Reintegrazione vuol dire percorrere a ritroso un percorso che avevamo già fatto nella "caduta primordiale".
Evoluzione vuol dire percorrere una via in salita che in precedenza non avevamo mai percorso.
Sembrano due vie in contrasto: l'una ammette una caduta causata in genere dall'antenato primigenio (la cacciata dal Paradiso Terrestre dopo la disubbidienza, oppure altri miti in altre religioni) che ci spinge a rimediarvi, l'altra propone una salita (non: risalita) dallo stato di materia bruta a stati via via più consapevoli.
Però a ben riflettere non esiste un contrasto così profondo: che io percorra la via per la prima volta oppure per la seconda volta (essendomi del tutto dimenticato della prima in discesa) alla fin fine è la stessa cosa.
D'altronde la nostra Parola Perduta non allude a qualcosa che prima si aveva, poi per mancanza di qualcuno (i cattivi Compagni, i Furfanti, i Ruffians della ritualità anglosassone) non si ha più? E la ricerca di Hiram non può avere analogie con la ricerca non solo materiale di un semplice cadavere ma di altro ben più "significativo"?
08 settembre 2017
07 settembre 2017
Scorciatoie
Un insegnamento sincero.
Non ci sono scorciatoie …. I libri
sacri, i maestri, i guru, le religioni servono, ma servono come gli
ascensori che ci portano in su facendoci risparmiare le scale.
L’ultimo passo del cammino, quella scaletta che conduce al tetto
dal quale si vede il mondo o sul quale ci si può stendere e
diventare una nuvola, quel pezzo va fatto a piedi, da soli.
Tiziano Terzani: “Un altro giro di
giostra” p. 576
06 settembre 2017
Libertà, Uguaglianza e Fratellanza
E' il 25 ottobre 1985. Durante una Tornata della propria Loggia mio padre, a proposito del Trinomio "Libertà - Uguaglianza - Fratellanza" che pare scomparire nella prossima versione dei Rituali interviene:
Per quel che
riguarda il trinomio Libertà – Uguaglianza – Fratellanza, ci ho messo una decina d’anni per trovarvi un significato
iniziatico. E l’avevo trovato. Ed era totalmente diverso dai
significati profani. Ora, dopo tanto sforzo, il trinomio è destinato
a scomparire. Pazienza!
Poco dopo scrive una picola "tavola" personale, che ho ritrovato tra le sue carte e che qui riporto.
Nel
trinomio Libertà – Uguaglianza – Fratellanza che orna i nostri
templi il concetto di uguaglianza non è dei più facili.
Spesso
mi sono chiesto se quando lavoriamo in camera d’apprendista siamo
tutti effettivamente uguali. E’ l’apprendista uguale al compagno?
E’ questi uguale al maestro? Può cioè esserci uguaglianza
effettiva dove esiste una gerarchia spirituale?
Come
ormai mi è di consuetudine quando l’astrattezza della speculazione
mi conduce in un vicolo cieco, mi rivolgo alla maestria della natura
per verificare se l’uguaglianza è un fatto naturale chiaramente
riscontrabile. Ma purtroppo debbo constatare che in natura
l’uguaglianza non esiste. Sia nel regno vegetale, che in quello
animale, che in quello umano, la pianta, l’animale o l’uomo
nascono con un patrimonio genetico diverso da qualsiasi altra pianta,
animale o uomo della stessa specie o razza o addirittura della stessa
famiglia. Ma non solo il patrimonio genetico non è uguale per tutti,
ma lo stesso ambiante dove la pianta, l’animale o l’uomo crescono
e si sviluppano non è uguale per tutti. Le condizioni ambientali
influiscono sulla crescita e sulla maturazione, e nel caso
dell’individuo umano effetti diversi possono manifestarsi per
la maggiore o minore presenza nell’ambiente di crescita del calore
degli affetti famigliari.
