25 luglio 2015

Consacrazione a Maestro

D: Quindi sedeste all'Oriente?
R: Sì, ma per poco.
D: Perché?
R: Prima della consacrazione a Maestro dovetti impegnarmi all'adempimento dei doveri del Grado con una nuova Promessa.
D: Dove?
R: Nell'unico posto in Loggia dove i Liberi Muratori assumono i propri impegni.
D: Qual è questo posto?
R: Davanti all'Altare.
D: In che posizione assumeste l'impegno?
R: Ero inginocchiato sulle due ginocchia, la mano destra sulla lama di una spada impugnata dal 1° Esperto e la mano sinistra sul cuore.
D: Vi ricordate la formula della Promessa?
R: Sì, la ricordo e ve la spiegherò punto per punto.
D: Cominciate.
R: La formula iniziava “In presenza del G. A. D. U.” e non “Alla Gloria Del G. A. D. U.” come nei due Gradi precedenti.
D: Non è lo stesso?
R: A mio parere, no.
D: Continuate.
R: Fu un solenne impegno preso anche alla presenza dei Maestri della Loggia, non solo del G. A. D. U.
D: Su cosa vi impegnaste?
R: A praticare i principii massonici.
D: Poi?
R: Ad amare e cercare la Verità, a odiare e fuggire la menzogna.
D: Continuate.
R: Promisi di soccorrere i Fratelli e i Figli della Vedova anche a pericolo della mia vita.
D: Cos'altro prometteste?
R: Di non rivelare a nessuno i segreti che avrebbero potuto essermi confidati; di istruirmi e di sollevare il mio spirito e di fortificare la ragione.
D: Istruzione, sollevare lo spirito, fortificare la ragione: ancora tre aspetti.
R: Sì, certo. Obbligo di aumentare le conoscenze nella Massoneria, obbligo di fortificare le mie facoltà razionali, obbligo di potenziare le mie facoltà non razionali e spirituali. In conclusione obbligo di una sintesi armonica.
D: A quale scopo?
R: Allo scopo di dedicare da quel momento in poi tutte le mie facoltà alla gloria ed alla potenza dell'Ordine.

24 luglio 2015

I Tre Pilastri

Non esistono "simboli massonici" e "simboli altri". I simboli, tutti i simboli, fanno parte di quel mare magnum che è l'Uomo, da ciò che compare nei rapporti con gli altri a ciò che è dentro di lui e soprattutto a ciò che è nelle sue profondità. L'uomo massone organizza i simboli in un certo modo ed è appunto quel "certo modo" a "fare" Massoneria.
Immaginiamo di leggere questo post da soli, al buio. Oppure, meglio ancora, di notte, alla luce della luna, in un campo di grano appena arato, quando più forti sono le voci silenziose della Natura...

