11 settembre 2017

Giordano Bruno e Mazzini

Dieci anni fa un amico spedì a mio padre un opuscolo che ricordava il ventennale della sua Loggia, "Orizzonte" di Roma. Lui, come era sua abitudine, risposte subito.


Ti ringrazio poi per l’ottimo opuscolo che ricorda il ventennale della Loggia “Orizzonte”. Oltre le notizie storiche porta anche tavole ricche di concetti preziosi...

Un ringraziamento particolare te lo devo fare per la copia anastatica del “Giordano Bruno” di Erminio Troilo. L’eretico nolano è da molto tempo uno dei miei punti di riferimento.

Non è facile affrontarlo. Per evitare eventuali sovrapposizioni di giudizi altrui ho voluto in principio affrontarlo da solo, quasi direttamente, in certi testi meno difficili. Volevo farmene un’idea personale da confrontare poi con i migliori esegeti del suo pensiero: la Yates, Firpo e qualche altro.

Ritengo che Bruno sia stato e sia tuttora una guida per l’umanità; bruciandolo il cristianesimo nella versione cattolica si è castrato con le proprie mani ed ha perso una possibilità di rinnovarsi tenendo il passo con l’evoluzione dell’Umanità. Ed è un peccato perché il cristianesimo ha saputo guidare l’umanità nel confuso periodo del trapasso dalla civiltà greco-romana al lungo periodo successivo che possiamo tranquillamente definire della civiltà cristiana.

Certo la lettura di Bruno non è sempre di facile comprensione. Ci vuole un grande impegno sia per leggerlo che per digerirlo. Ma se lo si arriva a capire si può anche comprendere quanto possa essere utile per l’evoluzione interiore e per la realizzazione della propria iniziazione.

Il lavoro di Troilo è anche importante perché fece parte di una collana dell’eclettico editore Angelo Fortunato Formiggini, modenese di nascita, di temperamento burlesco e faceto, dotato di uno spirito allegro, talvolta anche caustico. Era ebreo ma non aveva mai dato alcuna importanza alle differenze razziali, e non era certo un praticante della religione ebrea. Era un uomo fra uomini e basta. 

Al momento delle leggi razziali, deluso, sconfortato e nell’impossibilità di continuare a lavorare, sia in proprio che da dipendente, tornò a Modena e volle protestare contro tale obbrobrio gettandosi dalla Ghirlandina. Di questo suicidio però il regime proibì allora qualsiasi cenno. Solo nel dopo guerra ci furono alcune notizie. Ne fui incuriosito ma non ne sentii più parlare; anche i regimi democratici possono usare il silenzio per far dimenticare personaggi scomodi. Solo alcuni anni fa... una conferenza di Antonio Castronuovo, altro conoscitore del pensiero di Bruno, ci fece conoscere in modo più approfondito la figura dell’editore modenese. Lo stesso Castronuovo nel 2005 ha pubblicato presso Stampa Alternativa un tascabile “Libri da ridere” con il sottotitolo “La vita, i libri e il suicidio di Angelo Fortunato Formiggini”.

Tornando a Bruno ti faccio presente che alla base del mio modo di vedere, naturalmente sempre relativo ed incompleto perché frutto del lavoro interiore di un uomo che, proprio perché tale, è relativo ed incompleto, c’è un’attenzione di carattere storicista che deriva dal pensiero dell’abate Gioacchino da Fiore, altro mio punto di riferimento incontrato attraverso Mazzini.

È probabile che ti abbia già accennato che Giuseppe Mazzini è stato, ed è tuttora, per me la prima Stella Polare da quando nel 1938, un carissimo amico, che è stato quasi un fratello maggiore per me, mi mise in mano alcuni suoi scritti. Avevo 16 anni.