Tutte
queste considerazioni ci dicono che proprio la natura sembra
indicarci che l’uguaglianza non esiste. Purtuttavia nella stessa
natura è stato osservato un fenomeno biologico particolare: la
“regressione verso la media”. E’ stato osservato per
esempio che da due genitori di intelligenza superiore alla media
possono nascere figli che, se ereditano la caratteristica
dell’intelligenza per meno del 100% di quella dei genitori, la loro
intelligenza, pur essendo ancora superiore alla media, sarà in
misura inferiore a quella dei genitori avvicinandosi alla media degli
altri individui, che è inferiore. Questo potrebbe significare che,
pur non esistendo l’uguaglianza in natura, la natura tende a
mediare i valori di disuguaglianza ed a ridurre le differenze.
Da
questo fenomeno di “regressione verso la media” deriva un
insegnamento profondo: l’uguaglianza non esiste, bisogna
saperla costruire. Dobbiamo pertanto essere capaci di farci uguali,
dobbiamo voler essere uguali eliminando le discriminazioni per
inferiorità o superiorità.
Questo
forse lo sentiamo meglio quando desideriamo sentirci uguali a coloro
che consideriamo superiori a noi. Ma dobbiamo maggiora mente
sentirlo e desiderarlo anche nei confronti di coloro che non sono
ancora pervenuti al nostro livello. Vincere la presunzione verso
coloro che riteniamo inferiori può aiutarci a superare
eventuali complessi di inferiorità verso coloro che noi riteniamo
superiori. La reciprocità nei rapporti di loggia è reversibile
ed è per questo che ogni fratello deve compiere nel suo
interiore una volontaria “regressione verso la media”. Azione
volontaria in quanto può esplicarsi solo se il fratello intende il
valore del trinomio nel suo insieme ed alla luce del concetto
“Diritto – Dovere” che un massone dovrebbe sempre avere
presente in sé, in ogni momento. Ed è proprio in tal modo che si ha
anche la verifica che solo nella Libertà può nascere l’Uguaglianza.
05 settembre 2017
Un Maestro Venerabile parla
Tra le carte di mio padre ho trovato quanto disse ai Fratelli di Loggia in quel lontano 1976 quando fu scelto come Maestro Venerabile. Tutto sommato se la cavò abbastanza bene, La Loggia si trovò improvvisamente senza sede e si dovette cercare e trovarne un'altra. E l'anno dopo tutti i Venerabili del Grande Oriente si trovarono "sbattuti" sull' Espresso che ne pubblicò (strumento più o meno consapevole di Licio Gelli nella guerra contro Salvini per il controllo della P2) l'elenco: nome, cognome, indirizzo (mancava solo il numero di telefono, ma a quei tempi era sufficiente consultare l'elenco telefonico)...
Cari Fratelli
Vi
ringrazio per l’incarico che mi avete conferito.
La
mia elezione a Maestro Venerabile di questa Loggia conferma che è
stato definitivamente superato il periodo di crisi, da cui ci si è
risollevati per l’opera appassionata ed intelligente dei Maestri
Venerabili che mi hanno preceduto.
La
crisi è finita, la Loggia è funzionante, le colonne si sono
ripopolate, è ora il periodo della normale amministrazione.
E
per sottolineare il trapasso della responsabilità di conduzione
della loggia fra gli anziani saggi ed i giovani maestri avete scelto
la mia persona come anello ideale di congiunzione. E’ una scelta
che mi lusinga e che mi fa piacere, anche se non vi nascondo il
timore di non essere all’altezza del compito.
Ma,
carissimi fratelli, un Maestro Venerabile non può fare molto se non
ha dietro di sé la loggia. La punta di una lancia penetra per la
potenza dell’intera asta. Vi chiedo quindi di aiutarmi, per quanto
vi sarà possibile, affinché attraverso la mia persona possiate
esprimere l’intera operosità di questa officina. Perché un
Maestro Venerabile è soltanto un uomo, ed un uomo solo, se non è
l’espressione dei suoi fratelli. In una piramide la pietra più
importante non è quella del culmine. La pietra del culmine ha solo
una funzione rappresentativa. E’ un simbolo che esprime la forza e
la potenza delle pietre sottostanti, esprime la funzione
insostituibile delle pietre inferiori che aumentano la solidità
dell’edificio e che sopportano il peso della costruzione.
