperti osservò che, trovandoci nel Rito e non nell’Ordine, cadeva il divieto di parlare di politica e di religione. 

Esempio tipico che credo dimostri come sia difficile liberarsi dalla mentalità profana: pur sapendo (almeno spero) come procedere, spesso il massone non è conseguente alle premesse nel lavoro muratorio. Eppure ne avrebbe la capacità (di questo i maestri tegolatori hanno garantito).

Se il massone ha una vita familiare felice, è dipeso anche da lui. Se ha una vita professionale e sociale della quale è soddisfatto, è dipeso anche da lui. Se ha amici fidati è dipeso anche da lui, dai suoi comportamenti che hanno provocato negli altri comportamenti analoghi.

Nella sua vita muratoria deve essere lo stesso. Non voglio teorizzare lo star bene in loggia, ma osservare che se nella vita profana si è sforzato di avere determinati comportamenti e non altri, altrettanto deve fare nel lavoro muratorio. Il massone deluso che avverte che la massoneria non gli ha dato le risposte che cercava, dimentica che per avere risposte bisogna prima domandare e che per domandare bisogna cercare. E cercare è un atto di volontà. E la volontà costa fatica.

Costa fatica perché è difficile e faticoso cambiare; lo è quando sei ancora una persona in formazione, a maggior ragione lo è nell’età cosiddetta matura.

D’altronde se bussa alla porta del tempio sarà certamente insoddisfatto di qualcosa.

Spesso però il massone è pigro. E lo è tanto più quanto più eterodosse sono state le spinte ad intraprendere la via muratoria.

Tu sottolinei opportunamente che il lavoro muratorio, che è lavoro iniziatico, utilizza come metodologia appropriata il metodo simbolico.

Il lavoro iniziatico è del tutto particolare: va fatto entro se stesso. Ma il massone (parlo del massone tipico, il massone “medio”) non conosce in genere il senso del lavoro simbolico né sa come “lavorare” con i simboli. Probabilmente troppo spesso viene pure lasciato solo a se stesso, per cui nemmeno riesce ad instradarsi. Altrettanto probabilmente trova solo dei “fratelli maggiori” che non conoscono affatto le modalità del lavoro.

Direi che preventivamente il neo fratello (come tutti i fratelli) ha l’obbligo – liberamente e spontaneamente assunto – di rettificarsi: è il lavoro preliminare su se stesso.

Il lavoro iniziatico è del tutto particolare: va fatto entro se stesso. Quindi (o contemporaneamente) per la particolare specificità del lavoro muratorio (che del lavoro iniziatico è uno specifico aspetto) il lavoro introspettivo va collegato al lavoro del cantiere – gruppo, ogni membro del quale deve nel frattempo eseguire lo stesso tipo di attività. Ecco quindi il continuo interscambio tra i fratelli durante i lavori di loggia.

Ecco quindi come un fratello che non riesce a “sgrossarsi” può coinvolgere il lavoro degli altri fratelli.

Fissate le premesse affronto il problema, consapevole che l’attività di un massone non può essere sezionata e stabilita categoricamente: da qui a lì il lavoro di sgrossamento, poi fino a quell’altro punto il lavoro di apprendista, e così via. Sono aspetti che mi pare poter affermare sono interdipendente e che se si potessero suddividere uno dall’altro potremmo anche dire che in genere “coesistono” tra loro.
Dunque: morire alla vita profana e rinascere ad altro. Sì, e questo significa cambiare. E cambiare significa cambiare (scusa il bisticcio di parole), ma non cambiare abito, abitudini, magari persone da incontrare. Cambiare, e basta. E chi non cambia, non cambia.

*

La preliminare attività del massone è di abbandonare i metalli (non tanto lasciare le proprie idee quanto entrare in un altro ordine di idee).

Approvo quelle modalità di lavoro che impongono opportunamente “regole diverse” (silenzio degli apprendisti) e disapprovo le eccezioni (il buonismo del maestro che fa parlare l’apprendista). Il silenzio imposto all’apprendista (che magari nella vita profana è uomo maturo ed affermato, ed abituato a porre il suo parere sempre e dovunque) è una specie di vaccino muratorio (il gruppo – cantiere non ha bisogno di leader, ne ha già uno istituzionale, il Maestro Venerabile).