Stella Polare. Ritornano alla mente immagini notturne in navigazione in Egeo e nel Mediterraneo orientale quando la vista della Stella suggeriva alla mente concetti astratti su cui meditare mentre il cervello stimolava i sensi materiali all’attenzione al fine di percepire ciò che poteva accadere. La Stella era allora, come ora del resto, una vista familiare, un punto di riferimento per ritornare alla realtà nei viaggi del pensiero. Ora, se di notte mi capita di vederla, posso anche permettermi il lusso di astrarmi completamente dalle condizioni materiali e seguire le speculazioni che la Stella mi suggerisce. Allora invece una parte di me doveva sempre rimanere vigile, pronta agli eventuali allarmi che il marinaio di vedetta doveva dare.

Mi è molto piaciuto, riferendoti al nome della tua Loggia, ciò che mi hai scritto sul concetto di orizzonte. Sono osservazioni che portano noi, ricercatori delle verità nascoste dai simboli (questuanti del sapere mi piace dire) a lavorare in un certo modo. E talvolta succede anche che nella nostra interiorità si risvegliano cose che erano già presenti ma di cui non ci eravamo ancora resi conto.

Presenti ma inespresse, come inattesa di una sollecitazione, di un lampo di luce. Ecco perché tutto ciò che troviamo nella nostra questua dobbiamo portarlo dentro di noi per sperimentarlo, per viverlo e farlo nostro. Farlo anzi diventare parte di noi stessi.

Alle volte sono solo delle piccole scoperte, tuttavia per quanto siano piccole, sono sempre dei piccoli scalini dell’immensa ed interminabile scala che può ampliare il nostro orizzonte. Poi, questi scalini, una volta usati, possono anche non servire più, non esserci più; ma in quel momento ci sono serviti e sono stati una cosa molto importante per noi. È un concetto che ho ritrovato anche in Bruno.

Ritengo però che dobbiamo sempre tenere presente che l’eventuale raggiungimento di maggiori livelli di conoscenza comporta anche maggiori doveri.

Termino osservando che nella quarta pagina di copertina l’opuscolo per il ventennale della Loggia “Orizzonte” riporta l’immortale “Se...” (If....) del fr Rudyard Kipling. È una poesia che ci ricorda come ciascuno di noi debba sempre essere solo sé stesso.

.


09 settembre 2017

Luce e non luce

Poco meno di trent’anni fa mio padre intrattenne una corrispondenza epistolare con un suo fratello di Loggia. Si scrivevano tra una tornata e l'altra, osservando e commentando, quasi pensando a voce altra. Non erano certo cose pubblicabili e non ne parlarono con nessuno. Io stesso ho trovato quelle lettere tra le carte di mio padre solo qualche mese fa dopo la sua partenza dal piano fisico.
Contengono però spunti che possono essere utili anche ad altri per riflessioni proprie e così metto qualcosa qui.
Il Fratello, che chiamo convenzionalmente Claudio (senza ovviamente nessun riferimento a qualche fratello che effettivamente si chiamasse Claudio) scrive a mio padre.

Mi viene in mente la differenza profonda che oppone la visione etica (...) degli ermetisti alla visione mistica e dommatica propria ... di Roma cristiana. Il cristianesimo romano fondamentalmente è ostile ai piaceri dell’amore e del corpo, o della vita in genere. I santi che la chiesa di Roma ancora oggi onora sono spesso un esempio eclatante di follia religiosa. 

Ti cito dal testo di Kremmerz queste righe sulla vita di S. Ilario, vescovo di Poitiers, e compagno di S. Martin di Tours (4° sec. d. C.). Avrebbe portato da Roma a Poitiers la barba di S. Pietro.

« Una donna era per dare il bagno alla sua creatura e, attratta dalla folla che riceveva in trionfo s. Ilario, si dimentica il figlio che annega nel bagno. Allora l’infelice prende il cadaverino e lo porta ad Ilario il quale, pregando e piangendo, compie il miracolo di resuscitarlo. Poi risuscita due morti, di cui uno impiccatosi per disperazione... quindi si occupa degli interessi spirituali della famiglia: era ammogliato e aveva una figlia, la quale dal suo ritorno gli diceva cento volte al giorno: quando mi donerai la Margherita e il ricco vestimento, cioè la gioia del Paradiso e la Vita eterna? E s. Ilario pregò, digiunò, fece ogni sorta di penitenza e la figliola fu presa da febbre terzana e si morì. Né bastò, S. Ilario annunziò alla moglie tale buona notizia, e la moglie allora lo supplicò affinché facesse altrettanto per essa. E da buon marito, Ilario l’accontentò, pregando e digiunando la fece morire...».
Dal libro del Dott. Barsand “Promenade d’un medecin attravers l’histoire”.

