Nel Gabinetto di Riflessione Ulisse, neo Maestro Libero Muratore, sta riflettendo sul senso della Massoneria, mentre la sua Loggia sta aprendo i lavori in Terzo Grado in una Tornata che vuole essere continuazione del Rito di Elevazione.
Ulisse riflette sul senso della Massoneria, cioè sul senso della vita e della morte.
«Se
è così – conclude Ulisse – allora comprendo il senso di chi
sostiene che la Massoneria non significa altro che cercar di imparare
come si fa a morire».
«Lo
dici quasi come battuta – sottolinea Ulisse-2 – ma hai appena
detto una grande verità. Ulisse, ti ricordi il tuo maestro, quello
che ti insegnò a leggere, a scrivere e a far di conto?».
«E
come potrei dimenticarlo? Ma ti obietto subito – lo corregge Ulisse
– che dovresti dire che mi insegnò anche a leggere e
scrivere: in realtà mi insegnò ben altro...».
«Certo.
E il fatto che ne hai ricordi così nitidi dopo tanti anni è
significativo dell’importanza che ebbe per la tua crescita.
Ebbene
il tuo maestro un giorno – terza o quarta elementare? – vi disse:
Ci sono delle persone che passano tutta la vita a cercar di scoprire
perché si vive. E aggiunse subito dopo: e quando credono di aver
capito,... è giunta l’ora di morire!
Non
era un prendere in giro chi si inoltrava in ricerche così profonde
(proprio anche da lui hai imparato il gusto di ricercare!), ma un
semplice consiglio a non perder tempo in ricerche che non potranno
avere risposte certe.
Non cercar di capire perché viviamo, ma
accontentati di vivere non inutilmente. E soprattutto cerca di
imparare a saper morire, perché quello è un traguardo che aspetta
tutti noi, nessuno escluso.
Scavalcare
la bara non è in un certo senso fare i conti con la morte? Con la
propria morte? Non è anche fare i conti con tutto il coacervo di
forze, reazioni, impulsi che dànno origine a quel qualcosa che
chiamiamo “io”?».
«In
un certo senso, la morte è collegata alla vita, e forse è proprio
la vita».
«Sì
– lo incoraggia Ulisse-2 – la morte e la vita sono facce diverse
della stessa medaglia. Cosa sono effettivamente l’uomo non può
sapere, ma deve procedere, camminare».
Tutto
tace per un po’. Poi Ulisse-2 riprende.
«Concentrati
sulla vita, Ulisse, perché così facendo ti concentrerai anche sulla
morte. Senza paure e affanni, ma con tranquillità e serenità. Cerca
il tuo equilibrio interiore e sforzati di mantenerlo: l’equilibrio
è importante, direi quasi essenziale».
Ulisse
osserva sconsolato: «Non è facile».
«E’
vero. Non è facile. Ma non sei solo nello sforzo. Qualcuno ti può
aiutare. Ma l’aiuto fondamentale lo trovi solo nelle tue forze.
Vedi,
Ulisse, tu hai scelto un certo tipo di cammino, quello muratorio. Non
è l’unico cammino, e non è cammino privilegiato. E' sbagliato
affermare che sia l’unico cammino valido. E’ un percorso
confacente alla tua persona e non adatto a tanti altri, come gli
altri cammini sono confacenti ad altri viaggiatori ma non adatti a
te. Sono strade diverse, tutte valide, tutte convergenti da qualche
parte, ma ognuno deve trovare la propria via.
Il
cammino muratorio ti propone una certa simbolica. Sono simboli
universali, che appartengono a tutte le tradizioni, non
necessariamente appannaggio della sola Massoneria. Ma è muratoria la
combinazione particolare di quei simboli, quella combinazione, e non
altre, di simboli universali. Per il Massone questa simbolica è
importante e significativa.
Il
Candidato a Maestro Massone è un lavoratore del Craft, anzi un
lavoratore con certe responsabilità: oggi verrebbe chiamato un
quadro intermedio. Si presume quindi che sia in possesso di certe
qualifiche di conoscenza e di capacità.
E’
quindi incamminato verso il proprio equilibrio interiore.
L’equilibrio non è solo l’obiettivo
della ricerca del Libero Muratore. E’ proprio di ogni uomo. Senza
equilibrio l’uomo non può procedere.
L’uomo squilibrato non esiste,
deflagra. L’uomo squilibrato è quello che distrugge la sua
configurazione di “energia – uomo”, togliendosi la capacità di
esistere: senza una propria configurazione si cade inevitabilmente
nella patologia mentale.
Quello che comunemente viene indicato
come uomo “squilibrato” è in realtà un uomo che si è
allontanato un poco dalla posizione di equilibrio “naturale”
raggiungendo una parvenza di equilibrio di “compromesso”. Senza
equilibrio infatti la configurazione uomo non si mantiene più.
E’ come quel fenomeno delle
cosiddette “lacrime di Batavia”. Una piccola quantità di vetro
fuso e incandescente viene colato in acqua molto fredda e si
solidifica rapidamente in forma di goccia con una piccola coda
filamentosa a mo’ di girino. Solidissime, costituite come sono da
vetro temprato, si possono prendere a martellate senza causarne la
minima scalfittura.
Ma è sufficiente spezzare con due dita la coda
per polverizzarle senza sforzo a causa delle fortissime tensioni nel
vetro. Le vedo, queste lacrime di Batavia, come una grande metafora dell’uomo: solido e
incrollabile se è in perfetto equilibrio, ma friabilissimo se
l’equilibrio vien meno anche di poco».
(continua)
Nessun commento:
Posta un commento