08 settembre 2017

Reintegrazione oppure evoluzione?

Reintegrazione vuol dire percorrere a ritroso un percorso che avevamo già fatto nella "caduta primordiale".

Evoluzione vuol dire percorrere una via in salita che in precedenza non avevamo mai percorso.

Sembrano due vie in contrasto: l'una ammette una caduta causata in genere dall'antenato primigenio (la cacciata dal Paradiso Terrestre dopo la disubbidienza, oppure altri miti in altre religioni) che ci spinge a rimediarvi, l'altra propone una salita (non: risalita) dallo stato di materia bruta a stati via via più consapevoli.

Però a ben riflettere non esiste un contrasto così profondo: che io percorra la via per la prima volta oppure per la seconda volta (essendomi del tutto dimenticato della prima in discesa) alla fin fine è la stessa cosa.

D'altronde la nostra Parola Perduta non allude a qualcosa che prima si aveva, poi per mancanza di qualcuno (i cattivi Compagni, i Furfanti, i Ruffians della ritualità anglosassone) non si ha più? E la ricerca di Hiram non può avere analogie con la ricerca non solo materiale di un semplice cadavere ma di altro ben più "significativo"?

 

07 settembre 2017

Scorciatoie

Un insegnamento sincero.

Non ci sono scorciatoie …. I libri sacri, i maestri, i guru, le religioni servono, ma servono come gli ascensori che ci portano in su facendoci risparmiare le scale. L’ultimo passo del cammino, quella scaletta che conduce al tetto dal quale si vede il mondo o sul quale ci si può stendere e diventare una nuvola, quel pezzo va fatto a piedi, da soli.

Tiziano Terzani: “Un altro giro di giostra” p. 576


06 settembre 2017

Libertà, Uguaglianza e Fratellanza

E' il 25 ottobre 1985. Durante una Tornata della propria Loggia mio padre, a proposito del Trinomio "Libertà - Uguaglianza - Fratellanza" che pare scomparire nella prossima versione dei Rituali interviene:
Per quel che riguarda il trinomio Libertà – Uguaglianza – Fratellanza, ci ho messo una decina d’anni per trovarvi un significato iniziatico. E l’avevo trovato. Ed era total­mente diverso dai significati profani. Ora, dopo tanto sforzo, il trinomio è destinato a scomparire. Pazienza!
Poco dopo scrive una picola "tavola" personale, che ho ritrovato tra le sue carte e che qui riporto.
 
Nel trinomio Libertà – Uguaglianza – Fratellanza che orna i nostri templi il concetto di uguaglianza non è dei più facili.

Spesso mi sono chiesto se quando lavoriamo in camera d’apprendista siamo tutti effettivamente uguali. E’ l’apprendista uguale al compagno? E’ questi uguale al maestro? Può cioè esserci ugua­glianza effettiva dove esiste una gerarchia spirituale?

Come ormai mi è di consuetudine quando l’astrattezza della speculazione mi conduce in un vicolo cieco, mi rivolgo alla maestria della natura per verificare se l’uguaglianza è un fatto naturale chiara­mente riscontrabile. Ma purtroppo debbo constatare che in natura l’uguaglianza non esiste. Sia nel regno vegetale, che in quello animale, che in quello umano, la pianta, l’animale o l’uomo nascono con un patrimonio genetico diverso da qualsiasi altra pianta, animale o uomo della stessa specie o razza o addirittura della stessa famiglia. Ma non solo il patrimonio genetico non è uguale per tutti, ma lo stesso ambiante dove la pianta, l’animale o l’uomo crescono e si sviluppano non è uguale per tutti. Le condizioni ambientali influiscono sulla crescita e sulla maturazione, e nel caso dell’indivi­duo umano effetti diversi possono manifestarsi per la maggiore o minore presenza nell’ambiente di crescita del calore degli affetti famigliari.

Tutte queste considerazioni ci dicono che proprio la natura sembra indicarci che l’uguaglianza non esiste. Purtuttavia nella stessa natura è stato osservato un fenomeno biologico particolare: la “re­gressione verso la media”. E’ stato osservato per esempio che da due genitori di intelligenza supe­riore alla media possono nascere figli che, se ereditano la caratteristica dell’intelligenza per meno del 100% di quella dei genitori, la loro intelligenza, pur essendo ancora superiore alla media, sarà in misura inferiore a quella dei genitori avvicinandosi alla media degli altri individui, che è inferiore. Questo potrebbe significare che, pur non esistendo l’uguaglianza in natura, la natura tende a media­re i valori di disuguaglianza ed a ridurre le differenze.

