08 novembre 2015

Il Teorema di Pitagora


L’immagine è tolta dal Rituale Duncan nel capitolo relativo al Terzo Grado.

La proposizione ricordata nel titolo è la 47-sima del Primo Libro degli Elementi di Euclide, che letteralmente recita:

Nei triangoli rettangoli il quadrato del lato opposto all’angolo retto è uguale alla somma dei quadrati dei lati che comprendono l’angolo retto.

Credo sia uno dei teoremi più conosciuti al mondo, comunemente chiamato Teorema di Pitagora, anche se storicamente l’attribuzione effettiva a Pitagora è dubbia.

Sorprendentemente il teorema di Pitagora compare nel Terzo Grado muratorio.

La traduzione del brano in figura suona così.

Questa è stata una invenzione del nostro antico amico e fratello, il grande Pitagora, che, nei suoi viaggi attraverso l'Asia, l'Africa e l'Europa, fu iniziato in diversi ordini di sacerdozio, ed elevato al grado sublime di Maestro Massone.
Questo saggio filosofo arricchì la sua mente di una conoscenza generale delle cose, e più in particolare della geometria o massoneria. Su questo tema egli trasse molti problemi e teoremi, e, tra i più illustri eresse questo, che nella gioia del suo cuore chiamò "Eureka", che in greco significa "ho trovato," e su questa scoperta si dice che abbia sacrificato una ecatombe. Insegna ai Massoni di essere amanti generali delle arti e delle scienze.

Il Teorema di Pitagora compare nel gioiello del Precedente Maestro Venerabile, ma non in quello del Maestro Venerabile in carica, al quale compete la squadra; oppure detto molto poco elegantemente: che si deve “accontentare” della squadra, cioè di un triangolo rettangolo non chiuso (come se il Maestro Venerabile che ha “completato” il suo mandato abbia qualcosa in più del Maestro Venerabile che sta svolgendo il suo mandato ma non l’ha ancora terminato).

Perché il teorema di Pitagora e non altri teoremi?

Io credo che vi siano state considerazioni di due generi o filoni.
Innanzi tutto il teorema di Pitagora è intuitivo, chiaro, immediato, alla portata della comprensione di chiunque.

Per costruire materialmente un triangolo rettangolo è sufficiente prendere una fune e dividerla in dodici tratti uguali (cioè dividerla con undici nodi equidistanti tra loro e dagli estremi. Chiudendo la corda e dividendola in tre lati di tre, quattro e cinque parti si trova immediatamente un triangolo rettangolo.

Il teorema di Pitagora, in un triangolo del genere immediatamente costruibile, lega il lato opposto all'angolo retto agli altri due, in modo chiaro e univoco, molto più intuitivamente di altri teoremi che troviamo nelle pagine dell' opera di Euclide.

Un lato legato strettamente agli altri due che, in un certo senso, si fondono e confondono nel primo, come la Massoneria dovrebbe saper fare con i Fratelli.

E la Forza del simbolo, unito alla Bellezza del teorema l’ha posto nel gioiello del Maestro Venerabile che ha completato il suo mandato, al quale compete (come al Maestro Venerabile in cattedra) la Sapienza.

07 novembre 2015

Armonia

Vignetta di Chaval
Un'altra vignetta di Chaval, autore con il quale non ho feeling ma al quale riconosco la capacità di individuare difetti caratteristici dell'uomo.
La disarmonia messa in evidenza dalla vignetta si può ovviamente applicare ad ogni gruppo di persone, ma per mia scelta di vita io la riferisco alla Massoneria.
In Loggia non dovrebbero esserci protagonismi, perché chi vuol essere protagonista spesso non fa che mettere in evidenza i lati peggiori di sè. 
Nessuno è "più" di altri. Lo stesso Venerabile è solo (dovrebbe essere) l'incaricato della Camera di Mezzo (cioè dei Maestri della Loggia) che gli ha affidato temporaneamente l'incarico (impiccio, seccatura) di "condurre" (non comandare) la Loggia.
La Loggia è un tutto armonico. Deve esserlo altrimenti vien meno il suo stesso senso di essere. Se i suonatori sono come quelli della vignetta non si potrà suonar nulla (ricordate "Prova d'Orchestra" di Fellini?). Se manca l'armonia la Loggia diventerà un'assemblea, un circolo, un qualcosa d'altro: tutto fuorché una Loggia.

