02 giugno 2014

Lavoro di Loggia

Riporto la risposta che diedi al Maestro Venerabile di una Loggia che frequentemente visito. L'anno scorso, al termine di una Tornata, osservò che si aspettava un mio intervento invece del mio silenzio.
Quella sera la Loggia lavorò su una Tavola di un Fratello medico (oncologo) che trattava proprio il modo del medico di comunicare al paziente che aveva un grave problema di salute.

Ti debbo una risposta per l'ultima tornata della Loggia G.
All'uscita infatti hai osservato che ti attendevi un mio intervento invece del mio silenzio.
Ho farfugliato qualcosa, sostenendo che l'intervento di S. aveva in un certo modo concluso il lavoro (ed era vero) per cui qualunque altro intervento sarebbe stato fuor di luogo. Ed è ciò che hanno sentito anche i Fratelli, che hanno taciuto e tu, avendo colto l'atmosfera, opportunamente, dopo qualche istante di silenzio, hai chiuso i lavori senza fastidiosi solleciti ad ulteriori interventi.
La tavola di A. mi ha colpito nel profondo. E non solo perché ti mette di fronte al tuo destino. Io per la mia storia personale e professionale (non sono un medico) mi potrei (o potrò) trovare solo dalla parte di colui al quale il messaggio è diretto, non del medico che indirizza il messaggio. Caro amico - mi si dirà o si potrebbe dire - hai un problemino di salute che certo ti cambierà la vita: o la farà finire presto o cambierai punto di vista (eh, eh, la famosa scala curva del Compagno che nella salita ti fa cambiare i tuoi riferimenti - ma vai a dire al prossimo che verrà passato Compagno che vivrà solo per un numero di mesi uguale al numero degli scalini della scala curva: lui sì che cambierà riferimenti e parametri!).
Mi è venuto durante la tornata un profondo senso di non so che cosa, e solo al mattino dopo ho cominciato a intravedere qualcosa (a dimostrazione che i lavori muratori non si concludono nei limitati ambiti di una tornata di Loggia).
Intanto mi è venuto alla mente una tavola che fu tracciata alla Loggia V. più di vent'anni fa dal fr. P., un medico, poi assonnatosi, che fondò una Associazione per l'aiuto dei malati di tumori che venivano dimessi dagli ospedali per due motivi: il primo, importante per la struttura organizzativa, di non alzare le statistiche di mortalità dei reparti e l'altro (spero pure questo voluto) di permettere ad un sofferente di morire nella propria casa e nel proprio letto così da essere nei suoi ultimi giorni uno di famiglia e non un numero o un nome in un elenco. P. parlava di eubiosia, un termine che lui stesso aveva coniato, dal greco eu=bene e bios=vita,cioè la buona vita, e l'attività dell'associazione doveva essere finalizzata non alla cessazione della sofferenza (che non può che coincidere con la morte fisica), ma alla sua attenuazione e al sostegno del sofferente.
Ricordo ancora che dopo la tavola e l'intervento di altri Fratelli, in gran parte medici, si alzò il 2° Sorvegliante, che con grande serenità iniziò "grosso modo" così: Abbiamo ascoltato le parole di medici, ora vi voglio far ascoltare le parole di chi sta dall'altra parte, cioè di un malato (detto in quel modo e con quel tono, il significato di ciò che ora chiamiamo malato quasi terminale era evidente - e infatti non molto dopo passò all'Oriente Eterno).
Ebbene, allora mi "gelò" e mi colpì in profondità; il ricordo è emerso nella notte dopo la tornata durante un sonno poco tranquillo. Lo stato d'animo è stato sicuramente intensificato dal ricordo personale di un percorso analogo a quello dei pazienti di A., che attraversò mia madre e che terminò poco più di due anni fa con la sua morte.
Al mattino mi svegliai con i nitidi ricordi della tornata della Loggia V. e l'impressione fu talmente profonda e duratura nella giornata che la notte successiva, probabilmente per intervento del mio ego, feci un profondo sogno compensatorio.

Nella Tornata si sarebbe potuto estendere il concetto della comunicazione ad altri ambiti (tra amici, tra docente e discente) e, specialmente per il lavoro di Loggia, al rapporto tra Maestro che insegna e l'altro che vuole imparare (con una chiara e provocatoria domanda: Chi è il maestro?). Ma sarebbe stato proprio un banalizzare (non dico altro!) il lavoro e distruggere quanto nella Tornata si era costruito. Ho preferito il silenzio, che in quel momento era un "mio" silenzio interiore.