*

Contemporaneamente al lavoro muratorio. A fianco dell’attività “rettificatoria” va considerata anche quella costruttiva. E qui il discorso diventa delicato.

Un esempio. Se il massone intende la contrapposizione bianco – nero (o le due colonne o sole – luna, eccetera) come la lotta tra bene e male (magari con la vittoria finale del bene sul male) distorce il lavoro muratorio sul superamento dei contrari.

Si dice: il lavoro simbolico serve appunto a superare questa problematica. Sì, a patto di essere consapevoli della problematica. A mio parere sapere che il problema esiste significa anche sapere che ci sono modalità non pertinenti al lavoro muratorio, che sono proprio quelle che hanno permesso in molti massoni di considerare la massoneria quella chiesa laica che per molti è diventata.

Il lavoro rituale si attua appunto unendo i presenti e per così dire incanalare le loro energie in un flusso unico (come i singoli fili di un grosso cavo). E’ un simbolo? Tutto nel lavoro di loggia è simbolo e quindi anche lo stesso lavoro. Alla fin fine ciò che importa è il lavoro dell’uomo su se stesso: come in loggia si lavora tutti assieme per raggiungere l’armonia di tutti, così entro se stesso il massone deve lavorare per raggiungere la “sua” armonia interiore.

In massoneria non viene presupposta l’esistenza o l’aiuto di un Dio supremo, e il GADU è infatti solo un simbolo (non il simbolo di Dio!). Centrale è l’uomo, anzi, l’uomo che costruisce. Non c’è il cibo in comune, ma il lavoro in comune.

Come disse un fratello: la massoneria non sa più dare risposte perché non sa più porsi domande.

Il GADU “spontaneo emerge dall’esperienza costruttiva quotidiana; dove il lavoro rivela l’esigenza del Fine, la sua essenza sul piano visibile come progresso e missione, la necessità del transito evolutivo oltre le barriere fisiche e quindi anche il principio della sopravvivenza”. Mi piace il concetto del Fine del lavoro, anzi, meglio, che il lavoro rivela l’esigenza di un Fine, che può non essere solo il fine dell’opera che si sta costruendo. Ciò non significa l’esistenza dell’ente, del principio, ma solo la constatazione del Fine del lavoro (senza sapere né se tale Fine esiste, né cosa sia).

Se un osservatore è posto sul tetto di un alto edificio e vede una palla che rotola nel giardino percorrendo una traiettoria irregolare può supporre che le irregolarità (deviazioni, rallentamenti, accelerazioni) dipendono da forze applicate in vari punti. Un osservatore posto nel giardino invece si rende conto che le irregolarità dipendono semplicemente dalla natura del terreno non perfettamente orizzontale e liscio senza il bisogno quindi di ipotizzare forze applicate qua o là per giustificare le deviazioni.

Il massone deve quindi rendersi conto che non può attribuire al GADU un senso religioso proprio della religione. Il simbolo verrebbe completamente frainteso.

Moramarco osserva nella sua Nuova Enciclopedia Massonica come la libertà all’approccio alla trascendenza sia stata “fraintesa, o comunque assolutizzata al punto di divenire quasi la matrice di quella teologia massonica che si è prima detta improponibile: da Lessing (col suo noto passo: «…Se Dio tenesse nella sua destra tutta la verità e nella sua sinistra il solo tendere verso la verità ecc. ecc…») al massone svizzero A. Chédel che intende l’Assoluto come ricerca, al “Dio liberale” di Quirico Filopanti, al massone comune che crede nell’”antidogmatismo massonico” (di regola in opposizione al dogmatismo delle chiese) sul tema del Grande Architetto “laddove – sia detto una volta per tutte – un Libero Muratore, è libero di accettare e coltivare tutti i dogmi che vuole (e la storia della Massoneria annovera personaggi che oggi sarebbero definiti «fondamentalisti») fatto salvo il principio che non dovrà pretendere di far coincidere quelli altrui con i propri)” (Moramarco, p. 483).
Il massone non può avere in loggia lo stesso atteggiamento del religioso verso l’oggetto di culto.

L’accettazione GADU = simbolo deve essere sviluppata coerentemente con l’attività del massone, altrimenti si cade nelle ristrettezze del GADU come nome massonico della divinità.

Quindi dobbiamo evitare sermoni sul tipo “trionfo finale del bene” che esulano dall’obiettivo del lavoro e mettono a rischio la funzionalità del GADU come simbolo.