06 novembre 2015

Il Compagno di Mestiere

NB - In genere uso il termine "Compagno di Mestiere" invece di "Compagno d'Arte" perché mi pare traduzione più adeguata di Fellow-Craft.

Il Compagno di Mestiere è un grande enigma nel cammino del Libero Muratore.
Ritualmente l'enigma si risolverà nell'Elevazione a Maestro, ma in realtà rimane anche dopo. Probabilmente resta sepolto nell'interiorità e si risolverà più avanti nel tempo e in altri piani.
E' infatti il Compagno il lavorante del cantiere, non l'Apprendista, relegato a compiti sussidiari e di aiuto perché sostanzialmente in fase di "istruzione" e "apprendimento".
Quindi è il Compagno che lavora le pietre e con le pietre (Attenzione! "Pietre", una diversa dall'altra, e non mattoni fabbricati in serie, tutti uguali). Ma contemporaneamente il Compagno lavora con se stesso e su se stesso perché è lui la pietra. Quindi l'attività del Compagno è l'attività del muratore su se stesso.
Mettere pietre su pietre, le une sopra le altre, è solo un "pretesto", un catalizzatore delle energie.
Tu metti pietra su pietra, ma le pietre sono dentro di te. Nel tuo interiore hai ombre di pietra (qualunque cosa voglia dire) che fissi con ombra di calcina (qualunque cosa voglia dire).
Le pietre, la squadra, il mazzuolo, eccetera sono mezzi, pretesti che servono a far succedere qualcosa in noi. Questo "qualcosa" però potrebbe verificarsi anche con altri pretesti, perchè la nostra è una strada, non la strada.
La via muratoria è una strada che decidemmo di seguire liberamente e spontaneamente e va seguita seriamente e con coerenza: il massone deve essere massone sempre, non solo durante i limitati tempi delle tornate di Loggia. Se non siamo coerenti e lavoriamo seriamente la via non porta da nessuna parte.

 

04 novembre 2015

Scala dritta e scala curva



Un modo un po' scanzonato di fissarsi su un simbolo sul quale il nostro rituale mi pare sorvolare. Infatti se ne parla solo in apertura e chiusura dei lavori.

Come l'Apprendista può passare dalla Perpendicolare alla Livella? chiede il Maestro Venerabile in apertura dei lavori.
Il 1° Sorvegliante risponde: Imparando a sgrossare la Pietra Grezza e salendo una scala dritta di tre gradini.

In che cosa consiste il lavoro del Compagni? chiede il Venerabile in chiusura dei lavori.
Risponde il 1° Sorvegliante: Nel trasformare la Pietra Sgrossata in Pietra Cubica e nel salire una scala curva di cinque gradini.
 
Nella ritualità anglosassone invece è tutto il grado ad essere significativamente presente nel Secondo Grado; nel rituale Duncan è prevista una concretizzazione della scala con tre, cinque e sette scalini, che partendo dall'ingresso porti, passando dal lato nord, vicino al 2° Sorvegliante, scala che il Candidato a Compagno deve percorrere accompagnato dal 1° Diacono.

Noi diciamo che la scala curva indica il tipico lavoro del Compagno, che deve comprendere che non si può affrontare la vita andando solo dritto come fa l'Apprendista.

A mio parere sono appunto tre i simboli più "pregnanti" della Massoneria: la punta della spada (con la quale il Copritore accoglie il Candidato all'iniziazione), la scala curva (che - nella ritualità anglosassone - il Compagno deve salire - e scendere! - periodicamente per riscuotere il salario) e lo scavalcamento della bara (azione che ti "fa diventare Maestro").






03 novembre 2015

Ateo e Massone?

Un ateo può essere massone?


