04 ottobre 2015

La ragazza cieca






John Everett Millais: La Ragazza cieca (1856)
Un paesaggio campestre, sullo sfondo un cielo fosco illuminato da un arcobaleno con un suo riflesso, l'arcobaleno secondario.
Due ragazze, una appoggiata sul grembo dell'altra a guardare il cielo (lo immaginiamo, perché il viso non si vede). L'altra ragazza con il viso bene in mostra, volto pallido, occhi chiusi. Ma non sono occhi chiusi quanto - il titolo del quadro lo indica chiaramente - occhi ciechi. Questa ragazza non può vedere. Non vede i campi, non vede il cielo e soprattutto non vede l'arcobaleno, il segno dell'antico patto.
Disse Elohìm a Nòach:
"Questo è il segno del patto che io ho stabilito fra me e ogni carne che sta sulla terra".
(Gen 9 17)
Alla Giustizia e al Rigore Elohìm fece subentrare anche la Misericordia. Alla Forza associò, con Sapienza, la Bellezza.
Ma la Ragazza cieca non vede il segno del patto. Come certi Massoni che non si accorgono degli strumenti formidabili che sono stati consegnati e si accontentano di giocherellarci...

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Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.