*

La metodologia religiosa non dovrebbe presentarsi nel lavoro di loggia. Se qualche fratello ancora ne risente è il lavoro di gruppo nel suo complesso che dovrebbe riuscire a far superare il contrasto, anzi: quel contrasto. Se ne presenteranno altri. Ma punto fondamentale del lavoro è non tanto superare tutti i contrasti, quanto giungere ad una metodologia per superarli quando si presenteranno.

La massoneria lascia ampia libertà al massone nel proprio lavoro, ma lascia anche (è il rovescio della medaglia) ampia libertà di non lavorare con la metodologia opportuna.

Faccio fatica a spiegare quale possa essere la metodologia adatta. Ma alcune indicazioni possono essere date: il massone deve cambiare mentalità, cioè tutto ciò che si porta dietro quando bussa alla porta del tempio (il suo bagaglio, insomma) va rivisto alla luce del nuovo stato. Il massone viene spinto a salire e risalire sulla scala curva, se vuole riscuotere il suo salario.

Il rito di iniziazione gli ha proposto alcuni strumenti che non conosceva. Anzi – meglio – gli ha proposto nuovi usi di strumenti che probabilmente conosceva. Con questi strumenti lavorerà per rettificarsi, per sgrossare la propria pietra (il termine purificazione, se pur abbastanza corretto, non lo sento mio e possibilmente non l’uso).

*

Qui sta il difficile, perché non è immediato “lavorare con i simboli” e non tutti sappiamo come fare. E non è nemmeno detto che le modalità per uno siano valide anche per l’altro.

Ecco quindi che per insipienza il fratello non si rende conto che certe modalità sono fuor di luogo.

Il fratello che proclama la massoneria come culla della democrazia ha della nostra Istituzione una visione parziale (la sua) e non se ne rende conto.

(Fine - per ora)

30 ottobre 2016

Grande Architetto e... dintorni 6

Mandai le mie considerazioni precedenti ad alcuni Fratelli di Logggia. Il Maestro Venerabile mi rispose.

Rispondo alla tua mail su massoneria e religione, che condivido pienamente nelle sue argomentazioni.

Chiedi: è opportuno parlarne in Loggia? Sai dipende; qualcuno potrebbe obiettare nel nome di un rigoroso rifiuto della religione, ma a noi che importa? Voglio dire, con gli argomenti che vengono affrontati abitualmente (spero non nella nostra Loggia), questo non dovrebbe certo scandalizzare. Se può servire per confrontarsi su quale rapporto vi deve essere tra massoneria e religione ben venga che se ne parli.

Nella mia visione delle cose, però, non ha senso parlarne. Mi spiego meglio.

A mio avviso il problema viene risolto dal rituale stesso nel divieto di parlare di politica e di religione.

Non credo che il divieto sia in essere solo per non creare divisioni, cosa peraltro vera dato che certamente gli argomenti in questione dividono, ma che sia molto più semplicemente per il fatto che non sono, per così dire, argomenti oggetto di studio.

Se il fratello, provenendo dal mondo profano, ha un lavoro preliminare da svolgere, è proprio quello di liberarsi dalle convinzioni profane, siano esse politiche o religiose, filosofiche o mistiche, fisiche o metafisiche; ciò non nel senso di abbandonarle o dimenticarle o non so cos’altro, cosa che apparirebbe impossibile, ma di avvicinarci alla conoscenza iniziatica purificato dalla profanità.

In fondo noi moriamo alla profanità per rinascere alla via iniziatica.
Il fatto che ciò sia solamente simbolico non vuol dire che sia meno vero.

Stessa considerazione va fatta per quanto riguarda il Libro Sacro, che non è la Bibbia nel vero senso, ma un simbolo, come lo è il testamento col quale lasciamo il mondo profano, i metalli che abbandoniamo, il Grande Architetto.

Detto ciò è chiaro che per me non vi è rapporto tra massoneria (dovrei però dire via iniziatica) e religione, se non per questioni non inerenti il nostro lavoro ma i rapporti profani tra Istituzioni temporali.

Tali affermazioni sono difficili da fare anche nella nostra Istituzione per la difficoltà di essere comprese, immersi come siamo nel divenire del mondo, ma se vi è qualcosa di rivelato, questo può sorgere solo nella coscienza del singolo all’interno del proprio lavoro iniziatico, misterico.

