10 ottobre 2015

Isola dei Morti

Boeklin: Isola dei Morti

E' un dipinto che mi ha sempre affascinato (qui una delle cinque o sei versioni di Boeklin del quadro).
Non vi ho mai visto angoscia e tormento, ma una grande serenità e pace. Accompagnata forse da una punta di amarezza per le persone care che si lasciano indietro, affetti familiari e amicizie. Tra le amicizie quelle con alcuni Fratelli Massoni con i quali si condivide un percorso (ricerca? amicale? lo star bene assieme?).
Vedo anche un certo interesse e una piccola punta di curiosità su ciò che succederà: l'Isola è un punto di arrivo definitivo? è una fermata temporanea dell'autobus? è una specie di stazione ferroviaria?
Non so e francamente non mi pongo il problema: lo saprò al momento opportuno.
Qualcuno ha detto che la Massoneria non è altro che la preparazione a quel grande momento, quando vedrai che la bara che stai scavalcando è la "tua" bara e dentro c'è il "tuo" corpo fisico, lasciato indietro come un abito vecchio non più adeguato.
Credo che ci sia del vero in questa affermazione.




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Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.