sabato 20 maggio 2017

Ancora sul sogno

Riandando alla mia storia personale posso individuare certi sogni che furono spartiacque e furono il segno di un mio cambiamento interno.
Questo per esempio è un sogno che ho chiamato "Ultima Spiaggia" (dal titolo del film di Stanley Kramer).

Tutti gli uomini debbono morire entro breve tempo.
Invece di aspettare passivamente io e un altro decidiamo di morire dignitosamente per nostra mano.
Prepariamo quindi la casa, chiudiamo porte e finestre, chiudiamo pure contatori di luce, gas e acqua.
Per non avere freddo inchiodiamo per le zampe due animali lanosi (pecore, capre?) in modo che stiano stesi su di noi e ci riparino dal freddo.
Il mio compagno uccide, fracassando loro la testa a bastonate, due uccelli rapaci (gufi? falchi?) che avevamo inchiodato per le zampe al pavimento accanto a noi. La scena brutale non mi disturba più di tanto: gli uccelli non avrebbero dovuto vederci morire ma avrebbero dovuto precederci.
Prima dell'atto estremo il mio compagno si ricorda di essersi dimenticato qualcosa e si allontana per prenderlo. Sento nel frattempo un auto che passa per la strada e penso che anche al guidatore non rimane molto tempo da vivere.
Infine il compagno ritorna e finalmente ci prepariamo a morire...
 Il messaggio del sogno o forse la sua conseguenza fu di togliermi la paura della morte. A me non fa paura la morte, ma il dolore che spesso accompagna l'evento che porta alla morte.

Vedo la morte (e il sogno me lo disse) come una specie di passaggio verso... Già: verso cosa? Non lo so. Non so rispondere.
Sicuramente verso qualcosa.
Mi pare di essere davanti ad un largo fiume in una giornata molto nebbiosa. Non vedo l'altra sponda, non so cosa ci sarà, se festeggiamenti o stridor di denti. Non so se sarà una sponda sabbiosa o rocciosa, accessibile oppure no. Ma so che ci andrò, ci dovrò andare...

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