Le espressioni del nostro Rituale non debbono essere intese come formule vuote e ripetitive, ma come precise modalità operative che stimolano il partecipante al rito. E' importante partecipare attenti e concentrati, altrimenti corriamo il rischio di banalizzare ciò che invece deve stimolarci e questo è proprio uno dei sensi della controiniziazione.
Forza, Bellezza e Sapienza sono come tre utensili che vengono utilizzati contemporaneamente, come qualunque Fratello, indipendentemente dal grado amministrativo del suo brevetto, è contemporaneamente Apprendista (in certi aspetti), Compagno (in altri aspetti) e Maestro.
Ma noi, per nostra costituzione umana, siamo obbligati a parlarne in sequenza, suggerendo così in qualcuno la falsa idea che siano in successione uno dopo l'altro.
Questo non è un trattato scientifico sulla fisiologia umana: ne sono stati scritti molti e tutti validi e precisi nella descrizione di funzioni vitali del corpo umano. Coerentemente con il lavoro di Loggia (che non è dibattito, analisi o trattatistica) qui è privilegiato il lato simbolico, l'unico in grado di stimolare i piani dell'uomo oltre la ragione. Ecco, questa tavola vuole essere una affabulazione sulle nostre origini.
La storia comincia con un lui e una lei che si incontrano.
[In sottofondo viene suonata – per alcuni minuti - la Rhapsody in Blue di George Gershwin]
Tra loro nasce qualcosa, che ci piace pensare – anche in vista degli sviluppi della storia – sia amore. Ma a stretto rigor di termini l'amore non è indispensabile: è sufficiente una semplice simpatia o attrazione fisica o altro ancora (magari: facciamo qualcosa per interrompere la noia!...).
L'attrazione, per noi appunto amore, si realizza con il piacere di stare insieme, di conoscersi meglio, di innamorarsi e alla fine di materializzare il tutto con ciò che la scienza chiama atto sessuale.
Il culmine dell'atto sessuale avviene con l'emissione da parte di lui di “germi di vita” dentro lei. I “germi di vita” sono cellule particolari (spermatozoi quelli maschili e ovulo quella femminile) che hanno la funzione di dare inizio ad una nuova vita.
Il liquido eiaculato è in quantità minime, pochi millilitri, ma gli spermatozoi sono in numero rilevante, da 40 a 160 milioni ogni volta. Lo spermatozoo è come un girino di rana: una testa e una coda. E' molto piccolo, lungo da 50 a 70 micron (un micron è pari a un milionesimo di millimetro), per cui per avere un millimetro bisognerebbe metterne in fila da 15.000 a 20.000.
Gli spermatozoi vengono emessi nella vagina e per giungere all'ovulo debbono percorrere pochi centimetri: diciamo dai 15 ai 20. Ma in proporzione significherebbe per un uomo di normale altezza (circa 1,70 metri) percorrere a piedi un tragitto di 500 chilometri, da Rimini fin oltre Foggia.
Lo spermatozoo è una cellula a metà e deve trovare l'altra metà, la cellula germinale femminile, l'ovulo, che si trova nei recessi del corpo femminile.
[In sottofondo viene suonata la Cavalcata delle Valchirie di Richard Wagner]
In sottofondo ascoltiamo la Cavalcata delle Valchirie nella versione che Coppola usò in Apocalipse Now per commentare la famosa scena degli elicotteri che raggiungono il villaggio vietnamita per distruggere un centro di artiglieria. Non vengono distrutte solo l'artiglieria ma pure molte case e uccisi molti abitanti (donne, vecchi e bambini) in quelli che il linguaggio ipocrita chiama “danni collaterali”.
