03 maggio 2017

Tra le carte di mio padre ho trovato diverse riflessioni. Qui ne riporto una che scrisse proprio dieci anni fa.
 
La Ricerca è una necessità interiore cui è spinto l’uomo che non si accontenta più di “verità precostituite” ma vuole “sapere”, ha sete di sapere, di conoscere.

Il primo strumento della ricerca è la curiosità che spinge la razionalità dell’uomo a cercare in tutte le direzioni. La ricerca porta progressivamente alla verità. E’ una verità relativa, non assoluta, perché l’assoluto è fuori dalla dimensione terrena, binaria per natura, e pertanto incomprensibile alla mente, relativa, dell’uomo.

Le diverse verità relative, prima appena accennate, poi sempre più organiche, fanno avvicinare il ricercatore, il questuante del sapere, alla conoscenza, acquistandone man mano i necessari gradi di potenzialità.

Tutto questo se il questuante del sapere ha come compagni di viaggio (o come strumenti di lavoro) il dubbio positivo che continuamente stimola la ricerca e l’umiltà di sapere che i risultati sono sempre relativi. Ma sopra tutto ciò che un questuante trova non è meglio e non è peggio di ciò che un altro questuante trova.

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Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.