Ulisse è ancora lì, nel Gabinetto di Riflessione. La Loggia si prepara a passarlo Compagno d'Arte.
Ulisse intanto riflette e si scopre un mondo interiore ricco e strano...
«Ulisse, tu sei come sei, non come
credi di essere. Quando compi una “buona azione” sei sicuro di
non avere altri fini? Per esempio soddisfare la tua vanità e il tuo
orgoglio col dirti di aver compiuto un’azione positiva? Pensa e
rifletti. Apriti!».
«A che cosa?».
«Ma a te stesso, diamine!».
Ulisse-2 continua: «Il Vecchio
Copritore ti ha parlato di una scala curva sulla quale il Compagno
deve salire per andare a riscuotere il salario. E allora, Ulisse,
salici su questa scala! Non cogli niente? Scendi e risali. E questa
volta? Ancora niente? Bene, ridiscendi e risali ancora, ogni volta
più concentrato. Provando e riprovando...
Ricordi Ulisse i tempi del liceo?
Allora spesso ti parevano studi noiosi, ma oggi?...
Quel sol che
pria d’amor mi scaldò il petto
Di bella verità
m’avea scoverto
Provando e
riprovando, il dolce aspetto».
«Sì, ricordo. E quei versi oggi mi
paiono più significativi di allora»
risponde Ulisse.
«Ulisse, concentrati sul provando e
riprovando. Lì sta il segreto, non tanto della Massoneria,
quanto dell’uomo (ma è la stessa cosa!). Altro che padroni occulti
dell’universo, adoratori della grande bestia o roba del genere!
In cima alla scala finalmente avrai gli
strumenti per “ritrovarti”. Ritrovarsi è un riconoscersi.
Hai già avvertito in te l’esistenza
di quelli che chiamiamo “mostri che abbiamo dentro”.
Hai già compreso che non è possibile
domarli tutti e neppure completamente.
Ora cambia punto di vista. Non
pensarli come condanna e dannazione, ma considerali come ricchezza,
abbondanza di energia, utile, ma da tenere sotto controllo. E
soprattutto convinciti che non abbiamo dentro solo mostri.
Pensa di essere come una grossa
automobile con un grande serbatoio di carburante. Ma il carburante va
centellinato, come un buon bicchiere di vino.
Sorseggiarne un poco è
piacevole; berne di più può far male. Berne smodatamente è
disastroso.
Così un grande falò può essere bello
ma è pericolosa fonte di incendi. Un fuoco più piccolo riscalda ed
è piacevole. Un fuoco ancora più piccolo cuoce il cibo e permette
di sopravvivere.
Il fuoco va tenuto sotto controllo.
La Bellezza adorna e contemporaneamente
pone dei paletti per incanalare la Forza ed evitare le esplosioni
incontrollate. Solo con certi ornamenti e soddisfacendo certi canoni
la colonna diventa robusta e bella».
Ulisse ricorda le lezioni del suo
vecchio insegnante di matematica sulla sezione aurea, definita da
quella strana proporzione che lo ha sempre lasciato indifferente: la
sezione aurea di un segmento è il medio proporzionale tra tutto il
segmento e la parte rimanente. Definizione semplice e chiara, ma
della quale non coglieva il senso.
Alla fin fine quale è mai stata
l’importanza della parte aurea? Gli rispondevano che “è bella”.
Ma che vuol dire che una proporzione è bella? E che? Ci sono anche
le proporzioni brutte?
«Vuoi vedere – si sta dicendo Ulisse –
che è proprio questo il senso della Bellezza? Se un disegno, una
statua, un edificio tiene conto di proporzioni auree allora è bello
altrimenti non lo è o lo è solo poco o non abbastanza.
Ma l’uomo è legato alle sue radici
animali e materiali e non può reciderle: andrebbe contro natura e
taglierebbe la fonte di buona parte di sé. La natura umana è anche
un campo di battaglia tra l’io e l’istinto».
«La battaglia – interviene ancora
una volta Ulisse-2 – o la vinci o la perdi. Se non ti senti in
grado di affrontarla puoi tenere sotto controllo le forze
dell’istinto con piccole valvole di sfogo (le manie quotidiane, a
volte innocue, a volte irritanti, a volte pesanti per chi ti sta
vicino). Non sarà “bello”, ma puoi andare avanti, imparando ad
incanalare quegli sfoghi proprio come l’uomo ha imparato ad
imbrigliare l’acqua e ad usarne l’energia».
«Ma ti puoi bloccare!»
ribatte Ulisse.
«Cioè?»
lo contraddice il suo numero 2.
Ulisse risponde con sicurezza: «Rimani
terra terra, procedi lentamente, hai poche possibilità di “vedere”».
Ulisse-2 è perentorio: «Il Massone
non cerca visioni, neanche quelle interiori».
««E
perché no?» – chiede
Ulisse.
«Semplicemente perché non è quello
il metodo. Bada, Ulisse, non dico che sia un metodo sbagliato,
semplicemente non è il metodo della Libera Muratoria»
risponde Ulisse-2.
(continua)
Nessun commento:
Posta un commento