Da questo fenomeno di “regressione verso la media” deriva un insegnamento profondo: l’ugua­glianza non esiste, bisogna saperla costruire. Dobbiamo pertanto essere capaci di farci uguali, dob­biamo voler essere uguali eliminando le discriminazioni per inferiorità o superiorità.

Questo forse lo sentiamo meglio quando desideriamo sentirci uguali a coloro che consideriamo su­periori a noi. Ma dobbiamo maggiora mente sentirlo e desiderarlo anche nei confronti di coloro che non sono ancora pervenuti al nostro livello. Vincere la presunzione verso coloro che riteniamo infe­riori può aiutarci a superare eventuali complessi di inferiorità verso coloro che noi riteniamo supe­riori. La reciprocità nei rapporti di loggia è reversibile ed è per questo che ogni fratello deve com­piere nel suo interiore una volontaria “regressione verso la media”. Azione volontaria in quanto può esplicarsi solo se il fratello intende il valore del trinomio nel suo insieme ed alla luce del concetto “Diritto – Dovere” che un massone dovrebbe sempre avere presente in sé, in ogni momento. Ed è proprio in tal modo che si ha anche la verifica che solo nella Libertà può nascere l’Uguaglianza.

05 settembre 2017

Un Maestro Venerabile parla

Tra le carte di mio padre ho trovato quanto disse ai Fratelli di Loggia in quel lontano 1976 quando fu scelto come Maestro Venerabile. Tutto sommato se la cavò abbastanza bene, La Loggia si trovò improvvisamente senza sede e si dovette cercare e trovarne un'altra. E l'anno dopo tutti i Venerabili del Grande Oriente si trovarono "sbattuti" sull' Espresso che ne pubblicò (strumento più o meno consapevole di Licio Gelli nella guerra contro Salvini per il controllo della P2) l'elenco: nome, cognome, indirizzo (mancava solo il numero di telefono, ma a quei tempi era sufficiente consultare l'elenco telefonico)...


Cari Fratelli

Vi ringrazio per l’incarico che mi avete conferito.

La mia elezione a Maestro Venerabile di questa Loggia conferma che è stato definitivamente superato il periodo di crisi, da cui ci si è risollevati per l’opera appassionata ed intelligente dei Maestri Venerabili che mi hanno preceduto.

La crisi è finita, la Loggia è funzionante, le colonne si sono ripopolate, è ora il periodo della normale amministrazione.

E per sottolineare il trapasso della responsabilità di conduzione della loggia fra gli anziani saggi ed i giovani maestri avete scelto la mia persona come anello ideale di congiunzione. E’ una scelta che mi lusinga e che mi fa piacere, anche se non vi nascondo il timore di non essere all’altezza del compito.

Ma, carissimi fratelli, un Maestro Venerabile non può fare molto se non ha dietro di sé la loggia. La punta di una lancia penetra per la potenza dell’intera asta. Vi chiedo quindi di aiutarmi, per quanto vi sarà possibile, affinché attraverso la mia persona possiate esprimere l’intera operosità di questa officina. Perché un Maestro Venerabile è soltanto un uomo, ed un uomo solo, se non è l’espressione dei suoi fratelli. In una piramide la pietra più importante non è quella del culmine. La pietra del culmine ha solo una funzione rappresentativa. E’ un simbolo che esprime la forza e la potenza delle pietre sottostanti, esprime la funzione insostituibile delle pietre inferiori che aumentano la solidità dell’edificio e che sopportano il peso della costruzione.

Ed è con questo simbolo nella mia mente che mi accingo a dirigere i lavori di questa loggia in attesa di essere sostituito da qualche fratello giovane e valente.

Guidare i fratelli nella costruzione del tempio è una mansione non facile. Non so se ne avrò la capacità. Ma potrò assolvere alla meglio questo compito se e in quanto mi darete la vostra collaborazione, ma soprattutto la vostra comprensione, il vostro affetto, la vostra forza.

