06 giugno 2014

Luce

Il Candidato promette e si impegna. I Fratelli tolgono il cappuccio, levano le spade e il Tempio si illumina.

D: Quali sono?
R: Il primo è di non palesare i segreti dell'Iniziazione muratoria.
D: Quali sono?
R: Ci siamo impegnati entrambi a suo tempo a non parlarne e non possiamo quindi ora rompere così platealmente la promessa.
D: Non potete dire niente?
R: Posso solo osservare che letteralmente si tratta delle modalità del Rito e, più specificatamente, di Segni e Parole.
D: E non letteralmente?
R: Poiché abbiamo già visto la molteplicità dei significati per i simboli e gli atti della Massoneria, il segreto massonico in fondo non è altro che ciò che si trova nella nostra interiorità. Non solo non dobbiamo parlarne ma è anche impossibile parlarne perché il linguaggio è inadeguato.
D: Continuate.
R: Il secondo impegno è di avere sacri l'onore e la vita di tutti.
D: Ritorna l'onore di cui abbiamo già parlato. Per tutti si intende i Fratelli Massoni?
R: No. Tutti gli uomini.
D: Continuate.
R: Il terzo impegno è di soccorrere, confortare e difendere i Fratelli.
D: Continuate.
R: Il quarto impegno consiste nel non professare princìpi che osteggino quelli propugnati dalla Libera Muratoria.
D: Quali sono i princìpi propugnati dalla Libera Muratoria?
R: La Massoneria non ha un corpus dottrinale come le istituzioni religiose o ideologiche. Mette però alla base alcuni princìpi, quali la Libertà, la Fratellanza, l'Uguaglianza, la Tolleranza che sono propri di ciascun aderente.
D: Quindi un Libero Muratore non può propugnare dottrine per esempio che limitino la libertà di altri uomini non a causa di reati ma per il solo fatto di appartenere a un gruppo etnico o a minoranze religiose?
R: Il Libero Muratore non può professare dottrine del genere. In caso contrario non si troverebbe in armonia con i Fratelli.
D: E' una promessa molto impegnativa!
R: Può sembrare impegnativa, ma i doveri con il procedere del lavoro muratorio si trasformano da obblighi imposti dall'esterno in regole di vita e comportamento quotidiano che nascono dalla tua interiorità.
D: Terminata la Promessa che accadde?
R: Al termine della Promessa il Maestro delle Cerimonie mi condusse tra le Colonne?
D: Perché?
R: Probabilmente per due motivi.
D: Quali?
R: Il primo perché al centro del Tempio, davanti all'Ara, si compiono solo gli atti più significativi della vita della Loggia.
D: E l'altro?
R: Più prosaicamente per avere il maggior colpo d'occhio.
D: In che senso?
R: Giunto tra le Colonne il Maestro Venerabile pose la domanda: Fratello 1° Sorvegliante, che cosa chiedete per il Candidato?
D: Cosa rispose Il 1° Sorvegliante?
R: Il 1° Sorvegliante rispose: La Luce.
D: E il Maestro Venerabile?
R: Ordinò: Che la Luce sia al terzo colpo del mio Maglietto. e batté tre colpi di Maglietto.
D: Tre colpi?
R: Sì, tre, il numero dell'Apprendista.
D: Giunse la Luce?
R: Sì. al terzo colpo di Maglietto il Tempio si illuminò. I Fratelli si tolsero il cappuccio e levarono in alto le spade, che poi deposero.
D: Fu un grande momento.

R: Un momento che non dimenticherò: lo “svelamento” dei Fratelli fa sentire in modo tangibile che si è costruito con quelle persone un legame indistruttibile.

05 giugno 2014

La Promessa

Il Candidato, ormai senza benda, promette.