E’ una domanda alla quale penso da tempo. Qui propongo sommariamente alcune considerazioni.
Ultimamente ho letto tre contributi, contrastanti perché derivanti da massoni dalla provenienza massonica diversa.
Innanzi tutto il massone anglosassone: FOR NO ATHEIST MAY BE MADE A FREEMASON in Pietre Stones Review of Freemasonry (http://www.freemasons-freemasonry.com/atheism-freemasonry.html)
Poi il massone “latino”: ATEISMO E MASSONERIA - INTERPRETAZIONE DEGLI ANTICHI DOVERI in La Cittadella delle Libere Mura
(http://www.cittadelladelleliberemura.eu/dialoghi/dialogo_ateismo_e_massoneria.html.
Infine un altro massone latino, che pone una domanda per certi versi drammatica: ¿QUEREMOS LOS MASONES ESTAR UNIDOS O SEPARADOS? in http://francmasones.ning.com/ profiles/blogs/queremos-los-masones-estar.
Sono tre punti di vista diversi.
Il primo fratello, membro della Gran Loggia del Distretto di Columbia, è rigorosamente in linea con il Primo Dovere di Anderson: il Muratore non sarà mai un ateo stupido né un libertino irreligioso.
Il secondo, italiano, propone una possibile interpretazione attualizzata del Primo Dovere.
Il terzo, in lingua spagnola, si domanda se non sia possibile, oggi, cominciare un lavoro di unione delle diverse concezioni Massoniche e quindi delle Massonerie.
Per tentare di rispondere alla domanda credo vadano tenuti presenti alcuni punti di partenza.
1. Gli Antichi Doveri di Anderson prescrivono l'impossibilità di essere massoni per lo stupido ateo, il libertino irreligioso, per uomini non nati liberi, non schiavi, con mutilazioni o difetti nel corpo. Non dovranno inoltre essere ammessi uomini di cattiva reputazione, immorali e le donne.
2. La massoneria inglese ha fissato nel secolo scorso tra i principi per il riconoscimento di Grandi Logge che una credenza nel G. A. D. U. e nella sua volontà rivelata sia una qualificazione essenziale per l’appartenenza, ponendo un paletto fondamentale per i riconoscimenti e semplicisticamente per la patente di "regolarità" di una Obbedienza massonica.
3. Nell'Europa continentale e in America latina sono presenti molte Obbedienze massoniche che non accettano uno o più dei paletti andersoniani e inglesi (ammettono donne, non considerano rilevante la credenza nell'Ente supremo come qualcosa di rivelato, e così via), tanto che non raramente là si parla di Massoneria dogmatica (quella anglosassone e nord-americana) che "imporrebbe" la credenza nel GADU e di Massoneria adogmatica (quella latina svincolata dalla credenza nell'Essere supremo).
4. Dal canto loro le Massonerie anglosassoni, per non smentirsi in questa corsa tra dogmatismo e non dogmatismo, parlano di Massoneria regolare (appunto quella conforme ai princìpi andersoniani anglosassoni) e irregolare (l'altra) in un gioco di reciproche scomuniche (se non altro semantiche) che nulla ha da insegnare a certe chiese (tranne ovviamente carcere e roghi).

Il rituale Emulation prescrive che il Maestro Venerabile interpelli il recipiendario al suo ingresso in Loggia: «In tutti i frangenti di difficoltà e di pericolo in chi riponete la vostra fiducia?». La risposta, suggerita dal 2° Diacono, è molto chiara: «In Dio».
Il rituale Duncan (Stati Uniti), dal canto suo, va oltre. Chiosa la risposta «In Dio» del candidato con una nota molto rigorosa: «Questa è la prima dichiarazione di un candidato prima dell'iniziazione. Egli ammette di credere in Dio e di avere fiducia in lui (he avows his belief and trust in God); è su questa sola confessione che si basa il suo ingresso tra noi. Se rifiutasse la conoscenza dell'esistenza di un Dio, sarebbe immediatamente respinto...».
Dunque: per la massoneria anglosassone non può esserci che una sola posizione: l'ateo, pur persona moralmente apprezzabile e ottimo cittadino, non può far parte della Massoneria, pena il venir meno dell'apertura al trascendente che ne è alla base. In questo senso il saggio del fr. Rubin For no atheist may be made a Freemason è molto chiaro e rigoroso.


