Poco meno di trent’anni fa mio padre
intrattenne una corrispondenza epistolare con un suo fratello di Loggia. Si scrivevano tra una tornata e l'altra, osservando e commentando, quasi pensando a voce altra. Non erano certo cose pubblicabili e non ne parlarono con nessuno. Io stesso ho trovato quelle lettere tra le carte di mio padre solo qualche mese fa dopo la sua partenza dal piano fisico.
Contengono però spunti che possono essere utili anche ad altri per riflessioni proprie e così metto qualcosa qui.
Il Fratello, che chiamo convenzionalmente Claudio (senza ovviamente nessun riferimento a qualche fratello che effettivamente si chiamasse Claudio) scrive a mio padre.
Mi viene in mente la differenza profonda che oppone la visione etica (...) degli ermetisti alla visione mistica e dommatica propria ... di Roma cristiana. Il cristianesimo romano fondamentalmente è ostile ai piaceri dell’amore e del corpo, o della vita in genere. I santi che la chiesa di Roma ancora oggi onora sono spesso un esempio eclatante di follia religiosa.
Ti cito dal testo di Kremmerz queste
righe sulla vita di S. Ilario, vescovo di Poitiers, e compagno di S.
Martin di Tours (4° sec. d. C.). Avrebbe portato da Roma a Poitiers
la barba di S. Pietro.
« Una donna era per dare il bagno alla
sua creatura e, attratta dalla folla che riceveva in trionfo s.
Ilario, si dimentica il figlio che annega nel bagno. Allora
l’infelice prende il cadaverino e lo porta ad Ilario il quale,
pregando e piangendo, compie il miracolo di resuscitarlo. Poi
risuscita due morti, di cui uno impiccatosi per disperazione... quindi
si occupa degli interessi spirituali della famiglia: era ammogliato e
aveva una figlia, la quale dal suo ritorno gli diceva cento volte al
giorno: quando mi donerai la Margherita e il ricco vestimento, cioè
la gioia del Paradiso e la Vita eterna? E s. Ilario pregò, digiunò,
fece ogni sorta di penitenza e la figliola fu presa da febbre terzana
e si morì. Né bastò, S. Ilario annunziò alla moglie tale buona
notizia, e la moglie allora lo supplicò affinché facesse
altrettanto per essa. E da buon marito, Ilario l’accontentò,
pregando e digiunando la fece morire...».
Dal libro del Dott.
Barsand “Promenade d’un medecin attravers l’histoire”.
Che dire di un detto santo che
resuscita i morti e fa morire i vivi? E’ piuttosto un esempio di
"delinquenza" religiosa o di follia religioso-mistica?! E questi ideali
si è cercato di conculcare nel cranio dei popoli semplici per
renderli schiavi! Non è meglio considerare la morte, vero passaggio
naturale, una forma di vita? Non è meglio amare la vita, accettare i
piaceri, con la temperanza del filosofo ermetico?! Questa è sì vera
e sana morale.
* * *
Mio padre risponde a stretto giro di
posta.
Non interpretare episodi riportati in
scritture religiose secondo la loro apparenza esteriore. Lascia
questo tipo di interpretazione ai semplici di spirito. Noi siamo dei
segnati, dei condannati alla ricerca. Non possiamo accontentarci di
ciò che appare in superficie. Dobbiamo andare oltre le apparenze, e
l’Arte ci è stata data per trovare una risposta, temporale, alla
nostra ricerca esoterica.
Ricercare nell’episodio di Ilario non
è facile. Comincia anzitutto col ritenere che figlia e moglie del
vescovo di Poitiers non siano persone fisiche, ma componenti della
personalità umana di Ilario stesso.
Considera anche che un uomo può
pregare, digiunare ed operare perché un fratello od una sorella
possa raggiungere la Luce. O per lo meno ammettiamo la possibilità
che un uomo possa dare ad un altro la qualificazione di Illuminato
con la preghiera, ammettiamolo come se fosse una cosa reale già
constatata e controllata, come ipotesi di una dimostrazione che
dobbiamo sviluppare, (come si fa con i problemi di geometria).
Ma
ammesso questo sorgono due domande.
Anzitutto: che merito ha l’Illuminato
se ha raggiunto la Luce non per merito proprio ma per la preghiera di
un altro uomo?
E poi: quale diritto ha colui che prega
di trasformare anche a fine di bene l’esistenza di un’altra
persona?
Nelle mie attuali limitazioni debbo
ritenere che la conquista della Luce, la conquista della
qualificazione buddhica sia un fatto personale, personalissimo. Si
può pregare per aiutare altre persone a raggiungere qualcosa, purché
queste stesse persone lo vogliano e lavorino esse stesse per
raggiungere quell’obiettivo.
Ritengo che la chiave della
comprensione della vicenda di Ilario stia nella ricerca in questo
senso. Ma le chiese, quasi tutte in genere, danno interpretazioni per
i “poveri di spirito” (...) [spesso] per strumentalizzare a fini di
potere la loro fede ingenua. E fra le chiese quella cattolica è la
più strumentalizzatrice...
E’ triste vedere una religione, che
tanto ha fatto per aiutare l’uomo a salire un gradino nella scala
dell’evoluzione, essere tanto strumentalizzata!
Tutte le cose create dall’uomo
vengono per dare, e quando hanno dato se ne debbono andare lasciando
il meglio di sé, la loro essenza, al nuovo che sopravviene. E’
stato così con tutte le religioni del passato. Ogni religione
successiva si è innestata sul meglio della precedente ed ha dato
agli uomini (per i quali essa è stata fatta da uomini superiori) un
qualche cosa di più per aiutarli ad evolvere.
Quando il ricambio non
è venuto in tempo o il vecchio è continuato a vivere
artificiosamente, l’umanità ha attraversato periodi di crisi.
[Non va strumentalizzato] l’innato bisogno di credere che
è in ogni uomo e continuano a farlo ciecamente, rinnegando ogni idea
di Dio, rinnegando la continuità della vita e dell’evoluzione
spirituale dell’uomo.
Ma non ti voglio annoiare troppo con
queste mie idee strampalate.
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