Cari Fratelli
Vi
ringrazio per l’incarico che mi avete conferito.
La
mia elezione a Maestro Venerabile di questa Loggia conferma che è
stato definitivamente superato il periodo di crisi, da cui ci si è
risollevati per l’opera appassionata ed intelligente dei Maestri
Venerabili che mi hanno preceduto.
La
crisi è finita, la Loggia è funzionante, le colonne si sono
ripopolate, è ora il periodo della normale amministrazione.
E
per sottolineare il trapasso della responsabilità di conduzione
della loggia fra gli anziani saggi ed i giovani maestri avete scelto
la mia persona come anello ideale di congiunzione. E’ una scelta
che mi lusinga e che mi fa piacere, anche se non vi nascondo il
timore di non essere all’altezza del compito.
Ma,
carissimi fratelli, un Maestro Venerabile non può fare molto se non
ha dietro di sé la loggia. La punta di una lancia penetra per la
potenza dell’intera asta. Vi chiedo quindi di aiutarmi, per quanto
vi sarà possibile, affinché attraverso la mia persona possiate
esprimere l’intera operosità di questa officina. Perché un
Maestro Venerabile è soltanto un uomo, ed un uomo solo, se non è
l’espressione dei suoi fratelli. In una piramide la pietra più
importante non è quella del culmine. La pietra del culmine ha solo
una funzione rappresentativa. E’ un simbolo che esprime la forza e
la potenza delle pietre sottostanti, esprime la funzione
insostituibile delle pietre inferiori che aumentano la solidità
dell’edificio e che sopportano il peso della costruzione.
Ed
è con questo simbolo nella mia mente che mi accingo a dirigere i
lavori di questa loggia in attesa di essere sostituito da qualche
fratello giovane e valente.
Guidare
i fratelli nella costruzione del tempio è una mansione non facile.
Non so se ne avrò la capacità. Ma potrò assolvere alla meglio
questo compito se e in quanto mi darete la vostra collaborazione, ma
soprattutto la vostra comprensione, il vostro affetto, la vostra
forza.
E’
una posizione di privilegio, quella del Maestro Venerabile,
privilegio di servire la loggia e i fratelli. Privilegio che intendo
esercitare con l’umiltà necessaria. E in questo vi prego di
aiutarmi.
Ma
umiltà non è debolezza, come tolleranza non è permissività e
libertà non è licenza.
Aiutatemi
a mantenere il giusto equilibrio, statemi vicino. Io debbo
rappresentare tutti voi, ma la mia forza è quella che voi mi date.
Non per me, ma per il bene della loggia. La mia persona non conta.
Conta invece che fra un anno io possa trasmettere a colui che
sceglierete per succedermi una situazione efficiente come quella
odierna, perché la nostra loggia continui ad essere viva e
funzionante.
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