E’ una posizione di privilegio, quella del Maestro Venerabile, privilegio di servire la loggia e i fratelli. Privilegio che intendo esercitare con l’umiltà necessaria. E in questo vi prego di aiutarmi.

Ma umiltà non è debolezza, come tolleranza non è permissività e libertà non è licenza.

Aiutatemi a mantenere il giusto equilibrio, statemi vicino. Io debbo rappresentare tutti voi, ma la mia forza è quella che voi mi date. Non per me, ma per il bene della loggia. La mia persona non conta.
 Conta invece che fra un anno io possa trasmettere a colui che sceglierete per succedermi una situazione efficiente come quella odierna, perché la nostra loggia continui ad essere viva e funzionante.

04 settembre 2017

Gabinetto di Riflessione

Posto qui una vecchia tavola del 1975 che ho trovato tra le carte di mio padre.

Solo una volta siamo entrati nel Gabinetto di Riflessione. Solo una volta e mai più.

Abbiamo sostato, guardato “oggetti”, letto scritte nel muro.

Ed eravamo lì, certamente in una meditazione per l’atto che stavamo per fare, ma anche tesi per il “dopo”, per le altre prove e quindi non capaci di assimilare appieno i simboli racchiusi in quella stanza.

Come può d'altra parte un profano, perché chi entra nel Gabinetto di Riflessione è ancora un profano, capire ed interpretare se non sa “né leggere né compitare”?

Mi sembra quindi utile rivivere quella esperienza con il senno del poi, anche se questo senno ha giovane età ed ha bisogno della comprensione e della esperienza che i Fratelli vorranno dare a questo mio primo lavoro.

Sono nel Gabinetto di Riflessione.

In questo elemento terra io devo morire dalla vita profana per resuscitare alla vita iniziatica.

E le prime cose che vedo sono un pezzo di pane ed una brocca d’acqua.

Ho pane e acqua emblemi della semplicità e riserva alimentare.

Riserva alimentare per il corpo e lo spirito : il materiale e lo spirituale.

Ma è il pane il nutrimento materiale o è l’acqua?

Il pane è fatto col frumento, simbolicamente è legato a Iside e Demetra ed in molte religioni è la carne del Dio stesso. E’ quindi nutrimento del corpo o dello spirito?

L’acqua è indispensabile alla vita. Senza di essa né piante né animali (compresi noi) avrebbero potuto evolversi.

La considerazione è strettamente materiale.

Ma l’acqua precipitando dall’atmosfera al suolo può assumere tre forme : la goccia, il fiocco di neve, il chicco di grandine.

E’ l’unico elemento che forma una triade.

La considerazione è strettamente spirituale.

E’ quindi nutrimento del corpo o dello spirito?

E’ bianco il bianco e nero il nero?

Poi mi soffermo sulla figura di un Gallo.

Il Gallo annuncia l’aurora ed io lo vedo nella terra buia del Gabinetto di Riflessione.

E’ il segno exoterico della luce che sta per ricevere il profano?

Il Gallo lo troviamo raffigurato anche sui campanili delle chiese.
E’ il segno della relatività delle verità?

Può il nero (buio della terra) diventare azzurro (luce del cielo)?

In alchimia l’azzurro ed il nero sono considerati della stessa natura.
Tutto quindi e relativo? Come la vita? Come la morte?

Poi ho visto due coppe: una contenente solfo, l’altra sale.

Il solfo simboleggia l’ardore ed il sale la ponderatezza.

Per gli ermetisti Solfo, Sale e Mercurio (quest’ultimo rappresentato dal Gallo) sono i tre principi che si ritrovano in tutti i corpi.

Il solfo, principio maschile; il mercurio, principio femminile; il sale, principio neutro.

In un uovo il mercurio è l’albume, il solfo il tuorlo, il sale il guscio.

Il simbolismo del Gabinetto di Riflessione è quindi in stretta relazione con l’Ermetismo.

E’ la prima fase della grande opera: quella della putrefazione.

In alchimia l’azzurro, il verde ed il nero non si riferiscono forse alla citata prima fase della grande opera?

In concordanza con i punti cardinali abbiamo l’azzurro ad occidente, il verde a mezzogiorno, il nero a nord. E a oriente? Il bianco.

Perché?