Ed
è con questo simbolo nella mia mente che mi accingo a dirigere i
lavori di questa loggia in attesa di essere sostituito da qualche
fratello giovane e valente.
Guidare
i fratelli nella costruzione del tempio è una mansione non facile.
Non so se ne avrò la capacità. Ma potrò assolvere alla meglio
questo compito se e in quanto mi darete la vostra collaborazione, ma
soprattutto la vostra comprensione, il vostro affetto, la vostra
forza.
E’
una posizione di privilegio, quella del Maestro Venerabile,
privilegio di servire la loggia e i fratelli. Privilegio che intendo
esercitare con l’umiltà necessaria. E in questo vi prego di
aiutarmi.
Ma
umiltà non è debolezza, come tolleranza non è permissività e
libertà non è licenza.
Aiutatemi
a mantenere il giusto equilibrio, statemi vicino. Io debbo
rappresentare tutti voi, ma la mia forza è quella che voi mi date.
Non per me, ma per il bene della loggia. La mia persona non conta.
Conta invece che fra un anno io possa trasmettere a colui che
sceglierete per succedermi una situazione efficiente come quella
odierna, perché la nostra loggia continui ad essere viva e
funzionante.
04 settembre 2017
Gabinetto di Riflessione
Posto qui una vecchia tavola del 1975 che ho trovato tra le carte di mio padre.
Solo una volta siamo entrati nel
Gabinetto di Riflessione. Solo una volta e mai più.
Abbiamo sostato, guardato “oggetti”,
letto scritte nel muro.
Ed eravamo lì, certamente in una
meditazione per l’atto che stavamo per fare, ma anche tesi per il
“dopo”, per le altre prove e quindi non capaci di assimilare
appieno i simboli racchiusi in quella stanza.
Come può d'altra parte un profano,
perché chi entra nel Gabinetto di Riflessione è ancora un profano,
capire ed interpretare se non sa “né leggere né compitare”?
Mi sembra quindi utile rivivere quella
esperienza con il senno del poi, anche se questo senno ha giovane età
ed ha bisogno della comprensione e della esperienza che i Fratelli
vorranno dare a questo mio primo lavoro.
Sono nel Gabinetto di Riflessione.
In questo elemento terra io devo morire
dalla vita profana per resuscitare alla vita iniziatica.
E le prime cose che vedo sono un pezzo
di pane ed una brocca d’acqua.
Ho pane e acqua emblemi della
semplicità e riserva alimentare.
Riserva alimentare per il corpo e lo
spirito : il materiale e lo spirituale.
Ma è il pane il nutrimento materiale o
è l’acqua?
Il pane è fatto col frumento,
simbolicamente è legato a Iside e Demetra ed in molte religioni è
la carne del Dio stesso. E’ quindi nutrimento del corpo o dello
spirito?
L’acqua è indispensabile alla vita.
Senza di essa né piante né animali (compresi noi) avrebbero potuto
evolversi.
La considerazione è strettamente
materiale.
Ma l’acqua precipitando
dall’atmosfera al suolo può assumere tre forme : la goccia, il
fiocco di neve, il chicco di grandine.
E’ l’unico elemento che forma una
triade.
La considerazione è strettamente
spirituale.
E’ quindi nutrimento del corpo o
dello spirito?
E’ bianco il bianco e nero il nero?
Poi mi soffermo sulla figura di un
Gallo.
Il Gallo annuncia l’aurora ed io lo
vedo nella terra buia del Gabinetto di Riflessione.
E’ il segno exoterico della luce che
sta per ricevere il profano?
Il Gallo lo troviamo raffigurato anche
sui campanili delle chiese.
E’ il segno della relatività delle
verità?
Può il nero (buio della terra)
diventare azzurro (luce del cielo)?
