23 luglio 2015

Il gallo canta


Sette paia di scarpe ho consumate
Di tutto ferro per te ritrovare:
Sette verghe di ferro ho logorate
Per appoggiarmi nel fatale andare:
Sette fiasche di lacrime ho colmate,
Sette lunghi anni, di lacrime amare:
Tu dormi alle mie grida disperate,
E il gallo canta, e non ti vuoi svegliare.

Il gallo canta: annuncia la luce.
Ma non confondiamo la luce che cerchiamo con la "luce elettrica", simbolicamente nient'altro che "oscurità visibile" nella quale spesso viviamo e della quale molto più spesso ci accontentiamo.
Il gallo canta: termina la notte.
E’ un uccello solare, spesso accompagnato all'uomo. Lo troviamo nel paradiso musulmano e nel Walhalla, il paradiso dei guerrieri.
Il gallo canta: annuncia il cambiamento
Lo troviamo in cima al campanile, ma non nella chiesa. Lo troviamo nel Gabinetto di Riflessione, ma non in Loggia. La loggia è un luogo sacro e misterioso - insegnano antiche istruzioni muratorie - dove non si sentì mai cane abbaiare né gallo cantare.
Il gallo canta: annuncia il risanamento.
Socrate, poco prima di morire, raccomandò: Critone, siamo debitori di un gallo ad Asclepio.
Il gallo canta: è giunta l’ora.
Il gallo canta: “Datti una mossa, che la testa non ti manca!”.

I cinque Punti

D: Dunque era tutto finito?
R: Ero stato rialzato Maestro Libero Muratore, ma il rito doveva ancora continuare.
D: Perché?
R: Il Venerabilissimo Maestro si accinse ad insegnarmi i Cinque Punti della Maestria.
D: Quali sono i Cinque Punti della Maestria?
R: I Cinque Punti della Maestria (che altri chiamano della Fratellanza) sono:
mano con mano,
piede con piede,
ginocchio con ginocchio,
petto con petto,
spalla con spalla
D: Spiegateli.
R: Mano con mano: ti riconosco mio Fratello.
D: Come si fa?
R: Il primo Fratello impugna con la mano destra la destra dell'altro Fratello.
D: Poi?
R: Il secondo punto è piede con piede: prometto di sostenerti in ogni legittima impresa. Il primo Fratello pone il suo piede destro a contatto con la parte interna del piede destro del secondo Fratello.
D: Poi?
R: Il terzo punto è ginocchio con ginocchio: ti darò appoggio nelle tue necessità. Il primo Fratello unisce il proprio ginocchio destro con il ginocchio destro dell'altro Fratello.
D: Poi?
R: Il quarto punto è petto con petto: custodirò i segreti che vorrai confidarmi. Il primo Fratello avvicina il proprio petto al petto dell'altro Fratello.
D: Poi?
R: Il quinto punto è spalla con spalla: ti abbraccio e ti difenderò che tu sia presente oppure no. Il primo Fratello porta la mano sinistra sulla scapola destra del Candidato.
D: Sono così terminati?
R: No, nella posizione dei cinque punti si trasmette la Parola Sacra dei Maestri.
D: Come si trasmette?
R: Il Venerabilissimo Maestro me la sussurrò all'orecchio.
D: Qual è la Parola Sacra dei Maestri?
R:
D: Cosa significa?
R:
D: Con la Parola si completano i Cinque Punti della Maestria?
R: Sì. appena mi trasmise la Parola il Venerabilissimo Maestro proruppe in una esclamazione di gioia.
D: Cosa disse?
R: Disse: “Esultate Maestri! Hiram è rinato nel nostro nuovo Maestro...”
D: Non ci fu un triangolo in questa occasione?
R: Certo. Il 1° e il 2° Sorvegliante fecero eco al Venerabilissimo.
D: Cosa dissero i due Sorveglianti?
R: Il 1° Sorvegliante si riferì alla Parola, esclamando “La Parola Sacra è ritrovata!” mentre il 2° ricordò la Luce: “La Luce è tornata a splendere nel Tempio!”.
D: Quindi di nuovo il triangolo Venerabilissimo Maestro, 1° Sorvegliante e 2° Sorvegliante?
R: Sì, ma questa volta collegato al triangolo Hiram, Parola e Luce.
D: Continuate.
R: A questo punto, ritornati i Dignitari ai loro posti, tutti i Fratelli rivoltarono Grembiuli e insegne ad indicare la fine del lutto.
D: E voi?
R: Io fui accompagnato dal Maestro delle Cerimonie nientemeno che all’Oriente e fui fatto sedere alla destra del Venerabilissimo. Da quel posto guardai il Maestro delle Cerimonie che riportava il Volume della Legge Sacra all’altare. Pur essendo soddisfatto del mio aumento di salario, ero conscio che quell’aumento significava un aumento di responsabilità e di impegno nel lavoro interiore. Coglievo in me anche una punta di imbarazzo nell’essere senza Grembiule, memore dell’avvertimento del Maestro Venerabile quando fui iniziato Apprendista Libero Muratore: “Questo Grembiule è simbolo del Lavoro, primo dovere e massima consolazione dell’Uomo. Non dovrai mai presentarti in Loggia senza indossarlo”.
D: Cosa vi disse il Venerabilissimo?
R: Mi disse che in quel momento rappresentavo il Maestro Hiram che rinasce dal cuore degli uomini quando le forze della Luce trionfano su quelle delle tenebre.
D: Forze della Luce? Forze delle tenebre? Ma è linguaggio muratorio? Che vuol dire.
R: Succede spesso che per trasmettere qualcosa si debba ricorrere al linguaggio dei simboli. Starà a ciascun Fratello cercare le risposte interpretando il simbolo nel proprio cuore.
D: Come continuò il Venerabilissimo?
R: Mi spiegò che in quell'occasione, rappresentando Hiram, il mio posto era ad Oriente, proprio alla sua destra.