Che dire di un detto santo che resuscita i morti e fa morire i vivi? E’ piuttosto un esempio di "delinquenza" religiosa o di follia religioso-mistica?! E questi ideali si è cercato di conculcare nel cranio dei popoli semplici per renderli schiavi! Non è meglio considerare la morte, vero passaggio naturale, una forma di vita? Non è meglio amare la vita, accettare i piaceri, con la temperanza del filosofo ermetico?! Questa è sì vera e sana morale.

*  *  *

Mio padre risponde a stretto giro di posta.

Non interpretare episodi riportati in scritture religiose secondo la loro apparenza esteriore. Lascia questo tipo di interpretazione ai semplici di spirito. Noi siamo dei segnati, dei condannati alla ricerca. Non possiamo accontentarci di ciò che appare in superficie. Dobbiamo andare oltre le apparenze, e l’Arte ci è stata data per trovare una risposta, temporale, alla nostra ricerca esoterica.

Ricercare nell’episodio di Ilario non è facile. Comincia anzitutto col ritenere che figlia e moglie del vescovo di Poitiers non siano persone fisiche, ma componenti della personalità umana di Ilario stesso.

Considera anche che un uomo può pregare, digiunare ed operare perché un fratello od una sorella possa raggiungere la Luce. O per lo meno ammettiamo la possibilità che un uomo possa dare ad un altro la qualificazione di Illuminato con la preghiera, ammettiamolo come se fosse una cosa reale già constatata e controllata, come ipotesi di una dimostrazione che dobbiamo sviluppare, (come si fa con i problemi di geometria).

Ma ammesso questo sorgono due domande.

Anzitutto: che merito ha l’Illuminato se ha raggiunto la Luce non per merito proprio ma per la preghiera di un altro uomo?

E poi: quale diritto ha colui che prega di trasformare anche a fine di bene l’esistenza di un’altra persona?

Nelle mie attuali limitazioni debbo ritenere che la conquista della Luce, la conquista della qualificazione buddhica sia un fatto personale, personalissimo. Si può pregare per aiutare altre persone a raggiungere qualcosa, purché queste stesse persone lo vogliano e lavorino esse stesse per raggiungere quell’obiettivo.

Ritengo che la chiave della comprensione della vicenda di Ilario stia nella ricerca in questo senso. Ma le chiese, quasi tutte in genere, danno interpretazioni per i “poveri di spirito” (...) [spesso] per strumentalizzare a fini di potere la loro fede ingenua. E fra le chiese quella cattolica è la più strumentalizzatrice...

E’ triste vedere una religione, che tanto ha fatto per aiutare l’uomo a salire un gradino nella scala dell’evoluzione, essere tanto strumentalizzata!

Tutte le cose create dall’uomo vengono per dare, e quando hanno dato se ne debbono andare lasciando il meglio di sé, la loro essenza, al nuovo che sopravviene. E’ stato così con tutte le religioni del passato. Ogni religione successiva si è innestata sul meglio della precedente ed ha dato agli uomini (per i quali essa è stata fatta da uomini superiori) un qualche cosa di più per aiutarli ad evolvere. 

Quando il ricambio non è venuto in tempo o il vecchio è continuato a vivere artificiosamente, l’umanità ha attraversato periodi di crisi. 

[Non va strumentalizzato] l’innato bisogno di credere che è in ogni uomo e continuano a farlo ciecamente, rinnegando ogni idea di Dio, rinnegando la continuità della vita e dell’evoluzione spirituale dell’uomo.
Ma non ti voglio annoiare troppo con queste mie idee strampalate.



