Il Rito sta per terminare. Il nuovo Fratello è condotto nella Sala dei Passi Perduti per la necessaria istruzione. I Fratelli si pongono in ri-creazione.
D: Dopo che foste uscito come procedettero i Lavori nel Tempio?
R: Poiché ero uscito dal Tempio la mia risposta si basa su quanto poi mi raccontarono i Fratelli. Seppi che dopo la mia uscita il Maestro Venerabile concesse alla Loggia tre minuti di Ricreazione.
D: In che modo il Maestro Venerabile concesse la Ricreazione?
R: Il Maestro Venerabile comunicò al 2° Sorvegliante che concedeva la Ricreazione e il 2° Sorvegliante trasmise la disposizione a tutti i Fratelli.
D: Perché proprio al 2° Sorvegliante?
R: E' dovere del 2° Sorvegliante chiamare i Fratelli dal Lavoro alla Ricreazione e dalla Ricreazione al Lavoro.
D: Cosa seguì all'annuncio del 2° Sorvegliante?
R: Il Maestro Venerabile ordinò al 1° Sorvegliante di compiere il proprio dovere.
D: Cosa fece il 1° Sorvegliante?
R: Sull'Ara staccò squadra e compasso, lasciando però aperto il Volume della Legge Sacra.
D: Quindi tutti lasciarono i propri posti?
R: No, Ricreazione non significa confusione.
D: Che vuol dire?
R: Durante la Ricreazione è sospeso il lavoro collettivo, non quello individuale: i Fratelli rimangono seduti appunto a ri-crearsi. Il proprio posto può essere abbandonato soltanto nei modi stabiliti.
D: Quando terminò la Ricreazione?
R: Quando il Maestro Venerabile fu avvertito dal Maestro delle Cerimonie che l'Istruzione era terminata.
D: Come terminò la Ricreazione.
R: Il Maestro Venerabile ne avvertì il 2° Sorvegliante.
D: Cosa fece il 2° Sorvegliante?
R: Ordinò ai Fratelli di riprendere il posto che gli spetta.
D: Ma allora ciò significa che erano fuori posto.
R: Durante la Ricreazione i Fratelli lavorano individualmente. Riprendere il posto che spetta significa ritornare al lavoro collettivo.
D: Come si ritornò al lavoro collettivo?
R: Fu il Maestro Venerabile a dichiarare che i lavori riprendevano forza e vigore. Conseguentemente il 1° Sorvegliante ristabilì la corretta posizione di squadra e compasso sul Volume della Legge Sacra.
10 giugno 2014
09 giugno 2014
Grembiule e guanti
Il nuovo Libero Muratore viene vestito.
D: Cosa vi disse il Maestro Venerabile?
R: Per prima cosa mi diede il triplice bacio, mostrando così il mio effettivo ingresso nella Fratellanza.
D: Come vi scambiaste il triplice bacio?
R: Partendo dalla guancia sinistra, poi la destra e infine ancora la sinistra.
D: Perché la sinistra?
R: Simbolicamente è legata al cuore e per gli antichi il cuore era la sede dell'intelletto.
D: Cosa accadde dopo il triplice bacio?
R: Il Maestro Venerabile suggellò il triplice bacio con una affermazione che era allo stesso tempo constatazione di una nuova realtà e annuncio ai Fratelli di Loggia e, tramite loro, a tutti i Massoni del mondo.
D: Cosa disse di così importante?
R: Una semplice frase, ma profonda: Tu sei mio Fratello. Indicò così il legame indissolubile che durante il Rito era stato costruito.
D: Poi che successe?
R: Il Maestro Venerabile mi cinse i fianchi con un grembiule bianco. Il grembiule - disse è il simbolo del Lavoro, primo dovere e massima consolazione dell'uomo.
D: Parole profonde.
R: Ma che erano un chiaro invito a meditare sul significato del Lavoro come trasformazione e non solo come attività per vivere o sopravvivere.
D: Disse altro?
R: Si raccomandò che non mi presentassi mai in Loggia senza indossarlo.
D: Perché?
R: Il Grembiule è l'abito del Massone, non solo un abbigliamento protettivo.
D: Come va indossato?
R: L'Apprendista Libero Muratore porta il Grembiule con la bavetta rialzata.
D: Perché?
R: Per indicare che il suo lavoro è lo sgrossamento della pietra e quindi deve proteggersi dalle grosse schegge e scorie che scalpellando elimina dalla propria pietra.
D: Di che materiale è il Grembiule?
R: Il Grembiule del Libero Muratore è di pelle di agnello. Ma...
D: Cosa volete aggiungere?
R: Solo una considerazione mia.
D: Dite pure.
R: Il Libero Muratore del XXI secolo ha una sensibilità diversa dall'artigiano e operaio del Medioevo. Oggi può disturbare indossare indumenti quali pellame originati dall'uccisione di animale quando sono disponibili altri indumenti senza un'origine così cruenta. Del resto molti Liberi Muratori potrebbero non gradire agapi rituali dove si consuma carne o pesce, originati da una morte violenta, perché vi vedono una grande contraddizione con la ritualità dei lavori.
D: E' sicuramente una osservazione che va meditata. Cosa fece poi il Maestro Venerabile?
R: Mi diede un paio di guanti bianchi.
D: Perché?
R: Il colore dei guanti mi ricorda che le mani del Libero Muratore debbono restare sempre pure e mio compito è di non offuscarne mai il candore.
D: Che vuol dire: mani pulite in guanti sporchi?
R: No. I guanti ricordano i guanti da lavoro che usavano i Muratori per ripararsi le mani. Ma oggi i Massoni costruiscono le cattedrali nel loro cuore e i guanti da strumento di lavoro materiale sono diventati strumento di lavoro spirituale: il loro candore deve ricordare al Libero Muratore il candore delle proprie mani.
D: Credevo che il simbolismo dei guanti (come quello della spada) avesse origini cavalleresche quando gli aristocratici furono ammessi nelle Logge come muratori accettati.