Qui la situazione è analoga, con la sola differenza che ad essere distrutti sono gli elicotteri. E' una cavalcata per la vita o per la morte, ma solo i vietcong sparano.
E' una cavalcata per la vita o per la morte. Lo spermatozoo lo sa? Pensa durante la frenetica corsa? Sa che se vince nascerà un nuovo essere e se perde verrà eliminato? Non conosciamo la risposta.
Gli spermatozoi vengono emessi nella vagina, ambiente troppo acido per la loro sopravvivenza: la maggior parte viene eliminata qui. Poche migliaia giungono nell'utero, ambiente ancora più sfavorevole e solo pochissimi (si possono contare sulle dita delle mani) nelle tube. Raggiunto l'ovulo uno solo (forse) riesce ad entrare e subito la membrana si ispessisce, come un negozio che cali una impenetrabile saracinesca e impedisca l'ingresso ad altri spermatozoi.
Il primo spermatozoo entra nell'astronave aliena (la sua altra metà) e nessun potrà più entrare: chi è rimasto fuori verrà semplicemente eliminato
E mentre l'ovulo si richiude separando ciò che ha dentro dal mondo esterno, ci pare di udire da un altro mondo la voce del 2° Sorvegliante suggellare quanto è accaduto: Che la Forza renda saldo il nostro lavoro.
[Viene suonato l'inizio della Quinta Sinfonia di Beethoven].
[Pausa]
L'ovulo si è chiuso come un luogo misterioso e sacro. Fa ricordare quelle antiche istruzioni muratorie secondo le quali la Loggia è un luogo appunto sacro e misterioso nella quale non si udì mai cane abbaiare né gallo cantare.
Lo spermatozoo entra nell'ovulo, e muore. L'ovulo accoglie lo spermatozoo, e muore. Nasce qualcosa di nuovo.
[In sottofondo viene suonata la Settima Sinfonia di Beethoven]
Una metà più un'altra metà fanno un intero, senza più metà. Non c'è più lo spermatozoo e non c'è più l'ovulo: ora c'è lo zigote, la cellula numero 1 del nuovo nato. Ha alzato le Colonne la Loggia n. 1 all'Oriente dell'Umanità.
Lo zigote, nel chiuso del suo mondo, continua il lavoro e comincia a suddividersi in due, quattro, otto cellule e così via. Così la nuova Loggia pone le proprie leggi e regole di ordine e armonia provvedendo alla scelta dei nuovi Dignitari, ciascuno nel ruolo che meglio potrà ricoprire per la maggiore concordia di tutti.
E lasciamoli dunque lavorare nel silenzio e nell'oscurità del grembo di lei, mentre ci pare di udire da un altro mondo la voce del 1° Sorvegliante suggellare quanto sta accadendo: Che la Bellezza irradi e compia il nostro lavoro.
[Viene suonato – per un paio di minuti - l'Allegretto della Settima Sinfonia di Beethoven].
[Pausa]
La cellula umana ha 46 cromosomi. Lo spermatozoo ha 23 cromosomi. L'ovulo ha 23 cromosomi.
[Viene suonato l'inizio del primo pezzo di Premonizioni op. 16 di Schoenberg].
I cromosomi sono i vettori dei geni, sequenze di Acido Desossiribonucleico (il DNA) con le informazioni necessarie per la crescita dell'individuo.
[Viene suonato una registrazione del canto delle cicale].
Il bimbo che nasce possiede metà cromosomi del padre e metà della madre. Possiede quindi un quarto dei cromosomi del nonno paterno, un quarto dei cromosomi della nonna paterna, un quarto del nonno materno e un quarto della nonna materna. Procedendo: un ottavo dei cromosomi del bisnonno paterno, un ottavo della bisnonna paterna, e così via.
Supponendo – grossolanamente - che quattro generazioni riempiano lo spazio di un secolo (cioè che i trisnonni del bimbo che nasce oggi siano nati un secolo fa) la seguente tabella mostra la “quantità” degli antenati del bimbo,
Anno
Antenati

