27 aprile 2026

L'uomo e l'isola

 



Marinaio. Dove stai andando, vecchio viandante?

Ulisse. Buongiorno, amico. Io sono uno che cammina.

Marinaio. Non hai bagaglio con te, e calzi scarpe che in mare non ti serviranno.

Ulisse. Le mie sono scarpe da viaggio, ormai vecchie e consunte. Vengo da tanto lontano… Mi serviranno anche sull’isola.

Marinaio. Isola? Quale isola?

Ulisse. Non so. Il nome non lo conosco. So soltanto che è un’isola, e ormai non credo sia lontana. Là potrò riposarmi. Ho raggiunto il mare e troverò una barca che mi ci porti.

Marinaio. Se vuoi, ti posso accompagnare con la mia barca, ma devi dirmi dove andare.

Ulisse. So solo che è un’isola in mezzo al vasto mare. Altro non so dirti.

Marinaio. Solo questo? Non è molto!

Ulisse. So che al centro dell’isola svetta un alto monte. Un monte, mi hanno detto, da cui si possono ammirare sconfinati panorami.

Marinaio. Non sai molto, amico. Nonostante ciò, vuoi andare.

Ulisse. Ci vado, ci sto andando! Ci debbo andare! Non l’ho mai vista, ma qualcuno che sa mi ha detto che è la mia isola con la mia montagna, e questo mi basta.

Marinaio. Sei proprio certo di ciò che dici? Sei certo dell’isola? Sai che esiste ma non sai dove?

Ulisse. Ne sono certo, sì! Non ho dubbi in proposito. Cammino da tanti anni per raggiungerla. Là si compirà la profezia di Tiresia.

Marinaio. Quale profezia?

Ulisse. Le mie peripezie termineranno il quel paese dove avrebbero scambiato il mio remo con una pala del grano. Così mi disse il buon Tiresia.

Marinaio. E tu credi che sul monte di un’isola nessuno conosca un remo?

Marinaio. Dopo tanto peregrinare così mi è stato detto. Se non ne fossi sicuro non mi sarei messo in cammmo.

Marinaio. Possibile che tu non abbia dubbi su voci così vaghe? Su ciò che non hai mai visto?

Ulisse. Esistono tante cose che non ho mai visto. Ci sono. Ci debbono essere. Almeno ho fiducia che ci siano.

Marinaio. Non hai paura? Paura dell’ignoto, di entrare in un mondo che non conosci? Di non ritornare?

Ulisse. Tutti i mondi sono sconosciuti, fino a quando non li affronti e li conosci. Anche l’antro del ciclope mi era ignoto. Ma vi entrai. Se avessi avuto paura, se avessi pensato al ritorno, non avrei mai potuto conoscere la Forza e comprendere la Bellezza che mi suggerì di farmi chiamare da lui Nessuno.

Marinaio. Ma in mare non si temono solo naufragi. C’è concreto il rischio di non sapere dove andare, di perdersi, di non ritornare più.

Ulisse. No, amico marinaio, non ha senso temere l’ignoto.

Marinaio. Che altro mi puoi narrare, vecchio amico, per condurti all’isola?.

Ulisse. Non ho altro da aggiungere, tranne che è ora di andare.

Marinaio. Che cosa ti aspetti, una volta giunto fin là?

Ulisse. Non so. Probabilmente nulla. Forse là si meraviglieranno del mio remo scambiandolo per la pala del grano e il mio peregrinare avrà fine.

Marinaio. Propio in un’isola pensi che non conoscano un remo?

Ulisse. Neppure questo so. Solamente sento un’invincibile stanchezza di camminare e viaggiare. Non pensi anche tu che abbia viaggiato tanto?

Marinaio. Sembri uno che viaggia da sempre.

Ulisse. E’ vero. Ho visto tanti paesi, ho incontrato tanta gente… Oggi desidero trovare un luogo ove sostare per un poco prima di riprendere il cammino. L’isola sarà il luogo giusto e perfetto, il mio punto geometrico.

Marinaio. E questo ti basta?

Ulisse. Sì, mi basta. Il desiderio di partire si fa struggente, come quando, giovane, dovevo incontrare l’innamorata. Desiderio, da desiderare, “siderare”, sidera, le stelle.

Marinaio. Ti confesso che mi spaventi, amico mio.

Ulisse. Non temere. Voglio conoscere l’isola, salire sulla grande montagna al centro dell’isola: quello diventerà il mio punto geodetico. Sarà un’esperienza magnifica, mai provata, come la ricreazione dopo il lavoro e prima del lavoro. Mi puoi accompagnare con la tua barca?

Marinaio. Vieni, amico e fratello. La barca è pronta. E’ giunta l’ora. Andiamo!

Ulisse. Sì, andiamo. E’ tempo ormai di aprire i nostri architettonici lavori.