08 settembre 2017

Reintegrazione oppure evoluzione?

Reintegrazione vuol dire percorrere a ritroso un percorso che avevamo già fatto nella "caduta primordiale".

Evoluzione vuol dire percorrere una via in salita che in precedenza non avevamo mai percorso.

Sembrano due vie in contrasto: l'una ammette una caduta causata in genere dall'antenato primigenio (la cacciata dal Paradiso Terrestre dopo la disubbidienza, oppure altri miti in altre religioni) che ci spinge a rimediarvi, l'altra propone una salita (non: risalita) dallo stato di materia bruta a stati via via più consapevoli.

Però a ben riflettere non esiste un contrasto così profondo: che io percorra la via per la prima volta oppure per la seconda volta (essendomi del tutto dimenticato della prima in discesa) alla fin fine è la stessa cosa.

D'altronde la nostra Parola Perduta non allude a qualcosa che prima si aveva, poi per mancanza di qualcuno (i cattivi Compagni, i Furfanti, i Ruffians della ritualità anglosassone) non si ha più? E la ricerca di Hiram non può avere analogie con la ricerca non solo materiale di un semplice cadavere ma di altro ben più "significativo"?

 

07 settembre 2017

Scorciatoie

Un insegnamento sincero.

Non ci sono scorciatoie …. I libri sacri, i maestri, i guru, le religioni servono, ma servono come gli ascensori che ci portano in su facendoci risparmiare le scale. L’ultimo passo del cammino, quella scaletta che conduce al tetto dal quale si vede il mondo o sul quale ci si può stendere e diventare una nuvola, quel pezzo va fatto a piedi, da soli.

Tiziano Terzani: “Un altro giro di giostra” p. 576


06 settembre 2017

Libertà, Uguaglianza e Fratellanza

E' il 25 ottobre 1985. Durante una Tornata della propria Loggia mio padre, a proposito del Trinomio "Libertà - Uguaglianza - Fratellanza" che pare scomparire nella prossima versione dei Rituali interviene:
Per quel che riguarda il trinomio Libertà – Uguaglianza – Fratellanza, ci ho messo una decina d’anni per trovarvi un significato iniziatico. E l’avevo trovato. Ed era total­mente diverso dai significati profani. Ora, dopo tanto sforzo, il trinomio è destinato a scomparire. Pazienza!
Poco dopo scrive una picola "tavola" personale, che ho ritrovato tra le sue carte e che qui riporto.
 
Nel trinomio Libertà – Uguaglianza – Fratellanza che orna i nostri templi il concetto di uguaglianza non è dei più facili.

Spesso mi sono chiesto se quando lavoriamo in camera d’apprendista siamo tutti effettivamente uguali. E’ l’apprendista uguale al compagno? E’ questi uguale al maestro? Può cioè esserci ugua­glianza effettiva dove esiste una gerarchia spirituale?

Come ormai mi è di consuetudine quando l’astrattezza della speculazione mi conduce in un vicolo cieco, mi rivolgo alla maestria della natura per verificare se l’uguaglianza è un fatto naturale chiara­mente riscontrabile. Ma purtroppo debbo constatare che in natura l’uguaglianza non esiste. Sia nel regno vegetale, che in quello animale, che in quello umano, la pianta, l’animale o l’uomo nascono con un patrimonio genetico diverso da qualsiasi altra pianta, animale o uomo della stessa specie o razza o addirittura della stessa famiglia. Ma non solo il patrimonio genetico non è uguale per tutti, ma lo stesso ambiante dove la pianta, l’animale o l’uomo crescono e si sviluppano non è uguale per tutti. Le condizioni ambientali influiscono sulla crescita e sulla maturazione, e nel caso dell’indivi­duo umano effetti diversi possono manifestarsi per la maggiore o minore presenza nell’ambiente di crescita del calore degli affetti famigliari.