In alchimia l’azzurro ed il nero sono
considerati della stessa natura.
Tutto quindi e relativo? Come la vita?
Come la morte?
Poi ho visto due coppe: una contenente
solfo, l’altra sale.
Il solfo simboleggia l’ardore ed il
sale la ponderatezza.
Per gli ermetisti Solfo, Sale e
Mercurio (quest’ultimo rappresentato dal Gallo) sono i tre principi
che si ritrovano in tutti i corpi.
Il solfo, principio maschile; il
mercurio, principio femminile; il sale, principio neutro.
In un uovo il mercurio è l’albume,
il solfo il tuorlo, il sale il guscio.
Il simbolismo del Gabinetto di
Riflessione è quindi in stretta relazione con l’Ermetismo.
E’ la prima fase della grande opera:
quella della putrefazione.
In alchimia l’azzurro, il verde ed il
nero non si riferiscono forse alla citata prima fase della grande
opera?
In concordanza con i punti cardinali
abbiamo l’azzurro ad occidente, il verde a mezzogiorno, il nero a
nord. E a oriente? Il bianco.
Perché?
La natura operante: la vita, la morte,
la resurrezione?
Vedo poi:
la banderuola “vigilanza e
perseveranza”: vegliare attentamente ed agire con perseveranza per
ottenere la comprensione intera che possono offrire i simboli.
Il simbolismo e eretto a sistema nelle
sacre scritture ebraiche.
I Maestri della Legge elevarono
attorno al Talmud un simbolico quanto insuperabile “muro di
mattoni” (da ciò massoneria?) occultando le dottrine
naturalistiche e cosmogoniche costituenti il patrimonio sapienziale
d’Israele quale strumento universale per la stirpe di Giacobbe.
Dettero comunque nelle mani
dell’iniziato due delle sacre esoteriche chiavi supreme.
La prima: Tal
= latino: lat (er) e cioè mattone cotto al fuoco; in greco: plinto,
che per i Latini significo pietra di base; e dagli etruschi
antropomorfizzato in Hera: pietra squadrata).
La seconda: Mud.
In toscano arcaico Mudo significò Torre.
Quindi Tal-Mud
equivale a Torre di Mattoni.
E per aprire questa Torre di Mattoni
l’iniziato di quale materia deve essere?
Il Boucher scrive:
Si può, è vero, considerare
l’iniziazione massonica in due maniere: sia dal punto di vista
ermetico, sia dal punto di vista magico.
Nel primo caso, il profane deve
essere puro perché rappresenta la prima materia, la materia prima
dei Saggi; nel secondo caso, il profano deve essere puro magicamente,
cioè: nulla deve poter impedire gli influssi ai quali verrà» a
esporsi.
Ancora il bianco che è anche segno di
vittoria? Ma il bianco non è solo bianco!
Vedo poi:
le ossa, il cranio, la falce e la
clessidra che si riferiscono a Saturno.
In ermetismo Satinano rappresenta il
piombo, ed a Saturno ed al piombo corrisponde il colore nero più
nero del nero caratteristica di una delle fasi della grande opera,
fase paragonata alla Morte.
Il nero come segno di morte.
Ma al nero succedono i colori grigio,
bianco e porpora.
La resurrezione di Hiram? La
resurrezione di Cristo?
Vedo poi:
la parola V. I. T. R. I. O. L. Cioè:
“Visita l’interno della Terra e, rettificando, troverai la pietra
occulta”.
La pietra occulta?
Sempre il bianco che sta ad Oriente?
Nel mistero della resurrezione?
Esco dal Gabinetto di Riflessione,
supero le prove, giuro solennemente, sono iniziato.
E comincia ora la lotta per iniziare
veramente me stesso: per levigare la pietra grezza.
E qui non posso che riferirmi ad un
colore solo: il verde.
Il verde è nel linguaggio popolare il
colore della speranza.
Il verde è anche il colore dello
smeraldo e questa pietra ricorda la Tavola di Smeraldo di Ermete:
“...Ciò che è in basso è come ciò
che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in
basso...”.