D: Come prestaste la Promessa?
R: Mi fecero inginocchiare sul ginocchio destro, la mano destra aperta sul Volume della Legge Sacra, sul quale erano Squadra e Compasso in una posizione che poi seppi essere quella del Grado di Apprendista. La mia mano sinistra reggeva un altro compasso con la punta rivolta verso il mio cuore.
D: Perché eravate inginocchiato?
R: Solo sul ginocchio destro, per rispetto e accettazione della sacralità dell'atto che si stava compiendo.
D: Perché la Mano destra aperta sul Volume della Legge Sacra?
R: Il Volume della Legge Sacra contiene le regole, le parole e i segni dell'arte del costruire evidenziati da Squadra e Compasso posti sopra.
D: La Squadra nella mano sinistra?
R: Il centro del Libero Muratore è il suo cuore sul quale andrà puntato il Compasso del suo essere.
D: Quando assumeste questa posizione prestaste la Promessa?
R: Sì. Appena assunsi questa posizione il Maestro venerabile e i due Sorveglianti batterono un colpo di Maglietto (quindi tre colpi in tutto) e prestai la Promessa.
D: Perché tre colpi?
R: Perché tre è il numero dell'Apprendista Libero Muratore.
D: Vi ricordate il testo della Promessa?
R: Certo, non potrò mai dimenticarla. Comincia così. Liberamente e spontaneamente...
D: C'è un motivo per questo inizio?
R: Viene dichiarato apertamente che la richiesta di ammissione alla Massoneria non nasconde secondi fini e non è stata fatta in stato di coercizione.
D: Continuate.
R: ...Con pieno e profondo convincimento dell'animo, con assoluta e irremovibile volontà...
D: Che significa?
R: Si ribadisce che si tratta di richiesta meditata e ponderata.
D: Continuate.
R: ...Alla presenza del Grande Architetto dell'Universo...
D: Si chiama Dio a testimone del proprio impegno?
R: Non necessariamente. In Massoneria non si parla di Dio, ma di Grande Architetto dell'Universo.
D: Ma non è il nome di Dio?
R: No. Il Grande Architetto dell'Universo è il principale simbolo iniziatico sul quale ogni Libero Muratore lavora nella solitudine della propria interiorità e del proprio segreto.
D: Continuate.
R: ...Sul mio onore e in piena coscienza...
D: Che significa?
R: Significa che l'impegno viene assunto consapevolmente e non in uno stato alterato oppure obnubilato. In parole povere: si sa ciò che si sta facendo.
D: E l'onore?
R: Per l'uomo giusto ed onesto il proprio onore è molto importante, spesso più importante della stessa vita. Ci sono uomini che preferiscono la prigione pur di poter manifestare il proprio pensiero o accettano la morte pur di non ripudiare le proprie idee o la propria religione. A questa forza interiore fa riferimento la Promessa.
D: Continuate
R: Seguono i punti sui quali ci si impegna.

04 giugno 2014

Via la benda

Finalmente al Candidato viene tolta la benda.

R: Il Maestro Venerabile ordinò al 1° Sorvegliante di far togliere la benda dagli occhi del profano.
D: Non poteva ordinarlo direttamente all'Esperto?
R: Fu il 1° Sorvegliante ad ordinare all'Esperto di togliere la benda dagli occhi del profano.
D: Non sarebbe stato più semplice che il Maestro Venerabile interloquisse con l'Esperto senza interposte persone?
R: Frequentando i lavori di Loggia ho imparato che solo in particolari casi ben specificati il Maestro Venerabile interpella direttamente un Fratello in Loggia, mentre solitamente si rivolge ai Fratelli per il tramite dei due Sorveglianti.
D: Cosa vedeste quando vi tolsero la benda?
R: Ogni Libero Muratore non dimenticherà mai la scena che gli si presentò quando nella Tornata di Iniziazione gli viene tolta la benda: è stata un'impressione troppo forte.
D: Cosa vedeste?
R: Il Tempio era in penombra e vedevo delle persone che indossavano camicioni neri e cappucci neri. Tutte impugnavano delle spade puntate verso di me.
D: Vi spaventaste?
R: Non parlerei di spavento, ma di sorpresa ed emozione. Sì, ero emotivamente colpito.
D: Parlaste?
R: Il Maestro Venerabile mi fece notare le spade puntate verso di me. Esse simboleggiano - disse - la difesa che avrete da tutti i Fratelli se rimarrete fedele alla Promessa.
D: Solidarietà conclamata, dunque.
R: Ma le spade simboleggiano anche - continuò il Maestro Venerabile - la solidarietà dei Fratelli nel punirvi qualora voi mancaste alla Promessa.
D: Ma non sono parole assurde?
R: Il linguaggio muratorio è simbolico e da sempre le pene corporali, più o meno sanguinarie, sono relegate nel campo simbolico, diventando forse così ancora più significative.
D: Allora come potete intendere questa solidarietà effettuata sulla punta delle spade?
R: E' una solidarietà a due facce. Da una parte l'accettazione di una Fratellanza iniziatica e dall'altra l'esclusione per colpa propria e quindi la fine dell'appartenenza alla Fratellanza: in linguaggio simbolico è appunto la morte.
D: Solidarietà di gruppo, quindi?
R: Solidarietà di appartenenza non tanto ad un gruppo qualunque, ma ad una famiglia che ha in comune idealità e lavoro iniziatico. Solidarietà verso un Fratello non è applicazione di un principio di mutuo soccorso anche oltre il lecito, ma solidarietà dell'uomo verso il proprio simile.
D: Prestaste la Promessa Solenne?
R: Sì, acconsentii a prestare la Promessa Solenne.
D: Il Maestro Venerabile ne fu soddisfatto?
R: Tutti i Fratelli ne furono soddisfatti e il Maestro Venerabile si fece interprete della gioia ordinando di ritirare la spade.
D: Come si misero?