2000
1


2


4


8
Prima guerra mondiale
1900
16


32


64


128

1800
256
Napoleone Bonaparte

512


1 024


2 048

1700
4 096
Inizia il Secolo dei Lumi

8 192


16 384


32 768

1600
65 536
Rogo di Giordano Bruno. Cervantes inizia a scrivere il Don Chisciotte.

131 072


262 144


524 288

1500
1 048 576
Cristoforo Colombo ha appena scoperto l'America.

2 097 152


4 194 304


8 388 608

1400
16 777 216
A Magonza è appena nato Gutemberg

33 554 432


67 108 864
1340. Stima popolazione europea: 70 milioni. Stima abitanti impero cinese: 60 milioni.

134 217 728

1300
268 435 456
Dante Alighieri. Stima abitanti di Londra: 80 000.
1200
4 294 967 296
Gengis Kan. Federico II. Francesco d'Assisi.
1100
68 719 476 736
Prima crociata
1000
1 099 511 627 776
Leggasi:
un trilione 99 bilioni (o miliardi) 511 milioni 627 mila 776. Stima della popolazione della Terra: 300 milioni
La lettura della tabella è semplice. Consideriamo la riga relativa all'anno 1800 (circa), cioè al tempo di Napoleone. 256 indica il numero di antenati del bimbo che nasce oggi i quali dopo due secoli avrebbero contribuito, ognuno per la sua parte, al patrimonio genetico del neo-nato. E così abbiamo nel 1700, inizio del Secolo dei Lumi, 4.096 antenati per giungerne a più di un milione all'epoca della scoperta dell'America. Il modello comincia a scricchiolare: verso la metà del XIV secolo, a fronte di 67 milioni di antenati, la popolazione europea è stimata a un valore poco più alto: 70 milioni.
Le divergenze continuano fino ad una situazione paradossale. Anno 1000: quasi 1.100 miliardi di antenati del bimbo che nascerà dopo mille anni a fronte di una popolazione del pianeta stimata in quel periodo in 300 milioni di unità. Più che divergenza parlerei di una vera e propria contraddizione. Notiamo pure che verso la fine del primo decennio del XXI secolo il numero di tutti gli uomini vissuti in ogni epoca venne stimato attorno ai 106 miliardi (ben lontano dai 1.100 miliardi di antenati all'anno 1000).
E allora?
Il massone conosce la strada da seguire, suggerita da quel vero e proprio simbolo di operatività che è la scala curva. Salendo sulla scala curva si è obbligati, per forza delle cose, a considerare punti di vista diversi dal tuo e cogliere l'intrinseca unione in ciò che invece appare irrimediabilmente separato.
[Viene suonato l'inizio della Sinfonia n. 1 Anamnesi di Mariano Cardillo].
Il nuovo nato è l'erede di genitori, nonni, trisnonni, eccetera, ma anche di tutti gli uomini vissuti sulla terra.
Non solo!...
La differenza del patrimonio genetico nostro, della specie homo sapiens sapiens, e dello scimpanzé è minima, circa il 2%. Cioè l'uomo e lo scimpanzé differiscono geneticamente solo per il 2% dei geni, per cui non è possibile sostenere che l'uomo sia discendente delle scimmie: l'uomo è una scimmia, casomai “diversamente scimmiesca”.
Di più. La differenza genetica tra uomo e gorilla è un po' maggiore, ma i geni differenti tra gorilla e uomo sono posti nella stessa sequenza dell'uomo, per cui possiamo dire che l'uomo è un gorilla diversamente gorillesco oppure il gorilla è un uomo diversamente umano.
Quindi: il nuovo nato è erede non solo di tutti gli uomini, ma anche di tutti gli animali. Insomma è erede di tutte le forme viventi succedutesi sulla terra da quel lontano istante in cui, per misteriosi motivi che la nostra limitatezza attribuisce ad un atto creatore oppure al caso (magari aspetti diversi della stessa realtà) da materia inorganica si passò alla prima cellula organica. Insomma il nuovo nato è erede della Terra, che quindi va intesa non tanto come pianeta sul quale vivono forme diverse di vita, ma come un complicato super organismo vivente.
Mi immagino ovulo e spermatozoo chiusi nell'athanor mistico al centro di un cerchio simbolico attorno al quale stanno tutti, dai genitori e nonni via via fino a tutti gli uomini, tutti gli animali e tutte le forme viventi. Ed ognuno simbolicamente offre una sua eredità al nuovo essere: “Prendi le mie gambe lunghe!”, “Prendi i miei capelli chiari”, via via fino agli animali, “Prendi la mia capacità di orientarmi”, “Prendi la mia ferocia”, “Prendi questo...”, “Prendi quello...”, “Prendi....”, “Prendi...”, “Prendi....”.
All'improvviso, al di sopra di questo, che non è confusione ma humus fertile, si ode il Maestro Venerabile battere un colpo di mazzuolo e certificare: “Che la Sapienza illumini il lavoro dell'Uomo”.
[Viene suonato l'inizio del Flauto Magico di Mozart].
[Alcuni istanti di silenzio].




23 luglio 2015

Il gallo canta


Sette paia di scarpe ho consumate
Di tutto ferro per te ritrovare:
Sette verghe di ferro ho logorate
Per appoggiarmi nel fatale andare:
Sette fiasche di lacrime ho colmate,
Sette lunghi anni, di lacrime amare:
Tu dormi alle mie grida disperate,
E il gallo canta, e non ti vuoi svegliare.