La natura operante: la vita, la morte, la resurrezione?

Vedo poi:

la banderuola “vigilanza e perseveranza”: vegliare attentamente ed agire con perseveranza per ottenere la comprensione intera che possono offrire i simboli.

Il simbolismo e eretto a sistema nelle sacre scritture ebraiche.

I Maestri della Legge elevarono attorno al Talmud un simbolico quanto insuperabile “muro di mattoni” (da ciò massoneria?) occultando le dottrine naturalistiche e cosmogoniche costituenti il patrimonio sapienziale d’Israele quale strumento universale per la stirpe di Giacobbe.
Dettero comunque nelle mani dell’iniziato due delle sacre esoteriche chiavi supreme.
La prima: Tal = latino: lat (er) e cioè mattone cotto al fuoco; in greco: plinto, che per i Latini significo pietra di base; e dagli etruschi antropomorfizzato in Hera: pietra squadrata).
La seconda: Mud. In toscano arcaico Mudo significò Torre.
Quindi Tal-Mud equivale a Torre di Mattoni.

E per aprire questa Torre di Mattoni l’iniziato di quale materia deve essere?

Il Boucher scrive:
Si può, è vero, considerare l’iniziazione massonica in due maniere: sia dal punto di vista ermetico, sia dal punto di vista magico.
Nel primo caso, il profane deve essere puro perché rappresenta la prima materia, la materia prima dei Saggi; nel secondo caso, il profano deve essere puro magicamente, cioè: nulla deve poter impedire gli influssi ai quali verrà» a esporsi.

Ancora il bianco che è anche segno di vittoria? Ma il bianco non è solo bianco!

Vedo poi:

le ossa, il cranio, la falce e la clessidra che si riferiscono a Saturno.
In ermetismo Satinano rappresenta il piombo, ed a Saturno ed al piombo corrisponde il colore nero più nero del nero caratteristica di una delle fasi della grande opera, fase paragonata alla Morte.

Il nero come segno di morte.

Ma al nero succedono i colori grigio, bianco e porpora.

La resurrezione di Hiram? La resurrezione di Cristo?

Vedo poi:

la parola V. I. T. R. I. O. L. Cioè: “Visita l’interno della Terra e, rettificando, troverai la pietra occulta”.

La pietra occulta?

Sempre il bianco che sta ad Oriente? Nel mistero della resurrezione?

Esco dal Gabinetto di Riflessione, supero le prove, giuro solennemente, sono iniziato.

E comincia ora la lotta per iniziare veramente me stesso: per levigare la pietra grezza.

E qui non posso che riferirmi ad un colore solo: il verde.

Il verde è nel linguaggio popolare il colore della speranza.

Il verde è anche il colore dello smeraldo e questa pietra ricorda la Tavola di Smeraldo di Ermete:

“...Ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso...”.

Dagli oggetti del Gabinetto di Riflessione mi sono proiettato, usando un caleidoscopio di colori, verso tante domande, ma ad una vorrei sentire il parere dei miei Fratelli.. :

La verità e relativa?

Come la vita e come la morte?

 
Libri consultati :
Boucher = La Simbologia Massonica
Di Nardo = Alchimia e Cabala


10 agosto 2017

Fratelli e... fratelli

Ho trovato tra le carte di mio padre un cenno ad un episodio increscioso. Al tempo, era Oratore di Loggia, si trovò oggetto di attenzioni da parte del Venerabile in carica, che lo fece "trasferire d'ufficio" ad altra Loggia e non gli permise di svolgere il ruolo di Oratore al quale era stato eletto regolarmente. Le cose poi si risolsero con l'intervento del Grande Segretario da una parte e dalle nuove elezioni di Loggia dall'altra. Qui mi preme mostrare due lettere, una di un Fratello (F maiuscola) di non comune sensibilità, al tempo Apprendista, presente a quella Tornayta, che gli mandò alcune considerazioni e l'altra la sua risposta.



