Sherlock Holmes è il logico per eccellenza. Risolve i casi raccogliendo ogni particolare, lo inserisce nel contesto e costruisce una ferrea catena logica che dal fatto (un omicidio) giunge alla sua spiegazione (l'assassino). Fino a quando la catena deduttiva non è completa cerca i particolari mancanti e solo quando la deduzione logica è senza lacune il suo lavoro è completato.
Padre Brown è diverso. Pare quasi, agli occhi del lettore disattento, che "bari". Le sue soluzioni non sono la costruzione di un ragionamento logico impeccabile (però la logica non è rinnegata: le soluzioni di padre Brown sono sempre logiche, anche se la logica verrà riconosciuta alla fine) ma spiegazioni che partono dalla "semplicità" dei particolari.
Se volessimo usare una simbolica massonica, potremmo dire che padre Brown sale, scende e risale continuamente sulla Scala Curva del Grado di Compagno, quella che porta, garantisce il Primo Sorvegliante, alla Camera di Mezzo.
Salendo e scendendo sulla scala il piccolo prete si mette effettivamente nei panni dell'assassino e riesce a "vedere" il mondo con gli occhi dell'assassino.
Quale più significativa applicazione del paradigma della Bellezza?
Sherlock Holmes invece opera sotto l'egida della Forza. Se manca un particolare lo ricerca, prima di poter procedere. Sembra quasi essere il Copritore che punta la spada sul petto nudo del bussante: se lui, il bussante, non si ferma, il Copritore resta lì, immobile, e infilza l'altro. Se un particolare non si inserisce nella catena deduttiva, lui lo esamina, cerca di sistemarlo o ne cerca un altro: la spada deve poter infilzare.
Sherlock Holmes e padre Brown. Forza e Bellezza.
Nessun commento:
Posta un commento