11 dicembre 2015

I Maestri alla ricerca di Hiram

Il nostro Rituale è molto chiaro: i maestri che vanno alla ricerca di Hiram scomparso viaggiano di giorno sotto il sole cocente e ne trovano il corpo al tramonto, quando uno dei cercatori, dopo un breve riposo nel rialzarsi scopre il famoso ramoscello di acacia. E questo accade in tutte le versioni: il nostro Rituale, l'Emulation, il Duncan, e via dicendo.

Ma un nostro Fratello continua a sostenere che la ricerca dei maestri avviene di notte, alla luce della luna.

Quel Fratello sbaglia. Il Rituale è chiarissimo: la ricerca avviene di giorno e la scoperta al crepuscolo. Ma il Rituale - è mia opinione - qui sbaglia, mentre il Fratello ha colto nel segno.

Simbolicamente quel Fratello ci suggerisce che la ricerca del Maestro Hiram (quell'Hiram che è in ognuno di noi) avviene non in pieno sole, ma nella luce attenuata della luna. E la scoperta avviene al crepuscolo, vero confine tra il giorno e la notte, tra la luce e il buio.

Solo alla "luce" del crepuscolo possiamo raggiungere ciò che cerchiamo.

10 dicembre 2015

Ancora sul Maestro Venerabile

C'è più di una saggezza,
e tutte sono necessarie al mondo.
Non è male alternarle.
Marguerite Yourcenar                     

In poche parole la Yourcenar riesce a comunicre una grande verità. E allora...

PROMEMORIA PER IL MAESTRO VENERABILE

Il Maestro Venerabile è oggi quello che un tempo era il Maestro di Loggia.

Ma i tempi sono cambiati, la Massoneria di allora è cambiata e quindi anche i ruoli sono cambiati.

Al tempo degli operativi tra Maestro e gli altri c'era un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato con regole molto precise e dettagliate.

Tra gli operativi sarebbe stato impensabile avere un fratello Bravini abile nel bla bla bla... e nient'altro.
Ma quanti fratelli Bravini pullulano da noi!

Come potrebbe un fratello Bravini svolgere il ruolo di Venerabile? Si limiterebbe al "Io sono il comandante della nave" e basta.

Si dimentica, il fratello Bravini, oppure non riesce a comprendere, che il Venerabile deve  avere prima di tutto una grande sensibilità e quindi capacità, dirigendo la Loggia con tocco leggero.

L'autorità del Maestro Venerabile deriva dal ruolo, ma soprattutto è costruita giorno dopo giorno con il suo comportamento, ispirato dalla sapienza. O, meglio e più realisticamente, dalle tante facce della sapienza.

Il Venerabile deve imparare a conoscere tutti i volti della sapienza...
 

08 dicembre 2015

Il Maestro Venerabile

Nel corso della mia appartenenza muratoria ho incontrato diverse volte Maestri Venerabili in cattedra o passati sostenere analogie tra la Loggia e l'equipaggio di una nave.
La loggia cioè viene paragonata all'equipaggio di una nave, nel quale ogni membro ha un suo compito specifico (uno è addetto alle vele, un altro al timone, chi si occupa del sartiame, e così via). Se tutto si svolge in ordine e armonia la barca va. Se al contrario c'è discordia e dissonanza la barca non va o corre grossi rischi.

E' un paragone bellissimo. Purtroppo questi fratelli si fermano qui e non si preoccupano di approfondirlo.

Che vuol dire ordine e armonia? E qual è il confine attraversato il quale l'ordine diventa disordine e l'armonia discordia?

Il sospetto nasce dal comportamento di certi Venerabili. Nella loro mente ordine e armonia significano semplicemente assonanza con le disposizioni e i desideri del Venerabile. Per parlare brutalmente: c'è ordine se si "obbedisce" al Venerabile, altrimenti l'ordine si trasforma in disordine.

