13 dicembre 2015

Ripensare il simbolo

Il ponte di un piroscafo in rotta per le Americhe, meglio di Atene, offre all’uomo moderno un’acropoli per la sua preghiera. Ma non ti pregheremo ormai, anemica dea, fondatrice di una civiltà prigioniera! Trascurando quegli eroi navigatori, esploratori e conquistatori del Nuovo Mondo – che (in attesa del viaggio sulla luna) corsero la sola avventura totale proposta all’umanità di quei tempi, il mio pensiero si innalza a voi, sopravvissuti di una retroguardia che ha così crudelmente pagato l’errore di tenere aperte le porte: Indiani il cui esempio, attraverso Montaigne, Rousseau, Diderot, Voltaire, ha arricchito la sostanza di ciò che la scuola mi ha dato, Uroni, Irocchesi, Caraibi, Tupi, eccomi a voi!

Lévi-Strauss scrive queste parole a bordo del la nave che nel 1935 lo porta in Brasile.

Della citazione mi piace il breve cenno al viaggio sulla Luna. Lévi-Strauss non può immaginare all’epoca che il viaggio sulla luna sarà completamente diverso dai viaggi ai quali l’uomo era abituato.

Nei viaggi precedenti è l’uomo l’unico e vero protagonista, consapevole di poter giungere alla meta e altrettanto consapevole di poter soccombere.

Cristoforo Colombo salpa da Palos seguendo una propria visione. E’ lui lo spirito e l’anima della spedizione, non l’equipaggio. In questo senso Colombo è certamente l’eroe solitario, che tiene a bada l’equipaggio come si tiene a bada un puledro focoso e poco docile.

Il viaggio sulla luna, invece, è opera dell’organizzazione. E’ la NASA che fa sbarcare Armstrong sulla luna, non è Armstrong che va sulla luna come Colombo che naviga sull’Atlantico.

Senza Armstrong ci sarebbe stato un altro astronauta sulla luna, senza Colombo il viaggio verso le Americhe sarebbe stato altro da ciò che fu.

La valenza simbolica del viaggio oggi è fortemente compromessa e dovremmo ricostruirne l’impatto per far riemergere ciò che oggi – temo – fatica ad emergere.

Sono tanti gli atti del Rituale che oggi risultano compromessi e appaiono in un certo senso banalizzati.

Chi può oggi esser emotivamente colpito da una spada, oggetto che la stragrande maggioranza ha visto solo in televisione senza avere mai toccato? Che senso emotivo può dare una cazzuola se nessuno ha mai provato ad usarla e non sa come sia maledettamente faticoso miscelare sabbia, calcina e acqua con una cazzuola... E come sia maledettamente difficile prender la calcina e sbatterla sul muro senza che cada?

Forse dovremmo ripensare i nostri simboli per ritrovarne l’impatto emotivo, quel primo colpo che oltrepassa la tua corazza. Altrimenti il nostro apparato simbolico può ridursi a semplice giochino intellettuale.

Le parole di Lévi-Strauss fanno vedere il senso profondo del viaggio eroico nel passato e purtroppo non possono mostrare che quel tipo di viaggi è ormai tramontato.

E non si può ancora sapere, nel 1935, che il mondo cosiddetto civile ha appena cominciato un altro tipo di viaggio, che porterà a rimescolare mostri orrendi che sonnecchiano nei fondali melmosi del mare interiore dell’uomo. L’altra faccia del viaggio: il viaggio negativo.

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Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.