R: No i guanti erano strumento operativo delle antiche corporazioni di lavoranti della pietra.
D: Cosa disse il Maestro Venerabile dopo la consegna dei guanti?
R: Il Maestro Venerabile mi consegnò un altro paio di guanti.
D: Perché
R: Il Maestro Venerabile consegnandomi il secondo paio di guanti disse alcune parole molto incisive.
D: Le ricordate?
R: Le ricordo molto bene e con me credo le ricordi ogni Fratello che le ha ascoltate il giorno della sua Iniziazione.
D: Cosa disse il Maestro Venerabile?
R: Disse che essendo la nostra Iniziazione solare nella nostra Istituzione non sono ammesse le donne. Le parole esatte furono: Le donne non sono ammesse ai nostri misteri.
D: Quindi le donne non sono ammesse in Massoneria?
R: Le donne non sono ammesse nella nostra Istituzione. Tuttavia esistono altre Istituzioni massoniche nella quale uomini e donne lavorano insieme nelle Logge ed altre ancora che ammettono solo donne.
D: Non disse altro?
R: Aggiunse che i massoni rispettano e onorano le donne e che quindi era usanza donare al nuovo Fratello un paio di guanti femminili.
D: Quindi il Maestro Venerabile vi offrì un paio di guanti per la vostra compagna?
R: Non necessariamente per la compagna. Infatti il Maestro Venerabile sottolineò che i guanti erano destinati a colei che rappresenta la tua perfetta polarità contraria, cioè quella lunare.
D: Dopo la consegna dei Guanti che fece il Maestro Venerabile?
R: Il Maestro Venerabile mi comunicò che i Liberi Muratori per riconoscersi tra loro hanno Segni, Parola e Toccamento che avrei dovuto imparare. Ordinò quindi al Maestro delle Cerimonie e all'Esperto di accompagnarmi nella Sala dei Passi Perduti per l'Istruzione.
D: Cosa vi disse il Maestro Venerabile?
R: Per prima cosa mi diede il triplice bacio, mostrando così il mio effettivo ingresso nella Fratellanza.
D: Come vi scambiaste il triplice bacio?
R: Partendo dalla guancia sinistra, poi la destra e infine ancora la sinistra.
D: Perché la sinistra?
R: Simbolicamente è legata al cuore e per gli antichi il cuore era la sede dell'intelletto.
D: Cosa accadde dopo il triplice bacio?
R: Il Maestro Venerabile suggellò il triplice bacio con una affermazione che era allo stesso tempo constatazione di una nuova realtà e annuncio ai Fratelli di Loggia e, tramite loro, a tutti i Massoni del mondo.
D: Cosa disse di così importante?
R: Una semplice frase, ma profonda: Tu sei mio Fratello. Indicò così il legame indissolubile che durante il Rito era stato costruito.
D: Poi che successe?
R: Il Maestro Venerabile mi cinse i fianchi con un grembiule bianco. Il grembiule - disse è il simbolo del Lavoro, primo dovere e massima consolazione dell'uomo.
D: Parole profonde.
R: Ma che erano un chiaro invito a meditare sul significato del Lavoro come trasformazione e non solo come attività per vivere o sopravvivere.
D: Disse altro?
R: Si raccomandò che non mi presentassi mai in Loggia senza indossarlo.
D: Perché?
R: Il Grembiule è l'abito del Massone, non solo un abbigliamento protettivo.
D: Come va indossato?
R: L'Apprendista Libero Muratore porta il Grembiule con la bavetta rialzata.
D: Perché?
R: Per indicare che il suo lavoro è lo sgrossamento della pietra e quindi deve proteggersi dalle grosse schegge e scorie che scalpellando elimina dalla propria pietra.
D: Di che materiale è il Grembiule?
R: Il Grembiule del Libero Muratore è di pelle di agnello. Ma...
D: Cosa volete aggiungere?
R: Solo una considerazione mia.
D: Dite pure.
R: Il Libero Muratore del XXI secolo ha una sensibilità diversa dall'artigiano e operaio del Medioevo. Oggi può disturbare indossare indumenti quali pellame originati dall'uccisione di animale quando sono disponibili altri indumenti senza un'origine così cruenta. Del resto molti Liberi Muratori potrebbero non gradire agapi rituali dove si consuma carne o pesce, originati da una morte violenta, perché vi vedono una grande contraddizione con la ritualità dei lavori.
D: E' sicuramente una osservazione che va meditata. Cosa fece poi il Maestro Venerabile?
R: Mi diede un paio di guanti bianchi.
D: Perché?
R: Il colore dei guanti mi ricorda che le mani del Libero Muratore debbono restare sempre pure e mio compito è di non offuscarne mai il candore.
D: Che vuol dire: mani pulite in guanti sporchi?
R: No. I guanti ricordano i guanti da lavoro che usavano i Muratori per ripararsi le mani. Ma oggi i Massoni costruiscono le cattedrali nel loro cuore e i guanti da strumento di lavoro materiale sono diventati strumento di lavoro spirituale: il loro candore deve ricordare al Libero Muratore il candore delle proprie mani.
D: Credevo che il simbolismo dei guanti (come quello della spada) avesse origini cavalleresche quando gli aristocratici furono ammessi nelle Logge come muratori accettati.
R: No i guanti erano strumento operativo delle antiche corporazioni di lavoranti della pietra.
D: Cosa disse il Maestro Venerabile dopo la consegna dei guanti?
R: Il Maestro Venerabile mi consegnò un altro paio di guanti.
D: Perché
R: Il Maestro Venerabile consegnandomi il secondo paio di guanti disse alcune parole molto incisive.
D: Le ricordate?
R: Le ricordo molto bene e con me credo le ricordi ogni Fratello che le ha ascoltate il giorno della sua Iniziazione.
D: Cosa disse il Maestro Venerabile?
R: Disse che essendo la nostra Iniziazione solare nella nostra Istituzione non sono ammesse le donne. Le parole esatte furono: Le donne non sono ammesse ai nostri misteri.