Non hanno compreso, questi Venerabili, il senso profondo della loro Dignità e del loro ruolo. Il Venerabile non è il capo o il comandante della Loggia (capo, comandante, capufficio, colonnello, generale sono termini che con la Massoneria non hanno niente a che fare); è molto di più. E' l' "espressione" della Loggia tutta e della Camera di Maestro in particolare. E' - se vogliamo - la punta della spada, non la spada intera.

L'utensìle del Venerabile non è il bastone del comando e non è solo il mazzuolo che impugna. Il Venerabile ha un altro utensìle, del quale non parla mai nessuno, ma che deve usare e soprattutto saper usare con energia ed equilibrio. Mi riferisco alla cazzuola, che deve essere usata con molta perizia e delicatezza.

La cazzuola serve a spargere calcina tra pietra e pietra per costruire un muro solido, con le pietre ben ferme e stabili. E' un lavoro che non puoi fare senza cazzuola.
La cazzuole è quasi la terza mano del muratore, che se ne serve continuamente e la tiene sempre a portata di mano.
Che sarebbe un muratore senza cazzuola?

Solo se il Venerabile ha lavorato con la cazzuola può battere il maglietto con la debita autorità.

05 dicembre 2015

Viaggiare

Il viaggio è simbolo presente in Massoneria.
Il Candidato viaggia attraverso gli elementi (oppure presentandosi ai futuri Fratelli, secondo la ritualità anglosassone). Ma viaggia anche l'Apprendista che chiede di passare Compagno. E viaggiano i Maestri alla ricerca di Hiram.
Fermiamoci qui, senza inoltrarci nel mare magnum dei gradi muratori: ma anche una lettura superficiale dei vari rituali mostra che si viaggia sempre, in ogni "dove" e in ogni "quando".
Si viaggia sempre perché il viaggio è archetipo fondamentale e fondante della vita: noi uomini stanziali abbiamo scolpito nel nostro patrimonio genetico il senso del muoversi, del vagare, dell'andare, del migrare: il viaggio, appunto.
E anche se non vaghiamo per motivi di sopravvivenza alla ricerca di cibo o di luoghi dove è più facile sopravvivere fisicamente (ma quanti uomini ancora sono in queste condizioni!), ci resta dentro il senso dell'andare, di nuove esperienze, di nuove conoscenze.
I nostri padri hanno incanalato l'esigenza "nomade"  in una ritualità che spinge il massone a non soffermarsi mai più di tanto sulle sue, ma di aprirsi al mondo, agli altri, agli altri massoni e ai non massoni.
La ritualità del viaggio però, temo, ha perso molto del suo impatto emotivo. Oggi in meno di due ore si può andare dall'Italia a Londra, in mezza giornata dall'Italia agli Stati Uniti. Un tempo erano il viaggio della vita, partivi, sapevi di partire, ma non sapevi se saresti tornato.
Erano viaggi, quelli, impegnativi; ti prendevano tutto, avevano un forte impatto emotivo.
Ecco, l'impatto emotivo, quel tipo di impatto emotivo, deeve prendere il Massone che viaggia. Il viaggio nella terra, "quel" viaggio nel Gabinetto di Riflessione, lo fai solo una volta, e mai più. Sì, potrai tornare a riflettere, ma non più in quelle condizioni. Se quel viaggio ti passa sopra come un piovasco, hai sprecato una bella occasione di approfondire, di approfondirti, e sei restato alla superficie delle cose.
Senza impatto emotivo il simbolo perde molto e si limita ad essere un piccolo, magari pure simpatico, garbuglio intellettuale.
 