Ma... ma... ma...
Facciamo un passo indietro.
Anderson, massone e pastore presbiteriano, "redige" i suoi doveri nei primi decenni del XVIII secolo, riprendendo precedenti doveri. Sono convinto che quando parla di stupid atheist intenda proprio l'uomo ateo che per il fatto di essere ateo è stupido (e non invece - come a volte ho ascoltato in Loggia - porre una differenza tra l'ateo stupido e quello intelligente).
Dunque, che si intende per ateo?
La radice etimologica indica la negazione di Dio e il senso comune indica l'ateo come colui che non crede in Dio. Ma nel corso della storia l'accusa di ateismo è stata rivolta a molti (specialmente a chi non credeva al dio dell'accusatore, considerato l'unico esistente e vero). L'essere ateo spesso era considerato un delitto da punire ed ancora oggi è riprovato da molti.
Al di là dell'opinione di Anderson, che dobbiamo tener presente in quanto i Doveri andersoniani sono posti alla base della regolarità di una Obbedienza massonica, ci dobbiamo però porre il problema se dopo trecento anni non si possa e debba ripuntualizzare la semantica del nome. (Non appaia una forzatura; quante volte abbiamo ascoltato fratelli disquisire in Loggia sull’ “uomo libero” inteso come “libero dalla schiavitù delle passioni”, mentre l'espressione inglese è molto chiara: free born, nato in condizioni di uomo libero, cioè non in condizione di schiavitù).
Nel nostro rituale (parlo del rituale italiano - del Goi, per intenderci) non si parla di Dio (l'unico cenno può essere nel divieto di parlare di politica e di religione: ma appunto religione, non Dio).
I lavori (come ogni atto rituale, iniziazione, passaggio) vengono svolti alla gloria del GADU, ma non si specifica nulla della sua natura, lasciando il problema al singolo massone, non ai lavori di Loggia. Nessun atto nei lavori e nelle iniziazioni di primo, secondo e terzo grado presuppone la credenza in Dio.
Ma i lavori muratori sono collettivi e il singolo influisce su tutti: se un singolo fratello lavora male è tutto il lavoro della Camera che ne risente.
Chi è oggi l'ateo?
Il "a (alfa privativo)-theos", il "non-dio", senza dio e per estensione il "senza trascendenza"?
Il "a (alfa privativo)-theos", il non-teista, chi non accetta il dio rivelato, il teismo (ma non necessariamente è deista)?
In sintesi: ateismo come indicatore delle posizioni, anche religiose, discordanti con il concetto di dio rivelato?
Il passaggio più delicato nel lavoro di Loggia è nella costruzione dello spazio e del tempo sacri ove si svolgono i lavori muratorii. Il massone deve sentire il senso del sacro.
Ecco, qui sta il punto cruciale: il senso del sacro, non necessariamente legato alla trascendenza o alla religione, perché le può comprendere e superare.
Il sacro è percepito come legato indissolubilmente alla religione e dopo venti secoli di cristianesimo appare un'affermazione scontata.. Ma non ritengo il legame tra religione e sacro necessariamente nei due sensi: la religione implica il sacro, ma il sacro non implica necessariamente la religione.
Il sacro implica il trascendente? Anche questo legame non mi pare possa porsi nei due sensi. Se il trascendente può implicare il sacro, non ritengo che necessariamente il sacro debba implicare il trascendente.
Faccio un esempio, semplificando al limite della correttezza. Il teologo cattolico Vito Mancuso nel suo lavoro sul l'anima (L'anima e il suo destino) considera l'uomo come una configurazione di energia, dalla più "grossolana" (il corpo) alla più "sottile" (l'anima) e - aggiungo io - alla "sottilissima" (spirito): dunque qualità diverse della stessa sostanza. Se l'energia è tutto ciò che costituisce l'universo, dal materiale allo spirituale, viene a cadere l'eterno contrasto tra materia e spirito, tra immanenza e trascendenza, tra corpo e anima in una sintesi superiore che è il superamento del binario (per parlare in linguaggio muratorio). La trascendenza, lo spirito sono modalità del sacro, ma il sacro è svincolato dalla trascendenza e dallo spirito.
L'ateo può avere il senso del sacro? può partecipare al sacro?
Non credo che essere ateo (specie se si considera il termine nel senso detto sopra) precluda la capacità di percepire il sacro. Un oggetto sacro è qualcosa cui per un certo motivo qualcuno attribuisce altre qualità, diverse. Per esempio, l'ostia dell'eucarestia è una cialda di farina che per qualcuno è carne e sangue del dio, per altri simboleggia il corpo del dio, per altri ancora è una semplice cialda. Così qualunque altro oggetto o simbolo è sacro a qualche uomo e non ad altri (tralascio il "sacro per tutti" perché è tipico di concezioni totalitarie e totalizzanti). Ciò che per me è un albero per altri può essere il simbolo dell'illuminazione (di Buddha sotto il sicomoro sacro) o il simbolo dell'asse del mondo. L'albero di Natale per qualcuno è un oggetto di arredamento, per altri un segno di festa, per altri ancora il simbolo della luce nascente in corrispondenza del solstizio d'inverno. Vi sono atei dichiarati (atei nel senso letterale etimologico) che provano un vero e proprio senso sacrale verso l'uomo e l'umanità. Vi sono atei e agnostici che finalizzano il lavoro dell'uomo non a un'improbabile (per loro) premio divino ma ad una ineliminabile (per loro) esigenza di giustizia verso l'Umanità, una sorta di compassione buddhista che deve (e sottolineo deve) far parte dell'essere uomo. E a questo sentire sono disposti a indirizzare la propria vita.
Essere in grado di sentire il senso del sacro può essere condizione di ammissibilità per la Massoneria o è necessario credere in un principio trascendente?
Chi ritiene che immanenza e trascendenza siano aspetti diversi di una stessa realtà, per cui non crede all'immanenza come non crede alla trascendenza può essere massone? Se in ultima analisi si considera l'Umanità come il GADU, rimaniamo nell'ambito muratorio o ne siamo fuori?
Belle domande...
In conclusione: un ateo può essere ammesso in Massoneria?
La risposta - credo - va data non per categorie (gli atei, i credenti, i religiosi o altro) ma sulle singole persone. Come quindi la credenza in un Essere supremo non può essere la sola chiave per l'ingresso ma va inquadrata nell'insieme delle qualifiche e aspirazioni del bussante, così l'"essere ateo" non può essere necessariamente la causa del rifiuto ma va inquadrato nell'insieme delle qualifiche del bussante.
In ultima analisi l'ateo o non-teista si è dato una risposta perché in precedenza si era posto la domanda. Ecco, credo che la discriminante possa essere non tanto chi dà un tipo di risposta, ma l'uomo che non si pone la domanda.
Mi domando: se paradossalmente bussasse alla porta del tempio lo Zarathustra, che nell'opera nietzschiana proclama nel suo cuore «Questo santo vegliardo non ha ancora sentito dire nella sua foresta, che Dio è morto!», ma vuole costruire nuovi valori, verrebbe respinto come ateo oppure accolto come operaio nel cantiere-Loggia?