R: I Fratelli rimasero all'Ordine, ma ritirarono le spade, impugnate con la sinistra, tenendole con la punta verso il basso.

03 giugno 2014

I viaggi del profano sono terminati...

Avevamo lasciato il nostro Candidato al termine del quarto viaggio. 

D: Come continuò il Maestro Venerabile?
R: Mi disse che apprezzava la fermezza dimostrata nel superare le prove. Era però suo dovere consultare - qui usò una perifrasi che mi fece scorrere un brivido lungo la schiena - coloro ai quali dovrò unirvi per tutta la vita.
D: Perché questa espressione vi emozionò?
R: Perché indica un sentimento forte, centrato non tanto sulle Istituzioni o le Organizzazioni, quanto sull'uomo. Il rapporto dell'uomo con l'uomo è al centro del pensiero e dell'azione dell'uomo.
D: Quindi il Maestro Venerabile fece votare la vostra ammissione?
R: Non subito. Prima mi fece uscire. Ma prima ancora di uscire volle farmi conoscere il testo della Promessa che avrei dovuto prestare.
D: Quindi vi ha fatto conoscere quello su cui avreste dovuto impegnarvi.
R: Sì, in Massoneria non si vuole che vengano presi impegni senza conoscere ciò su cui ci si deve impegnare.
D: Terminata la lettura cosa successe?
R: Il Maestro Venerabile mi lasciò alcuni minuti per riflettere. Se, udendo la formula della Promessa - mi disse - vi fosse sorto nell'animo qualche dubbio e non vi sentiste di prestarlo, siete ancora libero di ritirarvi...
D: E voi?
R: Sinceramente non avevo bisogno di ulteriori ripensamenti, ormai ero ben deciso.
D: Quindi eravate ormai ben deciso?
R: Sì. Infatti il Maestro Venerabile mi chiese se avessi riflettuto sulla serietà e importanza della Promessa ed io risposi affermativamente.
D: Quindi prometteste?
R: Prima il Maestro Venerabile ordinò che fossi riportato nella Sala dei Passi Perduti.
D: Cosa successe nella Sala dei Passi Perduti?
R: L'Esperto mi fece ricomporre gli abiti, ma mi lasciò la benda sugli occhi.
D: Nel frattempo cosa fece il Maestro Venerabile?
R: Seppi che fece votare definitivamente la mia ammissione.
D: Avreste quindi potuto anche essere rifiutato dai Fratelli?
R: Sì. Se non fossero stati convinti del mio comportamento i Fratelli avrebbero potuto respingere la mia ammissione.
D: Dopo aver riassettato l'abito che faceste?
R: Nulla. Nella Sala dei Passi Perduti l'Esperto non disse nulla se non qualche parola sottovoce per farmi sistemare gli abiti.
D: Quindi aspettaste?
R: Sì. Ero molto confuso e non riuscivo ancora a raccapezzarmi di quell'esperienza che mi appariva a dir poco strana. Ma l'attesa fu breve.
D: Alcuni minuti?
R: Dopo pochi minuti si aprì la porta e una voce (seppi che era il Copritore) disse: Fratello Esperto introducete il profano.
D: Quindi entraste?
R: Non dimenticate che ero ancora bendato. Mi fecero fare alcuni passi e mi fecero fermare. Avvertivo una atmosfera diversa dalla precedente, come carica di attese.
D: Che volete dire?
R: E' difficile da spiegare. Era certamente la stanza dove ero stato sottoposto a quella ritualità ancora strana ai miei occhi. Mentre durante le prove avvertivo una specie di curiosità mista ad estraneità ora invece trovavo una atmosfera completamente diversa, una specie di sollecita attesa di persone impazienti di conoscermi.
D: Quanto durò l'attesa?
R: Pochi istanti. Appena mi fecero fermare giunse l'ordine del Maestro Venerabile.
D: Cosa ordinò il Maestro Venerabile?