Il gallo canta: annuncia la luce.
Ma non confondiamo la luce che cerchiamo con la "luce elettrica", simbolicamente nient'altro che "oscurità visibile" nella quale spesso viviamo e della quale molto più spesso ci accontentiamo.
Il gallo canta: termina la notte.
E’ un uccello solare, spesso accompagnato all'uomo. Lo troviamo nel paradiso musulmano e nel Walhalla, il paradiso dei guerrieri.
Il gallo canta: annuncia il cambiamento
Lo troviamo in cima al campanile, ma non nella chiesa. Lo troviamo nel Gabinetto di Riflessione, ma non in Loggia. La loggia è un luogo sacro e misterioso - insegnano antiche istruzioni muratorie - dove non si sentì mai cane abbaiare né gallo cantare.
Il gallo canta: annuncia il risanamento.
Socrate, poco prima di morire, raccomandò: Critone, siamo debitori di un gallo ad Asclepio.
Il gallo canta: è giunta l’ora.
Il gallo canta: “Datti una mossa, che la testa non ti manca!”.

I cinque Punti

D: Dunque era tutto finito?
R: Ero stato rialzato Maestro Libero Muratore, ma il rito doveva ancora continuare.
D: Perché?
R: Il Venerabilissimo Maestro si accinse ad insegnarmi i Cinque Punti della Maestria.
D: Quali sono i Cinque Punti della Maestria?
R: I Cinque Punti della Maestria (che altri chiamano della Fratellanza) sono:
mano con mano,
piede con piede,
ginocchio con ginocchio,
petto con petto,
spalla con spalla
D: Spiegateli.
R: Mano con mano: ti riconosco mio Fratello.
D: Come si fa?
R: Il primo Fratello impugna con la mano destra la destra dell'altro Fratello.
D: Poi?
R: Il secondo punto è piede con piede: prometto di sostenerti in ogni legittima impresa. Il primo Fratello pone il suo piede destro a contatto con la parte interna del piede destro del secondo Fratello.
D: Poi?
R: Il terzo punto è ginocchio con ginocchio: ti darò appoggio nelle tue necessità. Il primo Fratello unisce il proprio ginocchio destro con il ginocchio destro dell'altro Fratello.
D: Poi?
R: Il quarto punto è petto con petto: custodirò i segreti che vorrai confidarmi. Il primo Fratello avvicina il proprio petto al petto dell'altro Fratello.
D: Poi?
R: Il quinto punto è spalla con spalla: ti abbraccio e ti difenderò che tu sia presente oppure no. Il primo Fratello porta la mano sinistra sulla scapola destra del Candidato.
D: Sono così terminati?
R: No, nella posizione dei cinque punti si trasmette la Parola Sacra dei Maestri.
D: Come si trasmette?
R: Il Venerabilissimo Maestro me la sussurrò all'orecchio.
D: Qual è la Parola Sacra dei Maestri?
R:
D: Cosa significa?
R:
D: Con la Parola si completano i Cinque Punti della Maestria?
R: Sì. appena mi trasmise la Parola il Venerabilissimo Maestro proruppe in una esclamazione di gioia.
D: Cosa disse?
R: Disse: “Esultate Maestri! Hiram è rinato nel nostro nuovo Maestro...”
D: Non ci fu un triangolo in questa occasione?
R: Certo. Il 1° e il 2° Sorvegliante fecero eco al Venerabilissimo.
D: Cosa dissero i due Sorveglianti?
R: Il 1° Sorvegliante si riferì alla Parola, esclamando “La Parola Sacra è ritrovata!” mentre il 2° ricordò la Luce: “La Luce è tornata a splendere nel Tempio!”.
D: Quindi di nuovo il triangolo Venerabilissimo Maestro, 1° Sorvegliante e 2° Sorvegliante?
R: Sì, ma questa volta collegato al triangolo Hiram, Parola e Luce.
D: Continuate.
R: A questo punto, ritornati i Dignitari ai loro posti, tutti i Fratelli rivoltarono Grembiuli e insegne ad indicare la fine del lutto.
D: E voi?
R: Io fui accompagnato dal Maestro delle Cerimonie nientemeno che all’Oriente e fui fatto sedere alla destra del Venerabilissimo. Da quel posto guardai il Maestro delle Cerimonie che riportava il Volume della Legge Sacra all’altare. Pur essendo soddisfatto del mio aumento di salario, ero conscio che quell’aumento significava un aumento di responsabilità e di impegno nel lavoro interiore. Coglievo in me anche una punta di imbarazzo nell’essere senza Grembiule, memore dell’avvertimento del Maestro Venerabile quando fui iniziato Apprendista Libero Muratore: “Questo Grembiule è simbolo del Lavoro, primo dovere e massima consolazione dell’Uomo. Non dovrai mai presentarti in Loggia senza indossarlo”.
D: Cosa vi disse il Venerabilissimo?
R: Mi disse che in quel momento rappresentavo il Maestro Hiram che rinasce dal cuore degli uomini quando le forze della Luce trionfano su quelle delle tenebre.
D: Forze della Luce? Forze delle tenebre? Ma è linguaggio muratorio? Che vuol dire.
R: Succede spesso che per trasmettere qualcosa si debba ricorrere al linguaggio dei simboli. Starà a ciascun Fratello cercare le risposte interpretando il simbolo nel proprio cuore.
D: Come continuò il Venerabilissimo?
R: Mi spiegò che in quell'occasione, rappresentando Hiram, il mio posto era ad Oriente, proprio alla sua destra.