02 novembre 2015

Ricreazione

Il nostro Rituale di Primo Grado prevede che all'uscita del Neofita dal Tempio il Venerabile conceda tre minuti di ricreazione, "visualizzati" dal distacco sull'Ara di Squadra e Compasso che restano sul Libro (ma, appunto, senza toccarsi).
“Analogo” rito non è, nel Rituale, previsto per le corrispondenti situazioni in Secondo e Terzo Grado all’uscita del neo Compagno e neo Maestro per l’istruzione. Perché? Non spremiamoci troppo le meningi, la risposta può essere molto semplice: non attribuiamo a cause esoteriche o simboliche ciò che può essere completamente descritto dalla dimenticanza del massone. Probabilmente – ritengo – le rettifiche (purtroppo spesso avvenute non in base ad una visione organica ma separatamente) furono effettuate per il Primo Grado e rinviate per gli altri Gradi.
Come avviene la sospensione dei lavori?
Nel nostro Rituale all'uscita del Neofita dal Tempio per l'istruzione il Venerabile comunica la ricreazione di tre minuti. (anni fa il Rituale si limitava ad annunciarla senza specifici atti rituali).


M. Ven. Fratello 2° Sorvegliante, concedo alla Loggia tre minuti di ricreazione.
2° Sorv. (batte un colpo di maglietto) Fratelli, il Maestro Venerabile concede alla Loggia tre minuti di ricreazione.
M. Ven. (batte un colpo di maglietto) Fratelli, in piedi e all’Ordine.
Fratello 1° Sorvegliante, fate il vostro dovere.
Il 1° Sorvegliante si reca da solo all’ara, dà il Segno, stacca la Squadra dal Compasso, lascia il Libro aperto e torna al suo posto.
M. Ven. Fratelli, sedete.

La ripresa dei lavori avviene così.

 
M. Ven. (batte un colpo di maglietto) Fratello 2° Sorvegliante, che i Fratelli riprendano il loro posto.
2° Sorv. (batte un colpo di maglietto) Fratelli, ognuno riprenda il posto che gli spetta.
I Fratelli eseguono.
M. Ven. Fratelli, in piedi e all’Ordine. I lavori interrotti riprendono Forza e Vigore. Fratello 1° Sorvegliante, fate il vostro dovere.
Il 1° Sorvegliante si reca da solo all’Ara, dà il Segno, ricompone la Squadra e il Compasso in Grado di Apprendista e torna al suo posto.
M. Ven. Fratelli, sedete.
 
Per analogia lo stesso dovrebbe verificarsi anche in Secondo e Terzo Grado, ma - diciamo - viene lasciato alla libera iniziativa delle Logge.

Emulation

Anche la ritualità Emulation prevede una sospensione dei lavori.