01 giugno 2014

Aiutare gli altri - Bristol

Il rituale Bristol è diffuso in Inghilterra. Qui descrive la stessa situazione già vista in precedenza: al Candidato, privato delle proprie disponibilità, è chiesto un aiuto per gli indigenti, un atto di charity, carità (termine che Michele Moramarco nella sua Enciclopedia massonica traduce con "amore"). E il Candidato non può soddisfare la richiesta...


M. Ven.  Fratello ... Siete ora di fronte a me come un uomo retto e Massone, e vi esorto in termini sempre più netti a continuare e ad agire come tale, ma ancora non ho avuto prove della vostra condotta, tranne le vostre promesse. Metto pertanto i vostri principi in qualche misura alla prova chiamandovi all'esercizio di quella forza che può giustamente essere denominate la caratteristica distintiva del cuore del Massone. Parlo della Carità. Non è necessario ora dilungarmi qui sui suoi lati positivi, perché senza dubbio è stata spesso praticata da voi; è sufficiente dire che ha l'approvazione del Cielo e della Terra, e come la sua sorella, Misericordia, è due volte benedetta; benedice colui che dà e benedice colui che prende. In una Istituzione così ampiamente diffusa come la Massoneria, i cui rami sono sparse in tutto il mondo, e sotto la cui insegna sono iscritti Imperatori, Re, Principi, Nobili e un vasto numero di altri entro le braccia dei quali la Fortuna cui ha riversato ricchezze in abbondanza, ci sono, non lo si può negare, molti Fratelli che hanno bevuto profondamente alla tazza dell'afflizione, sempre, anche fino al fondo. A nome di costoro, Fratello, come pure di diverse organizzazioni di Beneficenza Massonica, è nostro usuale costume suscitare la compassione di tutti i Candidati neo-iniziati. Siate certo che qualunque cosa siete disposto a dare sarà accettata con i nostri ringraziamenti e utilizzata correttamente. Il nostro Onorevole Precedente Maestro attenderà presso di voi per qualunque donazione siate disposto a dare.
Il Precedente Maestro si avvicina al Candidato con un piattino.
Precedente Maestro  Per ordine del Maestro Venerabile, aspetto qualunque donazione siete disposto a fare.
Il Candidato dovrebbe rispondere senza suggerimenti, se possibile.
Il Candidato risponde che è stato privato di tutto.
Precedente Maestro  Vorreste donare se foste in possesso di qualcosa?
Candidato  (risponde senza suggerimenti). Sì.
Precedente Maestro  Maestro Venerabile, il Candidato non è in grado di soddisfare la vostra richiesta, ma avrebbe voluto farlo se avesse potuto.
M. Ven.  Mi congratulo con voi per i sentimenti onorevoli che vi muovono, e al presente, per l'impossibilità di praticarli. Credetemi, questa richiesta non è stato effettuata al fine di deridere i vostri sentimenti, ma per tre motivi particolari.
Il primo è quello di controllare che voi non avete portato nessun oggetto offensivo o difensivo in Loggia che potrebbe turbare la sua armonia o mettere in pericolo la sua sicurezza, in caso positivo la cerimonia di iniziazione avrebbe dovuto essere ripetuta, e io avrei avuto lo sgradevole dovere di riprendere i miei Diaconi per la loro negligenza.
La seconda ragione è che, alla costruzione del Tempio di re Salomone a Gerusalemme, non furono uditi suoni di martello, ascia, o qualsiasi altro strumento di metallo, in modo che (come ci informa la sacra scrittura) non sarebbe stato inquinato, perché sul monte Sion non esisteva nulla se non armonia e pace.
Il terzo motivo è che in qualsiasi momento in futuro, dovendo rispondere a un povero e Fratello in difficoltà che chiede assistenza, potrete ricordarvi del momento in cui eravate all'angolo di nord-est della Loggia in miseria e povertà, senza un soldo, e quindi forse essere pronto per alleviare le sue difficoltà, per quanto i vostri mezzi lo consentiranno. Ma, Fratelli, non siete chiamati a impiegare tempo o denaro a danno di se stessi, della vostra famiglia e simili, men che mai vi si richiede di dare ad altri quando voi siete in debito. Infatti non sarebbe carità, ma ostentazione, anzi peggio, sarebbe ingiustizia. In primo luogo siate giusto, e poi generoso, perché, se non tenete in considerazione questa massima, potrete dare tutti i vostri beni per sfamare i poveri, e dare il vostro corpo per essere bruciato e non vi sarà nulla di profittevole, non è più che soffiare in una tromba o suonare un cimbalo tintinnante.