22 luglio 2015

Eccoti Maestro rinato tra noi

D: Che successe quando il Venerabilissimo Maestro giunse alla tomba?
R: Il Venerabilissimo tolse il Grembiule che mi copriva il volto con una forte esclamazione.
D: Che disse?
R: "E' proprio Hiram!". Poi, innalzando le braccia al cielo: "Quale sciagura!".
D: Perché innalzò le braccia al cielo?
R: E' un segno di dolore. Come imparai in seguito, è il Segno di Dolore.
D: E voi?
R: Apparentemente ero steso in una fossa impersonando un Maestro ucciso. Ma non ero per nulla inerte. Non parlavo non tanto perché il rituale non me ne dava facoltà quanto perché mi trovavo in una situazione strana, come se il mio essere morto fosse invece una intensa attività interiore.
D: Cosa fece il Venerabilissimo Maestro?
R: Continuando il giro attorno alla bara in senso antiorario tolse il ramo d'Acacia, la Squadra e il Compasso. Tolse anche il drappo nero.
D: Per quale motivo?
R: Togliendo Acacia, Squadra e Compasso era come togliere i segni distintivi: non ero più un massone sepolto, ma semplicemente un uomo sepolto. Togliendo il drappo nero che mi copriva mi sentivo come riportato alla luce.
D: Eravate quindi disteso a terra, senza segni distintivi e praticamente nudo?
R: Già, come un morto ma anche come un futuro nuovo nato.
D: Cosa fece il Venerabilissimo?
R: Si disse sicuro, dagli utensili abbandonati e dalla disposizione del mio corpo che gli assassini erano Compagni. Parlò di nobile volto che rispecchia l'Armonia della Coscienza.
D: Disse altro?
R: Sì, incitò i Maestri a riportarmi nel Tempio.
D: Perché?
R: Perché il Tempio è il luogo del Massone.
D: Come vi portarono?
R: Il 2° Sorvegliante mi afferrò l'indice destro e tirò. Il dito gli sfuggì di mano ed osservò che la carne si staccava dalle ossa.
D: Non fecero altri tentativi?
R: Il 1° Sorvegliante mi afferrò il dito medio sinistro, ma anche in questo caso il dito gli sfuggì di mano e commentò sconsolatamente che ero tutto putrefatto.
D: Nient'altro?
R: Il Venerabilissimo Maestro sottolineò l'inutilità dei loro tentativi singoli.
D: Perché i tentativi singoli non potevano avere successo?
R: Perché - continuò il Venerabilissimo - il Maestro Hiram fu ucciso da tre Compagni assieme, per ignoranza, fanatismo e ambizione. Per annullare l'opera dei tre cattivi Compagni era necessario l'intervento comune di tre Luci.
D: Quindi gli interventi singoli erano destinati al fallimento?
R: Sì. A questo punto risuonò alto l’incoraggiamento del Venerabilissimo: “A me, Fratelli, uniamo le nostre forze!”.
D: Quindi provarono tutti e tre assieme?
R: Il Venerabilissimo Maestro mi afferrò la mano destra con una presa che pareva l'artiglio di un leone. I Sorveglianti mi sollevarono finché non fui seduto sulla bara. a questo punto il Venerabile mi passò la sinistra dietro il collo e tutti e tre mi rialzarono in piedi e mi fecero uscire dalla bara.
D: Quindi vi siete rialzato?
R: Non ho ricordi molto chiari di quel momento. Sentii il Venerabilissimo proclamare con voce squillante: “Eccoti, Maestro, risorto tra noi”.
D: Quindi rinasceste in Hiram? Oppure Hiram rinacque in voi?
R: Non saprei rispondere.
D: Cosa successe all'esclamazione del Venerabilissimo Maestro?
R: I paramenti di lutto caddero e tutte le luci si accesero. La bara fu portata via e il Tempio ritornò ad essere quello che ricordavo.