D: Quindi le donne non sono ammesse in Massoneria?
R: Le donne non sono ammesse nella nostra Istituzione. Tuttavia esistono altre Istituzioni massoniche nella quale uomini e donne lavorano insieme nelle Logge ed altre ancora che ammettono solo donne.
D: Non disse altro?
R: Aggiunse che i massoni rispettano e onorano le donne e che quindi era usanza donare al nuovo Fratello un paio di guanti femminili.
D: Quindi il Maestro Venerabile vi offrì un paio di guanti per la vostra compagna?
R: Non necessariamente per la compagna. Infatti il Maestro Venerabile sottolineò che i guanti erano destinati a colei che rappresenta la tua perfetta polarità contraria, cioè quella lunare.
D: Dopo la consegna dei Guanti che fece il Maestro Venerabile?
R: Il Maestro Venerabile mi comunicò che i Liberi Muratori per riconoscersi tra loro hanno Segni, Parola e Toccamento che avrei dovuto imparare. Ordinò quindi al Maestro delle Cerimonie e all'Esperto di accompagnarmi nella Sala dei Passi Perduti per l'Istruzione.
08 giugno 2014
Finalmente Libero Muratore
Siamo quasi giunti al termine del rito: il Candidato cessa di essere Candidato.
R: Avevo superato le prove, mi avevano tolto la benda, avevo promesso, ma...
D: Ma?
R: Non ero ancora Libero Muratore. Mancava l'atto che significasse: da questo momento in poi sei massone!
D: E' un atto indispensabile?
R: So benissimo che molti ritengono pura formalità atti del genere, perché non si è creati massoni in un attimo ma lo si diventa faticosamente, giorno dopo giorno, con un lungo lavoro su se stessi. Ma a me piace pensare che si possa individuare un momento in cui formalmente si attesta il cambiamento (non la creazione).
D: Parliamo allora dell'atto.
R: Il Maestro Venerabile ordinò al Maestro delle Cerimonie di accompagnarmi all'Altare.
D: L'Esperto non vi accompagnò?
R: No, l'Esperto aveva già esaurito il suo compito all'atto della Promessa. Mi aveva accolto all'inizio del Rito portandomi nel Gabinetto di Riflessione, mi aveva preparato e portato a bussare alla porta del Tempio, mi aveva accompagnato nelle prove fino alla mia Promessa, poi si era allontanato. Il suo compito era terminato, ma ricordo e ricorderò molto bene il suo aiuto e i suoi suggerimenti.
D: Come vi preparò il Maestro delle Cerimonie all'Altare?
R: Mi fece semplicemente inginocchiare sul ginocchio destro, mentre i due Sorveglianti si ponevano ai miei lati leggermente arretrati.
D: Come mai questa posizione strana dei Sorveglianti?
R: In questo modo i due Sorveglianti e il Maestro Venerabile, che era sceso dalla sua cattedra e si era messo davanti a me, formarono i vertici di un triangolo equilatero nel cui centro stavo io.
D: Cosa fece il Maestro Venerabile?
R: Il Maestro Venerabile impugnò la Spada Fiammeggiante e me la pose sulla testa, quindi pronunciò la formula della iniziazione.
D: La potete ripetere?
R: Certo, la ricordo molto bene. Iniziò con l'usuale invocazione: Alla Gloria Del Grande Architetto Dell'Universo.
D: Ne abbiamo già parlato.
R: Aggiunse subito dopo: In nome della Libera Muratoria Universale.
D: Cosa significa?
R: Significa che l'Obbedienza massonica (ma il termine Obbedienza non mi piace: personalmente preferirei il termine inglese Craft: corporazione, mestiere) alla quale la nostra Loggia appartiene si riconosce come una parte (non la parte) della Massoneria Universale.
D: Continuate!
R: Poi proseguì: Sotto gli auspici del Grande Oriente d'Italia.
D: La nostra Obbedienza?
R: Sì, il corpo massonico al quale aderisce la nostra Loggia.
D: Continuate!
R: Il Maestro Venerabile ribadì che ciò che stava per compiere poteva compierlo: In virtù dei poteri a me conferiti.
D: Come poteva avere il Maestro Venerabile questi poteri?
R: Il Maestro Venerabile aveva a disposizione il potere di creare Massoni appunto perché era il Maestro Venerabile.
D: Come usò questi poteri il Maestro Venerabile?
R: Giunto a questo punto della formula disse : Io ti inizio, ti costituisco e ti creo Libero Muratore.
D: Non fece altro?
R: Effettivamente batté un colpo di Maglietto contestualmente alla pronuncia delle parole.
D: Cioè?
R: Disse “Ti inizio” e batté un colpo di Maglietto sulla lama della Spada Fiammeggiante. Poi disse “Ti costituisco” e batté un altro colpo sulla lama. Infine disse “Ti creo” e batté un terzo colpo sulla lama.
D: Ancora il numero tre?
R: Certo, il numero dell'Apprendista.
D: Dopo i colpi di Maglietto cosa fece il Maestro Venerabile?
R: Il Maestro Venerabile mi porse la mano e mi fece alzare.
D: Quindi vi trovaste in piedi uno di fronte all'altro?
R: Sì, non ero più inginocchiato.
R: Avevo superato le prove, mi avevano tolto la benda, avevo promesso, ma...
D: Ma?
R: Non ero ancora Libero Muratore. Mancava l'atto che significasse: da questo momento in poi sei massone!
D: E' un atto indispensabile?
R: So benissimo che molti ritengono pura formalità atti del genere, perché non si è creati massoni in un attimo ma lo si diventa faticosamente, giorno dopo giorno, con un lungo lavoro su se stessi. Ma a me piace pensare che si possa individuare un momento in cui formalmente si attesta il cambiamento (non la creazione).
D: Parliamo allora dell'atto.
R: Il Maestro Venerabile ordinò al Maestro delle Cerimonie di accompagnarmi all'Altare.
D: L'Esperto non vi accompagnò?
R: No, l'Esperto aveva già esaurito il suo compito all'atto della Promessa. Mi aveva accolto all'inizio del Rito portandomi nel Gabinetto di Riflessione, mi aveva preparato e portato a bussare alla porta del Tempio, mi aveva accompagnato nelle prove fino alla mia Promessa, poi si era allontanato. Il suo compito era terminato, ma ricordo e ricorderò molto bene il suo aiuto e i suoi suggerimenti.
D: Come vi preparò il Maestro delle Cerimonie all'Altare?
R: Mi fece semplicemente inginocchiare sul ginocchio destro, mentre i due Sorveglianti si ponevano ai miei lati leggermente arretrati.
D: Come mai questa posizione strana dei Sorveglianti?
R: In questo modo i due Sorveglianti e il Maestro Venerabile, che era sceso dalla sua cattedra e si era messo davanti a me, formarono i vertici di un triangolo equilatero nel cui centro stavo io.
D: Cosa fece il Maestro Venerabile?
R: Il Maestro Venerabile impugnò la Spada Fiammeggiante e me la pose sulla testa, quindi pronunciò la formula della iniziazione.
D: La potete ripetere?
R: Certo, la ricordo molto bene. Iniziò con l'usuale invocazione: Alla Gloria Del Grande Architetto Dell'Universo.
D: Ne abbiamo già parlato.
R: Aggiunse subito dopo: In nome della Libera Muratoria Universale.
D: Cosa significa?
R: Significa che l'Obbedienza massonica (ma il termine Obbedienza non mi piace: personalmente preferirei il termine inglese Craft: corporazione, mestiere) alla quale la nostra Loggia appartiene si riconosce come una parte (non la parte) della Massoneria Universale.
D: Continuate!
R: Poi proseguì: Sotto gli auspici del Grande Oriente d'Italia.
D: La nostra Obbedienza?
R: Sì, il corpo massonico al quale aderisce la nostra Loggia.
D: Continuate!
R: Il Maestro Venerabile ribadì che ciò che stava per compiere poteva compierlo: In virtù dei poteri a me conferiti.
D: Come poteva avere il Maestro Venerabile questi poteri?
R: Il Maestro Venerabile aveva a disposizione il potere di creare Massoni appunto perché era il Maestro Venerabile.
D: Come usò questi poteri il Maestro Venerabile?
R: Giunto a questo punto della formula disse : Io ti inizio, ti costituisco e ti creo Libero Muratore.
D: Non fece altro?
R: Effettivamente batté un colpo di Maglietto contestualmente alla pronuncia delle parole.
D: Cioè?
R: Disse “Ti inizio” e batté un colpo di Maglietto sulla lama della Spada Fiammeggiante. Poi disse “Ti costituisco” e batté un altro colpo sulla lama. Infine disse “Ti creo” e batté un terzo colpo sulla lama.
D: Ancora il numero tre?
R: Certo, il numero dell'Apprendista.
D: Dopo i colpi di Maglietto cosa fece il Maestro Venerabile?
R: Il Maestro Venerabile mi porse la mano e mi fece alzare.
D: Quindi vi trovaste in piedi uno di fronte all'altro?
R: Sì, non ero più inginocchiato.
06 giugno 2014
Luce
Il Candidato promette e si impegna. I Fratelli tolgono il cappuccio, levano le spade e il Tempio si illumina.
D: Quali sono?
R: Il primo è di non palesare i segreti dell'Iniziazione muratoria.
D: Quali sono?
R: Ci siamo impegnati entrambi a suo tempo a non parlarne e non possiamo quindi ora rompere così platealmente la promessa.
D: Non potete dire niente?
R: Posso solo osservare che letteralmente si tratta delle modalità del Rito e, più specificatamente, di Segni e Parole.
D: E non letteralmente?
R: Poiché abbiamo già visto la molteplicità dei significati per i simboli e gli atti della Massoneria, il segreto massonico in fondo non è altro che ciò che si trova nella nostra interiorità. Non solo non dobbiamo parlarne ma è anche impossibile parlarne perché il linguaggio è inadeguato.
D: Continuate.
R: Il secondo impegno è di avere sacri l'onore e la vita di tutti.
D: Ritorna l'onore di cui abbiamo già parlato. Per tutti si intende i Fratelli Massoni?
R: No. Tutti gli uomini.
D: Continuate.
R: Il terzo impegno è di soccorrere, confortare e difendere i Fratelli.
D: Continuate.
R: Il quarto impegno consiste nel non professare princìpi che osteggino quelli propugnati dalla Libera Muratoria.
D: Quali sono i princìpi propugnati dalla Libera Muratoria?
R: La Massoneria non ha un corpus dottrinale come le istituzioni religiose o ideologiche. Mette però alla base alcuni princìpi, quali la Libertà, la Fratellanza, l'Uguaglianza, la Tolleranza che sono propri di ciascun aderente.
D: Quindi un Libero Muratore non può propugnare dottrine per esempio che limitino la libertà di altri uomini non a causa di reati ma per il solo fatto di appartenere a un gruppo etnico o a minoranze religiose?
R: Il Libero Muratore non può professare dottrine del genere. In caso contrario non si troverebbe in armonia con i Fratelli.
D: E' una promessa molto impegnativa!
R: Può sembrare impegnativa, ma i doveri con il procedere del lavoro muratorio si trasformano da obblighi imposti dall'esterno in regole di vita e comportamento quotidiano che nascono dalla tua interiorità.
D: Terminata la Promessa che accadde?
R: Al termine della Promessa il Maestro delle Cerimonie mi condusse tra le Colonne?
D: Perché?
R: Probabilmente per due motivi.
D: Quali?
R: Il primo perché al centro del Tempio, davanti all'Ara, si compiono solo gli atti più significativi della vita della Loggia.
D: E l'altro?
R: Più prosaicamente per avere il maggior colpo d'occhio.
D: In che senso?
R: Giunto tra le Colonne il Maestro Venerabile pose la domanda: Fratello 1° Sorvegliante, che cosa chiedete per il Candidato?
D: Cosa rispose Il 1° Sorvegliante?
R: Il 1° Sorvegliante rispose: La Luce.
D: E il Maestro Venerabile?
R: Ordinò: Che la Luce sia al terzo colpo del mio Maglietto. e batté tre colpi di Maglietto.
D: Tre colpi?
R: Sì, tre, il numero dell'Apprendista.
D: Giunse la Luce?
R: Sì. al terzo colpo di Maglietto il Tempio si illuminò. I Fratelli si tolsero il cappuccio e levarono in alto le spade, che poi deposero.
D: Fu un grande momento.
R: Un momento che non dimenticherò: lo “svelamento” dei Fratelli fa sentire in modo tangibile che si è costruito con quelle persone un legame indistruttibile.
D: Quali sono?
R: Il primo è di non palesare i segreti dell'Iniziazione muratoria.
D: Quali sono?
R: Ci siamo impegnati entrambi a suo tempo a non parlarne e non possiamo quindi ora rompere così platealmente la promessa.
D: Non potete dire niente?
R: Posso solo osservare che letteralmente si tratta delle modalità del Rito e, più specificatamente, di Segni e Parole.
D: E non letteralmente?
R: Poiché abbiamo già visto la molteplicità dei significati per i simboli e gli atti della Massoneria, il segreto massonico in fondo non è altro che ciò che si trova nella nostra interiorità. Non solo non dobbiamo parlarne ma è anche impossibile parlarne perché il linguaggio è inadeguato.
D: Continuate.
R: Il secondo impegno è di avere sacri l'onore e la vita di tutti.
D: Ritorna l'onore di cui abbiamo già parlato. Per tutti si intende i Fratelli Massoni?
R: No. Tutti gli uomini.
D: Continuate.
R: Il terzo impegno è di soccorrere, confortare e difendere i Fratelli.
D: Continuate.
R: Il quarto impegno consiste nel non professare princìpi che osteggino quelli propugnati dalla Libera Muratoria.
D: Quali sono i princìpi propugnati dalla Libera Muratoria?
R: La Massoneria non ha un corpus dottrinale come le istituzioni religiose o ideologiche. Mette però alla base alcuni princìpi, quali la Libertà, la Fratellanza, l'Uguaglianza, la Tolleranza che sono propri di ciascun aderente.
D: Quindi un Libero Muratore non può propugnare dottrine per esempio che limitino la libertà di altri uomini non a causa di reati ma per il solo fatto di appartenere a un gruppo etnico o a minoranze religiose?
R: Il Libero Muratore non può professare dottrine del genere. In caso contrario non si troverebbe in armonia con i Fratelli.
D: E' una promessa molto impegnativa!
R: Può sembrare impegnativa, ma i doveri con il procedere del lavoro muratorio si trasformano da obblighi imposti dall'esterno in regole di vita e comportamento quotidiano che nascono dalla tua interiorità.
D: Terminata la Promessa che accadde?
R: Al termine della Promessa il Maestro delle Cerimonie mi condusse tra le Colonne?
D: Perché?
R: Probabilmente per due motivi.
D: Quali?
R: Il primo perché al centro del Tempio, davanti all'Ara, si compiono solo gli atti più significativi della vita della Loggia.
D: E l'altro?
R: Più prosaicamente per avere il maggior colpo d'occhio.
D: In che senso?
R: Giunto tra le Colonne il Maestro Venerabile pose la domanda: Fratello 1° Sorvegliante, che cosa chiedete per il Candidato?
D: Cosa rispose Il 1° Sorvegliante?
R: Il 1° Sorvegliante rispose: La Luce.
D: E il Maestro Venerabile?
R: Ordinò: Che la Luce sia al terzo colpo del mio Maglietto. e batté tre colpi di Maglietto.
D: Tre colpi?
R: Sì, tre, il numero dell'Apprendista.
D: Giunse la Luce?
R: Sì. al terzo colpo di Maglietto il Tempio si illuminò. I Fratelli si tolsero il cappuccio e levarono in alto le spade, che poi deposero.
D: Fu un grande momento.
R: Un momento che non dimenticherò: lo “svelamento” dei Fratelli fa sentire in modo tangibile che si è costruito con quelle persone un legame indistruttibile.
05 giugno 2014
La Promessa
Il Candidato, ormai senza benda, promette.
D: Come prestaste la Promessa?
R: Mi fecero inginocchiare sul ginocchio destro, la mano destra aperta sul Volume della Legge Sacra, sul quale erano Squadra e Compasso in una posizione che poi seppi essere quella del Grado di Apprendista. La mia mano sinistra reggeva un altro compasso con la punta rivolta verso il mio cuore.
D: Perché eravate inginocchiato?
R: Solo sul ginocchio destro, per rispetto e accettazione della sacralità dell'atto che si stava compiendo.
D: Perché la Mano destra aperta sul Volume della Legge Sacra?
R: Il Volume della Legge Sacra contiene le regole, le parole e i segni dell'arte del costruire evidenziati da Squadra e Compasso posti sopra.
D: La Squadra nella mano sinistra?
R: Il centro del Libero Muratore è il suo cuore sul quale andrà puntato il Compasso del suo essere.
D: Quando assumeste questa posizione prestaste la Promessa?
R: Sì. Appena assunsi questa posizione il Maestro venerabile e i due Sorveglianti batterono un colpo di Maglietto (quindi tre colpi in tutto) e prestai la Promessa.
D: Perché tre colpi?
R: Perché tre è il numero dell'Apprendista Libero Muratore.
D: Vi ricordate il testo della Promessa?
R: Certo, non potrò mai dimenticarla. Comincia così. Liberamente e spontaneamente...
D: C'è un motivo per questo inizio?
R: Viene dichiarato apertamente che la richiesta di ammissione alla Massoneria non nasconde secondi fini e non è stata fatta in stato di coercizione.
D: Continuate.
R: ...Con pieno e profondo convincimento dell'animo, con assoluta e irremovibile volontà...
D: Che significa?
R: Si ribadisce che si tratta di richiesta meditata e ponderata.
D: Continuate.
R: ...Alla presenza del Grande Architetto dell'Universo...
D: Si chiama Dio a testimone del proprio impegno?
R: Non necessariamente. In Massoneria non si parla di Dio, ma di Grande Architetto dell'Universo.
D: Ma non è il nome di Dio?
R: No. Il Grande Architetto dell'Universo è il principale simbolo iniziatico sul quale ogni Libero Muratore lavora nella solitudine della propria interiorità e del proprio segreto.
D: Continuate.
R: ...Sul mio onore e in piena coscienza...
D: Che significa?
R: Significa che l'impegno viene assunto consapevolmente e non in uno stato alterato oppure obnubilato. In parole povere: si sa ciò che si sta facendo.
D: E l'onore?
R: Per l'uomo giusto ed onesto il proprio onore è molto importante, spesso più importante della stessa vita. Ci sono uomini che preferiscono la prigione pur di poter manifestare il proprio pensiero o accettano la morte pur di non ripudiare le proprie idee o la propria religione. A questa forza interiore fa riferimento la Promessa.
D: Continuate
R: Seguono i punti sui quali ci si impegna.
D: Come prestaste la Promessa?
R: Mi fecero inginocchiare sul ginocchio destro, la mano destra aperta sul Volume della Legge Sacra, sul quale erano Squadra e Compasso in una posizione che poi seppi essere quella del Grado di Apprendista. La mia mano sinistra reggeva un altro compasso con la punta rivolta verso il mio cuore.
D: Perché eravate inginocchiato?
R: Solo sul ginocchio destro, per rispetto e accettazione della sacralità dell'atto che si stava compiendo.
D: Perché la Mano destra aperta sul Volume della Legge Sacra?
R: Il Volume della Legge Sacra contiene le regole, le parole e i segni dell'arte del costruire evidenziati da Squadra e Compasso posti sopra.
D: La Squadra nella mano sinistra?
R: Il centro del Libero Muratore è il suo cuore sul quale andrà puntato il Compasso del suo essere.
D: Quando assumeste questa posizione prestaste la Promessa?
R: Sì. Appena assunsi questa posizione il Maestro venerabile e i due Sorveglianti batterono un colpo di Maglietto (quindi tre colpi in tutto) e prestai la Promessa.
D: Perché tre colpi?
R: Perché tre è il numero dell'Apprendista Libero Muratore.
D: Vi ricordate il testo della Promessa?
R: Certo, non potrò mai dimenticarla. Comincia così. Liberamente e spontaneamente...
D: C'è un motivo per questo inizio?
R: Viene dichiarato apertamente che la richiesta di ammissione alla Massoneria non nasconde secondi fini e non è stata fatta in stato di coercizione.
D: Continuate.
R: ...Con pieno e profondo convincimento dell'animo, con assoluta e irremovibile volontà...
D: Che significa?
R: Si ribadisce che si tratta di richiesta meditata e ponderata.
D: Continuate.
R: ...Alla presenza del Grande Architetto dell'Universo...
D: Si chiama Dio a testimone del proprio impegno?
R: Non necessariamente. In Massoneria non si parla di Dio, ma di Grande Architetto dell'Universo.
D: Ma non è il nome di Dio?
R: No. Il Grande Architetto dell'Universo è il principale simbolo iniziatico sul quale ogni Libero Muratore lavora nella solitudine della propria interiorità e del proprio segreto.
D: Continuate.
R: ...Sul mio onore e in piena coscienza...
D: Che significa?
R: Significa che l'impegno viene assunto consapevolmente e non in uno stato alterato oppure obnubilato. In parole povere: si sa ciò che si sta facendo.
D: E l'onore?
R: Per l'uomo giusto ed onesto il proprio onore è molto importante, spesso più importante della stessa vita. Ci sono uomini che preferiscono la prigione pur di poter manifestare il proprio pensiero o accettano la morte pur di non ripudiare le proprie idee o la propria religione. A questa forza interiore fa riferimento la Promessa.
D: Continuate
R: Seguono i punti sui quali ci si impegna.
04 giugno 2014
Via la benda
Finalmente al Candidato viene tolta la benda.
R: Il Maestro Venerabile ordinò al 1° Sorvegliante di far togliere la benda dagli occhi del profano.
D: Non poteva ordinarlo direttamente all'Esperto?
R: Fu il 1° Sorvegliante ad ordinare all'Esperto di togliere la benda dagli occhi del profano.
D: Non sarebbe stato più semplice che il Maestro Venerabile interloquisse con l'Esperto senza interposte persone?
R: Frequentando i lavori di Loggia ho imparato che solo in particolari casi ben specificati il Maestro Venerabile interpella direttamente un Fratello in Loggia, mentre solitamente si rivolge ai Fratelli per il tramite dei due Sorveglianti.
D: Cosa vedeste quando vi tolsero la benda?
R: Ogni Libero Muratore non dimenticherà mai la scena che gli si presentò quando nella Tornata di Iniziazione gli viene tolta la benda: è stata un'impressione troppo forte.
D: Cosa vedeste?
R: Il Tempio era in penombra e vedevo delle persone che indossavano camicioni neri e cappucci neri. Tutte impugnavano delle spade puntate verso di me.
D: Vi spaventaste?
R: Non parlerei di spavento, ma di sorpresa ed emozione. Sì, ero emotivamente colpito.
D: Parlaste?
R: Il Maestro Venerabile mi fece notare le spade puntate verso di me. Esse simboleggiano - disse - la difesa che avrete da tutti i Fratelli se rimarrete fedele alla Promessa.
D: Solidarietà conclamata, dunque.
R: Ma le spade simboleggiano anche - continuò il Maestro Venerabile - la solidarietà dei Fratelli nel punirvi qualora voi mancaste alla Promessa.
D: Ma non sono parole assurde?
