Al risveglio il narratore trovò nella
stanza Leo!
E’ la Lega che mi manda. Lei mi ha
scritto una lettera in proposito. L’ho consegnata ai Superiori.
L’Eccelso Seggio l’aspetta. Possiamo andare? (68)
E’ immaginabile lo stato d’animo
del narratore. Aveva avuto finalmente la conferma non solo
dell’esistenza della Lega (non era dunque un sogno della sua
immaginazione!) ma la Lega lo chiamava. Si sentiva pieno di speranza:
la Lega voleva parlare con lui, proprio con lui!
Si potrebbe chiamare, la sua, speranza
remissiva. Lui voleva essere ri-accettato, disposto a qualunque cosa
pur di essere accettato. Disposto a tutto, pronto a obbedire.
(69)
Tremenda sottomissione, pure malsana.
Cosa risponderei ad una tale sottomissione se io fossi membro della
Lega? Sicuramente sarei molto a disagio di fronte ad una soggezione
cosi evidente e plateale, da suddito poco libero. Sicuramente
consiglierei ad un tale adepto un lavoro che lo depurasse da
remissività poco producenti.
I due si incamminarono, Leo davanti e
il narratore, ancora tutto esaltato, dietro. Il narratore seguiva la
sua guida, ma non le si accompagnava. Pareva un “venir condotto”,
non un “andare con”. Si mostrava pure un seguace impaziente: la
via segnatami da Leo pareva intollerabilmente lunga alla mia
impazienza, dovendo per più di due ore seguire la mia guida nei giri
più strani e, secondo me, più capricciosi. (70)
Leo si fermò a pregare in due chiese e
rimase a lungo in ammirazione del vecchio Municipio, con la scusa
della sua fondazione da parte di un celebre membro della Lega.
(70)
Non pensò, il narratore, che proprio
quel percorso lungo e inconcludente, quel girovagare senza apparente
senso fosse un consiglio alla riflessione e alla tranquillità
d’animo. L’impazienza è disperdersi e mentre stava per avvenire
un incontro con i capi della Lega sarebbe stato necessario invece un
saldo equilibrio interiore e riflessività concentrata, non una
storditezza esagitata e un po’ folle.
Sagge istruzioni insegnano che
l’impazienza, spesso accompagnata da irriflessività e imprudenza,
fa ritardare i risultati attesi.
L’impazienza va combattuta con
l’attesa, che aiuta a riflettere e a pensare. Leo, accorta guida,
tentava di placare l’effervescenza dell’altro in modo da liberar
la mente per l’imminente incontro? Anche la sosta davanti a
municipio e chiesa era uno stimolante invito a riflettere sul mondo e
sul mondo oltre il mondo. Insomma il narratore non stava girovagando,
ma compiendo un vero e proprio viaggio iniziatico verso il proprio
centro. E non pareva essersene accorto!
Finalmente il viaggio terminò in un
vasto e tranquillo edificio che di fuori si sarebbe detto un palazzo
per uffici o un museo. Non vi si vedeva anima viva, corridoi e scale
erano deserti e rimbombavano dei nostri passi. Leo incominciò a
cercare nei corridoi, su per le scale, nelle anticamere. (71)
Era dunque nascosta in questo enorme,
vasto, deserto e silenzioso
palazzo la sede della Lega?
Finalmente nella parte più alta
dell’immenso edificio arrivammo in un solaio dove si sentiva un
odore di carta e cartone, e lungo le pareti per molte centinaia di
metri si vedevano sportelli di armadi, dorsi di volumi e fasci di
documenti: un archivio enorme, una grandiosa cancelleria. Nessuno si
curò di noi, tutti lavoravano in silenzio; ebbi l’impressione che
tutto il mondo, compreso il firmamento stellato, fosse governato di
lì o almeno registrato e sorvegliato. Rimanemmo a lungo in attesa,
intorno a noi giravano senza far rumore, con le mani piene di schede
e cataloghi, numerosi bibliotecari e archivisti che appoggiavano
scale e vi salivano, mentre montacarichi e carrelli erano in moto
sommesso. (71)
Ogni istituzione deve avere un centro
che focalizza le energie dell’istituzione stessa, ma pure un centro
organizzativo che osserva e classifica ciò che succede. Non
necessariamente per dirigere e indirizzare secondo le sempre in voga
teorie complottiste, ma semplicemente per capire e comprendere la
realtà. E fuor di metafora, accantonando la suggestiva ma fantastica
presenza di una fantomatica “super organizzazione”, qual è
l’attività della nostra mente se non capire immaginando,
analizzando e conservando i fatti nei suoi archivi, la nostra
memoria?
Leo iniziò a cantare. Commosso
ascoltai quelle note che una volta mi erano tanto familiari: era la
melodia di uno dei canti della Lega. (71)
Fu come un segnale: la sala si svuotò
trasformandosi in una specie di anfiteatro con sedie che via via si
riempivano di Superiori (il narratore ne riconobbe qualcuno) e
culminante in un grande trono.
Si fece avanti il Fiduciario che
platealmente annunciò quanto stava per accadere: Autoaccusa di un
confratello fuggito. (72)
Dunque un processo. Dunque qualcuno lo
stava accusando. Infatti il Fiduciario continuò: Lei ha preso
parte alla marcia attraverso la Svevia superiore, alla festa di
Bremgarten? Poco dopo Morbio Inferiore, ha disertato? Confessa di
voler scrivere una storia del pellegrinaggio in Oriente? Si considera
ostacolato dal voto del silenzio intorno ai segreti della Lega?
(72-73)
Domande pressanti che accusano il
narratore di “infedeltà”, anche se in lui mai venne meno la
fiducia verso la Lega, tanto da proporsi di scrivere un rapporto sul
viaggio. Ma la conclusione è sorprendente. Dopo un breve consulto il
Fiduciario annunciò: L’accusatore di se stesso è qui
autorizzato a mettere in pubblico qualunque legge e qualunque segreto
della Lega gli siano noti. Oltre a ciò gli viene messo a
disposizione per il suo lavoro l’intero archivio della Lega.
(73)
Dunque il narratore ha avuto licenza di
narrare ciò che gli stava a cuore, senza vincoli o ritegni. Avrebbe
potuto raccontare tutto, senza segreti.
Quasi per incanto comparve il suo
manoscritto del resoconto del viaggio, che – si accorse – era del
tutto inadeguato a raccontare quell’esperienza. Ma ora, senza
vincoli, con la possibilità di accedere a qualunque documento
dell’archivio smisurato, le difficoltà sarebbero state superate.
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