01 dicembre 2015

Compagno

E' difficile diventare Compagno di Mestiere perché è difficile riuscire a servirsi di due facoltà (apparentemente) contrastanti e inconciliabili, di mettere in comunicazione i due lobi destro e sinistro del cervello e riuscire ad utilizzarli come fossero un unico lobo.

Paiono quasi come olio e aceto: per quanto  tu faccia sforzi otterrai sempre solo una specie di miscuglio che col tempo tende a separare nettamente i due componenti.

Anche nella dimostrazione di un teorema o nella risoluzione di un problema scientifico entrano spesso in gioco intuizione e immaginazione: ma queste sono solo un aspetto della intuizione e immaginazione.

Anche nel riprodurre una musica si può eseguire il brano con tecnica impeccabile (la Forza) ma per così dire "senz'anima" (la Bellezza). Qui manca la necessaria fusione dei due lobi.

Il Compagno di Mestiere, il muratore che nel cantiere ha raggiunto la comprensione del manufatto e segue autonomamente le indicazioni del Capo-cantiere ed è quindi autonomo lavoratore che può insegnare agli apprendisti, non è né un tecnico arido né un sognatore inconsistente. Sa salire e scendere sulla scala curva e riesce a conciliare ciò che ad altri pare inconciliabile.

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Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.