mercoledì 7 ottobre 2015

Gabinetto di Riflessione 4

(continua dal post precedente)

Nel Gabinetto di Riflessione continua il dialogo di un Candidato a Compagno con se stesso.
Sembra quasi che Ulisse metta a fuoco certe problematiche solo in questa circostanza subito prima di entrare nella Loggia di Secondo Grado.
Probabilmente ha ragione che insegna che solo bussando alla porta del Tempio di Compagno l'Apprendista diventa Apprendista Libero Muratore.


«E quella del Maestro, cos’è? Massoneria tiepida?» ribatte piccato Ulisse, che stava stufandosi di tutti quei discorsi (Nemmeno qui dentro si può stare un po’ in pace, da soli – pensa, calcando su quel da soli illudendosi di non venir ascoltato dal suo interlocutore).

«Quella del Maestro? Ma è semplicemente Massoneria» conclude Ulisse-2.
Ulisse: «Sì, Massoneria. Ma è strano questo nuovo passaggio nel Gabinetto di Riflessione. Quando il Vecchio Copritore me lo propose, lì per lì faticai ad essere accondiscendente. Ancora lì? E perché?».

«E perché no?» aveva immediatamente insinuato l’inseparabile e ingombrante alter-ego, il suo numero 2.

Ma il Vecchio Copritore aveva ragione. Prima di affrontare momenti particolari (e il passaggio a Compagno è un momento molto importante nella vita di un Libero Muratore) è opportuno, per non dire necessario, fermarsi un attimo e riflettere su ciò che sta per accadere o è appena accaduto.

Ricorda ancora, Ulisse, l’altro “soggiorno” nel Gabinetto di Riflessione, alla sua iniziazione.

Gli fece scoprire, quel soggiorno, che in lui c’è un mondo del quale, sì, sospettava l’esistenza, ma non la profondità. Insomma, scoprì che era “lui” il problema che si opponeva ad un percorso che volontariamente lui stesso aveva intrapreso e voleva continuare in una Loggia muratoria (liberamente e spontaneamente, con pieno e profondo convincimento dell’animo – recitava il giuramento).

«Ora – gli aveva suggerito il Vecchio Copritore – l’atteggiamento deve essere diverso. Certo continuerai a fissarti sul tuo problema, cioè su te che sei un problema; ma dovrai anche renderti conto che non sei l’unico problema. Ogni uomo è un problema, ogni tuo Fratello è un problema; anzi sono “il” problema. Devi comprendere il problema dell’altro, devi comprendere l’altro come problema. Devi capire che questi problemi tutti assieme sono il problema uomo, non i problemi di tanti uomini.

Il Compagno ha a disposizione uno strumento nuovo, anzi una metodologia che nasce dall’applicazione di uno strumento nuovo. Strumento che il rito non indica, ma semplicemente suggerisce en passant, lasciando a te il compito di procedere».

Ulisse-2, a bruciapelo, gli rivolge una domanda brusca. Gliela rivolge quasi vigliaccamente, sapendo di metterlo in difficoltà: «Ulisse, hai per caso paura degli uomini?».

Ulisse ascolta, sente la furia montargli dentro. Sta per esplodere, ma nell’anticamera della sua mente succede un fatto strano, come se fosse presente qualcosa o qualcuno che gli facesse un silenzioso cenno di tacere.

Sta per esplodere, Ulisse, ma proprio per quel rapido cenno si trattiene. Riconoscerà poi che fu gesto opportuno, anzi proprio il gesto giusto al momento giusto: la domanda sgradevole è infatti stata posta perché sgradevole. L’Ulisse-2, purtroppo o per fortuna, sa quello che fa.

Non fa mai domande piacevoli, Ulisse-2, e le pone al momento opportuno; Ulisse deve riconoscerlo: il momento era opportuno, anche se lui non vuole rispondere. E perché non deve rispondere? Non lo sa, Ulisse, ma fatica a mettere a fuoco la situazione.

«No, non fai fatica. E’ che proprio non vuoi» interviene Ulisse-2.

«Ancora? E che vuoi da me – ribatte stancamente Ulisse. E cerca di concludere – Smettila una buona volta. Quando ti fai sentire vuoi sempre qualcosa, e spesso pretendi l’impossibile».

«Io non voglio proprio niente – scandisce Ulisse-2 – Sei tu che hai bisogno».

«No, io non ho bisogno di niente» ribadisce Ulisse.

«Ne sei sicuro?» Chiede Ulisse-2.


(continua)

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