07 marzo 2019

Hiram

Quando entrammo in Loggia nessuno ci avvertì che con noi era entrato pure il nostro gemello segreto, quello che ci segue come un’ombra, che è nel bianco quando noi siamo sul nero e che è sul nero quando siamo nel bianco, quello che viaggiò da mezzogiorno a mezzanotte mentre noi viaggiavamo da mezzanotte a mezzogiorno e andò da oriente a occidente mentre noi andavamo da occidente a oriente.

Di lui dobbiamo andare alla ricerca.

Lo chiamiamo il corpo di Hiram, ma è il nostro intimo gemello segreto, che nessuno conosce e men che mai conosciamo noi.

Solo quando lo trovi (se lo trovi) puoi veramente dire di avere ritrovato la Parola, non la “parola di prima” (quella non ci interessa più) ma la chiave per aprire la porta che ci sbarra il cammino.

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Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.