Dagli oggetti del Gabinetto di
Riflessione mi sono proiettato, usando un caleidoscopio di colori,
verso tante domande, ma ad una vorrei sentire il parere dei miei
Fratelli.. :
La verità e relativa?
Come la vita e come la morte?
Libri consultati :
Boucher = La Simbologia Massonica
Di Nardo = Alchimia e Cabala
10 agosto 2017
Fratelli e... fratelli
Ho trovato tra le carte di mio padre un cenno ad un episodio increscioso. Al tempo, era Oratore di Loggia, si trovò oggetto di attenzioni da parte del Venerabile in carica, che lo fece "trasferire d'ufficio" ad altra Loggia e non gli permise di svolgere il ruolo di Oratore al quale era stato eletto regolarmente. Le cose poi si risolsero con l'intervento del Grande Segretario da una parte e dalle nuove elezioni di Loggia dall'altra. Qui mi preme mostrare due lettere, una di un Fratello (F maiuscola) di non comune sensibilità, al tempo Apprendista, presente a quella Tornayta, che gli mandò alcune considerazioni e l'altra la sua risposta.
Ho ricevuto la tua lettera del 30 scorso. Non ti nascondo
che mi ha fatto molto piacere il sentirti vicino a me. Hai compreso
il senso dei mio silenzio. Non è la lettera del regolamento quella
che conta, ma lo spirito. Altrimenti non si fa massoneria. Anzi
proprio coi regolamento la si può distruggere. Guai se manca l’Amore
fra i fratelli. L’Amore è il cemento per unire pietra a pietra. La
cazzuola serve appunto per spandere il cemento, e non a caso essa
dovrebbe simbolicamente stare sulla cattedra del venerabile. Quando
c’è Amore, c’è anche il grande piacere di stare assieme. Si
crea allora un’atmosfera propizia alla circolazione di fluidi
positivi e trasformatori.
Ti ringrazio per le tue care parole: mi sono giunte in un momento molto difficile. E’ bello avere fratelli come te. L’altra sera, ti assicuro, sono stato abbastanza sereno, malgrado tutto. Altri invece hanno avuto bisogno ai conforto, e prima di tornarmene a casa ho fatto il mio dovere di fratello.
Purtroppo, contemporaneamente alla tua lettera, ne ho ricevuto un’altra, tremenda, demoralizzante, un brutto colpo infertomi alle spalle.
Ho sempre desiderato di trovare un cantuccio tranquillo in cui poter lavorare in pace assieme ai miei fratelli. Ma sembra che ciò sia molto difficile da conquistare. Proprio per questo se arriverò, se arriveremo, a conquistarlo, sapremo valutarlo meglio e godercelo maggiormente. Non bisogna mai disperare. Dicevano gli antichi che il destino è sulle ginocchia di Giove, cioè irraggiungibile. Ma se lo si vuole si può anche arrivare fin lassù. E condizionarlo. Le avversità debbono essere sopportate come prove necessarie, sopportate ed affrontate, affrontate e superate. Se no che senso avrebbe la macerazione alchemica?
Il colpo cui si accenna nella lettera è il trasferimento deliberato dal Gran Segretario ad altra Loggia. L'unico problema era che lui non aveva chiesto nessun trasferimento e la Loggia di "destinazione" non ne sapeva nulla. Una volta saputo che il trasferimento non era stato chiesto, lo rifiutò, come contrari all'operato di quel Venerabile furono i due Sorveglianti della Loggia di "partenza" e tutti gli organismi centrali e regionali interessati del caso. E il trasferimento fu annullato. E quel Venerabile non fu rieletto Venerabile e se ne andò.
Spero che tu stia bene, come spero che
tu abbia fatto un buon viaggio di ritorno. Intendo dire nel senso dei
pensieri o della malinconia che potrebbe averti fatto visita sulla
via del ritorno, dopo una serata di lavori al club non del tutto
felice. Ti confesso che non sono riuscito a seguire il testo letto da
S [la tavola della Tornata], come questo avrebbe meritato. Ma ero agitato in me stesso
dalle correnti di magnetismo umano che circolavano nella forma
aggressiva. Le cose anche quando sono sotterranee, non cessano per
questo di essere attive ed efficaci.
