Il viaggio è simbolo presente in Massoneria.
Il Candidato viaggia attraverso gli elementi (oppure presentandosi ai futuri Fratelli, secondo la ritualità anglosassone). Ma viaggia anche l'Apprendista che chiede di passare Compagno. E viaggiano i Maestri alla ricerca di Hiram.
Fermiamoci qui, senza inoltrarci nel mare magnum dei gradi muratori: ma anche una lettura superficiale dei vari rituali mostra che si viaggia sempre, in ogni "dove" e in ogni "quando".
Si viaggia sempre perché il viaggio è archetipo fondamentale e fondante della vita: noi uomini stanziali abbiamo scolpito nel nostro patrimonio genetico il senso del muoversi, del vagare, dell'andare, del migrare: il viaggio, appunto.
E anche se non vaghiamo per motivi di sopravvivenza alla ricerca di cibo o di luoghi dove è più facile sopravvivere fisicamente (ma quanti uomini ancora sono in queste condizioni!), ci resta dentro il senso dell'andare, di nuove esperienze, di nuove conoscenze.
I nostri padri hanno incanalato l'esigenza "nomade" in una ritualità che spinge il massone a non soffermarsi mai più di tanto sulle sue, ma di aprirsi al mondo, agli altri, agli altri massoni e ai non massoni.
La ritualità del viaggio però, temo, ha perso molto del suo impatto emotivo. Oggi in meno di due ore si può andare dall'Italia a Londra, in mezza giornata dall'Italia agli Stati Uniti. Un tempo erano il viaggio della vita, partivi, sapevi di partire, ma non sapevi se saresti tornato.
Erano viaggi, quelli, impegnativi; ti prendevano tutto, avevano un forte impatto emotivo.
Ecco, l'impatto emotivo, quel tipo di impatto emotivo, deeve prendere il Massone che viaggia. Il viaggio nella terra, "quel" viaggio nel Gabinetto di Riflessione, lo fai solo una volta, e mai più. Sì, potrai tornare a riflettere, ma non più in quelle condizioni. Se quel viaggio ti passa sopra come un piovasco, hai sprecato una bella occasione di approfondire, di approfondirti, e sei restato alla superficie delle cose.
Senza impatto emotivo il simbolo perde molto e si limita ad essere un piccolo, magari pure simpatico, garbuglio intellettuale.
05 dicembre 2015
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Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.
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