Altrimenti siamo né più, né meno, una Chiesa, laica quanto vuoi ma chiesa (e in realtà lo siamo).

Se devo dirti come la penso fino in fondo, anche il lavoro di gruppo, in comune, ha a mio avviso un significato prettamente simbolico, costruire il Tempio non è il Tempio per una Chiesa, è simbolo. La laicità è argomento figlio della storia, illuministico, tutto quello che vuoi, ma profano.

Credo sia importante, per un proficuo lavoro comune, confrontarci su cosa sia per noi il lavoro iniziatico; se per fare ciò dobbiamo parlare di religione, magari per arrivare alle conclusioni cui arrivi tu, ben venga.

Anche un Fratello mi rispose.

Non posso che condividere la tua impostazione e il fatto che atteggiamenti religiosi siano fuori luogo in un contesto massonico.

Io credo che una “Vera Iniziazione” deve essere una sincera ricerca della verità intesa come consapevole presenza a se stessi, oggettivo tentativo di cogliere ciò che è e distinguerlo da fantasie, teologie e anche simbologie.

Anche il simbolo non deve essere teologizzato, io credo.
Ma restare nudo strumento di riflessione analogica e richiamo per materiali inconsci ovvero attrezzo di conquista di ciò che non è cosciente.

Ma complessissimo è il discorso.

Di base in massoneria dovrebbe esserci un onesto sforzo intellettuale di cercare una laicità basata sul contatto con la realtà e l’amore.

L’amore inteso nella sua forma di non fare agli altri quello che non vorremmo fosse fatto a noi comprende di non propinare agli altri minestre religiose (spesso mal riscaldate) per spaventarne lo spirito e farne seguaci ubbidienti e remissivi.

In questo senso anche le pompe dei potentati massonici e il culto della personalità rivolto ai personaggi eccellenti delle gerarchie massoniche, che vengono spesso osannati e celebrati io credo metodologicamente a sproposito, mi urta.

Sono metalli e non dei migliori tutte queste riverenze satrapesche.

La verità è che contemporaneamente a queste manifestazioni l’insegnamento massonico permette di rendersi conto di questi meccanismi, per cui nell’ordine gli svegli godono dello spettacolo dei dormienti per loro edificazione.

Il problema è che nessuno ode il proprio russare ma solo quello degli altri.

E’ divertente il fatto che mia moglie, che russa, mi accusi di russare, e non voglia ammettere che anche lei russa. Io d’altro canto ero convinto di non russare.

Una notte mi è capitato in uno strano dormiveglia di percepire il mio russare. E ho smesso di sostenere che non russo! Ma insisto a dirle che lei russa quanto me!

Ecco che l’iniziato forse è colui che in attesa di essere sveglio davvero, almeno si rende conto che spesso, molto spesso ronfa e sonnecchia, e cerca di tenerne conto.

Si ronfa a mio parere quando si vive e si lavora con idee di seconda mano non investigate personalmente.

Certo che anche una semplice filosofia della Massoneria dovrebbe evitare ai fratelli di fare i bigotti col Grande Architetto o scambiare Raffi per il papa o per la regina di Inghilterra.

Leggiamola in loggia la tua tavola al più presto! Un abbraccio!

(continua)

29 ottobre 2016

Grande Architetto e... dintorni 5

Comportamenti parareligiosi

La concezione che ha il singolo massone di Dio può (e sottolineo può) influire sul proprio lavoro in Loggia e quindi può (e sottolineo ancora una volta può) influenzare i singoli fratelli se non altro attribuendo significati religiosi al lavoro muratorio. Desidero quindi confrontarmi su quei comportamenti in Loggia che potrei chiamare parareligiosi.

N. B. - Sottolineo l’accezione di possibilità. I cosiddetti “comportamenti parareligiosi” possono non essere diffusi, ma essere presenti. Soprattutto mi preme porre il problema per il lavoro di Loggia perché mi sembra opportuno che tutti ne siano consapevoli: il nostro è il tipico “lavoro di gruppo” e ognuno dei fratelli influisce inevitabilmente sugli altri. Il lavoro comune poi dovrà amalgamare il tutto.

