Rovistando tra vecchie scartoffie ho trovato questa tavola di tanti anni fa (primi anni Novanta del secolo scorso?).
La tavola mi ha colpito. Un fratello entrato in Massoneria in tarda età si racconta con poche ma significative pennellate. E' uno scritto molto personale che, credo, può insegnare molto, anche a chi quell'età ha raggiunto e superato.
Ho avuto qualche difficoltà all'inizio a trovare il giusto collegamento e le analogie tra il compito che i fratelli sorveglianti mi hanno assegnato ed il sonetto che questa tavola vuole in qualche modo ripresentare ed interpretare.
Man mano che procedevo nella lettura e ne approfondivo gli aspetti, il mio pensiero ha potuto trovare la giusta strada e collegare quanto dal Petrarca proposto a quella che è l'esperienza in Loggia.
Preciso subito: non è questione d'essere più o meno vecchio in età, anche perché diversi Fratelli hanno la stessa mia età o anche più anni di me. Il dato centrale è che sono arrivato alquanto attempato all'iniziazione ad apprendista, trovandomi assieme a Maestri e Venerabili anche più giovani in età.
L'introduzione al Sonetto XVI delle rime del Petrarca movesi ‘l vecchierel presenta una forte correlazione tra il vecchierel che cerca chi possa aiutarlo a mirare le sembianze di colui che spera di vedere in cielo, cioè il Grande Architetto. L’esperienza in Loggia, mia e di quanti intraprendendo questa strada ascoltando ed elaborando in silenzio nozioni ed insegnamenti di tanti, possono aiutarmi ed aiutarci a scoprire le vere “sembianze” dell’essere Massone.
Che cosa può spingere un ultrasessantenne a chiedere l'iniziazione in Massoneria? Numerose associazioni, e la Massoneria stessa, cercano di ringiovanirsi, di abbassare l'età media, aprendo a giovani energie, per tessere un dialogo intergenerazionale più ampio, per arricchire sia chi entra, sia chi già c’è.
Partendo proprio da queste parole iniziali ho voluto rivedere e rivivere il mio percorso in Loggia riconoscendomi nel vecchierel avendo io iniziato questo mio percorso in età avanzata.
Il vecchierel, personaggio cardine del Sonetto, non ha timore di abbandonare quanto già conosciuto e conquistato nella sua vita, ma mosso da una costante curiosità, da uno scopo preciso, da una volontà mai esaurita si muove alla ricerca della conoscenza. E così vedo io il percorso nostro. Molti potrebbero sentirsi appagati, giunti a questo punto della propria vita. Ma ognuno di noi no, se è come il vecchierel, vecchio solo di età, ma giovane di spirito e intatto nella sua curiosità e nella sua voglia di scoperta e di verità.
Gli anni della mia età adulta sono stati presi in gran parte dai “metalli”. Non è facile fare l’imprenditore e al tempo stesso crescere nella propria spiritualità, presi come si è nella lotta per allargare il proprio spazio sociale e professionale e per mantenerlo.
Con il progredire degli anni emerge gradualmente, quasi alla chetichella, un bisogno di guardare un poco più in là, al senso della vita e della morte e al dopo la morte, un bisogno di confrontarsi, di soffermarsi a considerare la propria vita da più punti di vista.
La ricerca della verità con responsabilità ed impegno, quando ci si spoglia dai metalli, ci permette di meditare sulle nostre convinzioni senza arroccarci sulle nostre posizioni preordinate . Quando sento i fratelli massoni esporre le loro analisi sono stimolato alla discussione ed all’approfondimento. Questo continuo rivedere le proprie idee, i propri obiettivi, confrontandosi continuamente, discutendo, non fa altro che portare ad un arricchimento interiore, alla continua ricerca di nuovi stimoli, alla voglia di crearsi nuovi obiettivi, nuovi scopi, allontanando così la concezione di vecchio (vecchierel) per rimanere continuamente giovani nello spirito e nell’anima. La voglia di scoprire il nuovo, la curiosità di confrontarmi con altre idee, culture, mi ha portato ad intraprendere la strada della Massoneria. L’età anagrafica avanza inesorabilmente, ma ritengo che non sia questa a determinare la gioventù o la vecchiaia. Si diventa vecchi quando si è pessimisti, quando si perde la fantasia, l'amore, la poesia, quando i pensieri soverchiano le emozioni. Al contrario, se si perseguono nuovi obiettivi, scopi, progetti, percorsi, si mantengono vivi la curiosità, la disponibilità e l'amore verso il prossimo, allora invecchiare diventa realmente un puro dato anagrafico da vivere con serenità.
Il percorso che ho intrapreso e che voi tutti mi aiutate ad affrontare è di grande arricchimento ed anche di profondo cambiamento e ciò grazie alla profondità ed alla levatura delle discussioni e dei temi affrontati in Loggia. Sono ancora un apprendista, mi sento un neonato rispetto questa esperienza, e come tale mi predispongo ad ascoltare, meditare, apprendere. Questo continuo esercizio sta costruendo in me una coscienza diversa, una persona diversa: “fa silenzio intorno a te se vuoi sentire l'anima tua”.
Vivere questa esperienza in età avanzata, con una serenità ed una esperienza maggiore, mi ha permesso di vivere la consegna del silenzio in modo costruttivo, anziché restrittivo. Il silenzio come maggiore ascolto, maggiore attenzione verso il prossimo, ma anche un dialogo interiore più profondo. Quando poi mi è stata data la parola, mi sono reso conto che il mio ragionamento è stato ascoltato, discusso, ma non giudicato come si fa tra fratelli. Ho così apprezzato la parola, come strumento di lavoro in Loggia, lavoro comune, la parola come strumento di crescita, la parola come mezzo di collegamento tra il mondo interiore di ciascuno di noi ed il mondo esterno. Mi tornano alla mente le due quartine e la prima terzina del sonetto di Francesco Petrarca:
Movesi il
vecchierel canuto e bianco
del dolce loco ov’à
sua età fornita,
e da la famigliuola
sbigottita
che vede il caro
padre venir manco;
indi traendo poi
l’antiquo fianco
per l’ estreme
giornate di sua vita,
quanto più po col
buon voler s’aita,
rotto dagli anni e
dal camino stanco;
e viene a Roma,
seguendo ‘l desio,
per mirar la
sembianza di colui
ch’ancor lassù nel ciel vedere
spera.
Il “vecchierel” ha scoperto una nuova priorità nella vita. Riesce ad accompagnare alla immanente forza della conversazione una rinascente forza di trasformazione, di cambiamento, una rinnovata curiosità, che lo porta ad affrontare un faticoso cammino. C’è in lui qualcosa di più forte anche del calore degli affetti familiari, della sicurezza e della protezione che la discendenza offre all’anziano genitore. Se questa è la “vecchiezza”, ben venga, ad arricchire il significato della nostra vita!
Ebbene, cari Fratelli, mi sono aggregato a voi, per “andare a Roma”.
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