Segretario.
Nelle nostre campagne la vita scorreva lenta, legata ai ritmi antichi
del sole e della luna, e delle stagioni: aro, semino, curo, raccolgo.
Vita dura, fatica tanta, mangiare sano sì, ma poco. Oggi viviamo
nell’abbondanza, che magari è solo povertà dell’essenziale.
Cerchiamo il naturale, il biologico, abbiamo inventato le mortadelle
vegane perché... fanno bene. A quei tempi si accontentavano di
mangiare, e mangiare quel che c’era, quando c’era. Se no....
beh!... pace. Non c’era la televisione, non c’era nemmeno la
radio. Pochi i giornali, e solo per chi sapeva leggere. Ma c’erano
i favolisti, che giravano paesi e mercati a raccontare, i fulesta,
insomma i cantastorie.
Oratore.
Per seguire i cantastorie “marinava” la scuola. Il maestro lo
sapeva e si divertiva il giorno dopo, come un’interrogazione, a
fargli ripetere le storie che aveva ascoltato.
Lorenzo riusciva
a trasmettere ai compagni l’ilarità o il pianto, a seconda dei
casi.
Quando poteva, scappava sulla piazza del
mercato e riusciva ad intrufolarsi, passando fra le gambe della
gente, sino a raggiungere il cantastorie. A volte diventava
protagonista, quando il narratore, per toccare il cuore degli
ascoltatori con la storia di un povero orfanello abbandonato,
chiamava Lorenzo a fargli da spalla. Al centro dell’attenzione,
Lorenzo si sentiva a suo agio.1° Sorvegliante. Qualcuno batte da Apprendista alla porta del Tempio...
2° Sorvegliante. ...Chiede di passare dalla Perpendicolare alla Livella...
1° Sorvegliante. ...Ha tre anni...
2° Sorvegliante. ...Ha compiuto dodici fatiche...
Maestro Venerabile. Ditemi il suo nome.
1° Sorvegliante. Ercole, figlio di Giove.
2° Sorvegliante. Cerca Deianira, figlia del dio Dioniso.
Maestro Venerabile. Entrate, figlio di Giove. Entrate e fermatevi lì, proprio lì, tra le due colonne. Boaz e Jachin. Conoscete già Boaz: siete voi. Ed è ora tempo di volgersi a Jachin, non solo la Forza, ma anche la Solidità.
Segretario. Da solidus = consistente, compatto.
Maestro Venerabile. Boaz e Jachin assieme significano la stabilità.
Segretario. Da stabilis = fermo, immobile. Di casa, terreno, podere. Il Signore ha detto: In stabilità fonderò la mia casa perché duri in eterno.
Maestro
Venerabile. Ma una casa non può essere solo forte e stabile.
La casa non serve solo a te, o forte compagno: devi abitarla con una
compagna. E allora non puoi abitare in un bunker che neanche le bombe
possono distruggere. Saresti un meschino.
La casa deve essere anche bella, adatta alla compagna, adatta a
viverci. La casa va adornata, come il Maestro adornò le due colonne
con capitelli e ornamenti vari.1° Sorvegliante. Che la Forza renda saldi – dice l’uomo prudente e pratico.
2° Sorvegliante. Che la Bellezza irradi e compia – suggerisce l’uomo ispirato.
Oratore. Dopo aver fatto il garzone in diverse botteghe, a quindici anni, aveva deciso di dedicarsi a quella attività. Aveva iniziato, andando di sera, in bicicletta, nelle case dei contadini, usando per l’accompagnamento una vecchia chitarra. Non lo pagavano, ma qualche volta riusciva a racimolare un galletto, qualche uovo, un po’ di farina. Erano poca cosa, ma lui si accontentava, perché quel mestiere lo divertiva.
1° Sorvegliante. Ercole uccide il leone di Nemea strangolandolo a mani nude. La Forza ha vinto.
2° Sorvegliante. Ercole abbatte il toro di Creta. La Forza ha vinto.
1° Sorvegliante. Ercole pulisce le stalle di re Augia.
Maestro Venerabile. Ma come? La Forza prende forse il badile per togliere il letame?
1° Sorvegliante. No, Maestro Venerabile, fallirebbe.
Maestro Venerabile. Sì, certo. Interviene la Bellezza.
1° Sorvegliante. La Bellezza con l’aiuto della Forza devia il corso dei fiumi, pulendo tutto. La Forza e la Bellezza insieme vincono.
2° Sorvegliante. Ercole porta a re Euristeo i pomi delle Esperidi.
Maestro Venerabile. Ma come? La Forza entra nel giardino delle Esperidi?
2° Sorvegliante. No, Maestro Venerabile, ne verrebbe scacciata.
Maestro Venerabile. Sì, certo. Interviene la Bellezza.
2° Sorvegliante. La Bellezza cerca l’aiuto di Atlante per ottenere i pomi. La Bellezza libera Ercole dal peso della volta stellata e rimette al suo posto l’ingenuo Atlante. La Forza e la Bellezza insieme vincono.
Oratore. Aveva sposato Gorina, una ragazza semplice ed allegra, che aveva scelto di vivere con lui quella vita, fatta di stenti, ma piena di tanta libertà.
Segretario. Ercole ha trovato la sua Deianira. Durante un viaggio debbono attraversare un fiume in piena. Il centauro Nesso, il traghettatore, cerca di rapire Deianira, ma viene ucciso da una freccia di Ercole, freccia micidiale, dalla punta intrisa del sangue dell’Idra di Lerna. Nesso morente convince Deianira a raccogliere il suo sangue: sarebbe stato un potente filtro d’amore e avrebbe distolto Ercole da altre donne.
Oratore. Erano nati tre figli. Dalla motoretta erano passati all’utilitaria; dalla chitarra alla fisarmonica, dai “pianeti” ai dischi e alle musicassette, ma i proventi erano sempre scarsi.
1° Sorvegliante. Il salario è il grano del nutrimento, il vino del ristoro e l'olio della gioia.
Segretario. Deianira temendo l’ amore di Ercole per Iole gli fa indossare una veste intrisa del sangue di Nesso. Ma quel sangue è avvelenato e consuma la carne di Ercole. Fatta approntare una pira funebre Ercole vi si pone sopra e la fa accendere.
Oratore. Gorina era morta. I figli avevano preso altre strade. Solo, vecchio, avvilito, ma sempre innamorato del suo lavoro, Lorenzo si trascinava stancamente ancora sulle piazze.
2° Sorvegliante. I gioielli del mestiere sono un orecchio attento per ascoltare, una lingua per istruire e un petto fedele per conservare i misteri.
Oratore. L’ultimo cantastorie stava morendo, tra l’indifferenza generale.
Segretario. Ercole è sulla pira. La pira sta bruciando. Il fuoco consuma il corpo di Ercole. E il padre Giove lo prende e lo porta sull’Olimpo.
Maestro Venerabile. Rispettabili Maestri, fate entrare il Compagno, ma che resti presso la porta per essere interrogato. Non osi guardare l’Oriente...
Segretario. Il Compagno, finalmente Compagno, bussa alla porta della Camera di Mezzo.
Post scriptum. La parte letta dall’Oratore è il racconto L’Ultimo Cantastorie di Mario Vespignani, poeta e scrittore forlivese. Il racconto mi ha ispirato una lettura tendenziosa e “nostra”, certo estranea (forse) alle intenzioni dell’autore, un vecchio socialista romagnolo, che iniziò a lavorare come camionista e terminò come addetto stampa del Comune di Forlì, un galantuomo d’altri tempi.
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