31 maggio 2014

Aiutare gli altri - Emulation

Vediamo infine come il Rituale Emulation descrive il Neofita che non è in grado di dar nulla.

M. Ven.  E' abitudine, quando si erigono importanti o superbi edifici, posare la prima pietra o pietra  fondamentale a un punto Nord-Est della costruzione. Voi, che siete stato ammesso ora nella Libera Muratoria, siete posto a Nord-Est della Loggia e simbolicamente rappresentate quella pietra. Dalle fondamenta poste questa sera possiate voi elevare un edificio perfetto in tutte le sue parti affinché sia motivo di orgoglio per chi lo costruì. Voi siete disposto, per quanto si può giudicare dalle apparenze esteriori, come un giusto e probo Libero Muratore. Io vi raccomando caldamente di continuare a comportarvi sempre come tale. Ma voglio mettere subito alla prova in qualche modo i vostri principi domandandovi di esercitare quella virtù che si può giustamente chiamare la caratteristica distintiva del cuore di un Libero Muratore: intendo dire la Carità. Non è ora il momento di tesserne gli elogi, ed io non dubito che voi abbiate già praticato questa virtù. Mi limito semplicemente a dire che ha l’approvazione del Cielo e della Terra e, come sua sorella, la Clemenza, benedice insieme colui che dà, così come colui che riceve. In una società così estesa come la Libera Muratoria, le cui diramazioni si estendono su tutte le parti del globo, non si può negare che ci siano molti membri che sono di rango e di censo, né si può nascondere che, fra le migliaia che si schierano sotto i nostri stendardi, ve ne sono di quelli che, forse per circostanze inevitabili di calamità o di disgrazie, sono ridotti all’estremo punto di povertà o miseria. È nostra consuetudine, quando abbiamo un nuovo Fratello, di suscitare in lui dei sentimenti di generosità in loro favore, domandandogli di fare la carità, secondo i mezzi di cui può disporre. Ora, quel che potete dare, consegnatelo al nostro Fratello 2° Diacono Sarà ricevuto con riconoscenza e sarà fedelmente distribuito.
Il 2° Diacono si porta davanti al Maestro Venerabile, quindi si volta su se stesso fino a trovarsi di fronte al Candidato, cui tende la mano sinistra oppure il vassoio per le elemosine.
2° Diacono  Avete qualcosa da dare per la causa della Carità?
Candidato  …....
Il 2° Diacono abbassa la mano o il vassoio e, se il Candidato non risponde prontamente, fa la seconda do­manda.
2° Diacono  Siete stato dunque spogliato di tutti i vostri oggetti dì valore prima dì entrare nella Loggia?
Candidato  ... (risponde affermativamente).
2° Diacono  Se non foste stato così privato, avreste donato generosamente?
Candidato  ... (risponde affermativamente).
2° Diacono  (si volta a destra. e, di fronte al M. Ven.,forma il Passo e si mette all'Ordine, posando la parte inferiore dell’asta a terra e sostenendola con la spalla d.) Maestro Venerabile, il nostro nuovo Fratello dichiara di essere stato spogliato di tutti i suoi oggetti di valore prima di entrare nella Loggia, altrimenti avrebbe donato generosamente (dà il Segno e torna alla destra del Candidato).

M. Ven.  Mi congratulo con voi per gli onorevoli e spontanei sentimenti dì cui siete animato e prendo atto della vostra impossibilità di soddisfarli in questo momento. Credetemi, questa prova non è stata fatta per prenderci gioco dei vostri sentimenti, lungi da noi una simile intenzione. Questa prova è stata fatta per tre ragioni speciali: la prima, come ho detto poc’anzi, per mettere alla prova i vostri principi; la seconda, per dimostrare ai Fratelli che non avevate con voi né denaro, né oggetti metallici, altrimenti la cerimonia, fino a questo punto, si sarebbe dovuta rifare; e la terza, perché vi sia d’esempio, che, qualora incontraste un Fratello bisognoso che vi domandasse di essere assistito, vi ricorderete il momento particolare in cui foste ricevuto nella Libera Muratoria, povero e spogliato di tutto e coglierete senza indugio l’occasione per praticare quella virtù che ora dichiarate di ammirare.