La tensione che si era accumulata
nell’ultima seduta di lavori filosofici al club [ovviamente la Loggia], era notevole. Ho
poi avvertito la tua amarezza nel sentire schiaffeggiate o zittite
alcune tue prerogative. Posso sbagliarmi, ma credo di aver letto, e
di recente, nel libro di Julius Boucher, che l’Oratore è custode e
garante della legittimità e della correttezza nell’amministrazione
del “fare”...
In ogni caso mi sono immedesimato nel
tuo stato d’animo. Anzi ti ringrazio del fatto che non hai voluto
rispondere alla censura non proprio felice, e bene hai fatto a
chiudere il tuo intervento, ricordando che senza amore fraterno
non c’è nemmeno la Massoneria. A volte una colonna sola messa nel
punto giusto regge una grande volta... Con il tuo silenzio filosofico
ci hai risparmiato altre correnti negative. So che queste imprese su
se stessi costano. Costano in termini di emotività, di sentimento e
di gioia di vivere. Consolati pensando che le nuove vite iniziano
alchemicamente con la strage degli innocenti. Senza essermi
consultato ancora (pudore?) con nessuno, credo che il tuo messaggio
silenzioso sia passato. Sia stato ricevuto. Villard de Honnecourt ti
approva dal triangolo aureo della sua saggezza.
In attesa di poterti presto incontrare,
ti invio i miei più cari saluti
E mio padre gli risponde nel giro di qualche giorno.
Ti ringrazio per le tue care parole: mi sono giunte in un momento molto difficile. E’ bello avere fratelli come te. L’altra sera, ti assicuro, sono stato abbastanza sereno, malgrado tutto. Altri invece hanno avuto bisogno ai conforto, e prima di tornarmene a casa ho fatto il mio dovere di fratello.
Purtroppo, contemporaneamente alla tua lettera, ne ho ricevuto un’altra, tremenda, demoralizzante, un brutto colpo infertomi alle spalle.
Ho sempre desiderato di trovare un cantuccio tranquillo in cui poter lavorare in pace assieme ai miei fratelli. Ma sembra che ciò sia molto difficile da conquistare. Proprio per questo se arriverò, se arriveremo, a conquistarlo, sapremo valutarlo meglio e godercelo maggiormente. Non bisogna mai disperare. Dicevano gli antichi che il destino è sulle ginocchia di Giove, cioè irraggiungibile. Ma se lo si vuole si può anche arrivare fin lassù. E condizionarlo. Le avversità debbono essere sopportate come prove necessarie, sopportate ed affrontate, affrontate e superate. Se no che senso avrebbe la macerazione alchemica?
Il colpo cui si accenna nella lettera è il trasferimento deliberato dal Gran Segretario ad altra Loggia. L'unico problema era che lui non aveva chiesto nessun trasferimento e la Loggia di "destinazione" non ne sapeva nulla. Una volta saputo che il trasferimento non era stato chiesto, lo rifiutò, come contrari all'operato di quel Venerabile furono i due Sorveglianti della Loggia di "partenza" e tutti gli organismi centrali e regionali interessati del caso. E il trasferimento fu annullato. E quel Venerabile non fu rieletto Venerabile e se ne andò.
06 agosto 2017
La Luce
Tra le scartoffie paterne ho trovato vecchi appunti risalenti a molti anni fa. Mi paiono interessanti.
La luce, nel nostro mondo, crea
l’ombra. Mentre l’ombra non può creare la luce.
Quando la luce colpisce un corpo ne
illumina la superficie che riceve la luce, mentre la parte opposta
resta buia.
Forse non è corretto dire che la luce
colpisce un corpo. E’ meglio dire: quando un corpo viene immerso
nel flusso della luce, la sua faccia esposta al flusso viene
illuminata, mentre la faccia opposta rimane buia.