SOSPENSIONE DEI LAVORI

M. Ven. (batte un colpo di maglietto) ●

1° Sorv. (batte un colpo di maglietto) ●

2° Sorv. (batte un colpo di maglietto) ●

M. Ven. Dignitari, in piedi.

Si alzano solo il Maestro Venerabile, il 1° e il 2° Sorvegliante.

M. Ven. - Fr. 2° Sorvegliante, che ora e?

2° Sorv. Mezzogiorno, Maestro Venerabile

M. Ven. Qual è il vostro dovere?

2° Sorv. Chiamare i Fratelli dal lavoro al riposo.

M. Ven. Vi sarò grato se vorrete provvedere.

2° Sorv. Fratelli, per comando del Maestro Venerabile, sospendete i vostri lavori e prendete il vostro riposo. Tenetevi a portata di voce, al fine di poter ritornare in tempo opportuno, cosicché ne risulti profitto e piacere .

Il 2° Sorvegliante batte un colpo di maglietto (●) e alza la Colonnina.

II 1° Sorvegliante batte un colpo di maglietto (●) e abbassa la Colonnina.

Il Maestro Venerabile batte un colpo di maglietto (●).

Il Precedente Maestro Venerabile si alza e, senza togliere la Squadra e il Compasso., chiude il Volume della Legge Sacra; il 2° Diacono si occupa della Tavola di Tracciamento [il Quadro di Loggia]; tutti i Fratelli possono ora alzarsi e lasciare il Tempio.

RIPRESA DEI LAVORI

Quando tutti i Fratelli sono rientrati nel Tempio e sono seduti, il Copritore Interno chiude a chiave la porta

M. Ven. (batte un colpo di maglietto) ●

1° Sorv. (batte un colpo di maglietto) ●

2° Sorv. (batte un colpo di maglietto) ●

M. Ven. Dignitari, in piedi.

Si alzano solo il Maestro Venerabile, il 1° e 2° Sorvegliante.

M. Ven. - Fr. 2° Sorvegliante, che ora e?

2° Sorv. Mezzogiorno è passato, Maestro Venerabile

M. Ven. Qual è il vostro dovere?

2° Sorv. Chiamare i Fratelli dal riposo al lavoro.

M. Ven. Vi sarò grato se vorrete provvedere.

2° Sorv. Fratelli, per comando del Maestro Venerabile, il riposo è terminato. Vogliate riprendere il lavoro per 1'ulteriore adempimento dei nostri doveri Massonici.

Il 2° Sorvegliante batte un colpo di maglietto (●) e abbassa la Colonnina.

II 1° Sorvegliante batte un colpo di maglietto (●) e alza la Colonnina.

Il Maestro Venerabile batte un colpo di maglietto (●).

Il Precedente Maestro Venerabile si alza e apre il Volume della Legge Sacra controllando che la Squadra e il Compasso siano sistemati correttamente, quindi siede; il 2° Diacono si occupa della Tavola di Tracciamento [il Quadro di Loggia] del grado in cui i lavori sono aperti; quando tutto è completato il Maestro Venerabile siede; quindi siedono il 1° e il 2° Sorvegliante.