30 maggio 2014

Aiutare gli altri - Taylor

Ecco la stessa situazione nel rituale Taylor, (filone anglosassone)

Maestro Venerabile:  E' abitudine alla costruzione di tutti gli edifici importanti e superbi di posare la prima pietra o pietra di fondamento all'angolo Nord-Est della costruzione. Voi, nuovo ammesso tra i Liberi Muratori, siete posto nella parte a Nord-Est della Loggia, figurativamente per rappresentare quella pietra; e sulla fondazione posta questa sera, possiate elevare un edificio perfetto nelle sue parti ed onorevole per il costruttore. Voi ora siete, secondo tutte le apparenze, un giusto ed onesto Apprendista Accettato Libero Muratore, ed io vi raccomando caldamente di continuare a comportarvi come tale; tuttavia voglio immediatamente mettere alla prova i vostri principi chiedendovi di esercitare quella virtù che giustamente può essere ritenuta la caratteristica distintiva del cuore di un Libero Muratore, intendo parlare della Carità. Non è ora necessario dilungarci sul suo valore, senza dubbio è una virtù che avete provato e già praticato; è sufficiente qui dire che ha l'approvazione del Cielo e della Terra, e, come sua sorella, la Clemenza, benedice chi dà come chi riceve. In una società così estesa come la Libera Muratoria, le cui diramazioni sono sparse in tutto il globo, non si può negare che sono presenti membri di rango e abbienti; nemmeno si può nascondere che, tra le migliaia che si schierano sotto i nostri stendardi, ce ne sono alcuni che, per calamità impreviste o disgrazie, sono ridotti al punto estremo di povertà e disagio. E' nostra consuetudine risvegliare verso di loro i sentimenti di ogni nuovo Fratello, facendo un appello alla sua carità secondo i mezzi dei quali può ragionevolmente disporre. Ciò che potete dare consegnatelo al nostro Fratello 2° Diacono; sarà ricevuto con gratitudine e fedelmente distribuito.
La Cassetta della Beneficenza è portata al 2° Diacono che incrocia la Loggia in un punto opposto al piedistallo del Maestro Venerabile, si volta e si mette faccia al Candidato. Contemporaneamente il 1° Diacono va alla sinistra del Candidato.
2° Diacono (mostrando la Cassetta della Beneficenza al Candidato):  Avete qualcosa da dare per la causa della Carità?
Candidato:  (il 1° Diacono suggerisce, se necessario):  No.
2° Diacono:  Siete stato spogliato di tutti i metalli e oggetti di valore prima del vostro ingresso in Loggia?
Candidato:  (il 1° Diacono suggerisce, se necessario): Sì.
2° Diacono:  Se non fosse stato così, avreste dato liberamente?
Candidato:  (il 1° Diacono suggerisce, se necessario): Sì.
2° Diacono (si rivolge al Maestro Venerabile e fa il Passo e il Segno di Primo Grado): Maestro Venerabile, il nostro Fratello afferma che fu privato da tutti i metalli e dagli oggetti di valore prima di entrare in Loggia, altrimenti avrebbe donato liberamente. (Abbassa il Segno e ritorna alla destra del Candidato).
Il 1° Diacono ritorna al proprio posto. La Cassetta della Beneficenza viene tolta il più discretamente possibile.

Maestro Venerabile:  Mi congratulo con voi per gli onorevoli sentimenti mostrati, pur nella impossibilità momentanea di soddisfarli; credetemi, Fratello, questa prova non è stata fatta per giocare sui vostri sentimenti, lontano da noi una tale intenzione! E' stata fatta invece per tre motivi particolari, il primo, come già premesso, per mettere alla prova i vostri principi; il secondo, per dimostrare ai Fratelli che non avevate con voi metalli né oggetti metallici, perché in caso contrario la cerimonia della vostra iniziazione avrebbe dovuto essere ripetuta fino a questo punto; e terzo, come ammonimento al vostro cuore che se incontraste in futuro un amico o un Fratello in ristrettezze, vi ricordiate del momento in cui foste accolto nella Libera Muratoria, povero e senza vestiti, e volentieri abbracciate l'occasione di praticare verso di lui quella virtù che dichiarate di ammirare.

Aiutare gli altri - Duncan

Riporto qui il passo del Rituale Duncan nel quale si invita il Candidato, subito dopo il giuramento e ancora non a posto con gli abiti (è in ciabatte, vestito di un paio di brache e un camicione), a dare qualcosa per gli altri. La situazione è analoga a quella del nostro Rituale, ma la drammatizzazione è molto più intensa.
La traduzione è mia: non è un gran che, ma spero sia chiara.