Quindi il buio è assenza di luce. Ma
luce non è assenza di buio. Perché è la luce che crea il buio.
Per creare il buio la luce ha bisogno
di un corpo da illuminare.
Il corpo immerso nel flusso luminoso ha
una parte illuminata e l’altra no. Se paragoniamo la Luce al Bene
possiamo dire che il Male nasce dal Bene, ma il Bene non nasce dal
Male. Come il flusso di Bene colpisce un essere, ne illumina la parte
esposta al flusso, ma contemporaneamente ne oscura l’altra parte.
Le due tendenze dell’uomo alla spiritualizzazione ed alla
materializzazione, le virtù ed i difetti. Senza virtù non ci
sarebbero vizi. Ciò non vuol significare che le virtù sono
suscitate dai vizi.
Per analogia possiamo dedurre che nel
mondo binario, nel mondo della manifestazione, il Signore, che l’atto
della creazione ha unito indissolubilmente alla Sua opera, è colui
che dà origine al Diavolo.
Il Diavolo è la controfigura, la
controparte del Signore.
Sul piano terreno senza Signore non ci
sarebbe Diavolo., come senza la luce non ci sarebbe l’ombra.
Ritorniamo al corpo in mezzo al flusso
di luce. Questo corpo, tutti i corpi, hanno una parte illuminata ed
una in ombra.. Perché, anche se si vuol condividere,
speculativamente, la luce come un qualche cosa d’immateriale, nel
piano della manifestazione essa n essere soggetta alla caratteristica
duale che è propria del mondo della manifestazione o mondo binario.
Questo corpo, il nostro corpo, ci
costringe con la sua parte in ombra a desiderare ciò che è utile, o
comodo, oppure gratificante; mentre con la sua parte illuminata ci
porta a desiderare il bello, il giusto, il vero. Anche con qualche
sacrificio.
Potremmo anche chiamare anima la parte
illuminata e materia la parte in ombra, ma non dimentichiamo che ciò
che è illuminato è un “quid unicum”, inscindibile anche se ha
contemporaneamente tendenze diverse e contrapposte.
D’altra parte qualcuno non ha forse
detto che anima e materia sono due facce della stessa unica cosa?
Ed ecco il problema che si pone
all’iniziato: come e cosa fare perché nell’uomo anche i desideri
della parte materiale siano volti alla reintegrazione?
La massoneria ci offre con la sua
tradizione gli strumenti per lavorare al nostro miglioramento ed alla
nostra reintegrazione.
Possiamo tentare di dare una risposta
all’interrogativo riprendendo l’esempio della luce. Un corpo
immerso e colpito da un flusso di luce crea una zona d’ombra.
L’iniziato prende a poco a poco coscienza di questo, e del
conseguente desiderio di realizzare nella pratica la virtualità
della iniziazione massonica. Questa presa di coscienza e l’uso
degli strumenti e del metodo muratorio porta l’iniziato a
trasformarsi a poco a poco in un corpo di cristallo trasparente che
lascia passare la luce.
Questa è la realizzazione
dell’iniziazione: la pietra grezza è diventata pietra cubica
levigata, la Grande Opera è compiuta.
Un aiuto alla speculazione su tutto
questo può essere dato dalla meditazione della radice della parola
“cristallo”.
Il rendersi trasparente come cristallo
può essere anche detto, in termini diversi, “essere colpito dalla
Grazia”. Ma tenendo conto che spesso nel linguaggio delle religioni
i colpiti , i beneficiati dalla Grazia sono esseri in attesa passiva,
mentre farsi “cristallo” è operazione esclusivamente attiva.
*
E per l’anima il male è questo
venir meno, generatore di tenebra. Tale, il male primo.
La tenebra è qualcosa che ne
precede. E la natura del male non sta nella materia, ma prima della
materia (cioè nella cessazione della tensione spirituale che ha
dato origine alla materia).
Plotino
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Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.