Ho già accennato alla considerazione che alcuni massoni possono avere del VLS (il massone di religione islamica si adonterebbe se un suo fratello massone (si badi bene: un suo fratello massone) toccasse il Corano posto quale VLS sull’ara. Mi sembra un tipico atteggiamento religioso devozionale.

Il Grande Architetto

Che molti massoni intendano il GADU come il nome di una divinità muratoria o – piuttosto – come il nome muratorio della divinità è posizione piuttosto diffusa. Un esempio per tutti, da una tavola della loggia 1051 del GOI (vedi il sito internet della Loggia): Considerato il G.A.D.U. Come essere Perfetto non si capirebbe come Egli possa aver creato qualche cosa di imperfetto, a meno che l’imperfetto non derivi dal nulla, ma niente può esistere che non abbia un principio e tale Principio non può che essere la Perfezione in quanto contiene tutte le cose in potenza.

Questo non è il GADU, ma il Dio cattolico! E comunque mi pare un concetto non proprio massonico.

Alcuni anni fa durante una tornata un fratello presentò una tavola nella quale affermò testualmente: La Massoneria, com’è a tutti noto, professa il culto del «Grande Architetto dell’Universo». (…) UNO DEI PRINCIPI costituenti le “pietre” fondamentali dell’edificio massonico, è il seguente: ogni Libero Muratore deve credere nell’esistenza di Dio come Grande Architetto dell’Universo. Il credo è accettato da tutta la Massoneria. (…) La Massoneria deve affermare senz’altro l’infinito e supremo creatore, ma il Massone non deve interpretarlo…

Anche qui mi pare ci sia una convergenza sostanziale tra il GADU e il Dio delle religioni: nella parte successiva della tavola questa affermazione viene forse attenuata ma non ne viene rettificata la natura.

Concludo con un’ultima citazione.

Il GADU è solo un simbolo che sta a rappresentare l’Essere Supremo che, piaccia o non piaccia, è Dio, sebbene riconosciuto dal singolo massone nel Dio della religione ch’egli stesso professa (Delfo Del Bino, La Massoneria e il GADU – Un Dio massonico che non esiste, in Massoneria Oggi, set-ott 1997, p. 22)

E se il massone non professa nessuna religione?

 
La chiesa laica e illuministica

Il tempio massonico è come una chiesa, una chiesa laica non dogmatica, una chiesa illuministica dove la fede scaturisce dalla ragione e la ragione dalla conoscenza (citazione tratta da Perché sono diventato e sono rimasto un Massone? Di P. F. Bayeli in Hiram n. 1/2007).

Può sembrare una affermazione neutra e incolore. Ma non esistono parole neutre perché ogni parola comunica non solo quanto esprime, ma anche tutto un accumulo di impressioni e percezioni esplicite e soprattutto implicite. Le parole non sono neutre e non possono esserlo; se chi ascolta non ha la necessaria capacità di intendere, il messaggio viene sicuramente frainteso. La comunicazione “tempio massonico come chiesa laica e illuministica” (ammesso e non concesso che sia chiara e attendibile) ha altissima probabilità di essere fraintesa e sintetizzata nel più sintetico (ma fuorviante) “tempio massonico = chiesa”, intendendola oltre tutto in senso letterale, come se ci fosse o identità o coincidenza (totale o parziale) o almeno corrispondenza tra loggia e chiesa (nella mentalità italiana ovviamente il termine chiesa rimanda immediatamente al cattolicesimo). Dunque per costoro l’atteggiamento del massone in loggia può, è (deve essere) almeno analogo all’atteggiamento del cattolico in chiesa.

A me invece pare limitativo interpretare l’atteggiamento del massone alla luce dell’atteggiamento dell’uomo praticante la propria religione. Non soltanto sono piani diversi, ma essenzialmente diversi devono essere atteggiamento, mentalità, comportamento.

Chi vuole percorrere la via muratoria non può utilizzare strumenti propri di altre vie. Non ha bisogno di fede, neppure di quella che scaturisce dalla ragione (ammesso che questa non sia invece una contraddizione in termini). E non ha bisogno nemmeno di illuminismo: la massoneria non è nemmeno una filosofia.

Il bianco e il nero – I due solstizi

Vi sono fratelli che interpretano il pavimento a scacchi come l’eterna opposizione di bene e male (e questa potrebbe essere una interpretazione accettabile anche se limitativa) ma aggiungono che il bene avrà la vittoria finale (e qui l’atteggiamento religioso appare evidente, come se nella escatologia muratoria vi fosse qualcosa di simile alla Gerusalemme celeste che scende dal cielo alla fine del tempo, come “preannuncia” l’Apocalisse, appunto dopo la vittoria definitiva del bene sul male.