M. Ven.  Fratello, in accordo con gli antichi costumi adottati dai Liberi Muratori, è necessario che ti venga richiesto  qualcosa composto da metallo, non per il suo intrinseco valore, ma perché venga conservato nei fondi di questa Loggia, per ricordare che tu fosti fatto Libero Muratore qui. Qualunque cosa, fratello, di metallico che tu possa avere con te, sarà accolto in modo grato, fosse un bottone, uno spillo, cinque o dieci centesimi – qualunque cosa, fratello.
Il candidato cerca qualcosa, diventa molto confuso. Cerca ancora, o riflette, si riconosce molto indigente, non essendo capace di contribuire nemmeno con uno spillo, la sua guida essendo stata molto accurata nel prendergli, prima di entrare nella Loggia, qualunque cosa avesse avuto con sé. Alla fine il candidato balbetta che non ha niente che possa dare, ma che se gli permettono di recarsi nell'anticamera dove ha lasciato i vestiti potrà contribuire. Naturalmente il Maestro Venerabile rifiuta il permesso e lo incalza con la richiesta, cosa che aumenta il disagio del candidato. Il Maestro Venerabile attende qualche minuto lasciando il candidato incerto e titubante.
M. Ven.  Fratello …, siete certo in stato di indigenza, quasi nudo, non possedendo un centesimo, nemmeno un bottone o uno spillo da elargire a questa Loggia. Lasciate che questa occasione abbia un effetto duraturo sulla vostra mente e sui vostri ricordi; e ricordate, dovreste vedere un amico, ma a maggior ragione un fratello, in una tale bisognosa condizione, contribuirete liberamente al suo aiuto e assistenza, come le sue necessità sembrano indicare e la vostra abilità permetterà, senza nessuna materiale mancanza a voi o alla vostra famiglia.

Fratello 1° Diacono riconducete questo candidato dal luogo ove è venuto e fatelo rivestire con tutto ciò che gli è stato tolto. Quindi riconducetelo nella Loggia per l'istruzione ulteriore.

29 maggio 2014

Aiutare gli altri

Abbiamo lasciato il nostro Candidato al termine del quarto viaggio, bendato e certamente scombussolato. Continua la sua avventura. 

D: Come continuò il Maestro Venerabile?
R: Il Maestro Venerabile mi ricordò che avrebbero forse potuto chiedermi un giorno di versare il mio sangue per i miei Fratelli e continuò raccomandandomi : se vi esporrete a versare il vostro sangue, che sia sempre per una causa giusta!
D: Vi disse altro?
R: Le parole che mi disse sono molto nitide nella mia mente.
D: Perché?
R: Il Maestro Venerabile riuscì ad insegnarmi una grande verità coinvolgendomi, se possibile, ancora di più.
D: In che modo?
R: Il Maestro Venerabile mi ricordò che era giunto il momento di mettere in pratica il secondo dovere del Libero Muratore.
D: Secondo Dovere?
R: Sì, il secondo dei tre doveri che mi aveva spiegato poco prima dei viaggi: il silenzio sulle prove, l'aiuto ai Fratelli e l'osservanza delle Leggi dei Liberi Muratori.
D: Quindi il secondo dovere è quello di aiutare i Fratelli.
R: Il Maestro Venerabile allora aveva detto: Praticare la virtù, soccorrere i vostri Fratelli, prevenire le loro necessità, alleviare le loro disgrazie e assisterli con i vostri consigli e il vostro affetto.
D: Cosa vi chiese il Maestro Venerabile?
R: Mi chiese di mettere in pratica il secondo dovere. Aggiunse poi che il Libero Muratore compie questo dovere senza ostentazione e il suo aiuto rimane avvolto dal segreto.
D: Ma questo è un altro aspetto del segreto?
R: Certo. I simboli, le regole, i precetti e le norme dei Liberi Muratori presentano molteplici aspetti.
D: Quindi non c'è mai la certezza?
R: Non è così. Gli aspetti diversi derivano dalla profondità dell'uomo. Il Libero Muratore non cessa mai di viaggiare nella propria profondità.
D: Compiste il vostro dovere di aiutare i Fratelli assecondando la richiesta del Maestro Venerabile?
R: Purtroppo no.
D: Non aiutaste un vostro Fratello nel bisogno?
R: No, non potei.
D: Non state accampando scuse?
R: No, nessuna scusa. Lo stesso Maestro Venerabile lo attestò.
D: In che modo.
R: Sottolineando il mio stato: Ma in questo momento non possiamo chiedervi aiuto per un bisognoso perché voi non potete disporre dei vostri mezzi: infatti vi sono stati ritirati i metalli.
D: Quindi non potevate aiutare perché non avevate i mezzi per aiutare.
R: E' così.
D: Ma se aveste avuto le possibilità avreste aiutato un Fratello nel bisogno?
R: Certamente. Questo è il grande insegnamento del Rito. In quel momento non avevo nulla, ero io indigente e bisognoso.
D: E il Maestro Venerabile?
R: Il Maestro Venerabile mi ammonì a non dimenticarmi mai di questo momento quando mi sarà chiesto di donare il superfluo. Disse proprio così: donare il superfluo. E aggiunse: Come voi in questo momento, tutti possono trovarsi senza risorse.
D: Sono belle parole.

