11 giugno 2026

Ancora nel Gabinetto di Riflessione 2

Continua l'esperienza di Ulisse in procinto di essere passato Compagno. Si ritrova (stranamente o per fortuna?) ancora nel Gabinetto di Riflessione. Ulisse riflette sulle parole del Vecchio Copritore: ha come interlocutore (ingombrante interlocutore, non desiderato e non cercato) una specie di alter-ego, Ulisse-2.


« E non pensi invece – eccolo lì l’Ulisse-2, puntuale come l’influenza d’inverno! – che magari quel vecchio Fratello (se poi è proprio andata come pensi tu), presunto impiccione, semplicemente abbia desiderato aiutarti ed esserti vicino? ».

« Rifletti, Ulisse. – continua imperterrito – Per entrar qui dentro hai dovuto varcare una porta. Ma è solo una porta simbolica. Se vuoi che questa esperienza diventi significativa devi oltrepassare anche la vera tua porta interna ».

« Ma qui dentro ci son già stato – ribatte Ulisse – E ritornarci non è prescritto. Può essere solo utile ».

Ulisse-2 ha la risposta pronta:

« Solo utile? Certo. Ma appunto perché utile devi passare questa porta. L’altra volta ti aiutò la tua emotività, acuita dal contesto (la “sceneggiata dell’uomo mascherato” direbbe un minus habens). Ora ne sai un po’ di più e sai che non devi affidarti all’emotività (o almeno non solo all’emotività), ma devi ampliare la tua visuale, essere più freddo ma contemporaneamente più sereno.
Qualcuno dice che c’è una Massoneria calda ed una fredda, ed io accetto questi termini. Li accetto ma ne stravolgo il senso, in origine un po’ troppo denigratorio. Per me la Massoneria “calda” è quella dell’Apprendista e la Massoneria “fredda” è quella del Compagno ».

« E quella del Maestro, cos’è?, Massoneria tiepida? » ribatte piccato Ulisse, che stava stufandosi di tutti quei discorsi (Nemmeno qui dentro si può stare un po’ in pace, da soli – si dice, calcando su quel "da soli" illudendosi di non venir ascoltato dal suo interlocutore).

« Quella del Maestro? Ma è semplicemente Massoneria » conclude Ulisse-2.

Ulisse: « Sì, Massoneria. Ma è strano questo nuovo passaggio nel Gabinetto di Riflessione. Quando il Vecchio Copritore me lo propose, lì per lì faticai ad essere accondiscendente. Ancora lì? E perché? ».

« E perché no? » aveva immediatamente insinuato l’inseparabile e ingombrante alter-ego, il suo numero 2.

Ma il Vecchio Copritore aveva ragione. Prima di affrontare momenti particolari (e il passaggio a Compagno è un momento molto importante nella vita di un Libero Muratore) è opportuno, per non dire necessario, fermarsi un attimo e riflettere su ciò che sta per accadere o è appena accaduto.

Ricorda ancora, Ulisse, l’altro “soggiorno” nel Gabinetto di Riflessione, alla sua iniziazione.

Gli fece scoprire, quel soggiorno, che in lui c’è un mondo del quale, sì, sospettava l’esistenza, ma non la profondità. Insomma, scoprì che era “lui” il problema che si opponeva ad un percorso che volontariamente lui stesso aveva intrapreso e voleva continuare in una Loggia muratoria (liberamente e spontaneamente, con pieno e profondo convincimento dell’animo – recitava il giuramento).

« Ora – gli aveva suggerito il Vecchio Copritore – l’atteggiamento deve essere diverso. Certo continuerai a fissarti sul tuo problema, cioè su te che sei un problema; ma dovrai anche renderti conto che non sei l’unico problema. Ogni uomo è un problema, ogni tuo Fratello è un problema; anzi sono “il” problema. Devi comprendere il problema dell’altro, devi comprendere l’altro come problema. Devi capire che questi problemi tutti assieme sono il problema uomo, non i problemi di tanti uomini.

Il Compagno ha a disposizione uno strumento nuovo, anzi una metodologia che nasce dall’applicazione di uno strumento nuovo. Strumento che il rito non indica, ma semplicemente suggerisce en passant, lasciando a te il compito di procedere ».

Ulisse-2, a bruciapelo, gli rivolge una domanda brusca. Gliela rivolge quasi vigliaccamente, sapendo di metterlo in difficoltà:

« Ulisse, hai per caso paura degli uomini? O di te stesso? ».

