Nel Gabinetto di Riflessione continua il dialogo di un Candidato a Compagno con se stesso.
Sembra quasi che Ulisse metta a fuoco certe problematiche solo in questa circostanza subito prima di entrare nella Loggia di Secondo Grado.
Probabilmente ha ragione che insegna che solo bussando alla porta del Tempio di Compagno l'Apprendista diventa Apprendista Libero Muratore.
«E quella del Maestro, cos’è?
Massoneria tiepida?»
ribatte piccato Ulisse, che stava stufandosi di tutti quei discorsi
(Nemmeno qui dentro si può stare un po’ in pace, da soli –
pensa, calcando su quel da soli illudendosi di non venir
ascoltato dal suo interlocutore).
«Quella del Maestro? Ma è
semplicemente Massoneria»
conclude Ulisse-2.
Ulisse: «Sì, Massoneria. Ma è strano
questo nuovo passaggio nel Gabinetto di Riflessione. Quando il
Vecchio Copritore me lo propose, lì per lì faticai ad essere
accondiscendente. Ancora lì? E perché?».
«E perché no?»
aveva immediatamente insinuato l’inseparabile e ingombrante
alter-ego, il suo numero 2.
Ma il Vecchio Copritore aveva ragione.
Prima di affrontare momenti particolari (e il passaggio a Compagno è
un momento molto importante nella vita di un Libero Muratore) è
opportuno, per non dire necessario, fermarsi un attimo e riflettere
su ciò che sta per accadere o è appena accaduto.
Ricorda ancora, Ulisse, l’altro
“soggiorno” nel Gabinetto di Riflessione, alla sua iniziazione.
Gli fece scoprire, quel soggiorno, che
in lui c’è un mondo del quale, sì, sospettava l’esistenza, ma
non la profondità. Insomma, scoprì che era “lui” il problema
che si opponeva ad un percorso che volontariamente lui stesso aveva
intrapreso e voleva continuare in una Loggia muratoria (liberamente
e spontaneamente, con pieno e profondo convincimento dell’animo
– recitava il giuramento).
«Ora – gli aveva suggerito il
Vecchio Copritore – l’atteggiamento deve essere diverso. Certo
continuerai a fissarti sul tuo problema, cioè su te che sei un
problema; ma dovrai anche renderti conto che non sei l’unico
problema. Ogni uomo è un problema, ogni tuo Fratello è un problema;
anzi sono “il” problema. Devi comprendere il problema dell’altro,
devi comprendere l’altro come problema. Devi capire che questi
problemi tutti assieme sono il problema uomo, non i problemi
di tanti uomini.
Il Compagno ha a disposizione uno
strumento nuovo, anzi una metodologia che nasce dall’applicazione
di uno strumento nuovo. Strumento che il rito non indica, ma
semplicemente suggerisce en passant, lasciando a te il compito
di procedere».
Ulisse-2, a bruciapelo, gli rivolge una
domanda brusca. Gliela rivolge quasi vigliaccamente, sapendo di
metterlo in difficoltà: «Ulisse, hai per caso paura degli uomini?».
Ulisse ascolta, sente la furia
montargli dentro. Sta per esplodere, ma nell’anticamera della sua
mente succede un fatto strano, come se fosse presente qualcosa o qualcuno che gli
facesse un silenzioso cenno di tacere.
Sta per esplodere, Ulisse, ma proprio
per quel rapido cenno si trattiene. Riconoscerà poi che fu gesto
opportuno, anzi proprio il gesto giusto al momento giusto: la domanda
sgradevole è infatti stata posta perché sgradevole. L’Ulisse-2,
purtroppo o per fortuna, sa quello che fa.
Non fa mai domande piacevoli, Ulisse-2,
e le pone al momento opportuno; Ulisse deve riconoscerlo: il momento
era opportuno, anche se lui non vuole rispondere. E perché non deve
rispondere? Non lo sa, Ulisse, ma fatica a mettere a fuoco la
situazione.
«No, non fai fatica. E’ che proprio
non vuoi»
interviene Ulisse-2.
«Ancora? E che vuoi da me – ribatte
stancamente Ulisse. E cerca di concludere – Smettila una buona
volta. Quando ti fai sentire vuoi sempre qualcosa, e spesso pretendi
l’impossibile».
«Io non voglio proprio niente –
scandisce Ulisse-2 – Sei tu che hai bisogno».
«No, io non ho bisogno di niente»
ribadisce Ulisse.
«Ne sei sicuro?»
Chiede Ulisse-2.
(continua)
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