Analogamente spiegano il periodico gioco solstiziale di luce e buio. 

L’allora Gran Maestro del Goi (mai smentito in seguito da nessuno), scrisse nel 1990: La festa del Solstizio d’estate, espressa simbolicamente con S. Giovanni Battista, è il trionfo della Luce sulle Tenebre. Luce e Tenebre rappresentano due forze opposte che esistono oggettivamente al di fuori del massone, nei confronti delle quali egli assume un comportamento massonicamente ispirato. Ma, nel fare ciò, egli proietta il conflitto fra Luce e Tenebre nella propria coscienza. Nasce così in lui la dimensione etica massonica: il dualismo Luce/Tenebre cede il posto al conflitto Bene/Male e l’impegno etico lo porta a realizzare il Bene e a sconfiggere il Male, ad “edificare Templi alla Virtù e a scavare oscure e profonde prigioni al vizio” (Di Bernardo, Allocuzione sul solstizio d’estate, 1990).

A parte le considerazioni sul personaggio, ho riportato il passo a causa dell’atteggiamento, che vedo diffuso in molti massoni, di ridurre l’opposizione dei contrasti da modalità del mondo al mero piano etico tradotto in modalità religiose (il trionfo finale del bene sul male, in una escatologia storica che tutto è tranne che muratoria), quando gli insegnamenti tradizionali sulla contrapposizione insegnano a superare il contrasto piuttosto che conseguire la prevalenza di uno dei due. Di Bernardo si prolungò sulla successione dei solstizi e quindi sulle vittorie parziali del Bene sul Male (le maiuscole sono sue): Per ogni Solstizio che passa, il massone procede lungo la via iniziatica e diventa sempre più buono, giusto e saggio, mentre la “Verità Assoluta” e il “Bene finale” restano per lui solo una meta ideale verso cui tendere (insomma una specie di paradiso finale).

L’allocuzione terminò con una singolare invocazione (Che il Grande Architetto dell’Universo ci assista), bizzarra espressione in bocca di chi intendeva il GADU in senso regolativo (si veda la sua Filosofia della Massoneria): sa tanto di implorazione religiosa in barba a tutte le sue filosofie.

Lascio da parte questo autore massonicamente irrilevante (ma fu il nostro Gran Maestro!), l’invocazione Che il GADU mi/ti/ci assista ricorre frequentemente negli interventi di massoni in loggia, quasi trasposizione illuminante di religione piuttosto che di religiosità. E comunque poco consono al lavoro muratorio.

(continua)

28 ottobre 2016

Grande Architetto e... dintorni 4

Non voglio entrare qui nella disputa filosofica tra deismo e teismo, tra una religione che prescinde da rivelazioni divine positive o un’altra che ne fa il proprio fondamento basilare, sulle considerazioni se la massoneria sia deista o teista. A mio parere né l’uno né l’altro (ma è un altro discorso).

Io personalmente mi sento in difficoltà se cerco di precisare il senso di volontà rivelata del GADU e del VLS come rivelazione dall’alto vincolante per la coscienza. Sorrido alla “concezione regolativistica” dibernardiana in voga (principalmente a causa dell’ignoranza dei massoni) anni fa (ma… sotto sotto accettata anche oggi da molti, visto che questo principio regolativo compare in molti lavori di fratelli). Mi lascia perplesso (ma la ritengo più plausibile o meno inammissibile) la spiegazione di Moramarco (Enciclopedia Massonica, vol. 1, p.478) che considera la rivelazione come accettazione (…) di un codice di valori e di comportamento ispirato alla… personale (anche se condivisa da altri) percezione del Divino.

Mi sento forse (e sottolineo forse, perché bisognerebbe che il termine fosse accettabile alla coscienza del massone) di vedere in questa volontà rivelata una specie di “legge base” dell’universo – insomma “indiare” la legge unica – se esiste – alla base delle proprietà dell’universo) ma non so se può essere una interpretazione giustificativa dei Basic Principles.

E’ mia opinione però che volontà rivelata abbia proprio un significato ben preciso, come pure ben chiara e precisa sia l’espressione rivelazione dall’alto. E questi significati non mi piacciono (o almeno non mi sento di condividerli in toto).