R: Di più. Insegnano a non attaccarsi ai beni materiali e indicano come quel poco di cui ti privi può essere invece molto per un altro.

28 maggio 2014

I tre Pilastri

E' una tavola tenuta in Loggia alcuni mesi fa. Parte integrante della tavola sono le musiche, qui indicate in corsivo



[Le luci vengono abbassate, quasi spente].
Le espressioni del nostro Rituale non debbono essere intese come formule vuote e ripetitive, ma come precise modalità operative che stimolano il partecipante al rito. E' importante partecipare attenti e concentrati, altrimenti corriamo il rischio di banalizzare ciò che invece deve stimolarci e questo è proprio uno dei sensi della controiniziazione.
Forza, Bellezza e Sapienza sono come tre utensili che vengono utilizzati contemporaneamente, come qualunque Fratello, indipendentemente dal grado amministrativo del suo brevetto, è contemporaneamente Apprendista (in certi aspetti), Compagno (in altri aspetti) e Maestro.
Ma noi, per nostra costituzione umana, siamo obbligati a parlarne in sequenza, suggerendo così in qualcuno la falsa idea che siano in successione uno dopo l'altro.
Questo non è un trattato scientifico sulla fisiologia umana: ne sono stati scritti molti e tutti validi e precisi nella descrizione di funzioni vitali del corpo umano. Coerentemente con il lavoro di Loggia (che non è dibattito, analisi o trattatistica) qui è privilegiato il lato simbolico, l'unico in grado di stimolare i piani dell'uomo oltre la ragione. Ecco, questa tavola vuole essere una affabulazione sulle nostre origini.
La storia comincia con un lui e una lei che si incontrano.
[In sottofondo viene suonata – per alcuni minuti - la Rhapsody in Blue di George Gershwin]
Tra loro nasce qualcosa, che ci piace pensare – anche in vista degli sviluppi della storia – sia amore. Ma a stretto rigor di termini l'amore non è indispensabile: è sufficiente una semplice simpatia o attrazione fisica o altro ancora (magari: facciamo qualcosa per interrompere la noia!...). 
L'attrazione, per noi appunto amore, si realizza con il piacere di stare insieme, di conoscersi meglio, di innamorarsi e alla fine di materializzare il tutto con ciò che la scienza chiama atto sessuale.
Il culmine dell'atto sessuale avviene con l'emissione da parte di lui di “germi di vita” dentro lei. I “germi di vita” sono cellule particolari (spermatozoi quelli maschili e ovulo quella femminile) che hanno la funzione di dare inizio ad una nuova vita.
Il liquido eiaculato è in quantità minime, pochi millilitri, ma gli spermatozoi sono in numero rilevante, da 40 a 160 milioni ogni volta. Lo spermatozoo è come un girino di rana: una testa e una coda. E' molto piccolo, lungo da 50 a 70 micron (un micron è pari a un milionesimo di millimetro), per cui per avere un millimetro bisognerebbe metterne in fila da 15.000 a 20.000.
Gli spermatozoi vengono emessi nella vagina e per giungere all'ovulo debbono percorrere pochi centimetri: diciamo dai 15 ai 20. Ma in proporzione significherebbe per un uomo di normale altezza (circa 1,70 metri) percorrere a piedi un tragitto di 500 chilometri, da Rimini fin oltre Foggia.
Lo spermatozoo è una cellula a metà e deve trovare l'altra metà, la cellula germinale femminile, l'ovulo, che si trova nei recessi del corpo femminile.
[In sottofondo viene suonata la Cavalcata delle Valchirie di Richard Wagner]
In sottofondo ascoltiamo la Cavalcata delle Valchirie nella versione che Coppola usò in Apocalipse Now per commentare la famosa scena degli elicotteri che raggiungono il villaggio vietnamita per distruggere un centro di artiglieria. Non vengono distrutte solo l'artiglieria ma pure molte case e uccisi molti abitanti (donne, vecchi e bambini) in quelli che il linguaggio ipocrita chiama “danni collaterali”.