22 luglio 2015

Eccoti Maestro rinato tra noi

D: Che successe quando il Venerabilissimo Maestro giunse alla tomba?
R: Il Venerabilissimo tolse il Grembiule che mi copriva il volto con una forte esclamazione.
D: Che disse?
R: "E' proprio Hiram!". Poi, innalzando le braccia al cielo: "Quale sciagura!".
D: Perché innalzò le braccia al cielo?
R: E' un segno di dolore. Come imparai in seguito, è il Segno di Dolore.
D: E voi?
R: Apparentemente ero steso in una fossa impersonando un Maestro ucciso. Ma non ero per nulla inerte. Non parlavo non tanto perché il rituale non me ne dava facoltà quanto perché mi trovavo in una situazione strana, come se il mio essere morto fosse invece una intensa attività interiore.
D: Cosa fece il Venerabilissimo Maestro?
R: Continuando il giro attorno alla bara in senso antiorario tolse il ramo d'Acacia, la Squadra e il Compasso. Tolse anche il drappo nero.
D: Per quale motivo?
R: Togliendo Acacia, Squadra e Compasso era come togliere i segni distintivi: non ero più un massone sepolto, ma semplicemente un uomo sepolto. Togliendo il drappo nero che mi copriva mi sentivo come riportato alla luce.
D: Eravate quindi disteso a terra, senza segni distintivi e praticamente nudo?
R: Già, come un morto ma anche come un futuro nuovo nato.
D: Cosa fece il Venerabilissimo?
R: Si disse sicuro, dagli utensili abbandonati e dalla disposizione del mio corpo che gli assassini erano Compagni. Parlò di nobile volto che rispecchia l'Armonia della Coscienza.
D: Disse altro?
R: Sì, incitò i Maestri a riportarmi nel Tempio.
D: Perché?
R: Perché il Tempio è il luogo del Massone.
D: Come vi portarono?
R: Il 2° Sorvegliante mi afferrò l'indice destro e tirò. Il dito gli sfuggì di mano ed osservò che la carne si staccava dalle ossa.
D: Non fecero altri tentativi?
R: Il 1° Sorvegliante mi afferrò il dito medio sinistro, ma anche in questo caso il dito gli sfuggì di mano e commentò sconsolatamente che ero tutto putrefatto.
D: Nient'altro?
R: Il Venerabilissimo Maestro sottolineò l'inutilità dei loro tentativi singoli.
D: Perché i tentativi singoli non potevano avere successo?
R: Perché - continuò il Venerabilissimo - il Maestro Hiram fu ucciso da tre Compagni assieme, per ignoranza, fanatismo e ambizione. Per annullare l'opera dei tre cattivi Compagni era necessario l'intervento comune di tre Luci.
D: Quindi gli interventi singoli erano destinati al fallimento?
R: Sì. A questo punto risuonò alto l’incoraggiamento del Venerabilissimo: “A me, Fratelli, uniamo le nostre forze!”.
D: Quindi provarono tutti e tre assieme?
R: Il Venerabilissimo Maestro mi afferrò la mano destra con una presa che pareva l'artiglio di un leone. I Sorveglianti mi sollevarono finché non fui seduto sulla bara. a questo punto il Venerabile mi passò la sinistra dietro il collo e tutti e tre mi rialzarono in piedi e mi fecero uscire dalla bara.
D: Quindi vi siete rialzato?
R: Non ho ricordi molto chiari di quel momento. Sentii il Venerabilissimo proclamare con voce squillante: “Eccoti, Maestro, risorto tra noi”.
D: Quindi rinasceste in Hiram? Oppure Hiram rinacque in voi?
R: Non saprei rispondere.
D: Cosa successe all'esclamazione del Venerabilissimo Maestro?
R: I paramenti di lutto caddero e tutte le luci si accesero. La bara fu portata via e il Tempio ritornò ad essere quello che ricordavo.