Tutte queste considerazioni ci dicono che proprio la natura sembra indicarci che l’uguaglianza non esiste. Purtuttavia nella stessa natura è stato osservato un fenomeno biologico particolare: la “re­gressione verso la media”. E’ stato osservato per esempio che da due genitori di intelligenza supe­riore alla media possono nascere figli che, se ereditano la caratteristica dell’intelligenza per meno del 100% di quella dei genitori, la loro intelligenza, pur essendo ancora superiore alla media, sarà in misura inferiore a quella dei genitori avvicinandosi alla media degli altri individui, che è inferiore. Questo potrebbe significare che, pur non esistendo l’uguaglianza in natura, la natura tende a media­re i valori di disuguaglianza ed a ridurre le differenze.

Da questo fenomeno di “regressione verso la media” deriva un insegnamento profondo: l’ugua­glianza non esiste, bisogna saperla costruire. Dobbiamo pertanto essere capaci di farci uguali, dob­biamo voler essere uguali eliminando le discriminazioni per inferiorità o superiorità.

Questo forse lo sentiamo meglio quando desideriamo sentirci uguali a coloro che consideriamo su­periori a noi. Ma dobbiamo maggiora mente sentirlo e desiderarlo anche nei confronti di coloro che non sono ancora pervenuti al nostro livello. Vincere la presunzione verso coloro che riteniamo infe­riori può aiutarci a superare eventuali complessi di inferiorità verso coloro che noi riteniamo supe­riori. La reciprocità nei rapporti di loggia è reversibile ed è per questo che ogni fratello deve com­piere nel suo interiore una volontaria “regressione verso la media”. Azione volontaria in quanto può esplicarsi solo se il fratello intende il valore del trinomio nel suo insieme ed alla luce del concetto “Diritto – Dovere” che un massone dovrebbe sempre avere presente in sé, in ogni momento. Ed è proprio in tal modo che si ha anche la verifica che solo nella Libertà può nascere l’Uguaglianza.

05 settembre 2017

Un Maestro Venerabile parla

Tra le carte di mio padre ho trovato quanto disse ai Fratelli di Loggia in quel lontano 1976 quando fu scelto come Maestro Venerabile. Tutto sommato se la cavò abbastanza bene, La Loggia si trovò improvvisamente senza sede e si dovette cercare e trovarne un'altra. E l'anno dopo tutti i Venerabili del Grande Oriente si trovarono "sbattuti" sull' Espresso che ne pubblicò (strumento più o meno consapevole di Licio Gelli nella guerra contro Salvini per il controllo della P2) l'elenco: nome, cognome, indirizzo (mancava solo il numero di telefono, ma a quei tempi era sufficiente consultare l'elenco telefonico)...


Cari Fratelli

Vi ringrazio per l’incarico che mi avete conferito.

La mia elezione a Maestro Venerabile di questa Loggia conferma che è stato definitivamente superato il periodo di crisi, da cui ci si è risollevati per l’opera appassionata ed intelligente dei Maestri Venerabili che mi hanno preceduto.

La crisi è finita, la Loggia è funzionante, le colonne si sono ripopolate, è ora il periodo della normale amministrazione.

E per sottolineare il trapasso della responsabilità di conduzione della loggia fra gli anziani saggi ed i giovani maestri avete scelto la mia persona come anello ideale di congiunzione. E’ una scelta che mi lusinga e che mi fa piacere, anche se non vi nascondo il timore di non essere all’altezza del compito.

Ma, carissimi fratelli, un Maestro Venerabile non può fare molto se non ha dietro di sé la loggia. La punta di una lancia penetra per la potenza dell’intera asta. Vi chiedo quindi di aiutarmi, per quanto vi sarà possibile, affinché attraverso la mia persona possiate esprimere l’intera operosità di questa officina. Perché un Maestro Venerabile è soltanto un uomo, ed un uomo solo, se non è l’espressione dei suoi fratelli. In una piramide la pietra più importante non è quella del culmine. La pietra del culmine ha solo una funzione rappresentativa. E’ un simbolo che esprime la forza e la potenza delle pietre sottostanti, esprime la funzione insostituibile delle pietre inferiori che aumentano la solidità dell’edificio e che sopportano il peso della costruzione.

