sabato 9 settembre 2017

Luce e non luce

Poco meno di trent’anni fa mio padre intrattenne una corrispondenza epistolare con un suo fratello di Loggia. Si scrivevano tra una tornata e l'altra, osservando e commentando, quasi pensando a voce altra. Non erano certo cose pubblicabili e non ne parlarono con nessuno. Io stesso ho trovato quelle lettere tra le carte di mio padre solo qualche mese fa dopo la sua partenza dal piano fisico.
Contengono però spunti che possono essere utili anche ad altri per riflessioni proprie e così metto qualcosa qui.
Il Fratello, che chiamo convenzionalmente Claudio (senza ovviamente nessun riferimento a qualche fratello che effettivamente si chiamasse Claudio) scrive a mio padre.

Mi viene in mente la differenza profonda che oppone la visione etica (...) degli ermetisti alla visione mistica e dommatica propria ... di Roma cristiana. Il cristianesimo romano fondamentalmente è ostile ai piaceri dell’amore e del corpo, o della vita in genere. I santi che la chiesa di Roma ancora oggi onora sono spesso un esempio eclatante di follia religiosa. 

Ti cito dal testo di Kremmerz queste righe sulla vita di S. Ilario, vescovo di Poitiers, e compagno di S. Martin di Tours (4° sec. d. C.). Avrebbe portato da Roma a Poitiers la barba di S. Pietro.

« Una donna era per dare il bagno alla sua creatura e, attratta dalla folla che riceveva in trionfo s. Ilario, si dimentica il figlio che annega nel bagno. Allora l’infelice prende il cadaverino e lo porta ad Ilario il quale, pregando e piangendo, compie il miracolo di resuscitarlo. Poi risuscita due morti, di cui uno impiccatosi per disperazione... quindi si occupa degli interessi spirituali della famiglia: era ammogliato e aveva una figlia, la quale dal suo ritorno gli diceva cento volte al giorno: quando mi donerai la Margherita e il ricco vestimento, cioè la gioia del Paradiso e la Vita eterna? E s. Ilario pregò, digiunò, fece ogni sorta di penitenza e la figliola fu presa da febbre terzana e si morì. Né bastò, S. Ilario annunziò alla moglie tale buona notizia, e la moglie allora lo supplicò affinché facesse altrettanto per essa. E da buon marito, Ilario l’accontentò, pregando e digiunando la fece morire...».
Dal libro del Dott. Barsand “Promenade d’un medecin attravers l’histoire”.

Che dire di un detto santo che resuscita i morti e fa morire i vivi? E’ piuttosto un esempio di "delinquenza" religiosa o di follia religioso-mistica?! E questi ideali si è cercato di conculcare nel cranio dei popoli semplici per renderli schiavi! Non è meglio considerare la morte, vero passaggio naturale, una forma di vita? Non è meglio amare la vita, accettare i piaceri, con la temperanza del filosofo ermetico?! Questa è sì vera e sana morale.

*  *  *

Mio padre risponde a stretto giro di posta.

Non interpretare episodi riportati in scritture religiose secondo la loro apparenza esteriore. Lascia questo tipo di interpretazione ai semplici di spirito. Noi siamo dei segnati, dei condannati alla ricerca. Non possiamo accontentarci di ciò che appare in superficie. Dobbiamo andare oltre le apparenze, e l’Arte ci è stata data per trovare una risposta, temporale, alla nostra ricerca esoterica.

Ricercare nell’episodio di Ilario non è facile. Comincia anzitutto col ritenere che figlia e moglie del vescovo di Poitiers non siano persone fisiche, ma componenti della personalità umana di Ilario stesso.

Considera anche che un uomo può pregare, digiunare ed operare perché un fratello od una sorella possa raggiungere la Luce. O per lo meno ammettiamo la possibilità che un uomo possa dare ad un altro la qualificazione di Illuminato con la preghiera, ammettiamolo come se fosse una cosa reale già constatata e controllata, come ipotesi di una dimostrazione che dobbiamo sviluppare, (come si fa con i problemi di geometria).

Ma ammesso questo sorgono due domande.

Anzitutto: che merito ha l’Illuminato se ha raggiunto la Luce non per merito proprio ma per la preghiera di un altro uomo?

E poi: quale diritto ha colui che prega di trasformare anche a fine di bene l’esistenza di un’altra persona?

Nelle mie attuali limitazioni debbo ritenere che la conquista della Luce, la conquista della qualificazione buddhica sia un fatto personale, personalissimo. Si può pregare per aiutare altre persone a raggiungere qualcosa, purché queste stesse persone lo vogliano e lavorino esse stesse per raggiungere quell’obiettivo.

Ritengo che la chiave della comprensione della vicenda di Ilario stia nella ricerca in questo senso. Ma le chiese, quasi tutte in genere, danno interpretazioni per i “poveri di spirito” (...) [spesso] per strumentalizzare a fini di potere la loro fede ingenua. E fra le chiese quella cattolica è la più strumentalizzatrice...

E’ triste vedere una religione, che tanto ha fatto per aiutare l’uomo a salire un gradino nella scala dell’evoluzione, essere tanto strumentalizzata!

Tutte le cose create dall’uomo vengono per dare, e quando hanno dato se ne debbono andare lasciando il meglio di sé, la loro essenza, al nuovo che sopravviene. E’ stato così con tutte le religioni del passato. Ogni religione successiva si è innestata sul meglio della precedente ed ha dato agli uomini (per i quali essa è stata fatta da uomini superiori) un qualche cosa di più per aiutarli ad evolvere. 

Quando il ricambio non è venuto in tempo o il vecchio è continuato a vivere artificiosamente, l’umanità ha attraversato periodi di crisi. 

[Non va strumentalizzato] l’innato bisogno di credere che è in ogni uomo e continuano a farlo ciecamente, rinnegando ogni idea di Dio, rinnegando la continuità della vita e dell’evoluzione spirituale dell’uomo.
Ma non ti voglio annoiare troppo con queste mie idee strampalate.



Nessun commento: