16 maggio 2017

Istruzione del Grado

Sento parlare spesso di istruzione del Grado.
Oggi, al contrario di tanto tempo fa, non la ritengo così importante.
Sì, alcuni concetti basilari (ma proprio solo due di numero!), e non più di tanto...

Altrimenti si corre il rischio di proporre ciò che non può esserci: il manuale del bravo massone (deriva forse dal Manuale delle Giovani Marmotte della nostra infanzia?).

Non esiste il "bravo Massone". Esiste un lavorìo che ti dà spunti.
Come? Semplicemente osservando il comportamento degli altri Massoni.

E quindi il Massone, dentro e fuori la Loggia, ha una grande e grave responsabilità: il suo comportamento può essere, è di esempio agli altri Massoni.

Tra tutti i mestieri artigiani quello del muratore ha una forte caratteristica (che non ha invece per esempio l'idraulico, l'elettricista, eccetera): i segreti del mestiere vengono trasmessi non con corsi di addestramento e di aggiornamento, ma semplicemente lavorando con chi muratore è già ed osservando quello che fa.

Simbolicamente significa guardare, osservare e ...immedesimarsi. E' un camminare nel flusso comune del cantiere. 

Eviterai così certi pericoli insiti nella tua attività muratoria. Eviti innanzi tutto la possibilità di ascoltarti troppo e ascoltare troppo poco gli altri. Eviti il pericolo di fermarti pur credendoti (nella tua insipenza) in cammino.

Quanti se ne incontano di questi caminantes fermi!

15 maggio 2017

Ancora sul Maestro Venerabile

Il Maestro Venerabile non può essere autoritario. L'autoritarismo è una specie di surrogato (in peggio) del potere, significa pretendere un potere che spesso non hai, o almeno non hai come tu credi di avere.
Ma qualcuno si accontenta. E così mostra una miriade di piccoli poteri, simil-poteri, pseudo-poteri.

E così vediamo in Loggia e fuori della Loggia Maestri Venerabili che puntualizzano e richiamano puntigliosamente gli altri, anche quando il richiamo è francamente fuori posto.
"Guarda negli occhi il tuo Maestro Venerabile!" ho sentito dire un MV in tornata aperta ad un Fratello.
E così vediamo il comportamento di certi capi uggicio, di certi insegnanti, di certi "capetti".

Là dove il ruolo determina la possibilità di "dirigere" qualcosa , là si annida, molto o poco, il potere.

E' "potere" quello del Maestro Venerabile al quale il Rituale affida il compito di dirigere, sollecitare, interrompere anche, se del caso.  E sappiamo quanto profondo e delicato sia il compito di "dirigere" che il nostro Rituale assegna al Maestro Venerabile.

Esercita il potere anche il primario ospedaliero che fa uscire tutti dal reparto quando fa il suo giro presso i pazienti, quasi come l'alto che si degna di scendere nel basso. E questo è il potere del "balordo". Come potere del "balordo" è quello di chi organizza turni scomodi per i suoi organizzati (hai il potere e tutti devono sapere che ce l'hai).

Se il Maestro Venerabile si comporta come non dovrebbe (ce ne sono purtroppo!) la Loggia ha gli strumenti per reagire, per mantenere il suo delicato equilibrio.

Se infatti i due Sorveglianti sono per così dire emanazione diretta del Venerabile e i Diaconi sono i suoi "trasmettitori", l'Oratore ha un suo ruolo autonomo.
L'Oratore ha il potere di interrompere ogni Fratello che interviene se ritiene che travalichi. E ha lo stesso potere anche nei confronti del Venerabile se ritiene che sia al di fuori della Legge.

Anche il Copritore ha la facoltà di interrompere il Maestro Venerabile per avvisarlo dell'intrusione della profanità in Loggia (e, magari, la profanità potrebbe essere entrata proprio per responsabilità del Venerabile).

Il Maestro Venerabile non è il proprietario della Loggia, ma solo il suo momentaneo conduttore. E deve rendere conto del suo operato ai Maestri, che soli sono la Loggia, tutti i Maestri. Se si permette che un Venerabile travalichi, è la stessa Camera di Mezzo che non lavora bene

14 maggio 2017

Il potere del Maestro Venerabile

Il Maestro Venerabile può essere autocrate, militaresco nella direzione dei lavori oppure troppo lassista.
La sua sola presenza può essere tale da scoraggiare eventuali intemperanze oppure, al contrario, il suo fare dimesso, quasi contrito, senza atorevolezza, può incoraggiare anomalie "border line" nel comportamento di qualcuno.
Anche questo - se vogliamo - fa parte dei poteri (o dei non-poteri) del Maestro Venerabile.

Il potere è la capacità di fare certe cose o non farne altre. Da questa capacità nasce l'autorità (meglio: autorevolezza) del Maestro Venerabile, qualcosa che si costruisce un po' alla volta, giorno dopo giorno, facendo appunto certe cose e non facendone altre.

Anche il non fare certe cose in realtà è fare qualcosa: potrebbe quella mancanza lasciare tutti allo sbaraglio e far emergere il peggio di tutti. Io non faccio ciò che devo fare (per non saperlo, per mancanza di volontà, per mancanza di capacità), quindi permetto che accada ciò che non deve accadere.

* * *

Esaminiamo il comportamento di certi Venerabili.

Pensare al ruolo di MV come di un esercitante poteri è ridicolo. Ma qualche minus habens si attacca ad ogni parvenza di potere.
L'MV non ha poteri profani, quelli che muovono interessi materiali. Nel suo piccolo può muovere piccole cose (ma un suo atteggiamento corretto e coerente è al contrario un grande insegnamento): gli vengono delegate incombenze di piccole cose (che magari nessuno vuol fare) quindi in un certo senso ha una specie di "potere" (termine rigorosamente tra virgolette), nel senso di "vicinanza" ai Fratelli, di "autorevolezza" verso gli altri, e così via.
Per esempio il Venerabile che avvicina chi ha problemi (materiali o peggio esistenziali) e fargli capire la vicinanza degli altri è un grande modo di costruire la sua autorevolezza e lavorare sulla coesione della Loggia.

Invece andare oltre le righe dell'equilibrio comporta mostrare l'incapacità di svolgre il ruolo cui il Venerabile è stato chiamato e appiattirsi su un autoritarismo invadente e sterile.

Peggio ancora se il Venerabile è indirizzato da qualcun altro (magari l'ex MV, che era troppo attaccato al potere che non aveva ma era convinto di avere e che vuole prolungare nel tempo): lui, il MV, dimostra di non essere MV, e l'altro, l'ex MV, si dimostra attaccato a qualcosa che non c'era e non c'è e che è solo nelle sue illusioni.

Perché qualcuno si attaca al potere? Perché è il modo (un modo) di autoaffermazione: "possum ergo sum", "ho il potere quindi esisto" .
O anche: non sono capace di essere e allora sto con chi può, chi mi può riverberare.

07 maggio 2017

La primavera

La mia Loggia ha lavorato sui "Riti della Primavera". 
Tornata breve dal punto di vista temporale, ma molto significativa. E il lavoro di Loggia è continuato nella mia testa anche nei giorni successivi riflettendo sgli spunti dei Fratelli.

I Riti primaverili. La primavera. L'equinozio. Equilibrio di luce e buio. Possibilità di cogliere i contrasti molto più che nel fosco inverno o nel bagliore accecante estivo.

L'andamento stagionale del tempo della natura è una grande metafora dell'uomo, di noi stessi, di me stesso.
Né troppo di luce (la luce eccessiva appiattisce tutto, non mostra ma nasconde, è accecante).
Né troppo poco di luce (la poca luce ti fa "immaginare" non "vedere" , non distingui le proverbiali vacche nere nella notte nera).

Solo con la chiara individuazione dei contrasti si giunge all'armonia, ad armonizzare le cose. L'armonia nasce dalla vicinanza di elementi (architettonici, musicali, visivi) diversi e distinti. Si coglie qualcosa da entrambi (ah! saliamoci una buona volta su questa benedetta scala curva!...) e "ci lavoriamo sopra".

Se fosse tutto uniforme avremmo una pappina tutta uguale. Così sarà quando l'universo avrà la stessa temperatura ovunque, e i fisici parlano di morte termica dell'universo. Non ci saranno contrasti, moti, differenze. Tutto uguale in un egalitarismo sterile che non porterà niente a niente. Il nulla.

Il "gioco" dei contrasti non deve farci dimenticare la ricerca dell'equilibrio. Forse non ci arriveremo mai: nel mondo del relativo equilibrio può essere solo aspirazione, non realtà.

Nella vita quotidiana equilibrio significa senso della misura, proprio quello che tanti non solo non hanno ma nemmeno possono immaginare cosa sia. Quei tanti che ammirano l'eroe Achille, senza rendersi conto che Achille è un perdente. Si cura della gloria, e per la fama baratta la vita. Ma è incapace di comportarsi con misura, anzi come un "border line" ante-litteram, Achille ha scatti d'ira (ricordate? l' "ira funesta del pelide Achille") che dire esagerata è dir poco.
Non ha il senso della misura Patroclo, l'amico di Achille, che indossa le sue armi per respingere i Troiani e viene ucciso per non aver saputo contenersi (non avrebbe dovuto avanzare oltre le navi gli aveva consigliato Achille). E viene perso dal sue "eccesso"
Anche il buon Ettore perde il senso della misura. Indossa le armi di Achille sottratte a Patroclo, e se ne inorgoglisce, e viene perso da questo sentimento di "eccesso".

L'immagine astronomica della terra attorno al sole dà forti spunti.
Intanto, metà della superficie del globo terrestre è sempre illuminata dal sole e l'altra metà no. E questo sempre, in ogni stagione.
Ogni punto della superficie terrestre ha poi una "sua" variazione di luce e buio seguendo un ritmo tutto "suo" che dipende da lui e dalla sua posizione (latitudine) sul globo. Per i punti terrestri ci sono solstizi ed equinozi (equipartizione di luce e buio).

Esiste quindi un equilibrio cosmico, sul quale non sappiamo dir nulla. Ed esiste un equilibrio che dipende dal luogo: una specie di equilibrio "personale".

 

06 maggio 2017

Tornata di Loggia

I lavori di una Tornata di Loggia non si esauriscono nel breve arco temporale della durata "fisica", ma continuano anche il giorno dopo, quello dopo e ancora in seguito.

Ricordo ancora una tornata di tanti anni fa (una ventina?). Un Fratello medico ci parlò dei pazienti oncologici dimessi dagli ospedali per trascorrere il proprio fine vita a casa e di come si potesse intervenire come forma di solidarietà effettiva e non a parole. Intervenne poi il Fr. 2° Sorvegliante, che con voce pacata e tranquilla, cominciò: "Avete ascoltato la voce del medico. Ora voglio farvi ascoltare la voce dell'altra parte, del malato...". E il senso dell'essere malato lo si capì qualche mese dopo quando quel Fratello ci lasciò.

E ricordo un'altra Tornata (fine anni Settanta?) monopolizzata da un Fratello che ci elargì una tavola di settantacinque cartelle (le contai). Sarebbe stata magari interessante averla potuto leggere a casa in poltrona, ma in Loggia?... Non ricordo nemmeno l'argomento: i templari?, la gnosi? Boh.Mi passò sopra come l'acqua su un sasso.

Non è importante intervenire, ma è importante concentrarsi e rimescolare nel tuo pentolone: questi sono gli effetti del lavoro di Loggia.

03 maggio 2017

Tra le carte di mio padre ho trovato diverse riflessioni. Qui ne riporto una che scrisse proprio dieci anni fa.
 
La Ricerca è una necessità interiore cui è spinto l’uomo che non si accontenta più di “verità precostituite” ma vuole “sapere”, ha sete di sapere, di conoscere.

Il primo strumento della ricerca è la curiosità che spinge la razionalità dell’uomo a cercare in tutte le direzioni. La ricerca porta progressivamente alla verità. E’ una verità relativa, non assoluta, perché l’assoluto è fuori dalla dimensione terrena, binaria per natura, e pertanto incomprensibile alla mente, relativa, dell’uomo.

Le diverse verità relative, prima appena accennate, poi sempre più organiche, fanno avvicinare il ricercatore, il questuante del sapere, alla conoscenza, acquistandone man mano i necessari gradi di potenzialità.

Tutto questo se il questuante del sapere ha come compagni di viaggio (o come strumenti di lavoro) il dubbio positivo che continuamente stimola la ricerca e l’umiltà di sapere che i risultati sono sempre relativi. Ma sopra tutto ciò che un questuante trova non è meglio e non è peggio di ciò che un altro questuante trova.

01 maggio 2017

Ulisse

Ulisse è il grande "caminante".
Appartiene ad una Loggia esclusiva, molto esclusiva: la Loggia dei "caminantes", i camminatori, quella di chi va, di chi non si ferma mai.
Alla stessa Loggia appartengono l'Ebreo Errante, il Vecchio Marinaio, l'Olandese Volante. E..., perché no?, lo stesso Hiram.
A piedilista ci sono anche Cristoforo Colombo e Magellano. E Marco Polo.
Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.