Ma non voglio limitarmi ad un esame delle norme massoniche che possono far pensare a forzature religiose nella Istituzione, e che comunque dobbiamo oggi esaminare contestualizzandole al tempo e al luogo dell’approvazione e al tempo e al luogo delle riflessioni. Al singolo massone è lasciata ampia libertà interpretativa e simbolica. I padri fondatori ci hanno trasmesso in eredità la mancanza di qualsivoglia comitato di Inquisizione e questo sì che deve essere tenuto da tutti come un fondamentale e irrinunciabile Landmark!
 
L’Identità del GOI sembra premettere che ogni aderente debba possedere un proprio credo religioso, quale non importa (diamine, siamo tolleranti!), ma deve averne necessariamente uno. E se non ce l’ha? Che si fa?

(continua)

26 ottobre 2016

Grande Architetto e... dintorni 3


Massoneria e religione
Mi domando: qual è il rapporto tra massoneria e religione? Anzi, meglio: qual è il rapporto tra massoneria e cattolicesimo (visto che per tradizione storica in Italia appunto religione tende a coincidere con cattolicesimo)?
N. B. - Non mi riferisco ai rapporti istituzionali tra Chiesa cattolica e Obbedienze massoniche (in particolare quella cui appartengo), estranei a queste mie considerazioni, ma al rapporto tra il massone e il massone cattolico (ce ne sono) e tra il massone e il massone che non sa di essere cattolico (ce ne sono ancora di più).

E’ indubbio che la massoneria sia nata in ambiente cristiano (anche se non cattolico); che i massoni operativi ai quali ci vogliamo collegare costruissero chiese cristiane; che i giuramenti venissero prestati sulla Bibbia cristiana; che i “mostri sacri” della massoneria dei primordi, che ci hanno lasciato costituzioni e disposizioni, fossero cristiani (l’Anderson delle Costituzioni fu pastore presbiteriano e il Desagulier l’altro maitre-à-penser della massoneria inglese del settecento fu pastore anglicano).
Io personalmente solo una volta ho incontrato un massone di religione diversa dalla cristiana (fu nella sinagoga di Ferrara e compresi che era massone dal ramo di acacia all’occhiello) ma è una mia mancanza: non ho mai visitato logge con membri di altre religioni1. Sicuramente ce ne sono in altri paesi e probabilmente ce ne saranno presto anche in Italia. Il Kipling nella sua famosissima poesia accenna a fratelli musulmani, induisti ed ebrei.
Ma temo siano stati esempi limitati. Nei paesi islamici non mi risulta esistano massonerie (so che tempo fa ce n’era una iraniana coeva allo scià, poi in esilio), anzi per quanto ne so la massoneria vi è proibita oppure è quasi clandestina. In Europa potrà esserci qualche massone musulmano ma è mia opinione si tratti (almeno fino ad ora) di fenomeni isolati o numericamente non significativi o che comunque non intacchino il carattere “cristiano” della massoneria (gli operativi costruivano cattedrali cristiane, non moschee).
Più numerosi i massoni ebrei (di fede ebraica o formatisi nell’ebraismo). Ma anche in tal caso mi pare siano presenze che, malgrado simbologie collegabili al Vecchio Testamento, non intacchino il carattere prevalentemente cristiano della massoneria.
Tutti gli antichi documenti, dal Poema Regius in poi, presentano invocazioni a Dio e/o citazioni tratte da libri della Bibbia. Ma questo può ancora giustificarsi con il ruolo particolare che il cristianesimo aveva nel Medioevo.
Considero invece la documentazione “ufficiale”.
Nel secondo Basic Principles for Grand Lodge Recognition (deliberati nel 1929 dalla Gran Loggia Unita di Inghilterra per il riconoscimento di Grandi Logge estere) si legge: Che una credenza nel Grande Architetto dell’Universo e nella sua volontà rivelata sia una qualificazione essenziale per l’appartenenza. Al punto successivo: Che tutti gli iniziati assumano le loro obbligazioni sopra o in piena vista del Volume aperto della Legge Sacra per il quale si intende la rivelazione dall’alto che è vincolante sulla coscienza del singolo individuo che viene iniziato (la sottolineatura è mia). Per parte sua il GOI, nella Identità del Grande Oriente d’Italia, allegata ai Principi ricordati sopra dichiara: Ogni membro [del GOI], al fine di rendere sacri e inviolabili i propri impegni, deve aver prestato solenne promessa sul Volume della Legge Sacra, espressione del proprio credo religioso (la sottolineatura è mia).