Qui  la situazione è analoga, con la sola differenza che ad essere distrutti sono gli elicotteri. E' una cavalcata per la vita o per la morte, ma solo i vietcong sparano.
E' una cavalcata per la vita o per la morte. Lo spermatozoo lo sa? Pensa durante la frenetica corsa? Sa che se vince nascerà un nuovo essere e se perde verrà eliminato? Non conosciamo la risposta.
Gli spermatozoi vengono emessi nella vagina, ambiente troppo acido per la loro sopravvivenza: la maggior parte viene eliminata qui. Poche migliaia giungono nell'utero, ambiente ancora più sfavorevole e solo pochissimi (si possono contare sulle dita delle mani) nelle tube. Raggiunto l'ovulo uno solo (forse) riesce ad entrare e subito la membrana si ispessisce, come un negozio che cali una impenetrabile saracinesca e impedisca l'ingresso ad altri spermatozoi.
Il primo spermatozoo entra nell'astronave aliena (la sua altra metà) e nessun potrà più entrare: chi è rimasto fuori verrà semplicemente eliminato
E mentre l'ovulo si richiude separando ciò che ha dentro dal mondo esterno, ci pare di udire da un altro mondo la voce del 2° Sorvegliante suggellare quanto è accaduto: Che la Forza renda saldo il nostro lavoro.
[Viene suonato l'inizio della Quinta Sinfonia di Beethoven].
[Pausa]
L'ovulo si è chiuso come un luogo misterioso e sacro. Fa ricordare quelle antiche istruzioni muratorie secondo le quali la Loggia è un luogo appunto sacro e misterioso nella quale non si udì mai cane abbaiare né gallo cantare.
Lo spermatozoo entra nell'ovulo, e muore. L'ovulo accoglie lo spermatozoo, e muore. Nasce qualcosa di nuovo.
[In sottofondo viene suonata per alcuni minuti la Settima Sinfonia di Beethoven]
Una metà più un'altra metà fanno un intero, senza più metà. Non c'è più lo spermatozoo e non c'è più l'ovulo: ora c'è lo zigote, la cellula numero 1 del nuovo nato. Ha alzato le Colonne la Loggia n. 1 all'Oriente dell'Umanità.
Lo zigote, nel chiuso del suo mondo, continua il lavoro e comincia a suddividersi in due, quattro, otto cellule e così via. Così la nuova Loggia pone le proprie leggi e regole di ordine e armonia provvedendo alla scelta dei nuovi Dignitari, ciascuno nel ruolo che meglio potrà ricoprire per la maggiore concordia di tutti.
E lasciamoli dunque lavorare nel silenzio e nell'oscurità del grembo di lei, mentre ci pare di udire da un altro mondo la voce del 1° Sorvegliante suggellare quanto sta accadendo: Che la Bellezza irradi e compia il nostro lavoro.
[Viene suonato – per un paio di minuti -  l'Allegretto della Settima Sinfonia di Beethoven].
[Pausa]
La cellula umana ha 46 cromosomi. Lo spermatozoo ha 23 cromosomi. L'ovulo ha 23 cromosomi.
[Viene suonato l'inizio del primo pezzo di Premonizioni  op. 16 di Schoenberg].
I cromosomi sono i vettori dei geni, sequenze di Acido Desossiribonucleico (il DNA) con le informazioni necessarie per la crescita dell'individuo.
[Viene suonato una registrazione del canto delle cicale].
Il bimbo che nasce possiede metà cromosomi del padre e metà della madre. Possiede quindi un quarto dei cromosomi del nonno paterno, un quarto dei cromosomi della nonna paterna, un quarto del nonno materno e un quarto della nonna materna. Procedendo: un ottavo dei cromosomi del bisnonno paterno, un ottavo della bisnonna paterna, e così via.
Supponendo – grossolanamente - che quattro generazioni riempiano lo spazio di un secolo (cioè che i trisnonni del bimbo che nasce oggi siano nati un secolo fa) la seguente tabella mostra la “quantità” degli antenati del bimbo,

Anno
Antenati

2000
1


2


4


8

1900
16


32


64


128

1800
256
Napoleone Bonaparte

512


1 024


2 048

1700
4 096
Inizia il Secolo dei Lumi

8 192


16 384


32 768

1600
65 536
Rogo di Giordano Bruno. Cervantes inizia a scrivere il Don Chisciotte.

131 072


262 144


524 288

1500
1 048 576
Cristoforo Colombo ha appena scoperto l'America.