Ed è con questo simbolo nella mia mente che mi accingo a dirigere i lavori di questa loggia in attesa di essere sostituito da qualche fratello giovane e valente.

Guidare i fratelli nella costruzione del tempio è una mansione non facile. Non so se ne avrò la capacità. Ma potrò assolvere alla meglio questo compito se e in quanto mi darete la vostra collaborazione, ma soprattutto la vostra comprensione, il vostro affetto, la vostra forza.

E’ una posizione di privilegio, quella del Maestro Venerabile, privilegio di servire la loggia e i fratelli. Privilegio che intendo esercitare con l’umiltà necessaria. E in questo vi prego di aiutarmi.

Ma umiltà non è debolezza, come tolleranza non è permissività e libertà non è licenza.

Aiutatemi a mantenere il giusto equilibrio, statemi vicino. Io debbo rappresentare tutti voi, ma la mia forza è quella che voi mi date. Non per me, ma per il bene della loggia. La mia persona non conta.
 Conta invece che fra un anno io possa trasmettere a colui che sceglierete per succedermi una situazione efficiente come quella odierna, perché la nostra loggia continui ad essere viva e funzionante.

04 settembre 2017

Gabinetto di Riflessione

Posto qui una vecchia tavola del 1975 che ho trovato tra le carte di mio padre.

Solo una volta siamo entrati nel Gabinetto di Riflessione. Solo una volta e mai più.

Abbiamo sostato, guardato “oggetti”, letto scritte nel muro.

Ed eravamo lì, certamente in una meditazione per l’atto che stavamo per fare, ma anche tesi per il “dopo”, per le altre prove e quindi non capaci di assimilare appieno i simboli racchiusi in quella stanza.

Come può d'altra parte un profano, perché chi entra nel Gabinetto di Riflessione è ancora un profano, capire ed interpretare se non sa “né leggere né compitare”?

Mi sembra quindi utile rivivere quella esperienza con il senno del poi, anche se questo senno ha giovane età ed ha bisogno della comprensione e della esperienza che i Fratelli vorranno dare a questo mio primo lavoro.

Sono nel Gabinetto di Riflessione.

In questo elemento terra io devo morire dalla vita profana per resuscitare alla vita iniziatica.

E le prime cose che vedo sono un pezzo di pane ed una brocca d’acqua.

Ho pane e acqua emblemi della semplicità e riserva alimentare.

Riserva alimentare per il corpo e lo spirito : il materiale e lo spirituale.

Ma è il pane il nutrimento materiale o è l’acqua?

Il pane è fatto col frumento, simbolicamente è legato a Iside e Demetra ed in molte religioni è la carne del Dio stesso. E’ quindi nutrimento del corpo o dello spirito?

L’acqua è indispensabile alla vita. Senza di essa né piante né animali (compresi noi) avrebbero potuto evolversi.

La considerazione è strettamente materiale.

Ma l’acqua precipitando dall’atmosfera al suolo può assumere tre forme : la goccia, il fiocco di neve, il chicco di grandine.

E’ l’unico elemento che forma una triade.

La considerazione è strettamente spirituale.

E’ quindi nutrimento del corpo o dello spirito?

E’ bianco il bianco e nero il nero?

Poi mi soffermo sulla figura di un Gallo.

Il Gallo annuncia l’aurora ed io lo vedo nella terra buia del Gabinetto di Riflessione.

E’ il segno exoterico della luce che sta per ricevere il profano?

Il Gallo lo troviamo raffigurato anche sui campanili delle chiese.
E’ il segno della relatività delle verità?

Può il nero (buio della terra) diventare azzurro (luce del cielo)?

In alchimia l’azzurro ed il nero sono considerati della stessa natura.
Tutto quindi e relativo? Come la vita? Come la morte?

Poi ho visto due coppe: una contenente solfo, l’altra sale.

Il solfo simboleggia l’ardore ed il sale la ponderatezza.