R: Il Maestro Venerabile ordinò al 1° Sorvegliante di far togliere la benda dagli occhi del profano.

02 giugno 2014

Lavoro di Loggia

Riporto la risposta che diedi al Maestro Venerabile di una Loggia che frequentemente visito. L'anno scorso, al termine di una Tornata, osservò che si aspettava un mio intervento invece del mio silenzio.
Quella sera la Loggia lavorò su una Tavola di un Fratello medico (oncologo) che trattava proprio il modo del medico di comunicare al paziente che aveva un grave problema di salute.

Ti debbo una risposta per l'ultima tornata della Loggia G.
All'uscita infatti hai osservato che ti attendevi un mio intervento invece del mio silenzio.
Ho farfugliato qualcosa, sostenendo che l'intervento di S. aveva in un certo modo concluso il lavoro (ed era vero) per cui qualunque altro intervento sarebbe stato fuor di luogo. Ed è ciò che hanno sentito anche i Fratelli, che hanno taciuto e tu, avendo colto l'atmosfera, opportunamente, dopo qualche istante di silenzio, hai chiuso i lavori senza fastidiosi solleciti ad ulteriori interventi.
La tavola di A. mi ha colpito nel profondo. E non solo perché ti mette di fronte al tuo destino. Io per la mia storia personale e professionale (non sono un medico) mi potrei (o potrò) trovare solo dalla parte di colui al quale il messaggio è diretto, non del medico che indirizza il messaggio. Caro amico - mi si dirà o si potrebbe dire - hai un problemino di salute che certo ti cambierà la vita: o la farà finire presto o cambierai punto di vista (eh, eh, la famosa scala curva del Compagno che nella salita ti fa cambiare i tuoi riferimenti - ma vai a dire al prossimo che verrà passato Compagno che vivrà solo per un numero di mesi uguale al numero degli scalini della scala curva: lui sì che cambierà riferimenti e parametri!).
Mi è venuto durante la tornata un profondo senso di non so che cosa, e solo al mattino dopo ho cominciato a intravedere qualcosa (a dimostrazione che i lavori muratori non si concludono nei limitati ambiti di una tornata di Loggia).
Intanto mi è venuto alla mente una tavola che fu tracciata alla Loggia V. più di vent'anni fa dal fr. P., un medico, poi assonnatosi, che fondò una Associazione per l'aiuto dei malati di tumori che venivano dimessi dagli ospedali per due motivi: il primo, importante per la struttura organizzativa, di non alzare le statistiche di mortalità dei reparti e l'altro (spero pure questo voluto) di permettere ad un sofferente di morire nella propria casa e nel proprio letto così da essere nei suoi ultimi giorni uno di famiglia e non un numero o un nome in un elenco. P. parlava di eubiosia, un termine che lui stesso aveva coniato, dal greco eu=bene e bios=vita,cioè la buona vita, e l'attività dell'associazione doveva essere finalizzata non alla cessazione della sofferenza (che non può che coincidere con la morte fisica), ma alla sua attenuazione e al sostegno del sofferente.
Ricordo ancora che dopo la tavola e l'intervento di altri Fratelli, in gran parte medici, si alzò il 2° Sorvegliante, che con grande serenità iniziò "grosso modo" così: Abbiamo ascoltato le parole di medici, ora vi voglio far ascoltare le parole di chi sta dall'altra parte, cioè di un malato (detto in quel modo e con quel tono, il significato di ciò che ora chiamiamo malato quasi terminale era evidente - e infatti non molto dopo passò all'Oriente Eterno).
Ebbene, allora mi "gelò" e mi colpì in profondità; il ricordo è emerso nella notte dopo la tornata durante un sonno poco tranquillo. Lo stato d'animo è stato sicuramente intensificato dal ricordo personale di un percorso analogo a quello dei pazienti di A., che attraversò mia madre e che terminò poco più di due anni fa con la sua morte.
Al mattino mi svegliai con i nitidi ricordi della tornata della Loggia V. e l'impressione fu talmente profonda e duratura nella giornata che la notte successiva, probabilmente per intervento del mio ego, feci un profondo sogno compensatorio.

Nella Tornata si sarebbe potuto estendere il concetto della comunicazione ad altri ambiti (tra amici, tra docente e discente) e, specialmente per il lavoro di Loggia, al rapporto tra Maestro che insegna e l'altro che vuole imparare (con una chiara e provocatoria domanda: Chi è il maestro?). Ma sarebbe stato proprio un banalizzare (non dico altro!) il lavoro e distruggere quanto nella Tornata si era costruito. Ho preferito il silenzio, che in quel momento era un "mio" silenzio interiore.