Spero che tu stia bene, come spero che tu abbia fatto un buon viaggio di ritorno. Intendo dire nel senso dei pensieri o della malinconia che potrebbe averti fatto visita sulla via del ritorno, dopo una serata di lavori al club non del tutto felice. Ti confesso che non sono riuscito a seguire il testo letto da S [la tavola della Tornata], come questo avrebbe meritato. Ma ero agitato in me stesso dalle correnti di magnetismo umano che circolavano nella forma aggressiva. Le cose anche quando sono sotterranee, non cessano per questo di essere attive ed efficaci.
La tensione che si era accumulata nell’ultima seduta di lavori filosofici al club [ovviamente la Loggia], era notevole. Ho poi avvertito la tua amarezza nel sentire schiaffeggiate o zittite alcune tue prerogative. Posso sbagliarmi, ma credo di aver letto, e di recente, nel libro di Julius Boucher, che l’Oratore è custode e garante della legittimità e della correttezza nell’amministrazione del “fare”...
In ogni caso mi sono immedesimato nel tuo stato d’animo. Anzi ti ringrazio del fatto che non hai voluto rispondere alla censura non proprio felice, e bene hai fatto a chiudere il tuo intervento, ricordando che senza amore fraterno non c’è nemmeno la Massoneria. A volte una colonna sola messa nel punto giusto regge una grande volta... Con il tuo silenzio filosofico ci hai risparmiato altre correnti negative. So che queste imprese su se stessi costano. Costano in termini di emotività, di sentimento e di gioia di vivere. Consolati pensando che le nuove vite iniziano alchemicamente con la strage degli innocenti. Senza essermi consultato ancora (pudore?) con nessuno, credo che il tuo messaggio silenzioso sia passato. Sia stato ricevuto. Villard de Honnecourt ti approva dal triangolo aureo della sua saggezza.
In attesa di poterti presto incontrare, ti invio i miei più cari saluti

E mio padre gli risponde nel giro di qualche giorno.

Ho ricevuto la tua lettera del 30 scorso. Non ti nascondo che mi ha fatto molto piacere il sentirti vicino a me. Hai compreso il senso dei mio silenzio. Non è la lettera del regolamento quella che conta, ma lo spirito. Altrimenti non si fa massoneria. Anzi proprio coi regolamento la si può distruggere. Guai se manca l’Amore fra i fratelli. L’Amore è il cemento per unire pietra a pietra. La cazzuola serve appunto per spandere il cemento, e non a caso essa dovrebbe simbolicamente stare sulla cattedra del venerabile. Quando c’è Amore, c’è anche il grande piacere di stare assieme. Si crea allora un’atmosfera propizia alla circolazione di fluidi positivi e trasformatori.
Ti ringrazio per le tue care parole: mi sono giunte in un momento molto difficile. E’ bello avere fratelli come te. L’altra sera, ti assicuro, sono stato abbastanza sereno, malgrado tutto. Altri invece hanno avuto bisogno ai conforto, e prima di tornarmene a casa ho fatto il mio dovere di fratello.
Purtroppo, contemporaneamente alla tua lettera, ne ho ricevuto un’altra, tremenda, demoralizzante, un brutto colpo infertomi alle spalle.
Ho sempre desiderato di trovare un cantuccio tranquillo in cui poter lavorare in pace assieme ai miei fratelli. Ma sembra che ciò sia molto difficile da conquistare. Proprio per questo se arriverò, se arriveremo, a conquistarlo, sapremo valutarlo meglio e godercelo maggiormente. Non bisogna mai disperare. Dicevano gli antichi che il destino è sulle ginocchia di Giove, cioè irraggiungibile. Ma se lo si vuole si può anche arrivare fin lassù. E condizionarlo. Le avversità debbono essere sopportate come prove necessarie, sopportate ed affrontate, affrontate e superate. Se no che senso avrebbe la macerazione alchemica?

Il colpo cui si accenna nella lettera è il trasferimento deliberato dal Gran Segretario ad altra Loggia. L'unico problema era che lui non aveva chiesto nessun trasferimento e la Loggia di "destinazione" non ne sapeva nulla. Una volta saputo che il trasferimento non era stato chiesto, lo rifiutò, come contrari all'operato di quel Venerabile furono i due Sorveglianti della Loggia di "partenza" e tutti gli organismi centrali e regionali interessati del caso. E il trasferimento fu annullato. E quel Venerabile non fu rieletto Venerabile e se ne andò.

06 agosto 2017

La Luce

Tra le scartoffie paterne ho trovato vecchi appunti risalenti a molti anni fa. Mi paiono interessanti.