2 097 152


4 194 304


8 388 608

1400
16 777 216
A Magonza è appena nato Gutemberg

33 554 432


67 108 864
1340. Stima popolazione europea: 70 milioni. Stima abitanti impero cinese: 60 milioni.

134 217 728

1300
268 435 456
Dante Alighieri. Stima abitanti di Londra: 80 000.
1200
4 294 967 296
Gengis Kan. Federico II. Francesco d'Assisi.
1100
68 719 476 736
Prima crociata
1000
1 099 511 627 776
Leggasi: un trilione 99 bilioni (o miliardi) 511 milioni 627 mila 776.
Stima della popolazione della Terra: 300 milioni


La lettura della tabella è semplice. Consideriamo la riga relativa all'anno 1800 (circa), cioè al tempo di Napoleone. 256 indica il numero di antenati del bimbo che nasce oggi i quali dopo due secoli avrebbero contribuito, ognuno per la sua parte, al patrimonio genetico del neo-nato. E così abbiamo nel 1700, inizio del Secolo dei Lumi, 4.096 antenati per giungerne a più di un milione all'epoca della scoperta dell'America. Il modello comincia a scricchiolare: verso la metà del XIV secolo, a fronte di 67 milioni di antenati, la popolazione europea è stimata a un valore poco più alto: 70 milioni.
Le divergenze continuano fino ad una situazione paradossale. Anno 1000: quasi 1.100 miliardi di antenati del bimbo che nascerà dopo mille anni a fronte di una popolazione del pianeta stimata in quel periodo in 300 milioni di unità. Più che divergenza parlerei di una vera e propria contraddizione. Notiamo pure che verso la fine del primo decennio del XXI secolo il numero di tutti gli uomini vissuti in ogni epoca venne stimato attorno ai 106 miliardi (ben lontano dai 1.100 miliardi di antenati all'anno 1000).
E allora?
Il massone conosce la strada da seguire, suggerita da quel vero e proprio simbolo di operatività che è la scala curva. Salendo sulla scala curva si è obbligati, per forza delle cose, a considerare punti di vista diversi dal tuo e cogliere l'intrinseca unione in ciò che invece appare irrimediabilmente separato.
[Viene suonato l'inizio della Sinfonia n. 1 Anamnesi di Mariano Cardillo].
Il nuovo nato è l'erede di genitori, nonni, trisnonni, eccetera, ma anche di tutti gli uomini vissuti sulla terra.
Non solo!...
La differenza del patrimonio genetico nostro, della specie homo sapiens sapiens, e dello scimpanzé è minima, circa il 2%. Cioè l'uomo e lo scimpanzé differiscono geneticamente solo per il 2% dei geni, per cui non è possibile sostenere che l'uomo sia discendente delle scimmie: l'uomo è una scimmia, casomai “diversamente scimmiesca”.
Di più. La differenza genetica tra uomo e gorilla è un po' maggiore, ma i geni differenti tra gorilla e uomo sono posti nella stessa sequenza dell'uomo, per cui possiamo dire che l'uomo è un gorilla diversamente gorillesco oppure il gorilla è un uomo diversamente umano.
Quindi: il nuovo nato è erede non solo di tutti gli uomini, ma anche di tutti gli animali. Insomma è erede di tutte le forme viventi succedutesi sulla terra da quel lontano istante in cui, per misteriosi motivi che la nostra limitatezza attribuisce ad un atto creatore oppure al caso (magari aspetti diversi della stessa realtà) da materia inorganica si passò alla prima cellula organica. Insomma il nuovo nato è erede della Terra, che quindi va intesa non tanto come pianeta sul quale vivono forme diverse di vita, ma come un complicato super organismo vivente.
Mi immagino ovulo e spermatozoo chiusi nell'athanor mistico al centro di un cerchio simbolico attorno al quale stanno tutti, dai genitori e nonni via via fino a tutti gli uomini, tutti gli animali e tutte le forme viventi. Ed ognuno simbolicamente offre una sua eredità al nuovo essere: “Prendi le mie gambe lunghe!”, “Prendi i miei capelli chiari”, via via fino agli animali, “Prendi la mia capacità di orientarmi”, “Prendi la mia ferocia”, “Prendi...”, “Prendi...”, “Prendi....”, “Prendi...”, “Prendi....”.
All'improvviso, al di sopra di questo, che non è confusione ma humus fertile, si ode il Maestro Venerabile battere un colpo di mazzuolo e certificare: “Che la Sapienza illumini il lavoro dell'Uomo”.

[Viene suonato l'inizio del Flauto Magico di Mozart].
[Alcuni istanti di silenzio].

Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.