Per gli ermetisti Solfo, Sale e Mercurio (quest’ultimo rappresentato dal Gallo) sono i tre principi che si ritrovano in tutti i corpi.

Il solfo, principio maschile; il mercurio, principio femminile; il sale, principio neutro.

In un uovo il mercurio è l’albume, il solfo il tuorlo, il sale il guscio.

Il simbolismo del Gabinetto di Riflessione è quindi in stretta relazione con l’Ermetismo.

E’ la prima fase della grande opera: quella della putrefazione.

In alchimia l’azzurro, il verde ed il nero non si riferiscono forse alla citata prima fase della grande opera?

In concordanza con i punti cardinali abbiamo l’azzurro ad occidente, il verde a mezzogiorno, il nero a nord. E a oriente? Il bianco.

Perché?

La natura operante: la vita, la morte, la resurrezione?

Vedo poi:

la banderuola “vigilanza e perseveranza”: vegliare attentamente ed agire con perseveranza per ottenere la comprensione intera che possono offrire i simboli.

Il simbolismo e eretto a sistema nelle sacre scritture ebraiche.

I Maestri della Legge elevarono attorno al Talmud un simbolico quanto insuperabile “muro di mattoni” (da ciò massoneria?) occultando le dottrine naturalistiche e cosmogoniche costituenti il patrimonio sapienziale d’Israele quale strumento universale per la stirpe di Giacobbe.
Dettero comunque nelle mani dell’iniziato due delle sacre esoteriche chiavi supreme.
La prima: Tal = latino: lat (er) e cioè mattone cotto al fuoco; in greco: plinto, che per i Latini significo pietra di base; e dagli etruschi antropomorfizzato in Hera: pietra squadrata).
La seconda: Mud. In toscano arcaico Mudo significò Torre.
Quindi Tal-Mud equivale a Torre di Mattoni.

E per aprire questa Torre di Mattoni l’iniziato di quale materia deve essere?

Il Boucher scrive:
Si può, è vero, considerare l’iniziazione massonica in due maniere: sia dal punto di vista ermetico, sia dal punto di vista magico.
Nel primo caso, il profane deve essere puro perché rappresenta la prima materia, la materia prima dei Saggi; nel secondo caso, il profano deve essere puro magicamente, cioè: nulla deve poter impedire gli influssi ai quali verrà» a esporsi.

Ancora il bianco che è anche segno di vittoria? Ma il bianco non è solo bianco!

Vedo poi:

le ossa, il cranio, la falce e la clessidra che si riferiscono a Saturno.
In ermetismo Satinano rappresenta il piombo, ed a Saturno ed al piombo corrisponde il colore nero più nero del nero caratteristica di una delle fasi della grande opera, fase paragonata alla Morte.

Il nero come segno di morte.

Ma al nero succedono i colori grigio, bianco e porpora.

La resurrezione di Hiram? La resurrezione di Cristo?

Vedo poi:

la parola V. I. T. R. I. O. L. Cioè: “Visita l’interno della Terra e, rettificando, troverai la pietra occulta”.

La pietra occulta?

Sempre il bianco che sta ad Oriente? Nel mistero della resurrezione?

Esco dal Gabinetto di Riflessione, supero le prove, giuro solennemente, sono iniziato.

E comincia ora la lotta per iniziare veramente me stesso: per levigare la pietra grezza.

E qui non posso che riferirmi ad un colore solo: il verde.

Il verde è nel linguaggio popolare il colore della speranza.

Il verde è anche il colore dello smeraldo e questa pietra ricorda la Tavola di Smeraldo di Ermete:

“...Ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso...”.

Dagli oggetti del Gabinetto di Riflessione mi sono proiettato, usando un caleidoscopio di colori, verso tante domande, ma ad una vorrei sentire il parere dei miei Fratelli.. :

La verità e relativa?

Come la vita e come la morte?

 
Libri consultati :
Boucher = La Simbologia Massonica
Di Nardo = Alchimia e Cabala


Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.