21 luglio 2015

Il corpo ritrovato


Riprendo la leggenda di Hiram, che avevo lasciata interrotta.

D: Perché i tre Maestri si posero in quella posizione rispetto alla tomba?
R: I tre Maestri, due ai lati all'altezza delle spalle e l'altro al centro all'altezza dei piedi, formarono un triangolo entro il quale si trovava - sepolto, quindi sotto la terra - il Maestro morto.
D: Perché un triangolo?
R: Perché nei momenti più caratteristici dei riti muratorii c'è sempre un triangolo.
D: Cosa fece il 1° Sorvegliante?
R: Ritornò dal Venerabilissimo Maestro annunciandogli la scoperta.
D: Gli disse che aveva trovato la tomba di Hiram?
R: No, disse che aveva trovato del terreno smosso sotto un albero di Acacia. La presenza di una Squadra e un Compasso avevano suggerito potesse essere la sepoltura cercata. Solo il Venerabilissimo Maestro - concluse il 1° Sorvegliante - avrebbe potuto fare quanto fosse stato necessario.
D: Il Venerabilissimo cosa fece?
R: Si recò immediatamente con il 1° Sorvegliante al luogo indicato.
D: Il che modo il Venerabilissimo Maestro e il 1° Sorvegliante si recarono alla sepoltura?
R: Ricordate? I Maestri trovarono il luogo a metà del terzo viaggio, condotto in senso antiorario, Il 1° Sorvegliante si accorse del terreno scavato alla metà del viaggio, quando si trovava all'Oriente presso la bara. Lasciati tre Maestri di guardia il 1° Sorvegliante e gli altri Maestri terminarono il giro antiorario fino ad Occidente. Dopo che gli altri Maestri ebbero ripreso il loro posto tra le Colonne il 1° Sorvegliante si recò dal Venerabilissimo Maestro.
D: In che modo?
R: Il rituale non lo specifica, dice solo che "il 1° Sorvegliante si presenta al Venerabilissimo". Ma il rituale dispone che Sorvegliante e Venerabilissimo girino attorno alla bara in senso antiorario, e così fecero.
D: Ma allora sembrerebbe quasi una continuazione del terzo viaggio?
R: Sì, ma il terzo viaggio era già terminato.
D: Se il 1° Sorvegliante accompagnava il Venerabilissimo avrebbe dovuto tornare indietro e percorrere una strada già percorsa e quindi procedere in senso orario?
R: Dal rituale pare un nuovo cammino piuttosto che un ritornare indietro. E’ un cammino per il ritorno oppure verso una nuova “ulteriore meta”? Solo il Maestro Libero Muratore può rispondersi.



20 luglio 2015

Una Tornata di peso

Ancora oggi, se posso, frequento le tornate della mia Loggia madre. Una sera - un paio di anni fa - si parlava della comunicazione. La tavola era tenuta da un fratello medico oncologo che esprimeva le sue esperienze.
In quella Tornata il mio contributo fu di silenzio attivo e partecipativo. Al termine il Maestro Venerabile mi disse che si era aspettato un mio intervento e il mio silenzio lo aveva stupito. Lì per lì non risposi. Gli scrissi il giorno dopo.