21 luglio 2015

Il corpo ritrovato


Riprendo la leggenda di Hiram, che avevo lasciata interrotta.

D: Perché i tre Maestri si posero in quella posizione rispetto alla tomba?
R: I tre Maestri, due ai lati all'altezza delle spalle e l'altro al centro all'altezza dei piedi, formarono un triangolo entro il quale si trovava - sepolto, quindi sotto la terra - il Maestro morto.
D: Perché un triangolo?
R: Perché nei momenti più caratteristici dei riti muratorii c'è sempre un triangolo.
D: Cosa fece il 1° Sorvegliante?
R: Ritornò dal Venerabilissimo Maestro annunciandogli la scoperta.
D: Gli disse che aveva trovato la tomba di Hiram?
R: No, disse che aveva trovato del terreno smosso sotto un albero di Acacia. La presenza di una Squadra e un Compasso avevano suggerito potesse essere la sepoltura cercata. Solo il Venerabilissimo Maestro - concluse il 1° Sorvegliante - avrebbe potuto fare quanto fosse stato necessario.
D: Il Venerabilissimo cosa fece?
R: Si recò immediatamente con il 1° Sorvegliante al luogo indicato.
D: Il che modo il Venerabilissimo Maestro e il 1° Sorvegliante si recarono alla sepoltura?
R: Ricordate? I Maestri trovarono il luogo a metà del terzo viaggio, condotto in senso antiorario, Il 1° Sorvegliante si accorse del terreno scavato alla metà del viaggio, quando si trovava all'Oriente presso la bara. Lasciati tre Maestri di guardia il 1° Sorvegliante e gli altri Maestri terminarono il giro antiorario fino ad Occidente. Dopo che gli altri Maestri ebbero ripreso il loro posto tra le Colonne il 1° Sorvegliante si recò dal Venerabilissimo Maestro.
D: In che modo?
R: Il rituale non lo specifica, dice solo che "il 1° Sorvegliante si presenta al Venerabilissimo". Ma il rituale dispone che Sorvegliante e Venerabilissimo girino attorno alla bara in senso antiorario, e così fecero.
D: Ma allora sembrerebbe quasi una continuazione del terzo viaggio?
R: Sì, ma il terzo viaggio era già terminato.
D: Se il 1° Sorvegliante accompagnava il Venerabilissimo avrebbe dovuto tornare indietro e percorrere una strada già percorsa e quindi procedere in senso orario?
R: Dal rituale pare un nuovo cammino piuttosto che un ritornare indietro. E’ un cammino per il ritorno oppure verso una nuova “ulteriore meta”? Solo il Maestro Libero Muratore può rispondersi.



20 luglio 2015

Una Tornata di peso

Ancora oggi, se posso, frequento le tornate della mia Loggia madre. Una sera - un paio di anni fa - si parlava della comunicazione. La tavola era tenuta da un fratello medico oncologo che esprimeva le sue esperienze.
In quella Tornata il mio contributo fu di silenzio attivo e partecipativo. Al termine il Maestro Venerabile mi disse che si era aspettato un mio intervento e il mio silenzio lo aveva stupito. Lì per lì non risposi. Gli scrissi il giorno dopo.