[ Oggi suona così, come è allegata alle Costituzioni e Regolamento: Ogni membro al fine di rendere sacri i propri impegni, deve aver prestato Solenne Promessa sul Libro della Legge da esso ritenuta Sacra.]

Che si intende per volontà rivelata, per rivelazione dall’alto? E per credo religioso?


(continua)

25 ottobre 2016

Grande Architetto e... dintorni 2

(continua dal post precedente)

Il Volume della Legge Sacra

Comunque la causa “scatenante” delle mie riflessioni fu la tavola tenuta qualche anno fa da un fratello sul Volume della Legge Sacra. Quel fratello, molto erudito, fu esauriente ed esaustivo.
Io rimasi colpito da alcuni fatti.

1 – Il Libro della Legge aperto durante i lavori è quello della religione dei fratelli che lavorano durante la tornata. Se in quella tornata vi sono fratelli di altre religioni allora sull’ara sono presenti i libri sacri delle rispettive religioni.

2 – Un recipiendario di una certa religione può chiedere di tenere l’obbligazione (insomma, il giuramento) sul Libro Sacro della propria religione.

3 – Se in loggia è presente un fratello musulmano può chiedere la presenza del Corano, libro che comunque non può essere toccato dalle mani nude di fratelli di altre religioni.

E allora, da massone malpensante, rifletto...

Innanzi tutto mi urta che l’ara venga praticamente equiparata alla vetrina di un libraio. E’ vero che tra i Princìpi fondamentali per i riconoscimenti di Grandi Logge estere da parte del GOI (cfr. Hiram del settembre 1986, pp. 271-274) è indicato chiaramente: Durante lo svolgimento dei lavori rituali di Loggia deve essere aperto e chiaramente visibile con Squadra e Compasso sovrapposti il Volume della Legge Sacra, o più Volumi ove fossero presenti membri aderenti a diverse religioni (la sottolineatura è mia). Se per caso in loggia vi fossero fratelli di religione cristiana, unitamente a fratelli ebrei, più un musulmano, qualche induista, un buddhista e un animista che si fa? Si mette la Bibbia, più la Torah, il Corano, la Bhagavad Gita, e pure un totem? E in altri casi il Libro di Mormon?

La cosa mi turba, perché ritengo verrebbe meno il senso simbolico del Libro Sacro (non un determinato Libro Sacro), dando un senso di definitività alle singole rivelazioni religiose. Se un recipiendario pretende di prestare il giuramento sul suo Libro Sacro, ebbene io penso che i fratelli di quella Loggia non siano stati oculati nell’accoglierlo. Non è più saggio (e più ampiamente simbolico perché svincola il sacro da una determinata religione) il comportamento (ahi! Ahi!) del Grande Oriente di Francia che mette sull’ara un Libro dalle pagine bianche? (Con buona pace della Gran Loggia d’Inghilterra!).

Secondo. Io massone non posso toccare a mani nude il Libro Sacro Corano (ma gli altri Libri Sacri sì) perché non sono musulmano? Io mi rifiuterei di partecipare ai lavori di quella Loggia!

Io non voglio prevaricare su altri fratelli, ma sentirei come una prevaricazione sul mio lavoro muratorio la pretesa di avere un certo Libro Sacro. Mi pare che il nostro simbolismo insegni tutt’altro: le religioni sono vie (parziali) di ricerca, ognuna di esse contiene un quid di verità, ma il camminatore deve essere pronto ad abbandonarle per procedere oltre, come chi sale su una scala abbandona lo scalino precedente per sostenersi sul seguente.

E soprattutto dobbiamo renderci conto (non solo capire) che la via muratoria non è religiosa e va oltre la religione (qualunque religione) e le è estranea ogni forma di devozionismo. Per cui verità religiose, modalità religiose, atteggiamenti religiosi non solo non sono preminenti, ma sono vecchi abiti da scrollarsi addosso. In termini muratori: sono metalli. Forse più “nobili” ed “elevati” di altri, ma sempre metalli. Da abbandonare.

(continua)
Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.