Lettura tendenziosa di un racconto di Federico Garberoglio, L’Uomo e l’Isola in Al termine del cammino – 99 Dialoghi, Este Edition, Ferrara, 2016, l’ultima opera del Fr. Federico, il suo testamento di uomo libero e di buoni costumi.



Le scimmie in viaggio

 Non voglio essere inutilmente polemico ma cerchiamo che i viaggi dell'Apprendista non siano come questo!

(lettura muratoria di una Fiaba al telefono di Gianni Rodari .

 

 

Oratore. Un giorno tre scimmie dello zoo decisero di fare un viaggio per vedere il mondo.

Maestro Venerabile. Fratello Esperto, impadronitevi del Candidato e fatelo viaggiare.

1° Sorvegliante. Maestro Venerabile, il primo viaggio è già stato compiuto nel Gabinetto delle Riflessioni.

Segretario. E’ un viaggio strano, descritto da una formulina, una specie di gioco enigmistico. Vitriol, cioè Visita Interiora Terrae Rectificandoque invenies Occultum Lapidem.

Maestro Venerabile. Candidato, il viaggio che avete compiuto è il quadro della vita umana.

Oratore. Come è grande il mondo, e come è istruttivo viaggiare.

PAUSA

Maestro Venerabile. Fratello Esperto, continuate a far viaggiare il Candidato.

Oratore. Le scimmie salutarono gli amici e partirono all’alba. Cammina, cammina, dopo aver percorso molta strada, a metà mattina si fermarono a riposare e una domandò alle altre due: Che bel panorama! Cosa si vede?

Segretario. La gabbia del leone, la vasca delle foche e il recinto della giraffa.

1° Sorvegliante. Maestro Venerabile, il secondo viaggio è terminato.

Maestro Venerabile. Candidato, il viaggio che avete compiuto è il quadro della vita umana.

Oratore. Come è grande il mondo, e come è istruttivo viaggiare.

PAUSA

Maestro Venerabile. Fratello Esperto, continuate a far viaggiare il Candidato.

Oratore. Le scimmie ripresero il cammino e si fermarono soltanto a mezzogiorno a riposare e una domandò alle altre due: Che bel panorama! Cosa si vede adesso?

Segretario. Il recinto della giraffa, la vasca delle foche e la gabbia del leone.

1° Sorvegliante. Maestro Venerabile, il terzo viaggio è terminato.

Maestro Venerabile. Candidato, il viaggio che avete compiuto è il quadro della vita umana.

Oratore. Come è grande il mondo e come è istruttivo viaggiare.

PAUSA

Maestro Venerabile. Fratello Esperto, continuate a far viaggiare il Candidato.

Oratore. Le scimmie ripresero il cammino e si fermarono soltanto al tramonto del sole a riposare e una domandò alle altre due: Che bel panorama! Cosa si vede adesso?

Segretario. La gabbia del leone, il recinto della giraffa e la vasca delle foche.

1° Sorvegliante. Maestro Venerabile, il quarto viaggio è terminato.

Maestro Venerabile. Candidato, il viaggio che avete compiuto è il quadro della vita umana.

Oratore. Come è grande il mondo e come è istruttivo viaggiare.

Segretario. Ma la terza scimmia non appariva così entusiasta.

1° Sorvegliante. Il mondo è troppo noioso: si vedono sempre le stesse cose.

2° Sorvegliante. E viaggiare non serve proprio a niente. Quanta fatica inutile!

Maestro Venerabile. Già! Viaggiavano, viaggiavano, ma non erano uscite dalla gabbia. Non facevano che girare in tondo come i cavalli della giostra.



Lettura “muratoria” di una delle Fiabe al Telefono di Gianni Rodari

 


24 giugno 2019

La nonna Minghina


Quando penso alla Forza mi vien in mente la mia bisnonna, la nonna Minghina.

Analfabeta, non parlava l’italiano ma solo il dialetto. Quando il figlio, lo zio Rico, fuoriuscito a Parigi nel 1925, ebbe bisogno di un aiuto per la figlia neonata, lei partì.

In treno, da sola, per più di mille chilometri.

Le avevano scritto in un biglietto le varie stazioni da raggiungere e dove avrebbe dovuto cambiare il treno. Non sapendo leggere rimediava facendolo leggere alla gente e riusciva a a comprendere a gesti dove andare.

Era il 1930 o ‘31: una vera avventura per una donna sola e analfabeta.

E ce la fece.

Ecco cosa vuol dire Forza.

Quando ascolto il Maestro Venerabile battere il maglietto e ripetere: I lavori riprendono forza e vigore penso sempre a lei.

21 giugno 2019

Bellezza delicata

Penso alla Bellezza.

Mi viene in mente quando da piccolo accompagnavo la nonna al cimitero dal nonno, vittima di un bombardamento aereo qualche anno prima che nascessi.

Sulla sua tomba, all’anniversario della morte, c’era sempre un vasino fiorito. E la nonna, visibilmente irritata, lo gettava tra i rifiuti mormorando qualcosa che da grande ho immaginato fossero parolacce.