 
La luce, nel nostro mondo, crea l’ombra. Mentre l’ombra non può creare la luce.

Quando la luce colpisce un corpo ne illumina la superficie che riceve la luce, mentre la parte opposta resta buia.

Forse non è corretto dire che la luce colpisce un corpo. E’ meglio dire: quando un corpo viene immerso nel flusso della luce, la sua faccia esposta al flusso viene illuminata, mentre la faccia opposta rimane buia.

Quindi il buio è assenza di luce. Ma luce non è assenza di buio. Perché è la luce che crea il buio.

Per creare il buio la luce ha bisogno di un corpo da illuminare.
Il corpo immerso nel flusso luminoso ha una parte illuminata e l’altra no. Se paragoniamo la Luce al Bene possiamo dire che il Male nasce dal Bene, ma il Bene non nasce dal Male. Come il flusso di Bene colpisce un essere, ne illumina la parte esposta al flusso, ma contemporaneamente ne oscura l’altra parte. Le due tendenze dell’uomo alla spiritualizzazione ed alla materializzazione, le virtù ed i difetti. Senza virtù non ci sarebbero vizi. Ciò non vuol significare che le virtù sono suscitate dai vizi.

Per analogia possiamo dedurre che nel mondo binario, nel mondo della manifestazione, il Signore, che l’atto della creazione ha unito indissolubilmente alla Sua opera, è colui che dà origine al Diavolo.
Il Diavolo è la controfigura, la controparte del Signore.

Sul piano terreno senza Signore non ci sarebbe Diavolo., come senza la luce non ci sarebbe l’ombra.

Ritorniamo al corpo in mezzo al flusso di luce. Questo corpo, tutti i corpi, hanno una parte illuminata ed una in ombra.. Perché, anche se si vuol condividere, speculativamente, la luce come un qualche cosa d’immateriale, nel piano della manifestazione essa n essere soggetta alla caratteristica duale che è propria del mondo della manifestazione o mondo binario.

Questo corpo, il nostro corpo, ci costringe con la sua parte in ombra a desiderare ciò che è utile, o comodo, oppure gratificante; mentre con la sua parte illuminata ci porta a desiderare il bello, il giusto, il vero. Anche con qualche sacrificio.

Potremmo anche chiamare anima la parte illuminata e materia la parte in ombra, ma non dimentichiamo che ciò che è illuminato è un “quid unicum”, inscindibile anche se ha contemporaneamente tendenze diverse e contrapposte.

D’altra parte qualcuno non ha forse detto che anima e materia sono due facce della stessa unica cosa?

Ed ecco il problema che si pone all’iniziato: come e cosa fare perché nell’uomo anche i desideri della parte materiale siano volti alla reintegrazione?

La massoneria ci offre con la sua tradizione gli strumenti per lavorare al nostro miglioramento ed alla nostra reintegrazione.
Possiamo tentare di dare una risposta all’interrogativo riprendendo l’esempio della luce. Un corpo immerso e colpito da un flusso di luce crea una zona d’ombra. L’iniziato prende a poco a poco coscienza di questo, e del conseguente desiderio di realizzare nella pratica la virtualità della iniziazione massonica. Questa presa di coscienza e l’uso degli strumenti e del metodo muratorio porta l’iniziato a trasformarsi a poco a poco in un corpo di cristallo trasparente che lascia passare la luce.

Questa è la realizzazione dell’iniziazione: la pietra grezza è diventata pietra cubica levigata, la Grande Opera è compiuta.
Un aiuto alla speculazione su tutto questo può essere dato dalla meditazione della radice della parola “cristallo”.

Il rendersi trasparente come cristallo può essere anche detto, in termini diversi, “essere colpito dalla Grazia”. Ma tenendo conto che spesso nel linguaggio delle religioni i colpiti , i beneficiati dalla Grazia sono esseri in attesa passiva, mentre farsi “cristallo” è operazione esclusivamente attiva.

*

E’ per via del venir meno del Bene che la tenebra è vista e nella tenebra si vive.
E per l’anima il male è questo venir meno, generatore di tenebra. Tale, il male primo.
La tenebra è qualcosa che ne precede. E la natura del male non sta nella materia, ma prima della materia (cioè nella cessazione della tensione spirituale che ha dato origine alla materia).
               Plotino

Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.