Ti debbo una risposta per ieri sera.
All'uscita infatti hai osservato che ti attendevi un mio intervento invece del mio silenzio.
Ho farfugliato qualcosa, sostenendo che l'intervento di S. aveva in un certo modo concluso il lavoro (ed era vero) per cui qualunque altro intervento sarebbe stato fuor di luogo. Ed è ciò che hanno sentito anche i Fratelli, che hanno taciuto e tu, avendo colto l'atmosfera, opportunamente, dopo qualche tempo di silenzio, hai chiuso i lavori senza fastidiosi solleciti ad ulteriori interventi.
La tavola di A. mi ha colpito nel profondo. E non solo perché ti mette di fronte al tuo destino. Io per la mia storia personale e professionale (non sono un medico) mi potrei (o potrò) trovare solo dalla parte di colui al quale il messaggio è diretto, non del medico che indirizza il messaggio. Caro amico - mi si dirà o si potrebbe dire - hai un problemino di salute che certo ti cambierà la vita: o la farà finire presto o cambierai punto di vista (eh, eh, la famosa scala curva del Compagno che nella salita ti fa cambiare i tuoi riferimenti - ma vai a dire al prossimo che verrà passato Compagno che vivrà solo per un numero di mesi uguale al numero degli scalini della scala curva: lui sì che cambierà riferimenti e parametri!).
Mi è venuto durante la tornata un profondo senso di non so che cosa, e solo al mattino dopo ho cominciato a intravedere qualcosa (a dimostrazione che i lavori muratori non si concludono nei limitati ambiti di una tornata di Loggia).
Intanto mi è venuto alla mente una tavola che fu tracciata nella Loggia X più di vent'anni fa dal fr. P., un medico, poi assonnatosi, che fondò una Associazione per l'aiuto dei malati di tumori liquidi o solidi (oggi non ricordo) che venivano dimessi dagli ospedali per due motivi: il primo, importante per i dirigenti medici, di non alzare le statistiche di mortalità dei reparti e l'altro (spero pure questo voluto, ma non ne sono certo) di permettere ad un sofferente di morire nella propria casa e nel proprio letto così da essere nei suoi ultimi giorni uno di famiglia e non un nome in un elenco. P. parlava di eubiosia, un termine coniato dal greco eu=bene e bios=vita, cioè la buona vita, e l'attività dell'associazione doveva essere finalizzata non alla cessazione della sofferenza (che non può che coincidere con la morte), ma alla sua attenuazione e al sostegno del sofferente.
Ricordo ancora che dopo la tavola e l'intervento di altri Fratelli, in gran parte medici, si alzò il 2° Sorvegliante, che con grande serenità iniziò "grosso modo" così: Abbiamo ascoltato le parole di medici, ora vi voglio far ascoltare le parole di chi sta dall'altra parte, cioè di un malato (detto in quel modo e con quel tono, il significato di ciò che ora chiamiamo malato quasi terminale era evidente - e infatti non molto dopo passò all'Oriente Eterno).
Ebbene, allora mi "gelò" e mi colpì in profondità; il ricordo è emerso nella notte dopo la tornata durante un sonno poco tranquillo. Lo stato d'animo è stato sicuramente intensificato dal ricordo personale di un percorso analogo a quello dei pazienti di A., che attraversò mia madre e che terminò poco più di due anni fa con la sua morte.
Al mattino mi svegliai con i nitidi ricordi della tornata della X e l'impressione fu talmente profonda e duratura nella giornata che la notte successiva, probabilmente per intervento del mio ego, feci un profondo sogno compensatorio.
Nella Tornata si sarebbe potuto estendere il concetto della comunicazione ad altri ambiti (tra amici, tra docente e discente) e, specialmente per il lavoro di Loggia, al rapporto tra Maestro che insegna e l'altro che vuole imparare (con una chiara e provocatoria domanda: Chi è il maestro?). Ma sarebbe stato proprio un banalizzare (non dico altro!) il lavoro e distruggere quanto nella Tornata si era costruito. Ho preferito il silenzio, che in quel momento era un "mio" silenzio interiore.

09 luglio 2014

I viaggi dei Maestri

I Maestri viaggiano alla ricerca del corpo di Hiram.