01 giugno 2014

Aiutare gli altri - Bristol

Il rituale Bristol è diffuso in Inghilterra. Qui descrive la stessa situazione già vista in precedenza: al Candidato, privato delle proprie disponibilità, è chiesto un aiuto per gli indigenti, un atto di charity, carità (termine che Michele Moramarco nella sua Enciclopedia massonica traduce con "amore"). E il Candidato non può soddisfare la richiesta...


M. Ven.  Fratello ... Siete ora di fronte a me come un uomo retto e Massone, e vi esorto in termini sempre più netti a continuare e ad agire come tale, ma ancora non ho avuto prove della vostra condotta, tranne le vostre promesse. Metto pertanto i vostri principi in qualche misura alla prova chiamandovi all'esercizio di quella forza che può giustamente essere denominate la caratteristica distintiva del cuore del Massone. Parlo della Carità. Non è necessario ora dilungarmi qui sui suoi lati positivi, perché senza dubbio è stata spesso praticata da voi; è sufficiente dire che ha l'approvazione del Cielo e della Terra, e come la sua sorella, Misericordia, è due volte benedetta; benedice colui che dà e benedice colui che prende. In una Istituzione così ampiamente diffusa come la Massoneria, i cui rami sono sparse in tutto il mondo, e sotto la cui insegna sono iscritti Imperatori, Re, Principi, Nobili e un vasto numero di altri entro le braccia dei quali la Fortuna cui ha riversato ricchezze in abbondanza, ci sono, non lo si può negare, molti Fratelli che hanno bevuto profondamente alla tazza dell'afflizione, sempre, anche fino al fondo. A nome di costoro, Fratello, come pure di diverse organizzazioni di Beneficenza Massonica, è nostro usuale costume suscitare la compassione di tutti i Candidati neo-iniziati. Siate certo che qualunque cosa siete disposto a dare sarà accettata con i nostri ringraziamenti e utilizzata correttamente. Il nostro Onorevole Precedente Maestro attenderà presso di voi per qualunque donazione siate disposto a dare.
Il Precedente Maestro si avvicina al Candidato con un piattino.
Precedente Maestro  Per ordine del Maestro Venerabile, aspetto qualunque donazione siete disposto a fare.
Il Candidato dovrebbe rispondere senza suggerimenti, se possibile.
Il Candidato risponde che è stato privato di tutto.
Precedente Maestro  Vorreste donare se foste in possesso di qualcosa?
Candidato  (risponde senza suggerimenti). Sì.
Precedente Maestro  Maestro Venerabile, il Candidato non è in grado di soddisfare la vostra richiesta, ma avrebbe voluto farlo se avesse potuto.
M. Ven.  Mi congratulo con voi per i sentimenti onorevoli che vi muovono, e al presente, per l'impossibilità di praticarli. Credetemi, questa richiesta non è stato effettuata al fine di deridere i vostri sentimenti, ma per tre motivi particolari.
Il primo è quello di controllare che voi non avete portato nessun oggetto offensivo o difensivo in Loggia che potrebbe turbare la sua armonia o mettere in pericolo la sua sicurezza, in caso positivo la cerimonia di iniziazione avrebbe dovuto essere ripetuta, e io avrei avuto lo sgradevole dovere di riprendere i miei Diaconi per la loro negligenza.
La seconda ragione è che, alla costruzione del Tempio di re Salomone a Gerusalemme, non furono uditi suoni di martello, ascia, o qualsiasi altro strumento di metallo, in modo che (come ci informa la sacra scrittura) non sarebbe stato inquinato, perché sul monte Sion non esisteva nulla se non armonia e pace.
Il terzo motivo è che in qualsiasi momento in futuro, dovendo rispondere a un povero e Fratello in difficoltà che chiede assistenza, potrete ricordarvi del momento in cui eravate all'angolo di nord-est della Loggia in miseria e povertà, senza un soldo, e quindi forse essere pronto per alleviare le sue difficoltà, per quanto i vostri mezzi lo consentiranno. Ma, Fratelli, non siete chiamati a impiegare tempo o denaro a danno di se stessi, della vostra famiglia e simili, men che mai vi si richiede di dare ad altri quando voi siete in debito. Infatti non sarebbe carità, ma ostentazione, anzi peggio, sarebbe ingiustizia. In primo luogo siate giusto, e poi generoso, perché, se non tenete in considerazione questa massima, potrete dare tutti i vostri beni per sfamare i poveri, e dare il vostro corpo per essere bruciato e non vi sarà nulla di profittevole, non è più che soffiare in una tromba o suonare un cimbalo tintinnante.