Capii da grande che quel vasino era messo da una signora con la quale il nonno ebbe, come si dice oggi, una “storia”. Evidentemente per lei una cosa importante se un vasino fiorito compariva puntualmente ad ogni anniversario per più di vent’anni dopo la sua morte.

Immaginai, quando il vasino non comparve più, che anche lei fosso morta oppure ormai tra le nebbie dell’autunno.

Ecco un gesto di Bellezza. La immagino furtivamente posare il vaso e allontanarsi subito: un gesto materialmente inutile, ma spiritualmente profondo, che “abbellisce” la vita.

15 giugno 2019

Il Maestro

Il Compagno di Mestiere è stato elevato Maestro.

E' stata completata una tappa del cammino iniziato quando, semplice Candidato, bussò alla porta del Tempio.

E' quindi un "piccolo" punto di arrivo; ma allo stesso tempo è un "grande" punto di partenza.

E' il punto di partenza.

Sono tre i simboli peculiari del percorso massonico, quelli che mostrano il senso più importante del cammino muratorio, che in ultima analisi è il cammino dell'uomo.

Tre simboli, tre incitazioni al lavoro. Tre spunti caratterizzanti.
La spada del Copritore in primo grado. La scala curva in secondo grado. Lo scavalcamento della bara in terzo grado.

La spada del Copritore va dritta alla meta, non devia e raggiunge ciò che deve raggiungere.

La scala curva del Compagno obbliga a cambiare continuamente la visuale e guardare il mondo sempre in altro modo.

Il primo fa pensare alla Forza e il secondo alla Bellezza.

La Saggezza si acquisisce scavalcando la bara.

Sapienza è capire che la bara è la mia e lì dentro ci sono proprio io.



13 giugno 2019

La Bellezza del Mito

Spesso il mito è considerato come storia più o meno edificante, storia non più sacra di una religione superata da altre. In realtà il mito è racconto che continua a trasmettere certi valori: Antigone che disobbedisce agli ordini del re e seppellisce i cadaveri dei suoi fratelli che erano andati contro lo stato ribadisce il primato della legge divina e della coscienza contro le leggi dello stato. Il dilemma, presente fin dagli albori dell’umanità, è attuale in qualunque stato e in qualunque religione.

Il patriarca Noè parla ad ebrei e non ebrei perché rappresenta l’uomo che stabilisce un patto con il Signore, patto tanto solido da essere scritto in cielo con l’arcobaleno. Noè è il contraente prima che l’uomo si suddivida in popoli, religioni e costumi differenti: è lo zigote dell’umanità prima della suddivisione.

Il mito trasmette contenuti descritti con la veste di una certa tradizione.

Quando si fa rivivere al nuovo Maestro la leggenda di Hiram, da una parte trasmettiamo una poesia sull’uomo fedele ai propri principi; dall’altra continuiamo il grande sogno del massone che deve vedere in Hiram il punto di unione dell’intero popolo muratorio.

I massoni costruiscono il tempio non un tempio.

12 giugno 2019

Il sogno del Massone

Un Compagno bussa alla porta del Tempio.

I Maestri accettano che entri, secondo le antiche regole.

Il Compagno è sottoposto alla prova tremenda: scavalcare la bara di Hiram. Solo così potrà diventare Maestro, solo se dalle viscere della terra potrà "rialzarsi", elevarsi di nuovo.

Ora il Compagno è in piedi e i Maestri esultano: la Parola è stata ritrovata.

Il Compagno è diventato Maestro?

Noi non lo sappiamo; non lo sa nemmeno lui. Il Compagno saprà se è diventato Maestro quando dovrà scavalcare non un simulacro, ma una bara vera: la "sua" bara nella quale giace il "suo" corpo.
Se saprà scavalcare quella bara senza tremare allora sì che diventerà Maestro, e Maestro vero ed effettivo.

Ecco la prova che ci attende e ci consacrerà Maestri. A quel tempo e non prima. Davanti alla nostra bara.

E allora?

Hiram è il grande "sogno" del Massone, il sogno che tutti noi vogliamo sognare. Il sogno della vita.

Molti intendono i sogni come fantasticherie, e spesso è vero. Quante volte a scuola dissero: ha la testa nel mondo dei sogni, è perso nei suoi sogni,...

Quante volte dissero per esempio ad un Cristoforo Colombo di non sognare, che la terra era molto più grande di quanto pensasse, che non ce l'avrebbe mai fatta a giungere in Oriente passando da Occidente, era un percorso troppo lungo, sarebbe perito...
Ed avevano ragione.

Ma Colombo aveva un sogno, il sogno della sua vita. Partì, e giunse in America.

Così Hiram deve diventare il sogno della nostra vita.

Al Fratello non più compagno dico: ora abbiamo un sogno in comune!






Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.