Ti debbo una risposta per ieri sera.
All'uscita infatti hai osservato che ti attendevi un mio intervento invece del mio silenzio.
Ho farfugliato qualcosa, sostenendo che l'intervento di S. aveva in un certo modo concluso il lavoro (ed era vero) per cui qualunque altro intervento sarebbe stato fuor di luogo. Ed è ciò che hanno sentito anche i Fratelli, che hanno taciuto e tu, avendo colto l'atmosfera, opportunamente, dopo qualche tempo di silenzio, hai chiuso i lavori senza fastidiosi solleciti ad ulteriori interventi.
La tavola di A. mi ha colpito nel profondo. E non solo perché ti mette di fronte al tuo destino. Io per la mia storia personale e professionale (non sono un medico) mi potrei (o potrò) trovare solo dalla parte di colui al quale il messaggio è diretto, non del medico che indirizza il messaggio. Caro amico - mi si dirà o si potrebbe dire - hai un problemino di salute che certo ti cambierà la vita: o la farà finire presto o cambierai punto di vista (eh, eh, la famosa scala curva del Compagno che nella salita ti fa cambiare i tuoi riferimenti - ma vai a dire al prossimo che verrà passato Compagno che vivrà solo per un numero di mesi uguale al numero degli scalini della scala curva: lui sì che cambierà riferimenti e parametri!).
Mi è venuto durante la tornata un profondo senso di non so che cosa, e solo al mattino dopo ho cominciato a intravedere qualcosa (a dimostrazione che i lavori muratori non si concludono nei limitati ambiti di una tornata di Loggia).
Intanto mi è venuto alla mente una tavola che fu tracciata nella Loggia X più di vent'anni fa dal fr. P., un medico, poi assonnatosi, che fondò una Associazione per l'aiuto dei malati di tumori liquidi o solidi (oggi non ricordo) che venivano dimessi dagli ospedali per due motivi: il primo, importante per i dirigenti medici, di non alzare le statistiche di mortalità dei reparti e l'altro (spero pure questo voluto, ma non ne sono certo) di permettere ad un sofferente di morire nella propria casa e nel proprio letto così da essere nei suoi ultimi giorni uno di famiglia e non un nome in un elenco. P. parlava di eubiosia, un termine coniato dal greco eu=bene e bios=vita, cioè la buona vita, e l'attività dell'associazione doveva essere finalizzata non alla cessazione della sofferenza (che non può che coincidere con la morte), ma alla sua attenuazione e al sostegno del sofferente.
Ricordo ancora che dopo la tavola e l'intervento di altri Fratelli, in gran parte medici, si alzò il 2° Sorvegliante, che con grande serenità iniziò "grosso modo" così: Abbiamo ascoltato le parole di medici, ora vi voglio far ascoltare le parole di chi sta dall'altra parte, cioè di un malato (detto in quel modo e con quel tono, il significato di ciò che ora chiamiamo malato quasi terminale era evidente - e infatti non molto dopo passò all'Oriente Eterno).
Ebbene, allora mi "gelò" e mi colpì in profondità; il ricordo è emerso nella notte dopo la tornata durante un sonno poco tranquillo. Lo stato d'animo è stato sicuramente intensificato dal ricordo personale di un percorso analogo a quello dei pazienti di A., che attraversò mia madre e che terminò poco più di due anni fa con la sua morte.
Al mattino mi svegliai con i nitidi ricordi della tornata della X e l'impressione fu talmente profonda e duratura nella giornata che la notte successiva, probabilmente per intervento del mio ego, feci un profondo sogno compensatorio.
Nella Tornata si sarebbe potuto estendere il concetto della comunicazione ad altri ambiti (tra amici, tra docente e discente) e, specialmente per il lavoro di Loggia, al rapporto tra Maestro che insegna e l'altro che vuole imparare (con una chiara e provocatoria domanda: Chi è il maestro?). Ma sarebbe stato proprio un banalizzare (non dico altro!) il lavoro e distruggere quanto nella Tornata si era costruito. Ho preferito il silenzio, che in quel momento era un "mio" silenzio interiore.
Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.