31 maggio 2014

Aiutare gli altri - Emulation

Vediamo infine come il Rituale Emulation descrive il Neofita che non è in grado di dar nulla.

M. Ven.  E' abitudine, quando si erigono importanti o superbi edifici, posare la prima pietra o pietra  fondamentale a un punto Nord-Est della costruzione. Voi, che siete stato ammesso ora nella Libera Muratoria, siete posto a Nord-Est della Loggia e simbolicamente rappresentate quella pietra. Dalle fondamenta poste questa sera possiate voi elevare un edificio perfetto in tutte le sue parti affinché sia motivo di orgoglio per chi lo costruì. Voi siete disposto, per quanto si può giudicare dalle apparenze esteriori, come un giusto e probo Libero Muratore. Io vi raccomando caldamente di continuare a comportarvi sempre come tale. Ma voglio mettere subito alla prova in qualche modo i vostri principi domandandovi di esercitare quella virtù che si può giustamente chiamare la caratteristica distintiva del cuore di un Libero Muratore: intendo dire la Carità. Non è ora il momento di tesserne gli elogi, ed io non dubito che voi abbiate già praticato questa virtù. Mi limito semplicemente a dire che ha l’approvazione del Cielo e della Terra e, come sua sorella, la Clemenza, benedice insieme colui che dà, così come colui che riceve. In una società così estesa come la Libera Muratoria, le cui diramazioni si estendono su tutte le parti del globo, non si può negare che ci siano molti membri che sono di rango e di censo, né si può nascondere che, fra le migliaia che si schierano sotto i nostri stendardi, ve ne sono di quelli che, forse per circostanze inevitabili di calamità o di disgrazie, sono ridotti all’estremo punto di povertà o miseria. È nostra consuetudine, quando abbiamo un nuovo Fratello, di suscitare in lui dei sentimenti di generosità in loro favore, domandandogli di fare la carità, secondo i mezzi di cui può disporre. Ora, quel che potete dare, consegnatelo al nostro Fratello 2° Diacono Sarà ricevuto con riconoscenza e sarà fedelmente distribuito.
Il 2° Diacono si porta davanti al Maestro Venerabile, quindi si volta su se stesso fino a trovarsi di fronte al Candidato, cui tende la mano sinistra oppure il vassoio per le elemosine.
2° Diacono  Avete qualcosa da dare per la causa della Carità?
Candidato  …....
Il 2° Diacono abbassa la mano o il vassoio e, se il Candidato non risponde prontamente, fa la seconda do­manda.
2° Diacono  Siete stato dunque spogliato di tutti i vostri oggetti dì valore prima dì entrare nella Loggia?
Candidato  ... (risponde affermativamente).
2° Diacono  Se non foste stato così privato, avreste donato generosamente?
Candidato  ... (risponde affermativamente).
2° Diacono  (si volta a destra. e, di fronte al M. Ven.,forma il Passo e si mette all'Ordine, posando la parte inferiore dell’asta a terra e sostenendola con la spalla d.) Maestro Venerabile, il nostro nuovo Fratello dichiara di essere stato spogliato di tutti i suoi oggetti di valore prima di entrare nella Loggia, altrimenti avrebbe donato generosamente (dà il Segno e torna alla destra del Candidato).

M. Ven.  Mi congratulo con voi per gli onorevoli e spontanei sentimenti dì cui siete animato e prendo atto della vostra impossibilità di soddisfarli in questo momento. Credetemi, questa prova non è stata fatta per prenderci gioco dei vostri sentimenti, lungi da noi una simile intenzione. Questa prova è stata fatta per tre ragioni speciali: la prima, come ho detto poc’anzi, per mettere alla prova i vostri principi; la seconda, per dimostrare ai Fratelli che non avevate con voi né denaro, né oggetti metallici, altrimenti la cerimonia, fino a questo punto, si sarebbe dovuta rifare; e la terza, perché vi sia d’esempio, che, qualora incontraste un Fratello bisognoso che vi domandasse di essere assistito, vi ricorderete il momento particolare in cui foste ricevuto nella Libera Muratoria, povero e spogliato di tutto e coglierete senza indugio l’occasione per praticare quella virtù che ora dichiarate di ammirare.

Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.