Non sono a conoscenza di sospensione dei lavori in altri sistemi rituali.
Probabilmente l'introduzione della pausa dei lavori fu suggerita ai nostri "ritualisti" proprio dall'Emulation, anche se l'azione del 1° Sorvegliante o del Precedente Venerabile è diversa: nel nostro stacca squadra e compasso (ma il compasso va lasciato aperto o chiuso?) lasciandoli sul Libro, nell'Emulation invece lascia stare squadra e compasso aperti e chiude il Libro (azione fattibile se si ricorda che in Emulation Squadra e Compasso vengono messi sulla pagina destra - secondo il punto di vista del Venerabile - del Libro, rivolto in modo che il Venerabile stesso possa leggervi). Nell'Emulation inoltre il procedere per la sospensione è un capitolo a parte che può essere inserito in ogni momento del lavoro rituale e in ogni grado a discrezione del Venerabile; nel nostro Rituale è previsto solo per quel particolare momento (dopo l'iniziazione) e per quello scopo particolare (l'istruzione del neofita).
In ogni caso è indicato un preciso atto che interrompe prima, e riprende poi, il corso dei lavori, che in un certo senso subiscono una specie di "frattura".
Durante la "frattura" è uso uscire dal Tempio (necessità fisiologiche, fumo,...). Altri passeggiano nel Tempio chiacchierando e intrattenendosi in lieti conversari.
Ricordo che negli anni Ottanta o Novanta ci fu una proposta di modifica del Rituale che prevedeva, senza sospensione dei lavori, l'istruzione del Neofita eseguita dal Maestro Venerabile entro il Tempio di fronte a tutti i Fratelli seduti in silenzio (appunto in ri-creazione). Non se ne fece nulla, purtroppo! Ma aveva un grande significato: la continuità dell'atmosfera dei lavori senza cesure.
Infatti una così evidente fenditura nel continuum dei lavori di iniziazione pare da una parte un controsenso e dall'altra una caduta della tensione dei lavori di iniziazione scaturita dalla partecipazione consapevole, attiva e continua dei Fratelli tutti che stanno partecipando ad un Rito, fondamentale non solo per il singolo iniziato, ma per tutti i partecipanti (il rito è rivolto anche, se non soprattutto, a loro!).
La "sospensione - frattura" dei lavori è la conseguenza del Rito: infatti quando "entra" un nuovo Apprendista o un nuovo Compagno (nella Camera di Secondo Grado) o un nuovo Maestro (nella Camera di Mezzo) è come se almeno per un momento straordinariamente si "apra la porta" per l'ingresso: il Copritore Interno si fa da parte e permette l'ingresso di chi non potrebbe entrare. Poiché costui non può entrare "normalmente", con la marcia adeguata e i gesti opportuni, deve allora entrare in un certo modo, accompagnato da chi di dovere, mediante una "iniziazione". E qui avviene la frattura. I Fratelli debbono lavorare "in un certo modo" attingendo alle loro "riserve di energia".
Ecco allora il senso della sospensione. Si sospende il lavoro collettivo di Loggia e in quell'intervallo il singolo Fratello compie individualmente la propria ri-creazione, attività individuale che ha lo scopo di ritornare allo "status quo ante" ultima iniziazione o, almeno, di "ricaricarsi". Altro che andare a fumare! La Massoneria è molto più profonda. Si rimane al proprio posto (ad eccezione di chi ha il compito di occuparsi di cose pratiche: cambiare arredi, accendere incensi, ecc. - e lo fa rapidamente e silenziosamente). Quando la ri-creazione termina, l'atto formale del 1° Sorvegliante ha lo scopo di richiamare tutti al lavoro collettivo. E da quel momento in poi i Fratelli si concentrano sul lavoro della Loggia: ripartono i lavori collettivi.
Questo è per me il senso della sospensione dei lavori e della ricreazione. Il lavoro muratorio è collettivo, la saldezza della catena dipende dalla saldezza dell'anello più debole: il Maestro Venerabile lo ripete spesso, ma nel nostro ambito è una "verità rivoluzionaria" e tutti lo debbono comprendere cercando non solo di non essere l'anello debole, ma aiutando il Fratello a non essere un punto di debolezza. La ri-creazione individuale che ogni Fratello compie durante l'istruzione del neofita ha anche la funzione di rafforzare il neo Fratello, che in quel momento è appunto l'anello più debole.
Ricordo che nella Massoneria Criptica, simbolicamente a numero chiuso, il nuovo entrato può appunto entrare perché la mancanza di un Fratello già entrato (venuto meno al proprio dovere e per questo sommariamente giustiziato) lascia libero un posto per il Neofita. Ciò in realtà impone una grande responsabilità, che deve emergere ad ogni livello: tu sei entrato perché un Fratello indegno è stato eliminato e ha lasciato libero proprio quel posto che tu ora occupi. La stessa responsabilità deve permeare ogni atto del Massone: potresti essere proprio tu il Fratello eliminato per liberare il tuo posto a favore di uno più degno di te; potresti essere proprio tu l'anello debole che mina la saldezza della catena.
Per rinsaldare la catena è allora necessario che ogni Fratello compia la propria ri-creazione. Assume quindi pieno significato il Rito della Catena Spezzata che la Nozzoli pratica ad ogni ingresso: è un modo "visibile" di rinsaldare il legame tra i Fratelli nel momento in cui un nuovo anello (che non deve essere debole) si inserisce e di mostrare che la ri-creazione sta avvenendo.
Un'ultima osservazione.
A me non piace il Rito di staccare squadra e compasso durante i lavori rituali: mi pare una contraddizione con la ritualità dei lavori, che si aprono, si svolgono, poi si chiudono.
Finché i lavori sono aperti squadra e compasso non possono essere mossi (se non per il passaggio ad altri Gradi). Non mi pare ci sia un senso nello "staccarli" se non alla chiusura dei lavori.
Preferirei un altro atto.
In apertura dei lavori il 1° Sorvegliante alza la sua Colonnina e il 2° abbassa la sua. In chiusura accade il contrario (atti che pure l'Emulation prevede alla Sospensorie dei Lavori). Perché?
Ho trovato una risposta che, se non vera, almeno per me è plausibile, e si richiama alle riunioni delle Logge inglesi vano in taverne e osterie nella prima metà del XVIII secolo.
Al tempo, per quanto ne sappiamo, le riunioni erano conviviali (la tradizione di mangiare in Massoneria vien da lontano, eh?). Al tempo l'unico obbligo rituale (oltre alla Tracing Board e pochi altri simboli) erano i cosiddetti Toasts, i sette brindisi ancora oggi praticati, che allora venivano fatti non in successione stretta ma "diluiti" durante la riunione-pranzo. Ho letto dell'ipotesi dei due Sorveglianti che per chiamare i Fratelli dal lavoro al riposo alzavano e abbassavano le due Colonnine: se la Colonnina del 2° era alzata e quella del 1° abbassata si mangiava perché i lavori erano sospesi; se invece la Colonnina del 1° era alzata e quella del 2° abbassata tutti si preparavano al brindisi, perché si era nella fase del lavoro rituale. E' ovviamente solo un'ipotesi, ma per me è molto suggestiva.
Non potremmo allora lasciare stare squadra e compasso e indirizzarci sulle due Colonnine, come del resto fa l'Emulation?