Ulisse ascolta, sente la furia montargli dentro. Sta per esplodere, ma nell’anticamera della sua mente succede un fatto strano, come se fosse presente qualcuno che gli facesse un silenzioso cenno di tacere.

Sta per esplodere, Ulisse, ma proprio per quel rapido cenno si trattiene. Riconoscerà poi che fu gesto opportuno, anzi proprio il gesto giusto al momento giusto: la domanda sgradevole è infatti stata posta perché sgradevole. L’Ulisse-2, purtroppo o per fortuna, sa quello che fa.

Non fa mai domande piacevoli, Ulisse-2, e le pone al momento opportuno; Ulisse deve riconoscerlo: il momento era opportuno, anche se lui non vuole rispondere. E perché non deve rispondere? Non lo sa, Ulisse, ma fatica a mettere a fuoco la situazione.

« No, non fai fatica. E’ che proprio non vuoi » interviene Ulisse-2.

« Ancora? E che vuoi da me – ribatte stancamente Ulisse. E cerca di concludere – Smettila una buona volta. Quando ti fai sentire vuoi sempre qualcosa, e spesso pretendi l’impossibile ».

« Io non voglio proprio niente – scandisce Ulisse-2 – Sei tu che hai bisogno ».

« No, io non ho bisogno di niente » ribadisce Ulisse.

« Ne sei sicuro? » Chiede Ulisse-2.

Ulisse tace. Con quello non ce la fa proprio, quindi non replica. Tanto più che sente che in fondo Ulisse-2 ha ragione. Quella domanda, sparata a bruciapelo, è dirompente. Sì, è entrato in Loggia. Sì, accetta il silenzio dell’Apprendista, ma in realtà l’ha accettato perché sapeva che era temporaneo, che sarebbe durato pochi mesi, non per convinzione. Forse, un poco, per snobismo. Sapeva e si aspettava che il periodo di silenzio sarebbe terminato con il suo passaggio a Compagno.

« Passaggio che prevedevi sarebbe avvenuto prima del passaggio del Fratello entrato dopo di te – osserva implacabile il suo numero 2 – Ma come avresti reagito se quel Fratello fosse passato Compagno prima di te?

« Ma insomma, cosa vuoi da me? – taglia corto Ulisse, che ode in sottofondo il borbottio sogghignante del suo numero 2 – Non puoi scomparire, almeno per un po’? Anche in occasione di questa Tornata vieni a disturbare! ».

Ulisse-2 risponde rapidamente, con un tono che non ammette repliche:

« Appunto in occasioni come questa mi debbo far sentire. Senza la mia presenza il tuo passaggio sarebbe anonimo e solo amministrativo; e invece di conseguenze deve averne, caro mio...

Sei ancora troppo preso da tante piccole cose. Liberati, Ulisse, sciogli i legacci che ti bloccano. Pensa all’insegnamento di quel maestro: non sei un pollo, ma un’aquila che crede di essere un pollo. Vola, Ulisse, vola... questa è la tua strada. Butta via la zavorra che ti appesantisce e spicca il volo! ».

« Ma... » cerca di ribattere Ulisse.

« No, sta zitto. Non parlare. E ascolta. Ascoltati. Non hai zavorra? Ti vorrei credere... ».

E allora Ulisse tace: il suo alter-ego ha colpito nel segno. Fa fatica ad ammetterlo, ma avrebbe accettato male se fosse passato al Secondo Grado dopo quelli entrati in Loggia dopo di lui.

Ulisse-2, con un tono tra il dolce e l’impersonale, continua:

« Ulisse, sai bene che l’anzianità di ingresso non deve essere il criterio per decidere se un Fratello è pronto oppure no. Non hai ancora capito che il silenzio non è una sottomissione, ma un modo di lavorare? Un rivolgere l’attenzione altrove? Se quel Fratello fosse passato Compagno prima di te avrebbe voluto dire che aveva lavorato meglio di te. In Loggia non si va per anzianità! ».

Poi bruscamente Ulisse-2 cambia argomento, considerando concluso definitivamente ciò che aveva appena detto.

« Ulisse, tu sei come sei, non come credi di essere. Quando compi una “buona azione” sei sicuro di non avere altri fini? Per esempio soddisfare la tua vanità e il tuo orgoglio col dirti di aver compiuto un’azione positiva? Pensa e rifletti. Apriti! ».


(continua)

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Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.