D: Che successe dopo?
R: Disteso nella bara non potevo vedere che ombre fluttuare. Seppi in seguito che il 1° Sorvegliante, i due Esperti, altri cinque Maestri e alla fine il 2° Sorvegliante si misero in viaggio alla ricerca di Hiram.
D: Perché dovettero viaggiare?
R: Sempre la ricerca significa viaggiare.
D: Avevate mai viaggiato?
R: Viaggiai come Apprendista quattro volte e viaggiai come Compagno cinque volte.
D: E ora quante volte viaggiaste?
R: Io non viaggiai affatto: furono i Maestri a viaggiare.
D: Che strumenti avevano i Maestri durante il viaggio?
R: I due Sorveglianti ovviamente impugnavano il Maglietto simbolo della loro Dignità. Gli altri Maestri invece erano muniti di spada, impugnata con la sinistra.
D: Come viaggiarono?
R: Compirono tre viaggi, il primo e l'ultimo in verso antiorario, il secondo orario.
D: Da dove partirono?
R: Da Occidente, e ritornarono ad Occidente dopo ogni viaggio.
D: Trovarono nulla?
R: A metà del terzo viaggio, alla luce del crepuscolo, il 1° Sorvegliante osservando un albero di acacia notò una sepoltura recente. Sicuramente ebbe un'intuizione: il Maestro Hiram avrebbe potuto essere sepolto lì.
D: Perché parlate di intuizione?
R: I Maestri sono a metà del terzo viaggio, probabilmente stanchi e scoraggiati; è il crepuscolo, la luce diminuisce e diminuisce contemporaneamente la possibilità di distinguere i particolari. Come può il Fratello avere individuato il luogo della sepoltura di Hiram se non in base ad una forte intuizione, suffragata poi da quel poco che si poteva ancora distinguere?
D: Cosa fece il 1° Sorvegliante?
R: Lasciò tre Maestri a guardia della tomba: i due Esperti ai lati presso la testa e il 2° Sorvegliante ai piedi, tutti e tre rivolti ad Oriente; con gli altri tornò a riferire al Venerabilissimo Maestro.
D: Se il 1° Sorvegliante lasciò a guardia tre Maestri e corse a riferire al Venerabilissimo allora era sicuro di avere scoperto la tomba di Hiram.

R: Non lasciamoci ingannare da eventuali discrepanze: le leggende vanno comprese non con la ragione, ma con il cuore.

06 luglio 2014

Hiram è morto

Il Compagno rivive la storia di Hiram.

D: Proseguite.
R: Mi sentii afferrare per le spalle, le braccia e le gambe e di peso deposto nella bara che nel frattempo era stata liberata (ma non me ne ero accorto). Mi disposero le mani nel Segno di Compagno, mi coprirono fino al collo con un panno nero e mi posero sulla fronte il Grembiule da Compagno.
D: Fecero altro?
R: Seppi in seguito che collocarono alla testa della Bara, un ramo di acacia e ai piedi una Squadra e un Compasso incrociati in Grado di Compagno.
D: Continuate il racconto.
R: Disteso nella bara udii il Venerabilissimo esclamare: “Così morì Hiram. Così deve morire il Compagno per poter rinascere Maestro”.
D: Dunque voi impersonavate Hiram?
R: Sì, me ne resi conto proprio in quel momento.
D: Come vi sentivate?
R: Mi sentivo strano. Non so descriverlo.
D: Come continuò la storia?
R: Il Venerabilissimo Maestro continuò a parlare: “Hiram è morto. Chi mai potrà sovrintendere ai Lavori della costruzione del Tempio?”
D: Parlò solo il Venerabilissimo Maestro?
R: No, a lui fece eco il 1° Sorvegliante: “La Parola è perduta”.
D: Non parlò nessun altro?
R: Solo il 2° Sorvegliante che completò la triplice esclamazione: “Profonde regnano le tenebre”.
D: Situazione drammatica!
R: Immediatamente dopo ci fu un'altra triplice implorazione.
D: Cosa?
R: Il 1° Sorvegliante aggiunse: “Che possiamo fare per ritrovare la Parola perduta?”
D: La disperazione era evidente.
R: Il 2° Sorvegliante ribadì: “Che possiamo fare per ridare la Luce al Tempio?”
D: Avevate detto triplice, ma sono solo due.
R: Il Venerabilissimo Maestro aggiunse qualcosa che mi fece pensare.
D: Perché vi fece pensare?
R: Perché non era una invocazione disperata, ma conteneva germi di speranza.
D: Cosa disse il Venerabilissimo Maestro?

R: Disse: “Non perdiamoci di coraggio. Cerchiamo i resti mortali del Maestro. La Sapienza che era in lui è eterna, e non può morire con lui. Insieme dobbiamo cercare di farla rivivere in noi. Viaggiate, Maestri, dall’Occidente all’Oriente, dal Settentrione al Meridione, finché non avrete trovato il luogo in cui è sepolto il Maestro.”
Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.