R: Il linguaggio muratorio è simbolico e da sempre le pene corporali, più o meno sanguinarie, sono relegate nel campo simbolico, diventando forse così ancora più significative.
D: Allora come potete intendere questa solidarietà effettuata sulla punta delle spade?
R: E' una solidarietà a due facce. Da una parte l'accettazione di una Fratellanza iniziatica e dall'altra l'esclusione per colpa propria e quindi la fine dell'appartenenza alla Fratellanza: in linguaggio simbolico è appunto la morte.
D: Solidarietà di gruppo, quindi?
R: Solidarietà di appartenenza non tanto ad un gruppo qualunque, ma ad una famiglia che ha in comune idealità e lavoro iniziatico. Solidarietà verso un Fratello non è applicazione di un principio di mutuo soccorso anche oltre il lecito, ma solidarietà dell'uomo verso il proprio simile.
D: Prestaste la Promessa Solenne?
R: Sì, acconsentii a prestare la Promessa Solenne.
D: Il Maestro Venerabile ne fu soddisfatto?
R: Tutti i Fratelli ne furono soddisfatti e il Maestro Venerabile si fece interprete della gioia ordinando di ritirare la spade.
D: Come si misero?
R: I Fratelli rimasero all'Ordine, ma ritirarono le spade, impugnate con la sinistra, tenendole con la punta verso il basso.
R: Il Maestro Venerabile ordinò al 1° Sorvegliante di far togliere la benda dagli occhi del profano.
D: Non poteva ordinarlo direttamente all'Esperto?
R: Fu il 1° Sorvegliante ad ordinare all'Esperto di togliere la benda dagli occhi del profano.
D: Non sarebbe stato più semplice che il Maestro Venerabile interloquisse con l'Esperto senza interposte persone?
R: Frequentando i lavori di Loggia ho imparato che solo in particolari casi ben specificati il Maestro Venerabile interpella direttamente un Fratello in Loggia, mentre solitamente si rivolge ai Fratelli per il tramite dei due Sorveglianti.
D: Cosa vedeste quando vi tolsero la benda?
R: Ogni Libero Muratore non dimenticherà mai la scena che gli si presentò quando nella Tornata di Iniziazione gli viene tolta la benda: è stata un'impressione troppo forte.
D: Cosa vedeste?
R: Il Tempio era in penombra e vedevo delle persone che indossavano camicioni neri e cappucci neri. Tutte impugnavano delle spade puntate verso di me.
D: Vi spaventaste?
R: Non parlerei di spavento, ma di sorpresa ed emozione. Sì, ero emotivamente colpito.
D: Parlaste?
R: Il Maestro Venerabile mi fece notare le spade puntate verso di me. Esse simboleggiano - disse - la difesa che avrete da tutti i Fratelli se rimarrete fedele alla Promessa.
D: Solidarietà conclamata, dunque.
R: Ma le spade simboleggiano anche - continuò il Maestro Venerabile - la solidarietà dei Fratelli nel punirvi qualora voi mancaste alla Promessa.
D: Ma non sono parole assurde?
R: Il linguaggio muratorio è simbolico e da sempre le pene corporali, più o meno sanguinarie, sono relegate nel campo simbolico, diventando forse così ancora più significative.
D: Allora come potete intendere questa solidarietà effettuata sulla punta delle spade?
R: E' una solidarietà a due facce. Da una parte l'accettazione di una Fratellanza iniziatica e dall'altra l'esclusione per colpa propria e quindi la fine dell'appartenenza alla Fratellanza: in linguaggio simbolico è appunto la morte.
D: Solidarietà di gruppo, quindi?
R: Solidarietà di appartenenza non tanto ad un gruppo qualunque, ma ad una famiglia che ha in comune idealità e lavoro iniziatico. Solidarietà verso un Fratello non è applicazione di un principio di mutuo soccorso anche oltre il lecito, ma solidarietà dell'uomo verso il proprio simile.
D: Prestaste la Promessa Solenne?
R: Sì, acconsentii a prestare la Promessa Solenne.
D: Il Maestro Venerabile ne fu soddisfatto?
R: Tutti i Fratelli ne furono soddisfatti e il Maestro Venerabile si fece interprete della gioia ordinando di ritirare la spade.
D: Come si misero?
R: I Fratelli rimasero all'Ordine, ma ritirarono le spade, impugnate con la sinistra, tenendole con la punta verso il basso.
03 giugno 2014
I viaggi del profano sono terminati...
Avevamo lasciato il nostro Candidato al termine del quarto viaggio.
D: Come continuò il Maestro Venerabile?
R: Mi disse che apprezzava la fermezza dimostrata nel superare le prove. Era però suo dovere consultare - qui usò una perifrasi che mi fece scorrere un brivido lungo la schiena - coloro ai quali dovrò unirvi per tutta la vita.
D: Perché questa espressione vi emozionò?
R: Perché indica un sentimento forte, centrato non tanto sulle Istituzioni o le Organizzazioni, quanto sull'uomo. Il rapporto dell'uomo con l'uomo è al centro del pensiero e dell'azione dell'uomo.
D: Quindi il Maestro Venerabile fece votare la vostra ammissione?
R: Non subito. Prima mi fece uscire. Ma prima ancora di uscire volle farmi conoscere il testo della Promessa che avrei dovuto prestare.
D: Quindi vi ha fatto conoscere quello su cui avreste dovuto impegnarvi.
R: Sì, in Massoneria non si vuole che vengano presi impegni senza conoscere ciò su cui ci si deve impegnare.
D: Terminata la lettura cosa successe?
R: Il Maestro Venerabile mi lasciò alcuni minuti per riflettere. Se, udendo la formula della Promessa - mi disse - vi fosse sorto nell'animo qualche dubbio e non vi sentiste di prestarlo, siete ancora libero di ritirarvi...
D: E voi?
R: Sinceramente non avevo bisogno di ulteriori ripensamenti, ormai ero ben deciso.