04 dicembre 2015

Promemoria per il Segretario di Loggia

Leggo in "Tristi Tropici" di Lévi-Strauss (pag. 61 dell'edizione Il Saggiatore del 1960):
Quando il cielo comincia ad illuminarsi delle luci del tramonto (...) il contadino si ferma lungo il sentiero, il pescatore trattiene la barca e il selvaggio socchiude gli occhi, seduto vicino a un pallido fuoco. Il ricordo è per l'uomo una grande voluttà, ma non nel senso di memoria letterale; pochi infatti accetterebbero di rivivere le fatiche e le sofferenze che malgrado tutto amano ricordare. Il ricordo è la vita stessa, ma di una qualità diversa. Così, quando il sole si abbassa verso la superficie levigata di un'acqua tranquilla, come l'obolo di un dio avaro, o quando il suo disco staglia la cresta della montagna come una foglia dura e dentellata, l'uomo trova, in una breve fantasmagoria, la rivelazione delle forze opache, delle brume e degli sfolgorii di cui, nel fondo di se stesso, e durante tutta la giornata, ha vagamente percepito gli oscuri conflitti.
 E' una semplice citazione, ma richiama l'uomo nella sua complessità.
La pongo, questa citazione, accanto ad un'altra, che lessi più di quarant'anni fa (ero ancora un giovane apprendista appena entrato in Loggia). Una citazione che non ricordo più di chi fosse (e sì che in quarant'anna ne ho fatte di ricerche!).
Dice più o meno così.
Essi costruiscono un muro unendo con la calcina pietre con pietre. Ma non si accorgono che contemporaneamente le loro ombre costruiscono un'ombra di muro unendo ombre di pietre con ombre di pietra utilizzando un'ombra di calcina. Ed è la costruzione d'ombra che conta.

Passo questo appunto al Segretario della mia Loggia perché si renda finalmente conto che lui è ben più del registratore di una Tornata.

02 dicembre 2015

MASSONE e massone

Ho conosciuto persone che sapevano molto ma erano incapaci di insegnare.
Ho conosciuto persone che sapevano molto di meno ma erano eccellenti insegnanti.
Sapere insegnare significa saper trasmettere qualcosa e naturalmente devi "possedere" questo qualcosa: non puoi trasmettere ciò che non hai.
La Tornata di Loggia è una rete fitta fitta di qualcosa che si dà agli altri e qualcosa che si riceve dagli altri. La Tornata è una pausa di riflessione nel cammino personale (che continua oltre e al di fuori delle Tornate) e permette, nella continua "interconnessione" del singolo Fratello con gli altri Fratelli, di confrontarsi, ricevere qualcosa, dare qualcos'altro, oppure semplicemente di "star lì", lui e gli altri, nel calore umano e fraterno della vicinanza e contiguità.
Non esiste un Manuale del "Bravo Massone". In Massoneria, più che altrove, l'insegnamento avviene in primo luogo con l'esempio personale e poi con il confronto dell'uno con gli altri.
Se intendi l'essere Massone soprattutto un impegno personale con te stesso e non l'appartenenza ad un circolo un po', ma neanche tanto!, esclusivo  allora la Massoneria ti può "cambiare la vita"; altrimenti continuerai nel tuo solito tran tran e avrai passato l'esperienza murtatoria con lo spirito del passante che si ripara dal temporale.

01 dicembre 2015

Compagno

E' difficile diventare Compagno di Mestiere perché è difficile riuscire a servirsi di due facoltà (apparentemente) contrastanti e inconciliabili, di mettere in comunicazione i due lobi destro e sinistro del cervello e riuscire ad utilizzarli come fossero un unico lobo.

Paiono quasi come olio e aceto: per quanto  tu faccia sforzi otterrai sempre solo una specie di miscuglio che col tempo tende a separare nettamente i due componenti.

Anche nella dimostrazione di un teorema o nella risoluzione di un problema scientifico entrano spesso in gioco intuizione e immaginazione: ma queste sono solo un aspetto della intuizione e immaginazione.

Anche nel riprodurre una musica si può eseguire il brano con tecnica impeccabile (la Forza) ma per così dire "senz'anima" (la Bellezza). Qui manca la necessaria fusione dei due lobi.

Il Compagno di Mestiere, il muratore che nel cantiere ha raggiunto la comprensione del manufatto e segue autonomamente le indicazioni del Capo-cantiere ed è quindi autonomo lavoratore che può insegnare agli apprendisti, non è né un tecnico arido né un sognatore inconsistente. Sa salire e scendere sulla scala curva e riesce a conciliare ciò che ad altri pare inconciliabile.
Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.