01 novembre 2015

San Paolo in Alpe

Ora è un toponimo nell'alta collina forlivese, segnato dai ruderi di una chiesetta e di alcune abitazioni.
Mentre vi camminavo pensieri mi ruotavano in mente. Chi abitava lì? Era una vita difficile? Erano abbrutiti dalla fatica e dagli stenti? Il contatto con la natura li rendeva più armonici (come mi sentivo io) oppure erano indifferenti?
Certo che il rapporto che ebbero con la natura è inimmaginabile per noi.
A pochi metri dalla chiesa, il piccolo cimitero, il luogo destinato alla sepoltura dei morti: restano le fondamenta della recinzione, la piccola cappella sopra l'ossario, alcuni frammenti di lapidi.
Pace e serenità. Ma guardando alcuni frammenti di lapidi (ma ne avevo il diritto? mi sembrava quasi di sbirciare dal buco della serratura) leggevi parole smozzicate che si riferivano a uomini e donne, a persone che proprio lì erano vissute, avevano amato, gioito, avevano sofferto e patito, lì erano morte e lì erano state sepolte.
Un frammento si riferiva ad una ragazza morta nel 1920 a 22 anni (morta di malattia? di parto?), altri riportavano solo date (di nascita? di morte?).
Sentivi proprio il senso del tempo che passa, di persone che sono state e non sono più. Sola, resta la natura, oggi nel suo splendore autunnale, che si prepara al suo viaggio nella terra.
La chiesa e le case vicine furono bruciate nel 1944 da truppe tedesche che lì cercarono di contrastare i lanci alleati di armi. Restano la facciata, ruderi di muri, e il campanile.
Mi ha fortemente colpito il campanile. ancora in piedi, solido, svettante, anche se ormai poco visibile tra alcuni alberi d'alto fusto cresciuti sulle rovine, come un pudico velo della natura che da tempo si sta riappropriando di ciò che era suo e che innalza senza interruzione alcuna le sue cattedrali vegetali alla Gloria del Grande Architetto.
Il campanile è ancora lì, solido e bello, anche se le macerie sgretolate alla base prima o poi ne mineranno la stabilità e lo porteranno al crollo.
E' un forte simbolo di chi costruisce con fede e con grazia, con Forza e Bellezza.
Un tempo uomini faticarono per trasportare le pietre e costruirono una chiesa e un campanile. E sul campanile misero campane ormai scomparse. Ma me le immagino, quelle campane. Mi immagino il loro suono spandersi attorno nei monti, richiamo argentino agli uomini a rivolgere un pensiero all'alto.
Sì, faticate come bestie, lavorate dall'alba al tramonto - me lo immagino il messaggio delle campane - ma dovete vivere in armonia, aiutarvi gli uni agli altri, perché solo così si è uomini, solo così possiamo andare avanti, solo così potremo gettarci alle spalle la nostra zavorra.



Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.