D: Quindi eravate ormai ben deciso?
R: Sì. Infatti il Maestro Venerabile mi chiese se avessi riflettuto sulla serietà e importanza della Promessa ed io risposi affermativamente.
D: Quindi prometteste?
R: Prima il Maestro Venerabile ordinò che fossi riportato nella Sala dei Passi Perduti.
D: Cosa successe nella Sala dei Passi Perduti?
R: L'Esperto mi fece ricomporre gli abiti, ma mi lasciò la benda sugli occhi.
D: Nel frattempo cosa fece il Maestro Venerabile?
R: Seppi che fece votare definitivamente la mia ammissione.
D: Avreste quindi potuto anche essere rifiutato dai Fratelli?
R: Sì. Se non fossero stati convinti del mio comportamento i Fratelli avrebbero potuto respingere la mia ammissione.
D: Dopo aver riassettato l'abito che faceste?
R: Nulla. Nella Sala dei Passi Perduti l'Esperto non disse nulla se non qualche parola sottovoce per farmi sistemare gli abiti.
D: Quindi aspettaste?
R: Sì. Ero molto confuso e non riuscivo ancora a raccapezzarmi di quell'esperienza che mi appariva a dir poco strana. Ma l'attesa fu breve.
D: Alcuni minuti?
R: Dopo pochi minuti si aprì la porta e una voce (seppi che era il Copritore) disse: Fratello Esperto introducete il profano.
D: Quindi entraste?
R: Non dimenticate che ero ancora bendato. Mi fecero fare alcuni passi e mi fecero fermare. Avvertivo una atmosfera diversa dalla precedente, come carica di attese.
D: Che volete dire?
R: E' difficile da spiegare. Era certamente la stanza dove ero stato sottoposto a quella ritualità ancora strana ai miei occhi. Mentre durante le prove avvertivo una specie di curiosità mista ad estraneità ora invece trovavo una atmosfera completamente diversa, una specie di sollecita attesa di persone impazienti di conoscermi.
D: Quanto durò l'attesa?
R: Pochi istanti. Appena mi fecero fermare giunse l'ordine del Maestro Venerabile.
D: Cosa ordinò il Maestro Venerabile?
R: Il Maestro Venerabile ordinò al 1° Sorvegliante di far togliere la benda dagli occhi del profano.
D: Come continuò il Maestro Venerabile?
R: Mi disse che apprezzava la fermezza dimostrata nel superare le prove. Era però suo dovere consultare - qui usò una perifrasi che mi fece scorrere un brivido lungo la schiena - coloro ai quali dovrò unirvi per tutta la vita.
D: Perché questa espressione vi emozionò?
R: Perché indica un sentimento forte, centrato non tanto sulle Istituzioni o le Organizzazioni, quanto sull'uomo. Il rapporto dell'uomo con l'uomo è al centro del pensiero e dell'azione dell'uomo.
D: Quindi il Maestro Venerabile fece votare la vostra ammissione?
R: Non subito. Prima mi fece uscire. Ma prima ancora di uscire volle farmi conoscere il testo della Promessa che avrei dovuto prestare.
D: Quindi vi ha fatto conoscere quello su cui avreste dovuto impegnarvi.
R: Sì, in Massoneria non si vuole che vengano presi impegni senza conoscere ciò su cui ci si deve impegnare.
D: Terminata la lettura cosa successe?
R: Il Maestro Venerabile mi lasciò alcuni minuti per riflettere. Se, udendo la formula della Promessa - mi disse - vi fosse sorto nell'animo qualche dubbio e non vi sentiste di prestarlo, siete ancora libero di ritirarvi...
D: E voi?
R: Sinceramente non avevo bisogno di ulteriori ripensamenti, ormai ero ben deciso.
D: Quindi eravate ormai ben deciso?
R: Sì. Infatti il Maestro Venerabile mi chiese se avessi riflettuto sulla serietà e importanza della Promessa ed io risposi affermativamente.
D: Quindi prometteste?
R: Prima il Maestro Venerabile ordinò che fossi riportato nella Sala dei Passi Perduti.
D: Cosa successe nella Sala dei Passi Perduti?
R: L'Esperto mi fece ricomporre gli abiti, ma mi lasciò la benda sugli occhi.
D: Nel frattempo cosa fece il Maestro Venerabile?
R: Seppi che fece votare definitivamente la mia ammissione.
D: Avreste quindi potuto anche essere rifiutato dai Fratelli?
R: Sì. Se non fossero stati convinti del mio comportamento i Fratelli avrebbero potuto respingere la mia ammissione.
D: Dopo aver riassettato l'abito che faceste?
R: Nulla. Nella Sala dei Passi Perduti l'Esperto non disse nulla se non qualche parola sottovoce per farmi sistemare gli abiti.
D: Quindi aspettaste?
R: Sì. Ero molto confuso e non riuscivo ancora a raccapezzarmi di quell'esperienza che mi appariva a dir poco strana. Ma l'attesa fu breve.
D: Alcuni minuti?
R: Dopo pochi minuti si aprì la porta e una voce (seppi che era il Copritore) disse: Fratello Esperto introducete il profano.
D: Quindi entraste?
R: Non dimenticate che ero ancora bendato. Mi fecero fare alcuni passi e mi fecero fermare. Avvertivo una atmosfera diversa dalla precedente, come carica di attese.
D: Che volete dire?
R: E' difficile da spiegare. Era certamente la stanza dove ero stato sottoposto a quella ritualità ancora strana ai miei occhi. Mentre durante le prove avvertivo una specie di curiosità mista ad estraneità ora invece trovavo una atmosfera completamente diversa, una specie di sollecita attesa di persone impazienti di conoscermi.
D: Quanto durò l'attesa?
R: Pochi istanti. Appena mi fecero fermare giunse l'ordine del Maestro Venerabile.
D: Cosa ordinò il Maestro Venerabile?
R: Il Maestro Venerabile ordinò al 1° Sorvegliante di far togliere la benda dagli occhi del profano.
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Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.