lunedì 26 ottobre 2015

Il Maestro nel Gabinetto di Riflessione 6

(continua dai post precedenti)

Nel Gabinetto di Riflessione Ulisse, neo Maestro Libero Muratore, sta riflettendo sul senso della Massoneria, mentre la sua Loggia sta aprendo i lavori in Terzo Grado in una Tornata che vuole essere continuazione del Rito di Elevazione.
Ulisse riflette sul senso della Massoneria, cioè sul senso della vita e della morte.

«Se è così – conclude Ulisse – allora comprendo il senso di chi sostiene che la Massoneria non significa altro che cercar di imparare come si fa a morire».

«Lo dici quasi come battuta – sottolinea Ulisse-2 – ma hai appena detto una grande verità. Ulisse, ti ricordi il tuo maestro, quello che ti insegnò a leggere, a scrivere e a far di conto?».

«E come potrei dimenticarlo? Ma ti obietto subito – lo corregge Ulisse – che dovresti dire che mi insegnò anche a leggere e scrivere: in realtà mi insegnò ben altro...».

«Certo. E il fatto che ne hai ricordi così nitidi dopo tanti anni è significativo dell’importanza che ebbe per la tua crescita.

Ebbene il tuo maestro un giorno – terza o quarta elementare? – vi disse: Ci sono delle persone che passano tutta la vita a cercar di scoprire perché si vive. E aggiunse subito dopo: e quando credono di aver capito,... è giunta l’ora di morire!

Non era un prendere in giro chi si inoltrava in ricerche così profonde (proprio anche da lui hai imparato il gusto di ricercare!), ma un semplice consiglio a non perder tempo in ricerche che non potranno avere risposte certe.

Non cercar di capire perché viviamo, ma accontentati di vivere non inutilmente. E soprattutto cerca di imparare a saper morire, perché quello è un traguardo che aspetta tutti noi, nessuno escluso.

Scavalcare la bara non è in un certo senso fare i conti con la morte? Con la propria morte? Non è anche fare i conti con tutto il coacervo di forze, reazioni, impulsi che dànno origine a quel qualcosa che chiamiamo “io”?».

«In un certo senso, la morte è collegata alla vita, e forse è proprio la vita».

«Sì – lo incoraggia Ulisse-2 – la morte e la vita sono facce diverse della stessa medaglia. Cosa sono effettivamente l’uomo non può sapere, ma deve procedere, camminare».

Tutto tace per un po’. Poi Ulisse-2 riprende.

«Concentrati sulla vita, Ulisse, perché così facendo ti concentrerai anche sulla morte. Senza paure e affanni, ma con tranquillità e serenità. Cerca il tuo equilibrio interiore e sforzati di mantenerlo: l’equilibrio è importante, direi quasi essenziale».

Ulisse osserva sconsolato: «Non è facile».

«E’ vero. Non è facile. Ma non sei solo nello sforzo. Qualcuno ti può aiutare. Ma l’aiuto fondamentale lo trovi solo nelle tue forze.

Vedi, Ulisse, tu hai scelto un certo tipo di cammino, quello muratorio. Non è l’unico cammino, e non è cammino privilegiato. E' sbagliato affermare che sia l’unico cammino valido. E’ un percorso confacente alla tua persona e non adatto a tanti altri, come gli altri cammini sono confacenti ad altri viaggiatori ma non adatti a te. Sono strade diverse, tutte valide, tutte convergenti da qualche parte, ma ognuno deve trovare la propria via.

Il cammino muratorio ti propone una certa simbolica. Sono simboli universali, che appartengono a tutte le tradizioni, non necessariamente appannaggio della sola Massoneria. Ma è muratoria la combinazione particolare di quei simboli, quella combinazione, e non altre, di simboli universali. Per il Massone questa simbolica è importante e significativa.

Il Candidato a Maestro Massone è un lavoratore del Craft, anzi un lavoratore con certe responsabilità: oggi verrebbe chiamato un quadro intermedio. Si presume quindi che sia in possesso di certe qualifiche di conoscenza e di capacità.

E’ quindi incamminato verso il proprio equilibrio interiore.

L’equilibrio non è solo l’obiettivo della ricerca del Libero Muratore. E’ proprio di ogni uomo. Senza equilibrio l’uomo non può procedere.

L’uomo squilibrato non esiste, deflagra. L’uomo squilibrato è quello che distrugge la sua configurazione di “energia – uomo”, togliendosi la capacità di esistere: senza una propria configurazione si cade inevitabilmente nella patologia mentale.

Quello che comunemente viene indicato come uomo “squilibrato” è in realtà un uomo che si è allontanato un poco dalla posizione di equilibrio “naturale” raggiungendo una parvenza di equilibrio di “compromesso”. Senza equilibrio infatti la configurazione uomo non si mantiene più.

E’ come quel fenomeno delle cosiddette “lacrime di Batavia”. Una piccola quantità di vetro fuso e incandescente viene colato in acqua molto fredda e si solidifica rapidamente in forma di goccia con una piccola coda filamentosa a mo’ di girino. Solidissime, costituite come sono da vetro temprato, si possono prendere a martellate senza causarne la minima scalfittura.

Ma è sufficiente spezzare con due dita la coda per polverizzarle senza sforzo a causa delle fortissime tensioni nel vetro. Le vedo, queste lacrime di Batavia, come una grande metafora dell’uomo: solido e incrollabile se è in perfetto equilibrio, ma friabilissimo se l’equilibrio vien meno anche di poco».

(continua)

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